RIETI, DIOCESI DI

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**RIETI, DIOCESI di. Nel Lazio e nell'Abruzzo, in provincia di R., confina con le diocesi di Terni, Sabina e Poggio Mirteto, Tivoli, L'Aquila e Ascoli Piceno. Misura una superficie di 2700 kmq., con 125.000 ab., tutti cattolici, ripartiti in 172 parrocchie, con 155 sacerdoti secolari e 35 regolari, 10 congre- gazioni maschili e 24 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 338). Ha il seminario minore in R. e quello mag- giore in Assisi, comune alle diocesi dell'Umbria.*

R., detta dai Latini *Reate*, è situata nel centro della valle che da essa prende il nome e vanta di essere anche il centro geografico d'Italia; in una rozza lapide della piazzetta della chiesa di S. Rufo si legge: «Medium potius Italiae». Antica capitale dei Sabini, fu poi muni- cipio romano, e, dopo le incursioni barbariche, casta- dato longobardo e contea franca. Sotto Adriano I entrò a far parte dello Stato pontificio e quando Pio VII istituì le delegazioni, R. fu sede di quella omonima che com- prendeva tutta la Sabina. Fino alla divisione delle pro- vince, decretata nel 1927, R. con il suo circondario di- pendeva dall'Umbria.

I documenti che pretendono di far risalire la predi- cazione evangelica a R. con la conseguente sede vescovile all'età precostantiniana, non hanno alcun fondamento serio. È leggendaria la missione di s. Prosdocimo, pre- tese protovescovo di Padova, da parte del Principe degli Apostoli. Una traduzione latina (BHL, 2450) del *Martirio greco* di s. Eleuterio, riferisce che questi sarebbe venuto a Roma e vi avrebbe subito il martirio con la madre Anzia e che i loro corpi rapiti sarebbero stati portati a R. e

store e Matteo. Riferendosi al più antico ed importante di detti monasteri, Pio XI, il 3 giugno 1925, unì a R. il titolo abbaziale di S. Salvatore Maggiore. Un carattere di misticismo hanno impresso alla valle di R. i santuari francescani di Greccio, Fonte Colombo, La Foresta e Poggio Bustone, che formano una croce ideale, e da loro prende il nome di Valle Santa. Tutti collegano la loro origine alla presenza di S. Francesco che scelse questi luoghi elevati per le sue ascensioni mistiche. Sono tutti ricordati nella primitiva letteratura francescana e hanno una parte notevole nella storia della spiritualità dell'Ordone dei Frati Minori. Greccio viene considerato dai devoti di S. Francesco come la Betlemme del francescano, avendo il Santo, nella grotta del bosco sacro, fatto rivivere al mondo cristiano, in una forma plastica, l'idillio di Betlemme. Il conventino, iniziato dallo stesso Santo, fu continuato a costruire da S. Bonaventura di Bagnoregio, ma il restauro del sec. XVI vi ha impresso una semplicità e povertà che lo rende caratteristico ed inconfondibile come la sua visione panoramica di nido di rondine.

Fonte Colombo è considerato come il Sinai dell'epoca francescana, soprattutto dalla letteratura spiritualistica dell'Ordine, che vi ha visto la Regola data al fondatore come la Legge data a Mosè. Il suo nome viene forse da Fons columbarum o come era detta la collina al tempo del Santo. Nel complesso edilizio del santuario si distinguono l'epoca di S. Francesco, di S. Bernardino da Siena e principalmente i rifacimenti del sec. XVI.

La Foresta, per la sua posizione dominante, aperta al sole e riparata dai venti, dovette essere scelta dal Santo per il riposo, oltre che dello spirito, anche del corpo. Quando vi giunse S. Francesco vi era una chiesina dedicata al papa S. Fabiano. Nel 1947 è stata scoperta l'abside di detta chiesina ed in seguito la parete destra e l'intero perimetro. I resti di pitture sono stati giudicati del sec. XIV. Attualmente il complesso edilizio è sotto restauro che tende a rendere visibili i tempi delle diverse strutture. Poggio Bustone ricorda la penitenza di S. Francesco.

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sepolti un miglio distante dalla città, lungo la Via Salaria in un poderetto del vescovo Primo, ove fu costruita una chiesa. La traduzione suddetta è molto probabilmente del sec. VI. Nel Martirologio geronimiano, al 24 nov. e al 6 sett. è commemorato un vescovo Eleuterio a R. e S. Gregorio Magno (Dial., IV, 12) attesta la venerazione a R. di un S. Eleuterio nella metà ca. del sec. VI. Di fatto esistente in R. una basilica di S. Eleuterio, intorno alla quale furono rinvenute iscrizioni cristiane. Ma nessuno dei ricordati testimoni dice che questo S. Eleuterio venerato a R. abbia tenuto la sede reatina.

Il primo dei vescovi reatini certamente noto è Ursus che intervenne ai Sinodi romani del 499, 501 e 502. Così è fuori di discussione l'esistenza della diocesi di R. per la fine del sec. V. sec. VI si ha notizia dell'esistenza della cattedrale reatina dedicata alla Vergine. Una lettera di S. Gregorio Magno (Reg., I, 9, 49), del 598, dice che «Paulus Ecclesiae Reatinae diaconus» domanda al Papa le aliqui dei s. Ermete, Giacinto e Massimo per il fonte battesimale della basilica (cattedrale), di S. Maria. Come attesta un'iscrizione murata nella sagrestia della Confraternita delle Stimmate, la basilica attuale fu iniziata nel 1109 dal vescovo Benincasa e venne solennemente consacrata dal papa Onorio III nel 1225. Ma le primitive linee romaniche del tempio scomparvero con il restauro barocco del 1639. Nonostante i rimaneggiamenti, conservano invece la loro fisionomia romanica la cripta e il portico della Cattedrale, il campanile e il Palazzo vescovile che, per le vicende politiche dei tempi, nei sec. XII e XIII accolse, non poche volte, nelle sue sale i vescovi di Roma. Verso la fine del sec. XI a R. Amiterno (v.) fino al 1257, quando AQUILA (v.). Nel 1502 Alessandro VI tolse a R. Città Ducale che creò diocesi ma, sei anni dopo, Giulio II ristabiliva le cose.

Le carte conservate negli Archivi comunale e vescovile di R. non sono anteriori al 1225, poiché l'incendio del 1217 bruciò tutte le precedenti. Nella diocesi di R. sono da ricordare gli antichi monasteri di S. Salvatore Maggiore, dei SS. Quirico e Giulitta a Introdoco; di S. Eleuterio; di S. Giorgio; di S. Michele; dei SS. Pa

seo e le promesse fattegli da Dio per lui e per i suoi frati. Il conventino è dedicato a s. Giacomo delle Marche e porta impressa la caratteristica del '400, anche se rifacimenti posteriori abbiano tentato di deturparla, grazie soprattutto al restauro compiuto nell'ag. 1952.

Detti santuari sono anche oggi custoditi dai Frati Minori della provincia romana, che particolarmente dal 1946, per opera di mons. Cristoforo Terzi della stessa provincia, hanno curato con amore il restauro edilizio e la sistemazione delle vie di accesso, ridonando la vita a questi luoghi di riposo spirituale, tanto cari ai devoti del santo d'Assisi.

La diocesi di R. è immediatamente soggetta alla S. Sede e ha il suo tribunale ordinario d'appello nella curia vescovile di Spoleto.

Bibl.: Marianus Victorius, De antiquitatibus Reatis libri IV (sec. XVI), cod. Vat. Barb. lat. 2406 e 2553; P. Angelotti, De servizio della città di R., Roma 1635; F. A. Maroni, Comment. de Ecclesia et episcopis Reatinis, 1713; G. Cappelletti, V. pp. 293-353; Moroni, LVII, pp. 210-38; P. Desantis, Notizie stor. sopra il tempio cattedrale, il capitolo, la serie dei ves. ed i vetuti monasterii di R., Rieti 1887; Eubel, I. p. 428; II. p. 244; III. p. 301; IV. p. 293; S. Marcucci, Notizie di R. e i suoi dintorni, Rieti 1908; P. F. Kechr, Italia Pontif., IV, Berlino 1909, pp. 21-28; V. SACCHIETTI, GIULIO, I santuari francescani, III: Valle Reatina, Milano 1927; Lanzoni, pp. 350-38; A. Sacchetti-Sassetti, Guida illustrata di R., Rieti 1930. Benedetto Pesci.