IMBALSAMAZIONE. - Gli antichi cristiani usarono in genere due tipi di i.; il primo, economico, consisteva nel deporre uno strato di calce idroforico direttamente sul fondo del sepolcro, o intorno al cadavere, specie tra l’addome e la sindone o lenzuolo, nel quale i cadaveri erano avvolti e di cui si scorge spesso ancora la trama.
Così furono osservati più volte da A. Boldetti specie nei cimiteri cristiani dell’Appia e della Nomentana (Osservazioni sopra i cimiteri dei ss. Martiri, Roma 1720, pp. 290-91), più tardi da G. Marchi in sepolcri del cimitero maggiore della Nomentana (Monumenti della arti cristiane primitive, ivi 1844, p. 19), da M. Armellini nel cimitero di S. Agnese (Il cimitero di S. Agnese, 1880, p. 22); recentemente nel cimitero di Panfilo (E. Josi, Il cimitero di Panfilo, in Riv. di arch. crist., 3 [1961], p. 93). Lo strato di calce era, normalmente, più spesso nel tetto dei sarcofagi, come nei due sarcofagi rinvenuti nel 1624 in S. Bibiana (P. Franchi de Cavalieri, Recenti studi intorno a s. Cecilia, in Note agiografiche, IV [Studi e testi, 24], Roma 1912, p. 18 n. 1), così pure a Cartagine (L. Audollet, Carthage romaine, Parigi 1901, pp. 430-31) e più volte in Algeria (S. Gsell, Monuments antiquités de l’Algérie, II, ivi 1901, pp. 40, 42, 258, 291, 343, 403).
Il secondo tipo di i. più accurato e usuale nell’antichità è quello dell’impiego di aromi che, secondo il noto passo di Tertulliano, i cristiani impiegavano per i loro sepolcri in quantità assai maggiore di quanta se ne bruciasse per gli dèi (Apolog., 42: PL 1, 558).
Prudenzio conferma che a suo tempo si usava avvolgere i corpi dei defunti in candidi lini impregnati di mirra che ha la proprietà di conservare il cadavere (Catharinenon, X, 49-52: ibid., 69, 888). S. Giovanni Crisostomo parla anche di aloe e mirra mescolati insieme. Questo sistema di i. si è riscontrato assai spesso nell’apertura di sarcofagi, nei quali per lo più i cadaveri sono disposti con le braccia lungo i fianchi (Tertulliano, De anima, 51: ibid., 2, 782); quindi si trovano avvolti in più strati di lini sovrapposti. P. Styger riscontrò fino a sette strati, quelli più vicini al cadavere di trama più larga e filo più grosso (Il monu
mento apostolico della Via Appia, in Dissertazioni della Pont. accad. rom. di arch., 2a serie, 13 [1918], p. 21). Il cadavere avviluppato con preparazioni aromatiche fra strato e strato, fino ad 8 cm. di spessore, veniva poi fascinato con bende incrociate, come è rappresentata la mummia di Lazzaro sia nelle pitture cimiteriali che nei sarcofagi (Wilpert, Pitture, tavv. 137, 2; 181, 2; 192; 222, 2; 228, 4; 248). M. Boldetti riscontrò nei sepolcri l’esistenza di materie resino (Osservazioni, pp. 290-91) e avvertì l’odore di aromi nell’aprire sepolcri intatti nei cimiteri (Osservazioni, p. 307); così si è constatato negli aromi rinvenuti durante gli scavi «in Catacumbas» nel 1915; inoltre in Pretestato (aroma direttamente nel cadavere), in Domitilla, in Panfilo, nel cimitero sotto il Viale Regina Margherita. Gregorio di Tours constatò l’esistenza di strati di foglie d’alloro nel sepolcro del vescovo Valerio (De gloria confessorum: PL 71, 892); M. Boldetti constatò l’esistenza di foglie di alloro (Osservazioni, p. 34). P. Styger trovò uno strato di foglie e ramoscelli di ca. 10 cm. di spessore che forse servirono da cuscino (Il monu-mento apostolico, p. 25). In qualche caso si rinvennero cadaveri con materie resino; così M. Boldetti a Roma (Osservazioni, pp. 290-91) e L. Delattre a Cartagine (Comptes rendus de l’Acad. des inscr. et belles lettres, 1902, p. 597).
Durante gli scavi «in Catacumbas» si sono rinvenuti in un sarcofago, sul petto e ai piedi, cumulati di sostanze aromatiche di color verde chiaro che vi erano stati immessi mediante tubi di rame, attraverso i fori constatati del coperchio (A. Profumo, La memoria Apostolorum in Catacumbas, in Studi romani, 2 [1914], p. 459). S. Paolino da Nola attesta che i fedeli spargevano aromi preziosi sui sepolcri dei martiri (Natal. s. Felicis: PL 61, 491).
La mummia era spesso poi ricoperta con stoffe di porpora o d’oro, come più volte si è verificato. Così attesta G. Marchi per le reliquie del martire s. Giacinto (Monumenti, ecc., pp. 266 e 268). G. B. De Rossi ne rinvenne nel cimitero di Pretestato (Roma sotterr., I, Roma 1864, p. 169); più volte se ne sono ritrovati negli scavi sotto la basilica «in Catacumbas» (P. Styger, Il monu-mento apost., p. 25) e nel cimitero sotto il Viale della Regina. Maria, figlia di Onorio, era ricoperta di drappi d’oro nel mausoleo vaticano (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1 [1863], p. 53). S. Girolamo biasimò questo uso (in Vita Pauli: PL 23, 30).