CORINTI, EPISTOLE APOCRIFE ai. - Breve lettera dei
C. e risposta di Paolo (III C.) alquanto più lunga,
suggerire, pare, rispettivamente da I Cor. 7, 1 e 5, 9-
A nome della comunità, Stefano, con altri anziani, informa Paolo circa l'attività di certi Simone e Cleobio, che predicano dottrine non mai udite dalla bocca di lui, contrarie, anzi, al suo insegnamento. Negano l'autorità dei profeti; la creazione e il dominio universale di Dio, cui sembrano contrapporre gli angeli nei rapporti con il mondo; la realtà dell'Incarnazione di Cristo e la risurrezione della carne. Affinché l'errore non metta radici, gli scriventi invocano un pronto intervento di Paolo. Questi risponde ribattendo punto per punto l'insegnamento dei falsi predicatori. Pensieri ed espressioni sono ricavati, in prevalenza, dalle lettere paoline.
La scoperta del testo copto degli Acta Pauli ad opera di C. Schmidt (Acta Pauli aus der Heidelberger koptischen Papyrushandschrift Nr. 1 herausgegeben, Lipsia 1904; 2a ed. ivi 1905) ha dimostrato in maniera decisiva che le due lettere facevano originariamente parte degli Acta (v. APOLLO, ATTI APOCRIFI di). A farle considerare come testi a sé stanti e al loro credito ha contribuito il fatto che III C. è stata accolta, per un certo tempo, nel canone delle Chiese si ricava e armena; onde s. Efrem, con le lettere paoline, commenta anche queste due, la prima come preambolo alla seconda. Il contenuto, che ha colorito antignostico, suggerisce di porre tra il 160 e il 170 la data degli Atti di Paolo. Secondo Tertulliano (De Baptismo, 17: PL 1, 1328 sg.) sarebbero di un prete asiatico, che, per questo falso ispiratogli dell'amore verso l'Apostolo, fu privato della sua dignità. Cf. Girolamo, De Viris ill., 17: PL 23, 651.