ANIMAZIONE. -
I. CIÒ CHE DICE LA BIOLOGIA
Il problema filosofico e teologico dell'a., ovvero la identificazione del momento in cui nel corpo viene infusa l'anima razionale, e il dibattito tuttora acceso tra un concetto di a. immediata, ossia all'atto stesso della concezione, e un concetto di a. mediata o ritardata, a momenti assai più inoltrati dello sviluppo, devono trovare i loro presupposti sui dati di fatto della biologia. Compito del biologo è fornire questi fatti; al filosofo e al teologo la loro interpretazione. È ben chiaro che il biologo che della vita e dei fenomeni biologici studia scientificamente e sperimentalmente solo la manifestazione materiale, in quanto essa sola è percepibile dai nostri sensi ed essa sola è misurabile (misure spaziali, ponderali e temporali), non può sperimentalmente affrontare il problema dell'anima, anche se, per il biologo vitalista, essa, nei fenomeni di reattività, adattamento e regolazione, sia sempre tenuta in considerazione.Per il biologo il problema dell'anima si identifica, per certi aspetti, con il problema della individualità.
I sostenitori dell'a. immediata della corrente più moderna, contraria alla concezione dell'a. ritardata, dopo sviluppo più o meno avanzato o dopo la nascita,
ammettono che la individualità, e quindi l'anima, si stabilisca nell'uovo fecondato. Ora l'embriologia ci dimostra come l'individualità dell'uovo fecondato non sia affatto una cosa ormai irrevocabilmente stabilita. È possibile dividere l'uovo segmentato nelle sue due prime cellule o anche in stadi più avanzati, stringendo un cappio fatto da un sottilissimo filo (esperienze negli anfibi), in due parti: ogni parte dà un embrione completo e l'uovo che doveva dare un solo individuo da due individui (Spemann, Herlitzka, ecc.).
In altri animali, quali gli echinodermi e le meduse, è possibile liberare le varie cellule di un germe allo stadio di morula: ogni cellula che sarebbe stata senza l'intervento un quarto, un ottavo, un sedicesimo, o un trentaduesimo di individuo, diventa un individuo completo, seppure, per la deficienza di materiale, di minori dimensioni (Driesch, Zoja, ecc.). Questo fenomeno può avvenire anche naturalmente e, in molti casi, è la condizione normale. È il fenomeno della poliembrionia, ovvero dello sviluppo di molti embrioni da un solo uovo. In certi imenotteri da un solo uovo nascono migliaia di individui (Silvestri). Anche nella specie umana non è un fenomeno raro: sono i casi di gemellanza monocoriale, cioè di feti contenuti in un solo corion e nutriti da una sola placenta; essi derivano da un solo uovo che per cause imprecisate ad un certo stadio si è suddiviso. Comuni sono i bigemini, ma si conoscono anche trigemini, quadrigemini e quintupli. Sono fratelli tutti dello stesso sesso e si assomigliano in modo notevolissimo, spesso anche nei minimi particolari (impronte digitali, ecc.).
Ma forse più impressionante è il caso di fusione di uova. Si è potuto fondere (Mongold e Seidel) un germe di Triton alpestris con un germe di Triton taeniatus e si sviluppò un solo individuo, chimera di due specie, che, proveniente da due uova fecondate, aveva due padri e due madri.
In embriologia il problema dell'individualità è collegato col concetto di potenza, concetto finalistico, che sta ad indicare la possibilità futura di sviluppo. L'uovo, si dice, è totipotente; ha cioè interamente la potenzialità di dare tutto un individuo. Quando l'uovo si divide nelle prime due cellule, esse sono teoricamente ancora totipotenti, e infatti, se si separano, estrinsecano questa totipotenza dando origine a due individui, ma in effetti, se non interviene l'esperienza, la loro potenza reale è minore di quella totale poiché danno solo mezzo individuo. Perché questa limitazione, così come si limitano le potenze totali di due uova fuse? Per la salvaguardia della individualità: i due blastomeri di un uovo o le due uova fuse sperimentalmente si inibiscono a vicenda e da questa reciproca inibizione nasce l'armonia di una individualità. Liberati i blastomeri di un uovo, le inibizioni reciproche si eliminano, e si mettono in atto le totipotenze delle singole cellule. Se si opera l'isolamento delle cellule in stadi più avanzati, queste non possono più regolarsi e dare nuove individualità complete. Con lo sviluppo le cellule perdono la possibilità materiale di estrinsecare la loro totipotenza che, teoricamente, è ancora in esse contenuta, probabilmente, secondo i concetti della citogenetica, nel loro nucleo.
Il concetto di inibizione reciproca si riferisce anche al fenomeno della fecondazione. L'uovo fecondato, la prima cellula del nuovo essere, non è essa forse fatta dalla fusione di due cellule, quella femminile, l'uovo, e quella maschile, lo spermatozoo?
Uovo e spermatozoo, prima della loro unione hanno anch'essi la loro totipotenza? I fenomeni della parte-

ANIMAZIONE - a) Costrizione di un uovo di tritone (anfibio urodelo) con un filo di seta; b) Mostro bicipite risultato da una costrizione incompleta; c) Gemelli monovulari ottenuti con costrizione completa.
nogenesi, ovvero dello sviluppo di un uovo vergine, ci rispondono affermativamente. In molti animali è cosa naturale lo sviluppo delle uova senza l'intervento del maschio, anzi, per certe specie i maschi non si conoscono nemmeno (certe razze di Artemia salina). L'uovo viene attivato da altri fattori di natura chimica o fisica. La partenogenesi sperimentale è stata ampiamente praticata e ormai si è arrivati a produrre anche animali partenogenetici tra i mammiferi (conigli). Teoricamente è un fenomeno generale. Quindi non è necessaria la fecondazione per l'insorgenza di una individualità.
Il problema della riproduzione e della individualità presenta altri aspetti di estremo interesse che dimostrano come esso non sia limitato alle cellule uovo ma come, teoricamente, si debba riferire a tutte le cellule di un organismo. Vi sono animali, quali le idre d'acqua dolce (celenterati), che, oltre che per uova
fecondate, si riproducono agamicamente, cioè a prescindere dalle uova e spermatozoi o gameti: un qualsiasi gruppo di cellule del corpo entra in attività riproduttiva, si forma una gemma, e da questa nasce una nuova idra. In tutte le cellule del corpo quindi vi è la totipotenza, l'idea dell'unità biologica, della individualità superiore. Nelle forme inferiori, dove il modesto differenziamento non è un ostacolo, tale totipotenza può mettersi in atto. Nelle forme superiori, più differenziate, tale totipotenza può estrinsecarsi solo sino ad un certo stadio: poi il differenziamento organico e istologico viene a costituire un ostacolo insuperabile alla messa in atto della totipotenza insita nel protoplasma di ogni singola cellula dell'organismo. Ma dove il concetto dell'individualità si viene notevol-

Vi sono infine delle mostruosità in cui le due teste si fondono più o meno insieme in un unico corpo in cui è però rilevabile la duplicità.
Queste condizioni di duplicità psicologica in un solo corpo, purché le teste siano divise, o della attività
psichica di una testa isolata ci inducono a trovare nella testa l'organo di cui l'anima razionale si serve per le sue manifestazioni più specifiche. L'amputazione delle più svariate parti del corpo non compromette infatti la personalità razionale dell'uomo, come pure amputazioni e lesioni di varie parti del capo e del cervello stesso. Uno studio comparativo del cervello tra l'uomo e gli altri vertebrati dimostra come in quello umano ci siano parti che mancano nelle altre forme: le circonvoluzioni specifiche della neocorteccia. Sarebbe questo lo strumento necessario all'anima per elaborare ragionamenti durante la vita, e sarebbe questo apparecchio nervoso che consente all'uomo le più elevate espressioni della sua coscienza. Le lesioni di queste zone cerebrali cancellano ogni apparente coscienza dell'uomo. Il corpo ospita questo ricettacolo materiale dello spirito; è il suo benessere che determina il benessere di questo e la manifestazione psichica né è così influenzata, come è influenzata dalle condizioni esterne dell'ambiente che agiscono sul corpo.
La scienza non ha i mezzi né la possibilità di sperimentare e analizzare l'anima razionale, che è immateriale; può solo identificare il momento in cui essa si manifesta con i primi fenomeni psichici del bambino, ma è incapace di dire se già risieda nel corpo prima della sua manifestazione. È tuttavia in grado di constatare come le prime manifestazioni psichiche appaiono con l'attuata mielinizzazione delle vie nervose, cioè DIFFERENZIAMENTO BIOLOGICO (v.) specifico nervoso permettendo, col rivestimento mielinico delle fibre, quella conduzione nervosa che consente la percezione del mondo sensibile, l'accumulo d'esperienze e, in base a queste, l'estrinsecazione di un comportamento psichico cosciente. Questo processo differenziativo avviene però dopo la nascita del bambino e si completa parecchi mesi dopo. La scienza ci mette in evidenza dei fatti che debbono essere considerati nella valutazione del problema, ma certamente non è in grado di risolverlo: essi dimostrano solo come nello studio della vita non tutto possa essere indagato e risolto con un metodo che è solo applicabile alla materia.
Alberto Stefanelli
2. CIÒ CHE DICONO LA FILOSOFIA E LA TEOLOGIA
Tutti i filosofi sono d'accordo nell'ammettere che, fin dal momento della fecondazione, il nuovo essere che ne deriva possiede un'anima. Quando, nella specie umana, si parla di a. immediata o mediata si vuole semplicemente indicare la questione - che è tuttora insoluta - se quell'anima è già la razionale, definitiva; ovvero un'anima transeunte, il cui compito consisterebbe nel predisporre l'organizzazione della materia, cioè la differenziazione istologico-anatomica del corpo, fino a renderla atta ad essere informata dall'anima razionale.Qui infatti sta il punto in discussione.
1. Per i fautori dell'a. mediata, l'uovo umano fecondato non possiede ancora (come pure molti stadi seguenti) quella organizzazione corporea (materia) che caratterizza l'essere umano; non è quindi proporzionato per venire subito vivificato da un'anima (forma) elevata come l'anima razionale. E il tramonto, nella scienza, della teoria preformista, e il successivo affermarsi di quella epigenica, prova esaurientemente quanto sia ancora elementare la organizzazione dell'uovo. Per di più sarebbe erroneo asserire che l'anima razionale si possa costruire il corpo che deve informare, essere cioè
causa efficiente dell'organizzazione di esso; poiché il principio formale presuppone il soggetto da attuare, e gli comunica la sua realtà soltanto quando è sufficientemente predisposto a riceverla. È chiaro che tale predisposizione deve venirgli conferita da una causa efficiente che è diversa da quella formale. Per conseguenza, gli aderenti alla ipotesi dell'a. mediata sostengono un succedersi di forme (anime non razionali) sempre più elevate, durante i processi ontogenetici, le quali preparerebbero la materia a ricevere la forma suprema, l'anima razionale. Quante siano queste forme provvisorie, quando vengano sostituite da quella definitiva, nessuno lo può determinare con precisione e sicurezza.
L'altra ipotesi - dell'a. immediata - è forse oggi la più universalmente sostenuta dai filosofi e da quei biologi che si interessano a simili problemi. Tutti ammettono la semplicità strutturale dell'uovo fecondato: ma, ciò nonostante, ritengono che rappresenti già un uomo, anzi quel determinato individuo, e che quindi la materia sia già sufficientemente predisposta per ricevere l'infusione dell'anima razionale che gli conferisce, tutto insieme, l'essere corpo, vegetativo, sensitivo, intellettivo. Ed anche essi trovano, nella genetica, dati scientifici di grande valore a sostegno della loro affermazione. Basti accennare alla dottrina del genotipo, secondo la quale nei cromosomi dell'uovo fecondato è racchiuso tutto il patrimonio ereditario (generico, specifico, individuale) dell'organismo che ne deriverà dopo una serie più o meno lunga di trasformazioni. L'ambiente esterno potrà influenzare anche profondamente la estrinsezione dei caratteri individuali; questi anzi saranno sempre la risultante dell'intereazione fra il genotipo e il suo ambiente; ma nulla in definitiva si produrrà che non sia in qualche modo contenuto nel patrimonio ereditario già riscontrabile nell'uovo fecondato. Nella intereazione del genotipo con l'ambiente, la iniziativa sarà sempre del primo, il quale, se non troverà le condizioni favorevoli, si adatterà nel suo sviluppo, sacrificherà anche qualche carattere meno essenziale; ma tenderà irresistibilmente a divenire quell'individuo che è determinato dal complesso genico.
Inoltre tutte le mirabili trasformazioni che portano dall'uovo fecondato all'organismo perfetto, dimostrano un legame vicendevole e un'orientazione così precisa che sembra difficilmente spiegabile senza ammettere un'unica forma sostanziale dal primo all'ultimo stadio di sviluppo.
È vero che in molti stadi embrionali l'anima razionale non trova ancora la materia adatta per l'esercizio di alcune sue funzioni; ma non si richiede che essa le debba poter esercitare tutte fin dall'inizio; sembra sufficiente che ne possa esplicare qualcuna tra le più fondamentali, come ad es. quella vegetativa (che, anche nell'embrione, è caratteristicamente umana). Che se, per l'infusione dell'anima razionale, si volesse esigere un'organizzazione corporea così elevata da permettere all'anima la sua funzione più specifica - la cognizione intellettiva - allora bisognerebbe dire che l'anima razionale è infusa nel corpo soltanto molto tempo dopo la nascita; il che è estraneo alla mente degli stessi fautori dell'a. mediata. Inoltre Innocenzo XI ha condannato l'opinione la quale stima probabile che l'anima razionale venga infusa solo alla nascita (Denz-U., n. 1185).
2. Nei casi più o meno gravemente teratologici - ad alcuni dei quali si è accennato or ora nella prima parte dell'articolo - la filosofia ha poco da aggiun-
gere al già detto. È compito dello scienziato il decidere quando si abbiano due individui o uno solo, e in quale momento preciso da uno se ne formino due o più. I sostenitori dell'a. immediata spiegheranno allora che in quell'istante si ha l'infusione di tante nuove anime razionali quanti sono i nuovi individui che si formano; quelli dell'a. mediata ammetteranno la stessa infusione in stadi successivi. Quando invece da due individui se ne forma uno solo, i sostenitori dell'a. immediata saranno costretti a spiegare che uno muore e la sua materia viene vivificata dalla forma sostanziale dell'altro (quale esso sia, spetta alla scienza il definirlo); mentre chi propugna l'a. mediata ricorrerà a questa soluzione soltanto quando la unificazione dei due individui è posteriore allo stadio in cui egli ammette la infusione dell'anima razionale.
3. Il cattolico è perfettamente libero di accettare l'ipotesi che più gli piace. Da parte sua, la Chiesa considera come colpevoli del delitto di aborto tutti coloro che procurano l'espulsione dell'embrione umano, in qualsivoglia stadio di sviluppo esso si trovi; ma con questo non intende definire teoricamente l'annoso problema. Siccome perdura il «dubium facti» se l'embrione umano sia o no vivificato dall'anima razionale fin dall'inizio, chi ne procura l'espulsione accetta ipoteticamente la responsabilità di un vero omicidio; e come tale viene colpito dalla legge ecclesiastica. La stessa considerazione vale per la disposizione con cui la Chiesa prescrive che si battezzi ogni feto abortivo o prodotto mostruoso: si tratta della salute eterna di un possibile uomo per il quale il battesimo è necessario «necessitate medii»; e in questo caso bisogna attenersi praticamente alla via più sicura.
BIBLI: A. Lanza, La questione del momento in cui l'anima razionale è infusa nel corpo, in Boll. filosofico, 4 (1938), pp. 211-266; 335-67; 5 (1939), pp. 36-67; 206-73; T. Dobohansky, Genetics and the Origin of Species, Nuova York 1941; M. D'Halluin, Animation et desanimation, Parigi 1944; L. Loeb, The Biological Basis of Individuality, Springfield (Ill.) 1945.