FRANCESCO
d'ASSISI, santo. - Fondatore di tre Ordini religiosi (Frati Minori, Clarisse, Terz'ordine francescano), patrono dell'Azione Cattolica; con s. Caterina da Siena, patrono principale d'Italia, chiamato anche con gli appellativi di « patriarca serafico », « padre dei poveri », ecc. N. ad Assisi verso la fine del 1181 o il principio del 1182, ivi m. la sera del 3 ott. 1226.
I. LA GIOVINEZZA
Figlio di Pietro di Bernardone, ricco mercante di stoffe, e di donna Pica, forse di nobile casato. Nulla di certo si sa sulla famiglia paterna, che erroneamente alcuni volevano oriunda lucchese, né sulle pretese origini provenzali della madre. Ricevette al Battesimo il nome di Giovanni, mutato poi dal padre, reduce dalla Provenza, in quello di Francesco. Frequentò la scuola presso la chiesa di S. Giorgio, dove imparò la lingua latina, alla quale aggiunse poi una certa conoscenza della lingua e della letteratura francese, specialmente trovadorica.Dotato di squisite qualità naturali, amò nella sua gioventù il fasto della ricchezza e del vestire, la frequenza dei festini e delle allegre brigate, la poesia dell'amore, la gloria delle imprese guerresche. La gaia gioventù di F. viene presentata diversamente dalle fonti: Tommaso da Celano e altre leggende forse caricano per artificio letterario le tinte fosche, mentre s. Bonaventura e la leggenda detta « dei tre compagni », che per la maggior parte è dedicata agli anni giovanili di F., la dipinge pura, illibata, generosa.


II. LA CONVERSIONE
Si diede ad una vita di preghiere e di penitenza, frequentando dapprima una grotta presso la città natale; avvicinò maggiormente i poveri (in un viaggio a Roma, scambiò le vesti con un povero e si pose a mendicare sulla porta di S. Pietro); incominciò ad occuparsi nella cura dei lebbrosi, fino a che, nella pic-cola chiesa di S. Damiano fuori della mura di Assisi, udì il Crocefisse parlargli: «Va, F., restaura la mia casa, che, come vedi, minaccia rovina». Interpretò allora letteralmente il comando e si diede a restaurare la chiesa di S. Damiano, e le altre due chiesette di S. Pietro e S. Maria degli Angeli (la Porziuncola). Così si decideva a «uscire dal secolo»; il padre Pietro di Bernardone si oppose alle tante apparenti stranezze, dapprima rinchiudendo il figlio in un sottoscala, da cui fu liberato dalle madre; poi ricorrendo al tribunale dei consoli. Ma F. appellò, come religioso, al tribunale ecclesiastico e davanti al vescovo di Assisi rinunciò ad ogni cosa, restituendo al padre perfino le vesti, con la celebre espressione: «D'ora innanzi non chiamerò più padre mio Pietro di Bernardone, ma sì Padre nostro che sei nel cieli». Da quel momento incominciava il «sacrum commercium» di s. F. con madonna Povertà.
III. LA VOCAZIONE E LA FONDAZIONE DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI
Udito il 24 febbr. 1209, festa di s. Mattia, il Vangelo della missione degli Apostoli, sentì in esso quasi una chiamata personale e si decise per la vita apostolica. Incominciò a predicare. I primi discepoli gli si associarono: Bernardo di Quintavalle, nobile e ricco assisiato, Pietro Cattani, dotto giurista e canonico, l'estetica frate Egidio (v.), Marico, Giovanni della Cappella, Sabatino, Filippo Longo, Giovanni di S. Costanzo, Barbaro, Bernardo di Vigilante, Angelo Tancredi. Raggiunto questo piccolo gruppo, dettò «in poche e semplici parole» (Testamento di s. F.) una Regola che comprendeva gli elementi essenziali della vita religiosa. Nel 1210 si recò a Roma per ottenere da Innocenzo III l'approvazione della sua istituzione. Le difficoltà che sorsero a questo progetto - dati i tempi in cui i movimenti a carattere apostolico in senso eterodosso si moltiplicavano - furono superate per la protezione del vescovo di Assisi e del card. Giovanni di S. Paolo (v.); Innocenzo III concesse a voce la sua approvazione, dando la tonsura a s. Francesco e a tutti i primi suoi compagni e promettendo più larghi favori in seguito. Tornati ad Assisi, fermarono per qualche tempo la loro residenza a Rivotorto, poi definitivamente alla Porziuncola, che diventerà la culla dell'Ordine serafico, il centro di tutto l'Ordine, il luogo ove F. desidererà di morire. Ivi il 18 marzo 1212, domenica delle Palme, vestì l'abito religioso s. Chiara (v.), dando così origine al Second'ordine francescano, Clarisse (v.).IV. L'APOSTOLATO PRIMITIVO E LE PRIME MISSIONI ALL'ESTERO
Dopo l'ufficiale approvazione e missione pontificia, incominciò un più sistematico apostolato, partendo dall'Umbria, ed estendendolo poi nella Toscana, nelle Marche, nel Lazio e nelle altre regioni d'Italia, parte recandovisi personalmente, parte mediante i suoi discepoli che ormai aumentavano di numero. Al nuovo metodo d'apostolato spicciolo di quegli «uomini nuovi» corrispose nel popolo un entusiasmo e un rinnovamento straordinario. Chiedevano di appartenere al suo Ordine persone d'ogni stato sociale, anche gente legata in matrimonio. Da ciò ebbe origine l'iniziativa del Terz'ordine, a cui diede una Regola probabilmente nel 1221.Già dal 1212 faceva i primi tentativi d'uscire d'Italia. In quell'anno s. F. si imbarcò ad Ancona per la Siria, ma una tempesta lo sospinse sulle coste dalmate, donde, non potendo più proseguire, ritornò in Italia. Fra il 1213 e il 1215 si recò in Spagna, donde una malattia lo costrinse al ritorno. Qualche anno dopo inviava altri suoi frati al Marocco, i quali nel 1220 consacravano con il sangue la loro evangelizzazione, diventando i protomartiri dell'Ordine (v. BERNARDO, ecc). Intorno a questi
anni i Frati Minori erano già diffusi in molte regioni di Europa e del vicino Oriente.
Nuovamente nel 1219 riprendava egli stesso la via dell'Oriente, raggiunto il disorganizzato esercito crociato in Egitto, mentre assediava Damietta. Dopo aver cercato inutilmente di mettere la concordia fra i Crociati, predisse loro la terribile sconfitta seguita il 29 ag. Penso di convertire il soldano (al-Malik al-Kāmil) e, attraversato con frate Illuminato il campo infeedele, si recò «alla presenza del Soldan superba». Se non ne ottenne la conversione, ottenne però il permesso di predicare liberamente il Vangelo nei suoi domini.
Ben presto tuttavia dovette tornare in Italia anche per alcuni turbamenti sorti nell'Ordine, dei quali aveva ricevuto notizia in Oriente.
V. L'ORGANIZZAZIONE DELL'ORDINE. LE REGOLE. - Il rapido moltiplicarsi della sua famiglia e la diffusione che dovunque si estendeva, imposero presto problemi di organizzazione che la primitiva Regola, composta di poche frasi evangeliche, non bastava a risolvere. Incominciò perciò a chiamare periodicamente a raccolta i suoi frati in congressi che, dal 1217 almeno, diventano i Capitoli generali dell'Ordine, nei quali si discutono i problemi dell'Istituto e si promulgano le disposizioni nuove. Erano sempre convocati presso la piccola chiesa di S. Maria degli Angeli, la Porziuncola, che dal 1216 era stata arricchita da papa Onorio III della celebre indulgenza. Nel Capitolo del 1217 s. F. divideva in province l'Ordine. In quello del 1221, che fu probabilmente il famoso Capitolo delle stuoie cui parteciparono 5000 frati, fu riesaminata, ampliata e modificata la Regola primitiva con la promulgazione della cosiddetta «Regola prima», in realtà la seconda. Ma trovata un po' imprecisa e abbondante, veniva nuovamente redatta, con l'aiuto di un dotto giurista, il card. Ugolino (poi Gregorio IX), e ne risultò la Regola definitiva che il Santo, ancora con l'appoggio del cardinale, fece approvare da Onorio III il 29 nov. 1223.

I. LE STIMMATE
S. F., tipo troppo ideale e mistico, si sentì presto incapace di dirigere personalmente il vasto movimento a cui aveva dato vita, e già dopo i turbamenti del 1220 (v. FRATI MINORI), aveva rinunciato all'ufficio di superiore o ministro generale dell'Ordine, istituendo nel Capitolo del 1220 un suo vicario, fra' Pietro Cattani, morto il quale (1221), elesse a succedergli frate Elia. Da quel momento, pur conservando sempre nell'Ordine la sua grande autorità personale, che gli veniva come fondatore, si estraniò sempre più dalla amministrazione diretta, dedicandosi maggiormente alla sua vita mistica, fatta soprattutto di mortificazione, di rinuncia, di sacrificio nell'imitazione di Cristo. Giunse così, nel 1224, al prodigio ineffabile della Verna, il sacro monte che gli era stato donato nel 1213 dal conte Orlando di Chiusi, dove «da Cristo prese l'ultimo sigillo, che le sue membra due anni portarono»: le stimmate.Dopo il prodigio della Verna F. visse ancora due anni; ma il suo corpo, indebolito già per i continui digiuni e le aspre penitenze, era tormentato da incessanti dolori di stomaco e di fegato, ai quali si aggiunse una molestissima malattia degli occhi, che lo ridusse ad una quasi completa cecità. Invano cercò conforto nella valle di Rieti, piena di tanti dolci ricordi, come la cara solitudine di Fonte Colombo, dove aveva composto la Regola del 1223, e il bosco di Greccio, testimonio della prima rappresentazione del presepio nella notte di Natale del 1223. Né per altro gli giovò la soave Siena, né il ritiro delle Celle di Cortona, dove fu colpito da idropisia, cosicché presentando l'avvicinarsi di «sorella morte», si fece nuovamente portare alla sua città natale, per terminare la sua vita religiosa dove l'aveva incominciata. Desiderava recarsi direttamente alla sua diletta Porziuncola, ma dovette cedere alla pressione dei suoi figli, che per meglio curarlo vollero condurlo all'episcopio.
VII. LA MORTE
Pieno di gioia spirituale per l'avviso della prossima morte e desideroso d'incontrarla a S. Maria degli Angeli, comandò ai suoi compagni che ve lo trasportassero, ed ivi si preparò al sereno trapasso con tutto l'affetto della sua grande anima. L'incomparabile libro dei Fioretti di s. F., il gioiello più prezioso della letteratura popolare del sec. XIV, ha tramandato il testo della benedizione del Santo infermo alla sua diletta città natale, che rivedeva per l'ultima volta.Prima di morire volle vedere la sua grande benefattrice romana Giacomina dei Settesoli, che era solito chiamare «frate Jacopa», e all'uopo le fece scrivere di

come Cristo, si fece spogliare delle sue misere vesti e stendere sulla nuda terra; quindi si congedò dai suoi figli benedicendo tutti i Presenti, incominciando dal vicario dell'Ordine, e gli assenti sparsi in tutte le nazioni. Volle poi che gli leggessero la Passione di Gesù Cristo secondo s. Giovanni a finalmente con i presenti incominciò a recitare il salmo «Voce mea ad Dominum clamavi», giungendo fino agli ultimi versetti: «Togliete l'anima mia dalla prigione... i giusti mi attendono». Allora la sua lingua terrena tacque per sempre; quell'anima

VIII. LA CANONIZZAZIONE E IL CULTO
Non erano trascorsi due anni dal transito, che il 15 luglio 1228, Gregorio IX, il grande amico e protettore di F., venendo da Perugia (ove momentaneamente si trovava la corte pontificia) ad Assisi, nella chiesa di S. Giorgio, canonizzava il Poverello umbro tessendo personalmente l'elogio del Santo e fissandone la festa il 4 ott. Il giorno seguente il Pontefice stesso poneva la prima pietra della grande basilica (S. F.) destinata ad accogliere le spoglie del Santo, affidandone la cura a frate Elia. La Chiesa inferiore era già pronta nel 1230, e in occasione del Capitolo generale, appositamente convocato ad Assisi, si fece la solenne traslazione del corpo del Santo, il 25 maggio. Essendosi smarrito con il tempo il ricordo del luogo preciso della tomba del serafico, dopo inutili tentativi compiuti nel 1570, nel 1607 e nel 1806, finalmente nel 1818 si ritrovò il luogo e si procedette alla ricognizione della salma. Senza rimuovere l'urna, venne ampliata la cripta e ornata di bronzi e di marmi la tomba.Particolarmente solenni riuscirono le ultime commemorazioni centenarie francescane: quella della nascita nel 1881 e quella della morte nel 1926, per la quale occasione Pio XI emanò l'ensici, Rite expietis (AAS, 18 [1926], p. 153 agg.). Benedetto XV l'aveva già dichiarato nel 1916 patrono dell'Azione Cattolica e Pio XII, il 18 giugno
1939, lo proclamò patrono primario d'Italia (AAS, 31 [1939], p. 256).
La liturgia celebra due feste in onore di s. F.: il 4 ott., festa del Santo, e il 17 sett., festa delle Stimmate. Nell'Ordine francescano si solennizza ancora la traslazione di s. F. (25 maggio), la canonizzazione (16 luglio) e la prima approvazione della Regola (16 spt.).
IX. S. F. ATTRAVERSO I SECOLI. - L'apparizione di s. F. e la rivelazione che il suo spirito ha portato fu fin dall'inizio considerato un avvenimento mondiale. Per
nessun altro santo del tempo si ha un numero così copioso di biografia coeve. L'arte espone la stessa pensiero con l'abbondanza e il valore delle sue figurazioni. Oggi ancora, specie dall'inizio di questo secolo, s. F. è oggetto di una vastissima produzione letteraria anche nel campo acetetico. Vi furono tuttavia dei tempi in cui F. non fu compreso: ciò fu specialmente per i protestanti del sec. XVI, presa occasione dal famoso libro di Bartolomeo Rimonico da Pisa, De conformitibus vitae b. Francisci ad vitam Domini Iesu, che da Erasmo Albero
FRANCESCO D'ASSISI, santo - Morte di s. F. Affresco di Giotto (1317). Firenze, cappella Bardi in S. Croce.
fu definito «Alcoranum Franciscanorum seu blasphemiarum et nugarum Lerna de stigmatizato Idelo quod Franciscum nominant» (Francoforte 1342), libro che ebbe molta diffusione in varie edizioni a versioni. Fu disprezzato pure dagli enciclopedisti e razionalisti del sec. XVIII; Goethe, nel suo viaggio in Italia, narra di non aver voluto vedere la basilica di s. F. Nella reazione romantica del sec. XIX, s. F., ad opera specialmente di G. Görres, fu rivalutato anche da un lato nuovo, soprattutto come poeta e trovatore.
Da allora in poi la letteratura francescano andò sempre più moltiplicandosi; e trovò un appassionato e valente cultore specialmente in Paul Sabatier, che si può dire diede un nuovo indirizzo scientifico agli studi sulla vita e l'anima del Poverello d'Assisi.
X. LA FIGURA DI S. F. - F. è una di quelle figure gigantesche della storia, che appaiono raramente, destinate da Dio ad attuare un mirabile capovolgimento spirituale nella società. Dopo sette secoli egli è ancora vivo nell'anima dei popoli, anzi ogni giorno il suo profilo ingigantisce maggiormente, grazie al suo fecondo apostolato di dolcezza, di semplicità e di povertà evangelica, fondato sulla base dell'amore e della fraternità universale. Egli è passato sulla terra come un «alter Christus», ricopiando in sé la figura divina del Salvatore come a nessun altro santo era stato concesso, assurgendo inoltre a prototipo della stirpe italica per il suo carattere gentile, intelligente, semplice, poetico, fino a far scrivere a qualche autore moderno, con forse discutibile esattezza: «F. è il più santo degli italiani e il più italiano dei santi».
BIBLI. 1. Ponti: a) Scritti di s. Francesco. Quelli certamente autentici si riducono ai seguenti: due Regole dei Frati Minori (una lunga del 1221 e quella definitiva del 1222); il testamento; alcuni frammenti inseriti nella Regola della Cimena, 28 admonitions, la Salutatio virtutum, l'opuscolo De religios habitatione in eremo, 6 epistole, e lo preghiere: Lueder Dei, Lueder domini, Salutatio B. Virginis, l'ufficio della Passione e il Cantico di frate Sole. La prima edizione assai volte ripetuta, ma
sovrabbandante di testi spuri, fu curata da L. Wadding e pubblicata ad Anversa nel 1623. Due edizioni critiche apparvero nel 1904: [L. Lemmena], Opuscula s. p. Francisci Assisiensis, Quaracchi 1904 e H. Böhmer, Anadolua zur Geschichte d. hl. Franz von Assisi. Una buona versione italiana: V. Facchinetti, Gli scritti di s. F. d'A., Milano 1921 (3ª ed., ivi 1944). b) Testimonianze storiche. Le principali e più autorevoli delle numerosissime leggende coeve o di poco posteriori a s. F., sono la Vita I (scritta nel 1228) e II (scritta nel 1246) di Tommaso da Celano, con il Tractatus de miraculis (1259 sgg.) dello stesso, e la Legenda maior a minor di s. Bonaventura. Questa, con molti altri testi da esse dipendenti e liturgici, sono pubblicate nel t. X di Annicizia Franciscana, Quaracchi 1926-47. Una buona e recente versione italiana delle leggende celanesi è quella di F. Casolini, Quaracchi 1926; mentre per quella di s. Bonaventura cf. la versione di G. Battelli, S. Casciano val di Pisa 1926. Altre leggende, importanti soprattutto per conoscere lo spirito di s. F., sono lo Speculum perfectionis e la Legenda trium sociorum, intorno alle quali à da fare qualche riserva sul valore storico e si sono agitate vivacissime questioni, Questione francescana (v.). c) Bibl. suite fenti, W. Goetz, Die Quellen zur Geschichte des hl. Franz von Assisi, Gotha 1904; M. de Barcellone, Estudio crítico de los fuentes históricas de s. Francisco y Santa Clara, Barcelona 1921; A. Masseron, Les sources de la vie de st François d'Assise, in St François d'Assise, Parigi 1927, pp. 6-67; M. Bibl. Disquisitiones Celanenses, in Archivum Franc. histor., 20 (1947), pp. 433-66; 21 (1928), pp. 3-54, 161-205; L. Cellucci, Le leggende francescano del sec. XIII nel loro aspetto artistico, Roma 1929; Vredegando d'Anversa, De familias litterarias ad vitam s. Francisci Assisiensis pertinentibus, in Collectanea Franciscana, 1 (1931), pp. 433-50.

(per cortesia di mons. J. P. France)
FRANCESCO D'ASSISI, santo - S. F. in ginocchio che abbraccia l'albero della Croce. Sillografia del Liber conformitatum, Mediolani per Gotardum Ponticum 1510.
1947; E. d'Ascoli, L'Anima di s. F., Ascoli Piceno 1949; J. Felder, S. F. Cavaliere di Cristo, Milano 1950.
Riccardo Pratesi-Alberto Ghinato
XI. ICONOGRAFIA
La descrizione della persona del Santo, tramandata da Tommaso da Celano, è troppo generica perché se ne possa riconoscere la suggestione precisa nel costituirsi della iconografia francescana.Il più antico ritratto di s. F. rimane ancora quello ad affresco nel Sacro Speco di Subiaco, eseguito ca. il
1228, da un pittore della scuola romana, prima che il Santo, indicato semplicemente come «frater Franciscus», venisse canonizzato. I caratteri bizantini sono attenuati da una tendenza ritrattistica e da un senso di umanità che andranno perduti nei dipinti successivi del sec. XIII. Il Santo sostiene un cartiglio inserito: «Pax huic domui», augurio per la visita da lui compiuta ai monasteri di Subiaco. Nella tavola di Bonaventura Berlinghieri (1235) nella chiesa di S. F. a Pescia, la figura del Santo assume aspetto di immobile, ieratica frontalità bizantina: stringe un libro sacro, ha le stimmate e solleva la destra in atto di salutazione. Ingenuo senso narrativo si nota nelle storiette ai lati della figura, che rappresentano: S. F. che riceve le stimmate, La predica agli uccelli, Il miracolo d'una bambina guarita presso la tomba del Santo, La guarigione degli attratti, da Lo storpio nel bagno e de Gli ossessi. Per il s. F. che riceve le stimmate, va ricordata una tavola della scuola dei Berlinghieri, nell'Accademia di Firenze, ove, per la prima volta, la figura del Cristo, con le ali da cui scaturiscono i raggi, appare crocifissa. L'iconografia della tavola di Pescia

(per cortesia del p. O. Steno, O.F.M. Unir.)
La figura di s. F. si umanizza nell'affresco di Cimabue (Assisi, Basilica inferiore); e più ancora negli affreschi di Giotto (Basilica superiore; e Firenze, S. Croce) chiaramente derivati dal racconto di s. Bonaventura, con la presentazione del Santo come taumaturgo, immagine sempre vigile, commossa, sofferente. Dopo Giotto l'iconografia francescana, ormai pienamente costituita, non subisce variazioni notevoli.
L'immagine del Santo appare isolata o in composizioni complesse nell'arte italiana ed europea, sempre riconoscibile per caratteri iconografici ormai stabiliti: dal s. F. di Donatello (Padova, S. Antonio), a quello che appare nella Madonna di Foligno di Raffaello, a quelli dipinti dal Barocci, le differenze sono più che altro nell'azione, non nella persona fisica del Santo. Tra le Storie di s. F. dopo Giotto si ricorda il ciclo ad affresco di B. Gozzoli a Montefalco (1452). Nell'arte barocca la figura di s. F. assume, infine, aspetti di un patetismo più accentuato, come nel s. F. della Pinacoteca di Cremona,
copia dal Caravaggio, nel S. F. che abbraccia Gesù del Murillo (Siviglia, Museo), nel S. Francesco sorretto da un angelo, di Orazio Gentileschi, ecc. - Vedi tavv. CII-CIII.
BIBLI: A. Westlake, On the authentic portraiture of F., Londra 1897; A. Goffrin, St François d'Assise dans la légende et dans l'art primitif italien Bruxelles 1909; B. Kleinschmidt, S. Franciscus V. Assisi in Kunstlegende, Monaco-Gladbach 1911; V. Facchinari, Iconografia francescana, Milano 1924; N. Turchiani, S. F. nell'arte dei ecc. XIII e XIV, in Illustrazione italiana, Natale 1925-26, p. 42; M. Vandal, St François d'Assise et ses interprètes dans l'art, Parigi 1927; M. Villain, St François et les peintres d'Assise, Parigi 1941. Luigi Grassi