QUESTIONE FRANCESCANA. - Passa sotto questo nome la questione delle fonti biografiche di s. Francesco, e particolarmente della leggenda detta « dei Tre Compagni », che ha coinvolto, nelle trattazioni degli studiosi, anche la leggenda detta Speculum Perfectionis e altre biografie del primo secolo della letteratura storica francescana.
I. LE FONTI BIOGRAFICHE DI S. FRANCESCO. - Oltre agli opuscoli lasciati dal Santo, si ha un'ingente quantità di materiale biografico in numerose leggende o biografie del sec. XIII e principio del sec. XIV, che vengono considerate fonti della sua vita e che si presentano distinte in due grandi gruppi: leggende autentiche e leggende di origine incerta. Leggende autentiche sono le due di Tommaso da Celano, con il Trattato dei miracoli, e la leggenda scritta da s. Bonaventura; di esse ne furono elaborate varie (come una di Cesario da Spira e un'altra metrica di Enrico d'Avranches) particolarmente per uso liturgico. Leggende d'incerta origine, sono quelle di cui non si conosce l'autore, la provenienza precisa, il tempo di composizione. Fra queste, sono della massima importanza: la leggenda « dei Tre Compagni » e lo Specchio di perfezione. Intorno ad esse verte tutta la q. f., sorta sullo scorcio del secolo scorso e non ancora chiusa.
II. ORIGINI DELLA CONTROVERSA
La leggenda « dei Tre Compagni », è detta così perché porta come prologo una lettera che i tre compagni di s. Francesco, frate Leone, frate Angelo e frate Rufino, scrissero da Greccio il 17 sett. 1246; in essa dicevano d'inviare alcune loro memorie al Ministro Generale. Era nota già dagli Acta SS. (Octobris, II, Anversa 1768). Nel 1856 però l'annalista dell'Ordine, p. Stanislao Melchiorri, pubblicava un volgarizzamento della medesima leggenda, ma molto più ampio (79 capitoli invece dei 18 tradizionali) il cui materiale era stato tolto da altre fonti biografiche del Santo (Celano, s. Bonaventura, Fioretti, ecc.).Nel 1894 SABATIER, PAUL (v.) nella sua Vie de St François, analizzando la leggenda, faceva notare come fosse manchevole e sproporzionata nella narrazione della vita del
Santo (dei 18 capitoli, 14 riguardavano la giovinezza e la prima conversione di s. Francesco, 2 riguardavano il card. Ugolino [Gregorio IX], e gli altri la morte e la canonizzazione del Santo) e prospettava l'idea di una mutilazione della leggenda, forse da parte dei Superiori dell'Ordine. Affacciarono questa idea i pp. Marcellino da Civezza e Teofilo Domenichelli, che pretessero ricostruirla nella sua integrità sul volgarizzamento pubblicato nel 1856 dal Melchiorri (1899). Il tentativo puerile diede occasione al p. Van Ortroy di demolire criticamente l'autenticità della stessa leggenda, quale compilazione del sec. XIV o della fine del sec. XIII. Dubbia per lui rimaneva la lettera del prologo che non corrisponde al contenuto. Il Sabatier rispose, ma la maggior parte dei critici si schierò con il p. Van Ortroy.
A questo momento compare lo Speculum perfectionis, noto bensì agli storici francescani, ma presentato ora in una erudita edizione di P. Sabatier (1898) come inedito e attributo a frate Leone. Fondandosi su una falsa notizia del Codice Mazarino, il Sabatier ne fissò la composizione al 1227, appena un anno dalla morte del Serafico, senza accorgersi dell'aperta ripugnanza della data, ben tosto rilevata dai critici: nel 1900 Salvatore Minocchi trovava un altro codice nel Convento d'Ognissanti a Firenze con la data del 1318, assai più verosimile. Con semplici induzioni critiche, scoprì tuttavia fra le narrazioni dello Speculum un fondo più antico che poteva risalire ai compagni di s. Francesco. Poco dopo realmente p. Leonardo Lemmens trovava una redazione più antica dello Speculum in un codice di s. Isidoro (1/73) di Roma, in quasi perfetto accordo con le deduzioni del Minocchi, il quale ne concluse che il vero scritto inviato dai «Tre Compagni», con la lettera da Greccio, al Generale, nel 1246, era proprio questo. Altre difficoltà però non lasciano totalmente sicuri: ad es., quella che il suaccennato prologo nei codici si trova sempre unito alla tradizionale leggenda «dei Tre Compagni», e mai con lo Speculum Perfectionis.
III. RISULTATI E IPOTESI
Accettata l'opinione del Minocchi, cosa resta della leggenda «dei Tre Compagni?». Alcuni, specie i più vecchi, i Sabatieriani, e anche alcuni dei recenti ne ammettono l'autenticità, ma fra essi vi è chi la dice integra e in piena corrispondenza con il prologo (Pulignani, recentemente il Barbi, ecc.) altri mutila (Sabatier), altri come parte di una composizione completata dallo Speculum (Mandonnet, Tilleman, Joergensen). La maggior parte però ne rigetta l'autenticità e la riporta alla fine del sec. XIII o inizio del sec. XIV: alcuni la considerano compilazione unitaria ma tardiva sulle fonti precedenti, specie sul Celano (Bibl); alcuni vi vedono sfruttate fonti precedenti, in parte sconosciute o perdute (Cuthbert); per altri, ha attinto alle stesse fonti cui attinse la Legenda secunda del Celano (Oliger); una recentissima opinione (Moorman) la vorrebbe composta a tratti successivi, di cui un primo nucleo risalirebbe a un tempo antecedente la stessa Legenda Prima del Celano (1228 sgg.).Da tutto ciò si vede quanto si sia ancora lontani dalla soluzione del problema, che ne implica anche altri secondari.
Contra duas novas hypotheses prolatas a Joh. P. H. Moorman, in Archiv. franc. hist., 39 (1946, ed. 1948), pp. 2-37.