Santo. - Dal latino sanctus (sancte), il suo significato etimologico è «inviolabile». Prima che la parola prendesse l'attuale significato, di persona cioè che in vita praticò tutte le virtù in grado eroico riconosciute come tali mediante un processo canonico da parte dell'autorità ecclesiastica, ebbe diverse significazioni sia nel linguaggio classico come in quello cristiano.
Presso i pagani la voce fu usata per designare tutto ciò che era consacrato alla divinità o riguardava il culto degli dèi ed in qualsiasi modo fosse sotto la protezione dei medesimi. Erano perciò s. gli dèi stessi, le loro immagini, i templi, i sacerdoti, le mura della città ecc. Sempre secondo l'etimologia, la parola fu usata anche per designare tutto ciò che godeva della protezione dell'autorità costituita, ed in modo particolare fu attribuita alle persone che in virtù delle cariche pubbliche godevano il privilegio personale di inviolabilità: primo fra tutti era s. l'imperatore. Per estensione poi fu chiamato s. colui la cui condotta morale, nella vita pubblica e privata, era irreprensibile, superiore ad ogni sospetto, manifestando cioè una perfezione morale; era perciò s. chi fosse vissuto nell'innocenza, nella castimonia, nella fedeltà ai doveri familiari, nella purità dei costumi. Queste qualità moralia infatti derivavano ed erano il frutto della pietà verso gli dèi e quindi in ultima analisi le persone che le possedevano godevano della protezione degli dèi. Perché assimilati alla divinità erano s. anche le anime dei trapassati, i «mani».
Anche presso i primitivi cristiani la parola fu usata nel senso etimologico sia in forza dell'uso comune dell'ambiente in cui vivevano sia perché così era usata dalla S. Scrittura. La parola infatti era promiscuamente attribuita sia a Dio come alle sue creature, uomini e cose, che avessero in qualsiasi modo relazione con Dio. Questa relazione poteva essere esterna ed occasionale per le cose (oggetti necessari al culto, libri liturgici, ecc.), sia interna
