RAMBERTO dei PRIMADIZZI. - Teologo domenicano, n. a Bologna, m. a Castello (Venezia) l'8 nov.

Sono apocrifi il I e il VII l., nei quali soltanto l'croe Rāma è riguardato come un'incarnazione di Visnu. Il contenuto del R. originario è il seguente: Das'aratha, re del Kosala (Oudh), aveva tre mogli e quattro figli, il maggiore dei quali, Rāma, nato da Kaus'alyā,
1308. Religioso nella città natale, studiò a Bologna e a Parigi; fu discepolo di s. Tommaso.
Maestro in teologia, insegnò a Parigi e a Bologna, dove fu pure consultore del S. Uffizio (1288-91, 1299-1303). Partecipò al Capitolo generale di Palencia (1291) e si dichiarò in favore del maestro generale Munio di Zamora, che Niccolò IV voleva deporre. Il 20 febbr. 1308 fu nominato vescovo di Castello. Licenziato a Parigi, dovette scrivere un commento alle Sentenze e forse, come maestro, lasciò dei Quodlibeta; non se ne ha tuttavia notizia alcuna. Di lui si conserva solo l'Apologeticum veritatis contra corruptorum. Con questa opera, scritta probabilmente a Parigi, R. ribatte tutte le critiche che Guglielmo de la Ware aveva mosse a s. Tommaso, non risparmiando altri antinomisti, quali Enrico di Gand, Matteo d'Acquasparta, Egidio Romano.