FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO. - Opere soprannaturali che s. Paolo, Gal. 5, 22-23, oppone alle opere della carne enumerate nei vv. 19-21.
L'Apostolo non intese enumerare tutte le opere della carne, poiché ne conclude la serie di 15 (imputicizia, impurità, licenza, idolatria, ecc.) con l'espressione «e altre cose simili». S. Agostino (in Ep. ad Gal., 5, 22) e s. Tommaso (Sum. Theol., 1, 2-2, q. 70, a. 3, ad 4) ri- tengono perciò che l'enumerazione dei f. dello S. S., più sintetica è anch'essa incompleta. «S. Paolo avrebbe potuto enumerare di più o di meno» (s. Tommaso). Il testo greco, i Padri greci, i più antichi manoscritti della Volgata enumerano solo nove f. dello S. S. La Volgata Clementina ne ha invece dodici, giacché ha inserito tre varianti: patientia, mansuetudo, castitas, mancanzi nei cod. della Volgata A F M ed altri. I nove f. dello S. S. sono: carità (ἀγάπη), gioia (χαρά), pace (εἰρήνη), longanimità (ἀμαρτωλός), benignità (βαρύτης), bontà (ἀγαθός), fede (πιστός), mensuetudine (πρεσβυτή), contentanza (ἐπερπάτησις).
L'espressione «frutto» sembra connessa con Mt. 7, 16-18; «l'albero buono fa frutti buoni». I frutti dell'albero buono sono un prodotto naturale, saporito, gradevole. Ugualmente ogni operazione che procede da una virtù perfezionante la natura è connaturale e gradevole. Ciò è vero già delle virtù acquisite, di ordine naturale. Se l'operazione procede dalle virtù infuse sotto l'influsso dello Spirito Santo, si hanno i f. dello S. S. Come il frutto dell'albero buono produce un gradimento sensibile, il f. dello S. S. produce la gioia spirituale, almeno nella parte più alta dell'anima, anche se si tratta della pazienza e lunganimità che sopportano con calma le avversità.
Dall'enumerazione dei f. dello S. S. in Gal. 5, 22-23 risulta, osserva s. Tommaso (loc. cit., a. 3), che lo Spirito Santo tende a ordinare l'uomo: «nella sua vita inima con Dio mediante la carità, la gioia, la pace, la longanimità (e pazienza); 2° relativamente al prossimo, mediante la benignità, la bontà, la mansuetudine, la fedeltà; 3° relativamente alla parte inferiore di noi stessi, mediante la modestia, la continenza (e castità).
Gli atti di queste virtù diventano frutti gradevoli perché l'oggetto di ogni virtù è un «bonum honestum et delectabile», il che si verifica principalmente della carità che ha per oggetto Dio sommo bene (s. Tommaso, loc. cit., a. 1, ad 1). Così, la gioia spirituale e la pace sono effetti della carità. Come dice s. Tommaso (ibid.), tutti gli atti delle virtù infuse e quegli dei sette doni possono essere perciò chiamati f. dallo S. S.
Le otto beatitudini evangeli che esprimono gli atti più perfetti delle virtù infuse unite ai doni, ad es., la contemplazione infusa, che procede dalla fede illuminata dai doni d'intelligenza di sapienza.