ASSISI, DIOCESI di. - Nell'Umbria, in provincia di Perugia, ha una superfice di 352,17 kmq. con una popolazione di 34.653 ab., tutti cattolici, ripartita in 36 parrocchie con 54 sacerdoti secolari e 102 rego-lari, 11 case religiose maschili e 24 femminili, semi-nario diocesano e seminario regionale umbro (1948).
A., a mezza strada tra Perugia e Foligno, fu costruita sullo sprone calcareo del M. Subasio, che domina la pianura solcata dal Topino e dal Chiasso. Patria del poeta latino Properzio, A. fu durante il periodo imperiale, un fiorente municipio romano (Assium) di cui restano ancora avanzi mo-numentali. Al tempo delle invasioni barbariche a malà pena sfuggì la completa distruzione, ma la sua vita si fece sempre più grama. Con l'occupazione longobarda fece parte del ducato di Spoleto fino al secc. XII: ciò che le procurò non lievi danni, avendo dovuto sostenere molte guerre con la vicina Perugia che, per secoli, ferocemente la contese ai Papi e ad altri signori. Nel secc. XIII l'adesione al partito guelfo le procurò un periodo di tregua con Perugia e la bene-volenza dei Papi che nel 1287 ne riconobbero le fran-chigie comunali. Nuove lotte fra guelfi e ghibellini tornarono a travagliarla, finché nel 1367, per libe-rarsi dal giogo dei Perugini, si diede spontaneamente al card. Egidio Albornoz. Ebbe ancora a subire di-verse signorie, finché Paolo III (1534-49) ridusse definitivamente la città sotto il dominio pontificio, che durò fino all'occupazione del governo italiano avvenuta nella seconda metà del secolo passato (1860).
A. Harnack, fondandosi sull'argomento dei mar-tiri, ha creduto poter fissare l'esistenza della diocesi di A. prima del 325. Ciò nondimeno dobbiamo no-tare che l'esistenza e la qualità di vescovi e di martiri
del tempo delle persecuzioni attribuite a Vittorino, a Savino e allo stesso Rufino, patrono e protettore di A., riposano su documenti poco o nulla attendibili che non oltrepassano il sec. XI. Il primo vescovo di A. a noi noto, sulla cui storicità non può esservi dubbio, è Avenzio (a. 547) che fu legato degli Ostrogoti all'imperatore Giustiniano. Dopo di lui fino a tutto l'800 abbiamo molte lacune, e solo verso il 1000 A. riprese a rifiorire e a vivere novella vita. Una piccola chiesa dedicata alla Vergine servì da cattedrale finché il vescovo Ugo (1036-52) non ricostruì la primitiva chiesetta di S. Rufino che, rifatta da Gio- vanni da Gubbio, è la Cattedrale odierna. Oltre ad Ugo, tra i vescovi, meritano particolare ricordo Guido II (1204-28) amico e protettore di s. Francesco, e Marcello Crescenzi (1591-1630) al quale si deve l'attuale sede del seminario.
A. va soprattutto ricordata per i suoi illustri cittadini Francesco di Bernardone (v. santo), Chiara (v. CHIARA, santa), frati Minori (v.) Clarisse (v.), e s. ADDOLORATA (v.).
Tra i diversi monasteri o abbazie che esistettero nella diocesi di A. vanno ricordati particolarmente la badia di S. Benedetto al Subasio, generalmente datata all'anno 536 (ma la prima notizia sicura è del 1041), e la badia di S. Pietro, il cui primo ricordo sicuro risale parimenti al sec. XI, cioè al 1029. A S. Pietro sono anche oggi i figli di s. Benedetto, ma di ambedue gli antichi monasteri non restano che avanzi della chiesa e della cripta sottostante (sec. XII?).
Maggiore rilievo meritano i santuari francescani che hanno impresso ad A. una caratteristica di misticismo e insieme di grandezza. S. Maria degli Angeli, che ebbe inizio con la Porziuncola donata a
s. Francesco dai monaci del Subasio, divenne la culla dell'Ordine minoritico. Il suo nome è legato alla famosa Indulgenza del perdono, impetrato dal Santo il 2 ag. 1216, al Capitolo delle stuoie e a non pochi episodi caratteristici della primitiva storia francescana. In una cella vicino alla Porziuncola (cappella del Transito) s. Francesco il 3 ott. 1226 passò, cantando, dalla terra al cielo. La vasta basilica che racchiude i due preziosi cimeli fu da Pio X (11 aprile 1009) dichiarata Basilica patriarcale e papale e il Cardinale Protettore dei frati Minori ne è Legato pontificio.
S. Francesco è il grandioso complesso monumentale sorto sul Colle dell'Inferno, che da allora si chiamò del Paradiso, per custodire le spoglie venerate di s. Francesco. Il trasporto della salma venerata avvenne il 25 maggio 1230, ma la consacrazione della chiesa fu fatta da Innocenzo IV il 20 maggio 1253.
Nel 1818 fu ritrovato il corpo di s. Francesco, che per quasi sei secoli era rimasto occulto sotto l'altare della chiesa inferiore. Fu allora scavata la cripta a croce greca che comunica con la chiesa inferiore mediante due scale, e ivi venne riposta la sacra reliquia. La sistemazione architettonica attuale si deve all'architetto U. Tarchi. L'insigne monumento è custodito gelosamente dai Minori conventuali.
San Damiano è il santuario legato alla memoria di s. Chiara e delle sue prime compagne che vi posero la loro dimora nel 1212 e l'abbandonarono nel 1257 per non allontanarsi dalle spoglie verginali della loro Madre. Da allora vi sono i frati Minori che conservano con cura un vero cimelio di vita serafica.
S. Chiara è la basilica che conserva le spoglie venerate della Santa. Il corpo di s. Chiara fu trasportato il 3 ott. 1260, ma la chiesa fu consacrata da Clemente IV nel 1265. Nel 1850 fu ritrovata la salma venerata e scavata la cripta dove oggi riposa. Nella Basilica si conserva il celebre crocifisso di S. Damiano (tavola del sec. XII) che avrebbe parlato a s. Francesco. Il Cardinale protettore dei frati Minori, come per S. Maria degli Angeli, ne è il Legato pontificio.
Un luogo suggestivo nei dintorni di A. è l'eremo de Le Carceri, sulle pendici del Subasio, dove s. Francesco si ritirava a pregare. L'attuale conventino francescano vi fu eretto da s. Bernardino da Siena nel 1400.
Preziosi documenti di storia locale sono conservati presso la Biblioteca Comunale di A., costituita nel 1866 con le librerie dei conventi soppressi, particolarmente con la Biblioteca e l'Archivio storico e musicale del S. Convento. Di minore importanza, ma non trascurabile, sono quelli conservati nell'Archivio Capitolare di S. Rufino, all'Accademia Properziana, alla Società internazionale di studi francescani, fondata da Paul Sabatier, e alla Chiesa Nuova.
ASSISI - Veduta d'insieme della basilica di S. Francesco e ingresso alla chiesa inferiore (1228-53).
di S. Damiano in A., Assisi 1927; id., La chiesa nuova di S. Francesco converso, casa paterna del Santo in A., Todi 1943; G. Abate, La casa paterna di s. Chiara e falsificazioni storiche dei secc. XVI e XVII intorno alla medesima Santa e a s. Francesco di A., Assisi 1946.
ARTE. - Al profondo significato che A. ha nella vita dello spirito, aggiunge qualche nota non superflua la ricca produzione artistica che vi si conserva, e che almeno per i due secoli di maggior fiore, il Duecento e il Trecento, può dirsi quasi esclusivamente legata alla glorificazione dell'epopea francescana.
Se dell'età romana A. presenta ricordi assai notevoli (il Tempio di Minerva, oggi chiesa di S. Maria sopra Minerva, che risale ai primi tempi dell'impero ed è uno dei monumenti meglio conservati dei tempi classici, gli avanzi del Foro, i resti di un teatro, di un anfiteatro e delle mura urbane), nulla vi rimane - distrutta la città da Totila nel 545 - del periodo paleocristiano e dell'alto medioevo: possono soltanto assegnarsi al sec. VIII alcuni resti nella cripta di S. Rufino. Questa cripta come organismo architettonico, e per le sculture ornamentali e per scarsi resti di affreschi, ci documenta oggi la ricostruzione della Chiesa fatta nel 1028 dal vescovo Ugone, che la innalzò a dignità di cattedrale. Al sec. XI va assegnata anche l'abbazia di S. Benedetto sul Monte Subasio, della quale rimangono interessanti resti, e alla fine del medesimo secolo appartiene la chiesetta suburbana di S. Masso. Risale al sec. XII la seconda cerchia di mura che allarga notevolmente quella romana, mentre una terza amplificazione avviene con la terza cerchia nel Trecento.
La cattedrale di S. Rufino a partire dal 1144, ad opera di Giovanni da Gubbio, è stata radicalmente trasformata, divenendo uno dei monumenti più significativi dell'arte romana: conservata all'esterno, purtroppo nell'interno ha sofferto una radicale trasformazione iniziata nel 1571 da Galeazzo Alessi. Opera del medesimo Giovanni da Gubbio sembra la chiesa di S. Maria Maggiore, che porta un'indicazione dell'anno 1162, e probabilmente questo architetto ha lavorato anche all'abside della chiesa di S. Pietro, la quale, iniziata nel sec. XI, oggi si presenta con caratteri derivanti soprattutto dalle opere eseguite nella seconda metà del Duecento.
Al restauro che s. Francesco vi ha fatto nel 1207 deve in gran parte l'aspetto che tuttora conserva la chiesetta suburbana di S. Damiano; ai tempi del Santo risalgono anche le parti più antiche dell'Eremo delle Carceri sulle pendici del Subasio.
Nel 1228, non ancora compiuti due anni dalla morte del Santo, Gregorio IX poneva la prima pietra della doppia basilica di S. Francesco. Costruita rapidamente la Chiesa inferiore, qualche decennio dopo era ultimata la Chiesa superiore: mentre in quella ancora è visibile un dominio di proporzioni romaniche, in questa trionfano le forme gotiche, semplificate come esigeva il gusto italiano. Sorge contemporaneamente alla Basilica, ma in seguito subisce radicali trasformazioni, l'annesso sacro convento. Con ogni probabilità frate Elia, il compagno ed amico di s. Francesco, è stato il primo ideatore e il primo architetto del mera-
viglioso complesso monumentale, ben presto divenuto modello alle chiese francescane in Italia: ad A. ne troviamo un’imitazione nella chiesa di S. Chiara, iniziata nel 1257. Ma non è da credere che l’affermazione dell’architettura gotica avvenisse in A. senza contrasti durante il corso del Duecento.
Per il Trecento bisogna ricordare i lavori nella basilica di S. Francesco e nel sacro convento, dovuti al grande architetto eugubino Matteo Gattinoni. Nel sacro convento opere notevoli di consolidamento, d’ampliamento e di trasformazione si sono eseguite anche più tardi, soprattutto nel Quattrocento. Modeste costruzioni medievali sono superstiti al cuore di quella città, alle quali conferiscono un aspetto originale e suggestivo.
Di scultura poco rimane in A.: nella Basilica è qualche monumento funerario del Duecento e del Trecento; i due altari maggiori della Chiesa inferiore e di quella Superiore sono stati eseguiti da marmorati romani sulla metà del Duecento.
La croce dipinta, dalla quale s. Francesco ha avuto in S. Damiano il primo impulso alla sua vocazione, si conserva ora nel monastero di S. Chiara, ed è opera della fine del sec. XII. Dal 1236 sino dentro il secolo successivo, numerosi pittori, quasi tutti tra i più grandi che operavano in diverse parti d’Italia, convengono in A. per decorare la basilica di S. Francesco. Il primo è Giunta Pisano (nulla rimane di lui nella basilica di S. Francesco, ma una sua Croce dipinta si conserva nel museo di S. Maria degli Angeli): di un suo grande seguace forse umbro, il «Maestro di S. Francesco», presenta particolare interesse una serie di affreschi murali nella navata della Chiesa inferiore. Altro notevole seguace di Giunta (del quale ad A., nella chiesa di S. Chiara, può riconoscersi l’opera) è il «Maestro di S. Chiara». Più tardi, forse tra il 1277 e il 1281, viene Cimabue che lavora nella Chiesa inferiore e nella Chiesa superiore, accompagnato o seguito a breve distanza di anni da numerosi maestri romani (tra i quali sembra di dover riconoscere Jacopo Torriti e Filippo Rusuti) che dipingono nella Chiesa superiore.
Da Roma, dove aveva conosciuto le opere di Pietro Cavallini, viene anche Giotto negli ultimi anni del Duecento, ed esegue il ciclo delle Storie di S. Francesco, senza bassa delle pareti della navata della Chiesa superiore, riuscendo veramente a dire una parola nuova. In qualche affresco nella zona alta delle medesime pareti sembra che sia da riconoscere una attività di Giotto anteriore al ciclo francescano. Nella Basilica, e in altre chiese di A., hanno lavorato numerosi seguaci di Giotto, dei quali Maso si rivela il miglioriore; a uno di questi pittori, e non al maestro, vanno attribuiti gli affreschi nelle vele della volta sopra l’altare della Chiesa inferiore. Da Siena vengono, accompagnati da aiuti, Simone Martini poco dopo il 1320 e Pietro Lorenzetti intorno al 1330, e lasciano affreschi di notevole bellezza nella Chiesa inferiore, dove nel 1368 è al lavoro Andrea da Bologna, che completa l’impresa della decorazione pittorica del sacro edificio.
Meritevoli di particolare attenzione nella Basilica sono anche le vetrate del Duecento e del Trecento. Insieme con molte altre pregevoli opere d’arte, si conservano nel Tesoro dell’annesso sacro convento orecchie del Duecento e Trecento, arazzi, tessuti rari.
Nei secoli successivi si mantiene notevole la produzione artistica, in corrispondenza dell’alto livello conservato dalla vita religiosa e dalla vita civile. Per restare ancora nella basilica di S. Francesco, possiamo ricordare il coro della chiesa inferiore, terminato nel 1471 e recante la firma di Apollonio da Ripatransone, mentre quello bellissimo della Chiesa superiore è firmato da Domenico Antonio Indivini da San Severino, e porta l’indicazione dell’anno 1501. Pitture di Matteo da Gualdo, di Pier Antonio Mezzastris e di Nicolò Alunno offrono buona testimonianza dell’attività pittorica nel Quattrocento, mentre alla fine di questo secolo e all’inizio del successivo troviamo all’opera due pittori nativi del luogo, Andrea da Assisi e Tiberio da Assisi, i quali, per quanto l’opera del primo non sia ancora individuata in modo sicuro, ci si palesano operanti dietro gli esempi del Perugino e del Pinturicchio. Si conservano in A. anche dipinti di Giovanni Spagna, di Dono Doni (nato anch’egli in questa città) e di Cesare Sernei: con l’attività di quest’ultimo raggiungiamo il Seicento.
Nella basilica di S. Maria degli Angeli si conservano una statua di S. Francesco e un dosale d’altare attribuiti con buon fondamento ad Andrea della Robbia, ed ivi possono particolarmente apprezzarsi, nella cupola, i caratteri dell’architettura di Galeazzo Alessi. Piccoli ma caratteristici monumenti cinquecenteschi in A. sono anche la fonte Marcella e la fonte Oliviera. Nel Seicento un architetto nativo di A., Giacomo Giorgetti, ha lasciato qualche buon palazzo, ed ha lavorato anche come pittore. Altro pittore seicentesco degno di ricordo è Girolamo Martelli.
Interessanti resti antichi si conservano nel Museo sistemato entro la cripta di S. Niccolò adiacente al Foro; dipinti ed oggetti vari del medioevo e del Rinascimento si trovano (oltre che nel Tesoro del sacro convento di S. Francesco e nel Museo di S. Maria degli Angeli già ricordati: in ambedue queste raccolte sono parati sacri del più alto interesse), anche nella Pinacoteca Comunale e nel museo Francescano dei pp. Cappuccini.
Nelle età a noi vicine la preoccupazione più viva, per ciò che riguarda l’edilizia monumentale religiosa e civile di A., è costantemente quella di mantenere incontaminato l’aspetto della città, a determinare il quale può dirsi che concorrano anche gli edifici più umili costruiti quasi tutti anche questi in quella pietra calcarea del Subasio dalla duplice tonalità bianca e rosata, che è fatta preziosa dall’opera del tempo. Vedi Tav. XVIII.
Achille Bertini Calosso

