CONVERSIONE. - Voce derivata dal latino convertere (voltare, rivolgere), che nel linguaggio teologico significa generalmente ritorno dell'anima traviata a Dio, e quindi passaggio dallo stato di peccato
(aversio a Deo) allo stato di grazia (conversio ad Deum). In questo senso la c. giustificazione (v.), che si verifica anche in un cristiano credente ma peccatore, che riacquista la Grazia.
Più propriamente la c. va intesa come prima conquista della fede e conseguentemente della santificazione, oppure come riconquista della fede perduta. Si tratta dunque di passaggio dall'ateismo o anche da religioni false alla vera fede, che è quella di Cristo e della sua Chiesa. Si tratta ancora di passaggio di cristiani dissidenti (scismatici, protestanti, apostati, cretici) al cattolicesimo che è nella Chiesa romana. In tutte queste categorie l'incredulità o la carenza della fede vera sono di frequente per se stesse una colpa (salvo i casi d'ignoranza invincibile o di anomalia psichica), e in ogni modo espongono l'uomo a più grave pericolo di peccato, tenendolo fuori del cristianesimo integrale, in cui abbondano gli aiuti soprannaturali per elevare e corroborare lo spirito faccato dal peccato originale. Pertanto a tutti coloro che sono fuori della Chiesa incombe oggettivamente il dovere di convertirsi; il quale però soggettivamente non s'impone se non nella misura della coscienza delle proprie responsabilità di fronte al problema della fede e della salvezza. Chi ha almeno il dubbio di stare fuori di strada deve cercare, deve pregare per trovare.
Ma la c., secondo la dottrina cattolica, non è frutto di sforzi umani; essa è sempre di carattere soprannaturale e però esige un intervento divino. Il Concilio di Trento, sess. VI, cc. 5-6-7 (Denz-U, n. 797 sgg.), descrive dettagliatamente la c. dell'adulto dallo stato di peccato allo stato di santificazione. Anzitutto c'è una preparazione, che è frutto di una cooperazione tra Dio che illumina e muove e l'uomo che docilmente acconsente, mentre potrebbe resistere (c. 5). In particolare la c. s'inizia con un atto di fede, che è adesione dell'intelletto alla verità rivelata da Dio, sotto l'impulso di una Grazia eccitante. Poi l'anima così illuminata si riconosce peccatrice e, fidando nella misericordia divina e nei meriti di Cristo, ha un moto di odio contro il peccato e di amore verso Dio (c. 6). A questa preparazione succede la giustificazione che consiste nella remissione dei peccati e nella santificazione o rinnovazione interiore per l'infusione della Grazia la quale s'inscrive nell'anima come un principio formale di santità (c. 7).
Il Concilio non ha inteso di determinare così l'ordine cronologico delle fasi della c., ma soltanto di indicarne i coefficienti principali, che agiscono lentamente o istantaneamente, in maniere diverse, secondo i misteriosi disegni di Dio e secondo le delicate condizioni della psicologia umana. La dottrina tridentina è anticipata da s. Tommaso, che raccoglie e sintetizza le voci della tradizione divina nella Sum. Theol., 1°-2°, qq. 112-13, dove traccia accuratamente l'itinerario della c. dalla preparazione sotto l'influsso della Grazia attuale fino all'infusione della Grazia santificante, che coincide con la remissione del peccato. Due principi tien fermi s. Tommaso quanto alla preparazione: l'iniziativa di Dio nell'opera della c. e la subordinata cooperazione del libero arbitrio umano. Pur non avendo piena conoscenza del semipelagianismo (v.), già condannato dal II Concilio di Orange (529), il s. Dottore ne confuta l'errore fondamentale, che consisteva nell'attribuire all'uomo stesso l'inizio della sua fede e quindi della c. S. Tommaso, sulla traccia di s. Agostino, spiega il celebre aforisma « Facenti quod in se est Deus non denegat gratiam », nel senso che Dio stimola l'uomo (con la Grazia preveniente) a prepararsi alla Grazia santificante. E Dio chiama e stimola tutti.
Le esperienze dei grandi convertiti confermano sostanzialmente quanto insegna la Chiesa. Pur nella varietà degli itinerari si rileva costantemente il carattere soprannaturale del movimento dello spirito che va verso Dio e il momento decisivo della c. è sempre una intuizione, un raggio di fede veramente intel-
CONVERSIONE - CONVULSIONARI DI S. MEDARDO
lettuale, da cui ha inizio il nuovo orientamento e la nuova vita. Risulta così giustificata l'espressione tradizionale: Fides initium salutis (v. FEDE; GIUSTIFICAZIONE).
BIRL.: A. De Vega (che fu al Concilio di Trento), De iustificatione doctrina universa, Colonia 1572 (a cura di s. Pietro Canisio); C. Bos, La psychologie de la croyance, Parigi 1905; J. H. Newman, Psychologie de la foi, trad. H. Bremond, ivi 1907; Ph. Mainage, Introduction à la psychologie des convertis, ivi 1913; id., La psychologie de la conversion, ivi 1915; id., Les témoins du romanceau catholique, ivi 1917; A. von Ruville, Retour à la Salute Eglise, ivi 1927; J. Didiot, s. V. in DFC, I, coll. 697-705; H. Gros, La conversion de st Augustin, Parigi s. a.; A. Oddone, Le vie di Dio nelle c., in Civ. Catt., 1940, iv, pp. 184-196; H. Bouillard, Conversion et Grâce chez st Thomas d'Aquin, Parigi 1944, su cui però cf. L.-B. Gillon, Théologie de la Grâce, in Revue thomiste, 47 (1947), pp. 503-12; A. Dal Covolo, La psicologia dell'incredulo alla luce del IV Evangelo, Milano 1945.