FRANCESCO D'ASSISI, SANTO

FRANCESCO
FRANCESCO

D'ASSISI, santo. — Fondatore di tre Ordini religiosi
(Frati Minori, Clarisse, Terz'ordine francescano),
patrono dell'Azione Cattolica; con S. Caterina da
Siena, patrono principale d'Italia, chiamato anche
con gli appellativi di «patriarca serafico», «padre
dei poveri», ecc. N. ad Assisi verso la fine del
1818 o il principio del 1828, ivi m. la sera del 3
ott. 1226.

SOMMARIO: I. La giovinezza. — II. La conversione. — III. La
cazione e la fondazione dell'Ordine dei frati Minori. —

IV. L'apostolato primitivo e le prime missioni all'estero

V. L'orga- nizzazione dell'Ordine. Le Regole. — VI. Gli ultimi anni. Le stim- mato. —

VII. La morte

VIII. La canonizzazione e il culto

IX. 8. E. interventi e secoli. — X. La figura di n. F. — XI. Iconografia.

I. La giovinezza

Figlio di Pietro di Bernardone, ricco mercante di stoffe, e di donna Pica, forse di nobile casato. Nulla di certo si sa sulla famiglia pa- terna, che erroneamente alcuni volevano oriunda luc- chesse, né sulle pretese origini provenzali della madre. Ricevette al Battesimo il nome di Giovanni, mutato poi dal padre, reduce dalla Provenza, in quello di Francesco. Frequento la scuola presso la chiesa di S. Giorgio, dove imparò la lingua latina, alla quale aggiunse poi una certa conoscenza della lingua e della letteratura francese, specialmente trovadorica.

Dotato di squisite qualità naturali, amò nella sua gio-
ventà il fasto della ricchezza e del vestire, la frequenza
dei festini e delle allegre brigate, la poesia dell'amore,
la gloria delle imprese guerresche. La gita gioventù di
V. viene presentata diversamente dalle fonti: Tommaso
de Celano e altre leggende forse caricano per artificio let-
terario le tinte fosche, mentre s. Bonaventura e la leggenda
detta «dei tre compagni», che per la maggior parte è de-
dicata agli anni giovanili di F., la dipinge pura, illibata,
generosa.

colà chiesa di S. Damiano fuori della mura di Assisi, ed il Creccioso parlargli: «Va, F., restaura la mia casa, che, come vedi, minaccia rovina». Interpretò allora letteralmente il comando e si diede a restaurare la chiesa di S. Damiano, e le altre due chiesette di S. Pietro e S. Maria degli Angeli (la Porziuncola). Così si decideva a uscire dal secolo a; il padre Pietro di Bernardone si oppose alle tante appartenenti straniere, dapprima rinchiudendo il figlio in un sottoscala, da cui fu liberato dalla madre; poi ricorrendo al tribunale dei consoli. Ma F. appello, come religioso, al tribunale ecclesiastico e davanti al vescovo di Assisi rinunciò ad ogni cosa, restituendolo al padre perfino le vesti, con la celebre espressione: «D'ora innanzi non chiamerò più padre mio Pietro di Bernardone, ma si Padre nostro che sei nei cieli». Da quel momento incominciava il «sacrum commercium» di S. F. con madonna Poverità.

III. LA VOCAZIONE E LA FONDAZIONE DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI

Udito il 24 febbr. 1209, festa di S. Mattia, il Vangelo della missione degli Apostoli, sentì in esso quasi una chiamata personale e si decise per la vita apostolica. Incominciò a predicare. I primi discepoli gli si associarono: Bernardo di Quintavalle, nobile e ricco assistito. Pietro Cattani, dotto giurista e canonico, l'estatice frate Egidio (v.), Marco, Giovanni della Cappella, Sabatino, Filippo Longo, Giovanni di S. Costanzo, Barbaro, Bernardo di Vigilante, Angelo Tancredi. Raggiunto questo piccolo gruppo, detto «in poche e semplici parole» (Testamento di S. F.) una Regola che comprendeva gli elementi essenziali della vita religiosa. Nel 1210 si recò a Roma per ottenere da Innocenzo III l'approvazione della sua istituzione. Le difficoltà che sorsero a questo progetto — dati i tempi in cui i movimenti a carattere apostolico in senso eterodosso si moltiplicavano — furono superate per la protezione del vescovo di Assisi e del card. Giovanni di S. Paolo (v.); Innocenzo III concesse a voce la sua approvazione, dando la tondura a S. Francesco e a tutti i primi suoi compagni e promettendo più larghi favori in seguito. Tornati ad Assisi, fermarono per qualche tempo la loro residenza a Rivotorto, poi definitivamente alla Porziuncola, che diventerà la culla dell'Ordine serafico, il centro di tutto l'Ordine, il luogo ove F. desidererà di morire. Ivi il 18 marzo 1212, domenica delle Palme, vestì l'abito religioso s. Chiara (v.), dando così origine al Second'ordine francescano, Clarisse (v.).

IV. L'APOSTOLATO PRIMITIVO E LE PRIME MISSIONI ALL'ESTERO

Dopo l'ufficiale approvazione e missione pontificia, incominciò un più sistematico apostolato, partendo dall'Umbria, ed estendendolo poi nella Toscana, nelle Marche, nel Lazio e nelle altre regioni d'Italia, parte recandovisi personalmente, parte mediante i suoi discepoli che ormai aumentavano di numero. Al nuovo metodo d'apostolato spicciolò di quegli «uomini nuovi» corrisposte nel popolo un entusiasmo e un rinnovamento straordinario. Chiedevano di appartenere al suo Ordine persone d'ogni stato sociale, anche gente legata in matrimonio. Da ciò ebbe origine l'iniziativa del Terz'ordine, a cui diede una Regola probabilmente nel 1221.

Già dal 1222 faceva i primi tentativi d'uscire d'Italia. In quell'anno s. F. si imbarcò ad Ancona per la Siria, ma una tempesta lo sospinse sulle coste dalmate, donde, non potendo più proseguire, ritornò in Italia. Fra il 1213 e il 1215 si recò in Spagna, donde una malattia lo costrinse al ritorno. Qualche anno dopo inviava altri suoi frati al Marocco, i quali nel 1220 consacravano con il sangue la loro evangelizzazione, diventando i protomartiri dell'Ordine (v. FERRANDO). Intorno a questi

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anni i Frati Minori erano già diffusi in molte regioni di Europa e del vicino Oriente.

Nuovamente nel 1219 riprendeva egli stesso la via dell’Oriente, raggiunto il disorganizzato esercito crociato in Egitto, mentre insediava Damietta. Dopo aver cercato inutilmente di mettere la concordia fra i Crociati, predisse loro la terribile sconfitta seguita il 29 ag. Penso di convertire il soldato (al-Malik al-Kāmil) e, attraverso con frate Illuminato il campo infedele, recò «alla presenza del Soldan superba». Se non ne ottenne la conversione, ottenne però il permesso di predicare liberamente il Vangelo nei suoi domini.

Ben presto tuttavia dovette tornare in Italia anche per alcuni turbamenti sorti nell’Ordine, dei quali aveva ricevuto notizia in Oriente.

V. L’ORGANIZZAZIONE DELL’ORDINE. LE REGOLE. — Il rapido moltiplicarsi della sua famiglia e la diffusione che dovunque si estendeva, imponere presto problemi di organizzazione che la primitiva Regola, comporta di poche frasi evangeliche, non bastava a risolvere. Incominciò perciò a chiamare periodicamente a raccolta i suoi frati in congressi che, dal 1217 almeno, diventano i Capitoli generali dell’Ordine, nei quali si discutono i problemi dell’Istituto e si promulgano le disposizioni nuove. Erano sempre convocati presso la piccola chiesa di S. Maria degli Angeli, la Porziuncola, che dal 1216 era stata arricchita da papa Onorio III della celebre indulgenza. Nel Capitolo del 1217 s. F. divideva in province l’Ordine. In quello del 1221, che fu probabilmente il famoso Capitolo delle stuoie cui parteciparono 500 frati, fu riesaminata, ampliata e modificata la Regola primitiva con la promulgazione della cosiddetta «Regola prima», in realtà la seconda. Ma trovata un po’ imprecisa e abbondante, veniva nuovamente redatta, con l’aiuto di un dotto giurista, il card. Ugolino (poi Gregorio IX), e ne risultò la Regola definitiva che il Santo, ancora con l’appoggio del cardinale, fece approvare da Onorio III il 29 nov. 1223.

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(1st. Anderton)