QUESNEL, PASQUIER

QUESNEL, PASQUIER. - Giansenista, n. a Parigi il 14 luglio 1634, m. ad Amsterdam il 2 dic. 1719.

Erede spirituale di Antoine Arnauld, rappresenta la fase del giansenismo ribelle dopo la Pace Clementina (1669). La madre morente aveva commesso a Arnauld: «Ne se relâcher jamais de la défense de la vérité, et la soutenir sans aucune crainte, quand il irait de mille vies». Arnauld, fedele, aveva aggiunto come testamento alle monache di Port-Royal: «Ne répondre jamais abso-lument, mais toujours par «si». Par là on ne s'engagera à rien». Q. accettò questa tradizionale consegna, e il gian-senismo ebbe in lui un abile difensore, un divulgatore popolare e un propagandista mordace. Meno erudito di Arnauld, meno insinuante di Saint-Cyrán, Q. possedeva una duttilità passionale e di una ascultanza stilistica che gli permise di attizzare a corte, nei parlamenti, nei conventi e nel clero «lo spirito di contraddizione». Per questa sua astuzia letteraria e politica, non esente da una audacia ora mascherata e prudente era spregiudicata e irruenta, fu particolarmente apprezzato dai giansenisti e temuto dai cattolici. Ma egli deve principalmente la sua notorietà alla particolare situazione religiosa e politica determinatasi in Francia negli ultimi anni del Seicento e ai primi del Settecento e all'inserzione sua come legame fra due movimenti in origine diversi, quello galileano e giansenista. Arnauld, Saint-Cyrán e i portorealisti, negando la loro sottomissione, almeno interna, all'autorità della Chiesa e iniziando nel senso stesso del cattolicesimo l'autonomia della regione di fronte alla fede, prestavano infatti un facile approdo alle teorie galiliane, le quali acuivano il sentimento nazionale sino a divinizzarlo in forme politiche e storiche con conseguente risentimento verso la Chiesa romana che condannava ogni forma di statolatria. «Il re-scriveva Fénelon nelle sue note - è in Francia capo della Chiesa più che non il Papa. Libertà di fronte al Papa, servitù di fronte al re». Con questa libertà e in questa servitù rivive il tardo giansenismo francese con la sua doppia vita. Certamente lo spirito che anima i galli-cani è diverso da quello dei giansenisti, considerati da Luigi XIV settari irrequieti e dannosi alle sue mire asso-lutiste e quasi una emanazione degli infausti ugonotti, e in realtà insofferenti dell'autorità e infallibilità pontificia ed insieme d'ogni ingerenza statale. Infatti si volsero ai parlamenti reali solo per sfuggire da condanne ecclesia-stiche. Ma c'era un punto in comune: il Papa è inferiore al Concilio; le decisioni del Papa, anche in materia di fede, non sono irreformabili se non dopo il consenso della Chiesa, e vi si aggiungeva una nota di colore nazionalistico: il potere del Papa è limitato dai canoni della Chiesa universale e dalle regole e dalle consuetudini della Chiesa galiliana (dichiarazione del clero galileano del 1682).

In questo clima Q. iniziò la sua formazione come oratoriano. Port-Royal aveva precedentemente avuto speciali relazioni con l'Oratorio: lo associava nella dottrina della Grazia una concezione antimolinista e nella prassi ascetica una pietà intesa con rigore e nudità cristiana, che i giansenisti spinsero poi al-l'accesso. Quel timore della natura come peso di morte, quel rifugiarsi in Dio distaccandosi dalle crea-ture, quell'attitudine un po' timida davanti al Re-dentore rendevano l'Oratorio amabile agli occhi dei rigoristi di Port-Royal. Anche cessati i rapporti con l'Oratorio, per il suo allontanamento, Q. continuò a firmarsi «prete dell'Oratorio». Q. non si limitò a una semplice e parziale simpatia verso le dottrine gianseniste, e quando De Condren e Bourgoing obbligarono tutti gli Oratoriani a sottoscrivere il formulario del 1657, tra quelli che elusero la sotto-scrizione appare il suo nome. Più volte, in seguito, accusato di giansenismo, sottoscrisse, per evitare mai peggiori, ma solo formalmente, e in modo che il suo pensiero apparì sempre ben chiaro. Esiliato ad Orléans dall'arcivescovo di Parigi (1681), espulso dal-l'Oratorio (1684), nel 1685 raggiunse Arnauld a Bruxelles, dove insieme lavorarono a favore dell'eresia. Le Réflexions morales sur les Evangiles, edite già nel 1671 e proibite da Clemente X nel 1675, insieme alle note e alle dissertazioni che avevano accompa-gnato l'edizione completa delle opere di s. Leone Magno, vennero estese a tutto il Nuovo Testamento, ed egli stesso ne curò varie edizioni. Il titolo defini-tivo dell'opera è: Le Nouveau Testament avec des Réflexions morales, edita la prima volta nel 1668, con annotazioni ad alcune parole di Gesù, e poi

nelle successive ampliata a tutti i versetti dei libri del Nuovo Testamento, e infine nel 1699 pubblicata in otto volumi.

Queste Réflexions, e ancor più la loro inserzione nell'Indice e la loro condanna, dettero occasione in Francia e nei Paesi Bassi ad abbondante letteratura polemica: una serie di opuscoli sulla Confessione e sulla Comunione, sulla morte del Cristo e sulla felicità della morte cristiana, ecc., una vera inondazione di scritti teologici e polemici, contro condanne vescovili o papali o in esaltazione e in difesa dei giansenisti: opuscoli brevi, tomi eruditi e volumi in fol. e in quarto, per lo più anonimi o sotto pseudonimo. E poiché in Francia si proibì di entrare in polemica su questioni giansenistiche, stando zitti i cattolici, questa varia letteratura creò il luogo comune che tutta la scienza e la vera dottrina fossero dalla parte giansenista e che i loro avversari non sapessero difendersi che con misure di forza, con il mandare al fuoco o all'Indice i libri e con l'esiliare gente che era in stima di santità e di dottrina. Così cresceva la seta, e per rispondere a una pubblicazione di Q., Fénelon doveva chiedere il permesso: «Pendant que j'ai les mains liées pour la défense de la foi, M. Habert a la liberté d'écrire pour soutenir son erreur » (lettera del 9 ott. 1712); libertà che diveniva spesso audacia. Se Arnold verso Roma cercava di salvare le forme esterne ed evitare una rottura aperta, Q. gettò la maschera passando direttamente all'attacco aspro, incisivo, capeggiando la generazione dei ribelli, detti «appellanti», per i continui appelli al Papa meglio informato o al Concilio nelle discussioni e nei dissensi: «appelli cioè a un tribunale, che non esisteva né poteva esistere per la semplice ragione che essi non avrebbero mai riconosciuto legittimo un Concilio che li avesse condannati; puri pretesti di disobbedienza ecclesiastica che finivano sempre in un ossequio obbligato ai tribunali civili. Le 10 proposizioni che Clemente XI trovò condannabili nelle Réflexions nel 1693 costituirono il pericolo di uno scisma, non numeroso, ma grave. La storia ecclesiastica di quel tempo è colma di episodi, di assemblee, di equivoci, di ambiguità da parte del card. di Noailles, del vescovo Soanen, e di non pochi altri religiosi e teologi. Lo stesso Luigi XIV, pure fiero avversario del giansenismo, mentre levava un braccio per colpirlo con l'altro gli offriva nel gallicanesimo un rifugio. Quando l'8 ag. 1694 Arnauld a Bruxelles morì fra le sue braccia, affidò a Q. la direzione del partito. Fatto arrestare da Filippo V di Spagna nel maggio 1703, nel sett. riuscì a fuggire, e Utrecht divenne il centro di tutto il movimento giansenista. Lo raggiunse la scomunica dell'arcivescovo di Malines il 10 sett. 1704. La S. Sede intanto decise la condanna definitiva di tutti i suoi errori nella prima bolla Universi del 1708, poi in quella Unigenitus dell'8 sett. 1713 condannò in globo le 10 proposizioni dove insieme agli errori di Giansenio e di Saint-Cyran Richer (v.) sulla costituzione della Chiesa. Nacque il cosiddetto «quenselismo» che immediatamente il giansenismo dopo la condanna pontificia. Q. attuò infatti una singolare fusione tra gallicanesimo e giansenismo, ma un giudizio autentico sulla sua persona e sulla sua opera lo mostrò solo un ripetitore audace e spregiudicato della dottrina di Giansenio e di Arnauld.

In luogo di trattati sistematici o completi fra la natura e la Grazia e le varie questioni teologiche, non si trovano in Q. che punti di vista frammentari, postille, abbozzi dottrinali esposti a caso nel commento di un testo. Questa forma offriva all'autore il vantaggio di nasconderlo dietro un testo della S. Scrittura e l'assenza di un contesto sistematico gli prestava facili scappatoie.

Questa indeterminatezza d'esposizione dottrinale rende difficile la comprensione esatta del suo pensiero e insieme della sua condanna. Né raccogliendo con cura tutti i testi che parlano delle medesime questioni si potrebbe avere del suo sistema un'idea sufficientemente chiara, non solo per la difficoltà di ridurre i frammenti in un capitolo sistematico, ma anche per il fatto che Q. non è mai teologicamente chiaro e preciso. Si può osservare che se in Baio come in Giansenio e Arnauld, ad es., il sistema della Grazia parte dallo studio comparativo dello stato primitivo dei nostri progenitori e da quello decaduto, Q. s'orienta piuttosto a un'idea centrale: l'eccellenza e l'onnipotenza della Grazia di Gesù Cristo. E l'immenso successo delle sue Réflexions, oltre alle ragioni d'ordine politico e religioso che fecero di quel libro il segno di una lotta per attribuire ai vescovi giurisdizione contro il Papa e al clero infiero e ai laici il diritto personale di giudicare in materia di fede e di costumi, è dovuto al particolare favore del card. di Noailles, alla stima per tutte le opere in difesa dei solitari di Port-Royal, alla bellezza del loro stile e alla passione spirituale che faceva ripetere al giansenista Batterel: «Nous n'avons jamais eu de plume dans l'Oratoire qui ait parlé de Dieu d'une manière si noble, si élevée, si lumineuse; j'ajoute, si pure et si élégante». Moredo Arnauld, Q. aveva destinato il cuore alle Cistercensi di Port-Royal; morendo egli stesso, sembrò non mutare fede, pur sottoscrivendo una formola, molto discutibile, di fede cattolica. Il «padre priore», come lo chiamavano i superstiti giansenisti, lasciava dietro di sé una generazione che nel disprezzo dell'autorità e nel criticismo ecclesiastico preparava il terreno, insieme alla negazione d'ogni verità rivelata, all'illuminismo rivoluzionario della fine del secolo.

BIBL.: V. ANTILLE, Rome et la France-Fragment de la const. Unigenitus, Parigi 1901; L. Batterel, Mémoires domestiques pour servir à l'histoire de l'Oratoire, ivi 1905; A. De Meyer, Les préséries controversées giansenistes en France, Lovanio 1917; F. Litt, La Question de Rapport entre la Nature et la Grâce de Bais au Synode de Pistoie, Louis-Daine 1934; J. Carreyre, s. V. in D'ThC, XIII, coll. 1460-1535; L. Willaert, Bibliotheca Gianseniana Belgica, II, Lovanio 1951, pp. 1139-42. Benvenuto Matteucci