CORINTO (ΚΌΡΙΝΘΟΣ, CORINTHUS)

CORINTO (Κόρινθος, Corinthus). - Città del Peloponneso, capitale della provincia romana d'Acaia, celebre, oltre che per la ricchezza, lo splendore e la corruzione, per l'apostolato svoltovi da s. Paolo e per le lettere da lui indirizzate alla locale comunità cristiana.

In grazia degli scavi condotti dal 1895 in poi, prima dai Greci e quindi dagli archeologi americani, si sono grandemente arricchite le nostre conoscenze sulla C. preellenica e, soprattutto, ellenica e romana.

L'antica C. sorgeva ca. 7 km. a sud-ovest dell'attuale Neo-Kórinthus, a nord dell'Acrocorinto. Di questa cittadella, analoga all'acropoli d'Atene, poco ci hanno rivelato gli scavi; molto, invece, del resto della città. La C. romana è stata costruita quasi interamente su quella greca, di modo che ne è come la continuazione.

Già civilmente progredita nel sec. IX a. C. col salire dell'influenza macedone, divenne sede della «lega di Corinto». Dopo il periodo fortunoso della «lega achea» (C. vi entrò nel 243), caduti in antecedenza gli altri collegati, anche C. finì sotto il giogo dei Romani. Questi si limitarono, in un primo tempo, all'occupazione dell'Acrocorinto (196 a. C.); poi, in seguito ad un tentativo di ribellione, la città fu assediata dal console L. Mummio, che ridusse a un cumulo di rovine l'ultimo simbolo della libertà greca (146 a. C.).

Ma la posizione geografica di C., che col suo istmo rappresentava un ponte tra il nord e il sud della Grecia, anzi tra l'Asia e l'Europa, era troppo importante perché vi potesse rimanere per sempre un campo di rovine. Infatti Cesare ne iniziò, un secolo dopo, la ricostruzione, chiamandola Colonia Laus Julia Corinthus e stabilendovi, assieme allo scarso elemento greco, una colonia di veterani e di liberti, che, con il sopravvenire dei molti estranei appartenenti al mondo commerciale, diedero vita a una città non lontana, per ricchezza e corruzione raffinata,

Article illustration
CORINTO - Iscrizione funeraria cristiana (sec. VI), scoperta negli scavi del 1931.
dall'antica metropoli ellenica. Quando, meno di un secolo più tardi, Paolo vi iniziava il suo lavoro apostolico, C. era ridivenuta una città d'intensissimo traffico. I suoi due porti, uno sul golfo Saronico o di Egina (porto di Cencre), l'altro sul golfo di Patrasso o di C. (porto Lecheo) - onde alla città l'appellativo di διθάλασσος ο ἀμυθάλασσος (himaris: Orazio, Odi, 1, 7, 2) - evitavano alle navi il lungo e pericoloso periplo del Peloponneso, sia con il sistema di scaricare in un porto e ricaricare nell'altro, sia trascinando le navi più piccole da un porto all'altro sopra il cosiddetto δίωλος (Strabone, VII, 2, 1).

A C., città di piaceri dispendiosi (di qui il proverbio «non tutti possono andare a C.»: cf. Orazio, Epist., 1, 17, 36), convenivano, particolarmente in occasione dei biennali giochi istmici (vi allude I Cor. 9, 24-27?), i più facoltosi di Roma e dell'Impero. Come in passato, e più ancora, Afrodite, servita da oltre mille prostitute nel suo tempio sull'Acrocorinto (Strabone, VIII, 6, 20), era la dea sovrana di questa città, divenuta, oltreché una strana mescolanza di razze e di civiltà, un'immensa casa di corruzione; tanto da dare un significato infamante all'espressione «fanciulla corinzia» (Platone, Rep., III, 404) e da far coniare il relativo verbo κορυνθάζομαι, «corintizzare», «vivere alla corinzia» (Aristofane, Fragm. 133).

In questo centro cosmopolitico d'intenso traffico, accanto ai Latini e ai Greci, non poteva mancare larga rappresentanza dei giudei. A questi, prima d'andare decisamente ai pagani (Act. 18, 4-7), Paolo indirizzò le proprie cure, come a coloro che avevano diritto di godere delle primizie del Vangelo. Fu un insuccesso. Tra i pagani, invece, che dovevano considerarsi assai più restii ad accogliere la «parola della Croce» (I Cor. 1, 18), si realizzava, in meno di due anni (50-52 o 51-53), ciò che Gesù aveva preannunciato a Paolo, al momento della rottura con la sinagoga di C., che in questa città Egli si riservava un popolo numeroso (Act. 18, 10). Ivi l'Apostolo lavorò con il braccio, per procacciarsi di che vivere, particolarmente prima che a lui giungessero i soccorsi dei buoni figli di Macedonia (II Cor. 11, 9); lavorò con la parola, in prevalenza tra i ceti umili, che furono i più docili al messaggio evangelico (I Cor. 1, 26); ebbe come punto di appoggio la casa di Tizio Giusto, un romano simpatizzante già prima per la religione d'Israele (Act. 18, 7); fu tratto dai giudei al tribunale del proconsole Giunio Gallione, il quale, accertatosi che si trattava di una questione puramente religiosa, se ne lavò le mani con ostentazione di disprezzo (Act. 18, 12-27).

Article illustration
CORINTO - Pianta della basilica cristiana (fine sec. IV, inizio sec. V).
(da Atti del III Congresso Internazionale di arch. crist., Città del Vaticano III, p. 39)
Dopo quasi due anni di lavoro, veglie e preoccupazioni d'ogni sorta (anche da parte di altre comunità fondate in antecedenza), Paolo giudicò la Chiesa di C. sufficientemente formata, sì da potersene allontanare temporaneamente. C'erano, però, gravi residui degli antichi vizi con abusi e turbolenze, come ci fanno sapere le due lettere canoniche ai Corinti (v. CORIBANTI, EPISTOLE ai) e la lettera da Clemente Romano indirizzata alla stessa comunità circa un quarantennio più tardi.

BIBL.: Th. Lenschau, Korinth, in Pauly-Wissova, Suppl., IV, coll. 277-323; G. Porzio, C., Lecce 1908; Autori vari, s. V. ENOCH. Ital., XI (1931), pp. 403-406; H. Leclercq, Corinthe, in DACL, III, II, coll. 2059-66; E. Le Camus, Corinthe, in DB, II, coll. 974-83; H. Clavier, Corinthe, in Dict. Encyclop. de la Bible, I, p. 236 sg.; E. B. Allo, La Première Eplite aux Corinthiens, Parigi 1935, pp. x-xiii. Sugli scavi eseguiti a C. sotto la direzione della American School of Classical Studies di Atene, notevoli sono la collezione Corinth, pubblicata a Cambridge (Massachusetts) dal 1929 e i frequenti resoconti apparsi in The American Journal of Archaeology, specialmente 37 (1933), pp. 554-572; 39 (1935), pp. 53-75; 40 (1936), pp. 21-45, 466-84; 41 (1937), pp. 539-52; 42 (1938), pp. 362-70; 44 (1940), pp. 255-77, 592-600. Teodorico da Castel San Pietro

ARCHEOLOGIA. - Eusebio ricorda (Hist. eccl., IV, 23) il vescovo Dionigi, che esercitò il suo zelo anche verso altre comunità mediante le lettere scritte alla Chiesa dei Lacedemoni, agli Ateniesi, a quei di Nicomedia, di Gortina e delle altre chiese di Creta, alla Chiesa di Amastris e a quelle del Ponto, agli abitanti di Cnossos; sua è poi la nota lettera al vescovo di Roma Sotero (166-75), nella quale dichiara che nei giorni di domenica la Chiesa di C. soleva leggere la prima lettera scritta ai Corinti dal papa Clemente. Il vescovo Perigene di C. era al terzo Concilio d'Efeso (431); il vescovo Pietro al quarto Concilio di Calcedonia.

I martiri di C., Leonida e compagni, figurano non solo nel Martirologio siriano e nel geronimiano ma anche nella tradizione liturgica dei Greci; tutti presentano la data del 16 apr. (H. Delehaye, Synaxarium Ecclesiae Constantinopolitanae, Bruxelles 1902, p. 605).

Una basilica cristiana fu scoperta a C. negli aa. 1928-29 alla periferia della città attuale presso la porta Cenchries, luogo abitato in età giustiniana.

A destra della basilica a tre navi con diaconicon e protesi non absidate sta una cella trichora, che il de Waele identifica col Martyrium. Tutte le tombe erano state profanate e spogliate. Eretta forse verso la fine del sec. IV o all'inizio del sec. V. Monete del sec. XI e frammenti di scultura della stessa età fanno supporre che esistesse allora una seconda chiesa con pavimento di mattoni gialli di fabbrica corinzia. La chiesa rovinò nel sec. XIV con l'occupazione turca. Del celebre santuario d'Asclepio non fu trovato che uno strato di materiale bruciato con avanzi marmorei, lampade e monete del sec. IV. Si ritiene fosse stato demolito e incendiato dai cristiani i quali non occuparono l'area del tempio per sepolcri, ma solo quella adiacente.

Per le iscrizioni cristiane di C. cf. B. D. Meritt, Greek Inscriptions 1896-1927 in Corinth's Excavations, VIII, I, Cambridge 1931, n. 136 sgg. Un antico cimitero cristiano di C. è stato trovato presso la sorgente di Lerna; sono state rinvenute 315 tombe cristiane; le più antiche risalgono alla metà del IV sec.; le ultime sono in massa e sembrano appartenere al periodo dei rovinosi terremoti che funestarono C. nel VI sec. cioè prima del 542 e verso il 551 (F. J. de Waele, The fountain of Lerna and early christian cemetery of Corinth, in The American Journal of Archeology, 39 [1935], pp. 352-59).

C. è ora arcivescovato titolare.

BIBL.: J. de Waele, Scoperte recenti di archeologia cristiana nella Grecia, in Atti del III Congresso internazionale di arch. crist., Città del Vaticano 1934, p. 371. Enrico Jou
Cite this article

“CORINTO (ΚΌΡΙΝΘΟΣ, CORINTHUS).” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 327. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/corinto-korinthos-corinthus.