e continua per le persone consacrate al culto di Dio. Così si vede come nel Nuovo Testamento e nei Padri Apostolici i fedeli tutti indistintamente, senza attenzione alle loro qualità morali personali, ma solo perché battizzati, sono chiamati s.: essi appartengono a Cristo, figlio di Dio, dal quale sono stati redenti e nè formano il Corpo Mistico; sono il nuovo popolo eletto, gli eredi delle promesse fatte al popolo ebraico. A poco a poco però la parola fu sempre più specificamente attribuita per designare coloro che veramente erano cristiani cattolici, per distinguerli dai seguaci delle varie sette eretiche o scismatiche: quelli sono s. perché hanno il sigillo di Dio che servono nella purità della fede e della dottrina. Costoro dopo morte godono della beatitudine eterna perché in vita aderiscono a Cristo e diedero testimonianza al suo Vangelo e quindi sono s. Ma tra questi testimoni del Cristo un posto speciale lo occupano i martiri che hanno suggellato con il sangue la loro testimonianza ed il loro attaccamento a Cristo. Nei primi secoli della Chiesa, quindi, s. non indica una perfezione morale personale, ma è attribuito collettivamente a persone che hanno speciali relazioni con Dio. Come qualificativo individuale la voce s. fu attribuita dapprincipio a persone costituite in dignità ecclesiastica, in modo particolare ai vescovi e poi man mano al clero inferiore; ciò però non indica nessuna qualità morale, è il significato etimologico della parola. Soltanto verso il sec. IV alla parola si annette anche un senso di perfezione morale, dopo però aver avuto un senso laudativo comune. I primi ad esser chiamati s. nella nuova accezione sono i martiri, il cui ricordo e commemorazione annuale acquista quello che poi sarà chiamato il culto dei s.
SANTO DOMINGO, ARCIDIOCESI DI
BIBL.: H. Delehaeye, Sanctus, Bruxelles 1927, pp. 1-73; H. Leclercq, Saint, in DACL, XV, pp. 373-462. Agostino Amore