INGHILTERRA

INGHILTERRA. - Regione, che con la Scozia e il Galles costituisce l'Isola di Gran Bretagna, e toponimo usato in senso generico quale sinonimo di essa. Qui si tratta e dell'Isola (Gran Bretagna), e del Regno Unito (United Kingdom), a formare il quale concorrono, insieme con la prima, il lembo nord-orientale della vicina Irlanda (la cosiddetta «Irlanda del Nord»), con le minori Isole (Anglesey, Wight) ed arcipelaghi (Shetland, Orcadi, Ebridi, Isole Scozzesi).

SOMMARIO: I. Geografia. - II. Storia civile. - III. Storia ecclesiastica. - IV. Letteratura. - V. arte. - VI. Ordinamento scolastico.

#### I. GEOGRAFIA.

L'isola di Gran Bretagna, è per superficie, la più grande (224.220 kmq.) d'Europa e l'ottava del mondo (oltre 9 volte la Sardegna), e spicca per la sua felice posizione geografica, al centro dell'emisfero continentale, interposta com'è tra l'Atlantico ed il Mare del N. - cioè tra il margine orientale dell'Oceano più frequentato a quello che è stato per secoli il punto d'incontro dei commerci mondiali - e di fronte agli sbocchi dei fiumi navigabili più importanti d'Europa (Moss-Reno, Schelda, Elba, Senna). Il perimetro costiero, ben articolato in golfi, baie, fiordi (firths) ed catuari, permette al mare di addentrarsi tanto nelle terre, da non lasciarne alcun punto più distante di 120 kmq. Il Solway Firth ed i M. Cheviot separano la Scozia, a N. dall'I., a S. Il frazionamento del rilievo in gruppi isolati da bassure, caratteristico della Gran Bre-

Article illustration
INGHILTERRA - 1) Confini di Stato; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
tagna, appare minore della Scozia, dove lunghi e relativamente elevati (Ben Nevis, m. 1343, nei Grampiani) cimali montani sono separati da valli profonde (Glenmore). Nell'I., invece, mentre il settore NO. fa posto a numerosi, ma brevi, tronchi di montagne (Pennini, Cambrici), in quello di SE. prevalgono le pianure (love lands) limitate da modeste groppe collinari (hills, downs), che sulla Manica s'alzano nelle candide balze calcaree cui l'isola deve il classico nome di Albione. I due settori sono delimitati da una linea che dalla foce dell'Exe (sulla Manica) adduce per la Severn e la piana di York alla foce della Tees, sul Mare del Nord. Con il dominante carattere di antichissimi rilievi demoliti, proprio del rilievo, è da porre in rapporto la ricchezza di giacimenti minerari (soprattutto ferro e carbone) che li contraddistingue.

Il clima è tipicamente marittimo e temperato, con estati fresche, inverni miti, e modeste escursioni termiche. L'umidità abbondante in ogni stagione si traduce in precipitazioni frequenti e copiose (scarsa la neve), cielo quasi sempre coperto (meno di 40 giorni sereni all'anno, in media) e fitte nebbie. I fiumi, di regola brevi, hanno

notevole portata e regime regolare e costituiscono ottime vie di navigazione, estese e collegate da numerosi canali. Il paesaggio spicca per il verde intenso della vegetazione, ben conservata nelle pianure (prati), molto danneggiata sui monti, dove il bosco è ridotto ormai a piccoli lembi residuali sulle zone più elevate.

Superficie in kmq.Popolazione (stima 1948 in 1000 ab.)Densità a kmq.
Inghilterra131.74843.380286
Galles19.335
Scozia78.740516065
Irlanda del N.13.5661348100
Regno Unito243.38949.888206
Isola di Man5725087
Isole del Canale1949549
Totali244.15550.023205

La popolazione del Regno Unito (50,5 milioni di ab., di cui 43,5 nella Gran Bretagna, 5,4 nella Scozia e 1,4 nell'Irlanda del Nord), quasi raddoppiata di numero nell'ultimo secolo, è assai irregolarmente distribuita. I 4/5 di essa vivono nei centri urbani, e mentre nei distretti industriali minerari ed in vicinanza dei porti le densità della popolazione sono altissime, le campagne risultano di regola poco abitate, eccetto che in alcune delle plaghe più feraci e produttive. In complesso la densità così del Regno Unito (208 ab. a kmq.) come della Gran Bretagna (194) è la più alta d'Europa se rapportata a regioni di pari ampiezza. Delle 25 città che contano (1950) oltre 100 mila ab., tre superano ognune il milione di ab. (Londra e Birmingham in Inghilterra, Glasgow in Scozia), quattro i 500 mila ab. (Liverpool, Manchester, Sheffield e Leeds, tutte in Inghilterra) e 48 i 100 mila (di cui 41 in Inghilterra, 3 in Scozia ed 1 nell'Irlanda del N.).

L'economia del Regno Unito ha colorito spiccatamente industriale e commerciale. Mentre alle industrie, agli scambi ed ai trasporti sono dediti oltre 2/3 della popolazione britannica, solo una modestissima aliquota di questa (ca. il 4 %) si occupa dell'agricoltura.

Cereali (avena, frumento, orzo) e colture alimentari o industriali da un lato, e prodotti dell'allevamento (ovini, bovini, equini; carni, latticini) dall'altro, attestano del grado assai progredito dell'attività dei rurali britannici, ma senza le importazioni il territorio metropolitano potrebbe soddisfare al fabbisogno interno per non più di tre mesi, forse, all'anno: da 1/3 ad oltre 2/3 di quelle, infatti, è assorbito, normalmente, da prodotti alimentari. Nelle aziende agricole prevalgono la grande proprietà e la grande conduzione.

Notevole importanza ha la pesca, favorita sia dalle larghe possibilità dei mari vicini (aringhe nel Mare del N.), sia dall'attività dei marinai isolani (merluzzo dei banchi di Terranova); insignificante la silvicoltura.

L'enorme sviluppo preso nel Regno Unito dalle industrie estrattive e, di conseguenza, quello delle industrie di trasformazione al principio del secolo scorso è in patente rapporto con l'abbondanza delle risorse che la Gran Bretagna possiede in carbon fossile (calcolate in 200 miliardi di tonn.) e in minerali di ferro, nonché con la felice ubicazione di tali risorse e con la facilità dei trasporti in questa che è l'unica regione completamente insulare d'Europa. I giacimenti carboniferi si raggruppano attorno ai Monti Pennini e nel Galles; la produzione si è tenuta dal 1910 ad oggi in media sui 200-250 milioni di tonn. annue, di cui ca. 1/5 esportato. Quanto al ferro, invece, nonostante la notevole quantità di minerale estratto (da 7 a 16 milioni di tonn. annue), se ne deve importare dall'estero, per alimentare il grandioso gruppo delle industrie pesanti (concentrate soprattutto a Sheffield, Birmingham e Glasgow), che, dopo le tessili (con la cotoniera alla testa, che si localizza essenzialmente fra Manchester e Liverpool, e sul Clyde), sono a base dell'economia britannica. Grande sviluppo hanno naturalmente anche le industrie meccaniche, diffuse in tutto il paese, le costru-

zioni navali (Clyde), la metallurgia (Galles meridionale), la lavorazione dell'alluminio, le industrie chimiche, ecc. Il dopo guerra è caratterizzato da una razionale modernizzazione di tutte queste attività, orientate sempre più verso la produzione di oggetti di largo consumo, che trovino smercio per larga parte sul mercato nazionale.

Alle esigenze poste da una simile struttura economica provvede un adeguato sviluppo del commercio, che si giova di un'ottima organizzazione bancaria e soprattutto di una flotta mercantile che fu, innanzi la seconda grande guerra mondiale, la prima del mondo (con i suoi 18,5 milioni di tonn. di stazza, è oggi superata da quella degli U.S.A.). Il Regno Unito dispone di porti tra i più frequentati d'Europa (Londra, Liverpool, Burkenhead, Manchester, Glasgow, Cardiff, Newcastle, Hull, ecc.), di un'ottima rete ferroviaria (32,8 mila km.) e di un'attrezzatura aerea che le assicura rapidi collegamenti con ogni parte del mondo. Si tenga infine conto che il Regno Unito costituisce il centro di uno dei più vasti e popolosi complessi politici della Terra, il Commonwealth britannico, così distribuito:

Superficie in milioni di kmq.Popolazione in milioni di ab.
Africa9,777,1
Asia0,516,7
America10,216,1
Australia8,510,9
Totale28,9120,8

Il Regno Unito è una monarchia ereditaria costituzionale, retta da un governo democratico con rappresentanza bicamerale (Camera dei Lords, in parte elettiva, e Camera dei Comuni). Istituzioni proprie hanno così l'Irlanda del N. (Parlamento e governo autonomi), come l'Isola di Man (572 kmq. e 51 mila ab.), come le Isole Normanne (194 kmq., 95 mila ab.). In Europa dipendono dal Regno Unito Gibilterra e Malta (321 kmq. con 280 mila ab.). La capitale del Regno Unito è Londra, il cui distretto metropolitano conta 8,3 milioni di ab., dei quali 3,3 costituiscono la cosiddetta contea di Londra, il resto l'Outer Ring.

BIBL.: A. Siegfried, L'Angleterre d'aujourd'hui, son évolution économique et politique, Parigi 1924; G. Harvey, Scotland, Londra 1932; I. F. Unstead, The British Isles, ivi 1935; R. C. Eunor, England 1870-1914, ivi 1936; L. Dudley Stamp, The face of Britain, ivi 1940; E. G. Boxen, Wales: a study in geography and history, Cardiff 1941; M. D. Fogarty, Prospects of the industrial areas of Great Britain, Londra 1945; P. E. P., Britain and the world trade, ivi 1947; L. Dudley Stamp, Britain's structure and scenery, ivi 1947; A. Demangeor, The British Isles, ivi 1950. Giuseppe Caraci

II. STORIA CIVILE.

I. STORIA MEDIEVALE

L'abbandono dell'isola da parte dei Romani segnò l'inizio delle invasioni teutoniche (Iuti, Angli e Sassoni). Le popolazioni celtiche si ritirarono nelle province occidentali e in parte emigrarono nell'Armorica. Le tribù sassoni si organizzarono in regni: sette (eptarchia) nel sec. VII, ridotti a tre nell'VIII; e infine si unificarono nel sec. IX sotto la supremazia del Wessex. Ma già nella seconda metà del sec. VIII erano incominciate le invasioni dei Danesi. Il re sassone Alfredo arrestò la loro avanzata, lasciando loro i territori nord-orientali, ma costringendoli a riconoscere la sovranità del Wessex. Al principio del sec. XI altri invasori danesi penetrarono nell'isola, e la conquista fu completata da Canuto (1016-35). Dopo la sua morte il trono tornò ai Sassoni con Edoardo il Confessore (1042-66), il quale, educato in Normandia, popolò le alte gerarchie di elementi normanni. Nel 1066 fu eletto re il sassone Aroldo, ma il duca di Normandia Guglielmo

lo dichiarò usurpatore e, sbarcato in Inghilterra, sconfisse i Sassoni ad Hastings, dove Aroldo cadde sul campo. Guglielmo riuscì a consolidare la sua conquista: sebbene elementi del feudalismo preesistessero alla venuta dei Normanni, solo allora esso si affermò come sistema politico, ma Guglielmo seppe fondare una forte monarchia, limitando il potere dei grandi feudatari. Alla morte del suo successore Enrico I, il trono, dopo un periodo di anarchia, passò alla casa angioina dei Plantageneti con Enrico II (1154-80). Questi rafforzò ancora il potere sovrano, accrescendo l'autorità della curia regis e istituendo i giudici itineranti, che sostituirono nei tribunali locali la giustizia del re a quella privata. Da questo sistema derivò la formazione della common law, nella quale si fusero le varie consuetudini indigene; e per due secoli ed oltre, il tema essenziale della politica inglese fu la ricerca di un equilibrio fra il potere regio e i diritti dell'aristocrazia laica ed ecclesiastica. Nel 1215 i baroni imposero a Giovanni Senzaterra la Magna Charta, che allora fissò solo il concetto feudale di una limitazione dell'assolutismo monarchico, ma che adombrava aspirazioni più vaste, quali apparvero con sempre maggior rilievo nelle successive revisioni. Un primo accenno di questi sviluppi si ebbe con Edoardo I (1272-1307), quando furono convocati anche quei rappresentanti delle comunità che in seguito costituirono la Camera dei Comuni (piccola nobiltà e borghesia). Per quel periodo tuttavia essi erano chiamati a parte, e solo per decidere su richieste finanziarie della Corona. In questi anni la conquista del Galles unificò l'Inghilterra meridionale, mentre dal 1314 la Scozia si dichiarava indipendente.

Nel 1328 Edoardo III (1327-77), rivendicando la corona di Francia, dette inizio alla guerra dei Cent'anni. Nonostante le loro vittorie militari, gl'Inglesi dovettero infine abbandonare la Francia, dove dal 1453 conservarono solo Calais. Questo insuccesso ebbe in seguito per l'Inghilterra felici conseguenze perché, obbligandola a rinunciare all'espansione territoriale, l'orientò verso una politica di potenza marittima; ma l'effetto immediato fu la disastrosa guerra civile delle Due rose, provocata dalla rivalità fra le case di Lancaster e di York. Dopo un fosco periodo di violenze e di usurpazioni, Enrico Tudor, imparentato con i Lancaster, sposò Elisabetta di York, conciliando le parti e iniziando una nuova dinastia.

Cite this article

“INGHILTERRA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 1132. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/inghilterra.