SABA. - Nome di uno Stato nello Yemen antico. Menzioni di S. si trovano in alcuni passi del Vecchio Testamento: oltre a qualche notazione genealogica, vi è narrato l'omaggio reso da una regina di S. a Salomone (I Reg. 10, 1-13; II Par. 9, 1-12). Altre brevi informazioni indirette provengono da iscrizioni assire del sec. viII a. C., che pure dànno notizia di omaggi di capi sabei : è probabile che si tratti di colonie dell'Arabia settentrionale. Infine, dal sec. III a. C., gli scrittori classici parlano anch'essi dei Sabei e delle ricchezze favolose della loro terra ("Arabia felice ").
A partire dalla metà del secolo scorso, Yemen (v.), che è proseguita fino ai nostri giorni (spedizioni recentissime di Albright e Ryckmans), ha portato alla luce una serie di fonti dirette sull'antico Stato sabeo: si tratta, oltre ai monumenti, di numerose iscrizioni in caratteri alfabetici ed in lingua semitica, contenenti in specie notizie storiche ed architettoniche o dediche votive e sepolcrali. I documenti più antichi risalgono al sec. viII a. C.: presentano uno Stato di tipo teocratico, governato da "principi sacerdoti" (mhrb, vocalizzato generalmente muharrib) e costituito da tribù raccolte in comunità religiose sotto il patronato di proprie divinità; un'assemblea popolare assiste i muharrib
nelle funzioni legislative. Capitale dello Stato è Sirwäh, poi Märb. Verso il sec. v a. C. subentra un regime laico, facente capo a re; permane l'assemblea e speciali magistrati ereditari (kabir) sono incaricati di sorvegliare l'applicazione delle leggi nelle tribù. Verso il 50 a. C. (secondo la cronologia «bassa» recentemente affermatasi, sia pur con divise gradazioni), S. assorbe il vicino Stato di Qatabân, che a sua volta aveva annesso il regno dei Minei; i re assumono il titolo di «S. e Dû Rajdân» e spostano la capitale a Zafâr. Con l'ingrandirsi del territorio, aumenta l'importanza dei kabîr, che divengono grandi proprietari terrieri, mentre scompare l'assemblea popolare. Il prevalere della tribù dei Himjariti fa si che da esse spesso le fonti classiche denominino i Sabei (Omeriti). Nel sec. III d. C. anche il Hadramût è annesso da S., che unifica così sotto di sé lo Yemen. Tuttavia gli attacchi etiopici dall'antistante costa, uniti alle discordanze interne susseguenti all'introduzione del giudaismo e del cristianesimo, determinano la decadenza dello Stato: dopo una temporanea occupazione nel sec. IV d. C., esso cade definitivamente sotto l'Etiopia nel 525.
Le iscrizioni sudarabiche dànno indicazioni sulla vita religiosa dei Sabei ed in particolare sul loro pantheon, che fa capo ad un dio lunare (Almaqah), ad una dea solare (Sams) e ad un dio della stella Venere (Aftar). Quanto all'arte, sono venuti alla luce resti di costruzioni religiose e civili (famosa la diga di Mârib), sculture generalmente rozze e primitive e buoni prodotti di generi minori.
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