BELGIO

BELGIO. - Stato dell'Europa nord-occidentale, (30.508 kmq.; poco più del Piemonte), confinante con Olanda, Germania, Lussemburgo e Francia.

SOMMARIO: I. Geografia - II. Vicende storiche. - III. La Chiesa nel B. - IV. Letteratura. - V. Ordinamento scolastico.

I. GEOGRAFIA

Il solco in cui scorrono Schelda e Mosa ne divide il territorio in due distinte sezioni, orientate anch'esse, come quel solco, da SO a NE. La sezione meridionale è un altopiano interrotto da groppe collinose (Ardenne), dal clima umido e inclemente, dalla popolazione poco densa ed a carattere prevalentemente rurale; quella settentrionale, vasta e popolosissima, una pianura che declina lentamente verso la breve (66 km) linea di costa, dove sono anche plaghe depresse, riparate da dighe e messe a coltura (polders), dal clima tipicamente oceanico. La pianura che, ricca ed opulenta di messi nella sua parte mediana ed occidentale (Fiandra), si fa più povera e triste verso levante (lande del Campine), è attraversata dalla Schelda, modesta di corso, ma copiosa di acque e navigabile, sul cui estuario s'apre il massimo emporio commerciale del B. ed uno dei più attivi di questa parte di Europa: Anversa.

La popolazione (8, 4 milioni di ab. nel 1947) che attinge una densità elevata (276 ab. al kmq.; 540 nella regione centrale del Brabante), anzi la più elevata d'Europa (ma si tenga conto della modesta base territoriale), è costituita per oltre la metà da Fiamminghi, parlanti un dialetto germanico, e per poco meno della metà da Valloni di lingua francese (con piccoli gruppi di parlanti il tedesco ad oriente): i due domini

linguistici sono divisi grosso modo dalla linea Tournai-Liegi. La quasi totalità del paese è cattolica; i protestanti costituiscono appena lo 0,3% e gli ebrei lo 0,1% del totale. Oltre la capitale Bruxelles (ca. 1 milione di ab., con i sobborghi), diverse città evadono, per la loro importanza economica, un interesse puramente nazionale: Anversa (256 mila ab.), Gand (161 mila ab.), centro dell'industria laniera, Liegi (151 mila ab.), il principale centro siderurgico, Malines (61 mila ab.), Ostenda (48 mila ab.), ecc.

Agricoltura ed allevamento, sebbene fiorentissimi, passano, nell'economia del paese, in seconda linea di fronte all'attività industriale e commerciale, favorite, la prima dalle ricchezze minerarie (carbon fossile, ferro, zinco), la seconda dalla privilegiata postura del paese, al punto d'incrocio delle vie di comunicazione fra le regioni extrauropee (oltre l'Inghilterra) e l'Europa orientale e fra questa e l'Europa occidentale.

Il regno del B. è una monarchia costituzionale rappresentativa con Parlamento bicamerale, unito in unico Stato con l'Olanda nel 1815, il B. se ne staccò nel 1830.

ProvinceSuperficie in kmq.Popolazione (Stima) 1945Den- sità kmq.Capoluogo pop. in 1000
Anversa2.8311.255.760444Anversa (256)
Brabante3.2831.773.635540Bruxelles (935)
Fiandra occid.3.234984.475305Bruges (53)
Fiandra orient.3.0021.207.805402Gand (161)
Hainaut3.7211.185.904319Mons (25)
Liegi3.951928.941235Liegi (151)
Limburgo2.408443.758184Hasselt (29)
Lussemburgo4.418214.10548Arlen (11)
Namur3.660350.12196Namur (31)
Eupen e Mal- médy1.05666.85463
TOTALE31.5648.411.358276
BIBL.: C. Lemonnier, La Belgique, Bruxelles 1905; F. Kraentzel, Géographie de la Belgique, ivi 1909; H. Chabriant, La Belgique moderne, Parigi 1910; I. Halkin, Géographie de la Belgique, Namur 1923; A. Demangeon, Belgique, in Géogr. Universelle, diretta da P. Vidal de la Blache e L. Gallois, II, Parigi 1927; S. Grande, B., in Terra e Nazioni, Milano 1932; C. Merlo, in Geogr. Universelle diretta da R. Almagià, I, II, ivi 1940.

II. VICENDE STORICHE

Non è necessario aspettare il 1830, anno della rivoluzione che consacrò la separazione definitiva dei Paesi Bassi del nord da quelli del sud, per parlare del B. Se la formazione dello Stato belga non risale oltre quella data, le province del sud avevano già una loro forma d'indipendenza sotto principi comuni a partire dal medioevo. Poste tra la Neustria e l'Austrasia, le province s'affrancarono presto dall'azione centralizzatrice del regno di Francia e dell'impero. Con il trattato di Verdun (843), la formazione della Lotaringia aveva legato i Fiamminghi e i Piccardi della riva sinistra dell'Escaut all'influenza francese, facendo dipendere dall'impero le popolazioni di lingua vallone e germanica abitanti sulla destra del medesimo fiume e sulle rive della Mosa.

Le famiglie dei conti di Fiandra, di Brabante, di Hainaut, di Namur, di Limburgo e di Lussemburgo si unirono spesso sotto il regime feudale per conservare la loro influenza oltre le rispettive frontiere. Legate da vincoli matrimoniali alle famiglie reali dei paesi confinanti, questi principi parteciparono alla grande politica del loro tempo. Goffredo di Buglione, uno dei capi della prima Crociata, s'ebbe nel 1099 il titolo di «avvocato del Santo Sepolcro». La casa di Namur conservò l'impero latino di Costantinopoli dal 1217 sino alla sua fine. I Lussemburgo diedero parecchi titolari all'impero germanico. Il principato ecclesiastico di Liegi ebbe sì una vita politica

indipendente e riuscì a sfuggire al movimento centralizzatore dei Borgogna nel sec. XV, ma i vescovi eletti appartenevano spesso a famiglie comitali belghe, e la giurisdizione di essi comprendeva una buona metà delle province del B. Filippo il Buono riuscì a realizzare una prima unione degli Stati posti tra la Frisia e la Champagne. Quest'unione venne mantenuta, dopo la morte di Carlo il Temerario (1477), dalle armi di Massimiliano di Asburgo, marito di Maria di Borgogna. Questo matrimonio fece degli Asburgo i sovrani legittimi delle Province Unite. Per tre secoli essi dovettero, nell'assumere il potere, giurare di conservare i diritti e le franchigie dei comuni e degli stati, e venivano riconosciuti come conti o duchi o marchesi in ciascuna delle province, riunite in forma definitiva e rese indipendenti da ogni vassallaggio dalla Francia o dall'impero, a partire da Carlo V. I comuni e le città godevano di larghe libertà e possedevano carte di franchigia fin dal XII sec. Le imposte e i contributi dovevano ogni anno essere approvati dalle assemblee degli Stati provinciali, il che costituiva un limite all'arbitrio di principi potenti dai quali essi vennero trascinati nel giuoco della politica europea, prima sotto l'influenza della Spagna e poi sotto quella dell'Austria.

Sotto Carlo V e Filippo II, le città del nord subirono più profondamente l'influenza protestante, luterana prima e poi calvinista, e insieme con le province del sud insorsero contro la Spagna. Il sentimento nazionale esaltato dal desiderio delle libertà politiche e religiose parve per un istante trionfare dopo le repressioni del duca d'Alba (1568-73) e l'insuccesso del Requesens, inviato a riparare gli errori del suo predecessore (1573-76). Con la «Pacificazione di Gand» (1576) gli Stati Generali proclamarono di fatto la loro indipendenza. Don Giovanni d'Austria e poi Alessandro Farnese, aiutati dai «Malcontenti» cattolici della Confederazione d'Arras, riuscirono a far riconoscere l'autorità di Filippo II nelle province del sud e a intraprendere la sottomissione delle province del nord. Guglielmo d'Orange, capo della rivolta, non avendo potuto mantenere l'ideale nazionale di tolleranza del 1576, dovette rassegnarsi a difendere l'Unione d'Utrecht, raggruppando gli Stati del nord, la Fiandra e il Brabante. Mentre egli perdeva queste due province, l'Olanda, la Zelandia, l'Utrecht, la Frisia, Groninga e la Gheldria continuarono la lotta, escludendo dai loro territori ogni altra confessione che non fosse quella protestante. La maggior parte della popolazione rimasta cattolica, ma privata dei suoi sacerdoti, passò così a poco a poco all'eresia.

La lotta fra i Paesi Bassi del sud (Fiandra), divenuti praticamente indipendenti dalla Spagna sotto gli arciduchi Alberto e Isabella (1598-1623), e le Province Unite continuò fino al 1648 con grave danno di ambedue le parti. Il regno degli arciduchi assicurò alle province del sud uno splendido rinascimento cattolico nel campo dell'istruzione, delle arti e delle lettere. Il trattato di Münster (1648) consacrò la separazione definitiva del nord e del sud. La Fiandra perdette le regioni cattoliche del Basso Escaut, del Brabante settentrionale e dell'Oltre-Mosa, e si vide chiudere il porto di Anversa. Le guerre di Luigi XIV tolsero ancora ai Paesi Bassi spagnoli una buona parte della contea di Fiandra, l'Artois, il Cambéres, metà dello Hainaut, il Tournéis e una parte del Lussemburgo. I trattati dei Pirenei (1654), di Aquisgrana (1668) e di Nimega (1673) consacrarono queste amputazioni successive. La guerra per la successione di Spagna fece ancora delle province belghe la posta principale delle rivalità europee e fu causa di ampie devastazioni. Il trattato di Utrecht e posteriormente la convenzione di La Barrière (Anversa 1715) fecero passare queste province sotto l'autorità degli Asburgo d'Austria, dopo un regime d'influenza francese e bavarese durato più di venti anni. La pace restituì ai Paesi Bassi della corona d'Austria una incontestabile prosperità materiale, e tolta la parentesi della guerra di successione

austriaca (1745-48) essi poterono svilupparsi nella tranquillità e nell'ordine. Però l'opposizione al dispotismo illuminato ebbe una accentuata manifestazione in occasione della cerimonia con cui fu inaugurato il seminario di Lovanio nel 1785. Nel 1789 il malcontento fino allora frenato scoppiò nella rivoluzione del Brabante portando la formazione degli Stati belgi uniti. Ma la discordia che era tra i rappresentanti conservatori portò alla perdita di quanto era stato raggiunto. L'esercito di Leopoldo II, successo a Giuseppe II, riprese nel 1790 le province senza quasi colpo ferire. Ma nel 1794, i Francesi si annetterono definitivamente i Paesi Bassi austriaci e il principato di Liegi nel 1795.

L'unione del B., dell'Olanda (e del granducato di Lussemburgo assegnato a titolo personale al nuovo re in compenso dei territori aviti ceduti alla Prussia) formò, con il trattato di Vienna, il nuovo regno dei Paesi Bassi sotto la sovranità di Guglielmo d'Orange Nassau. Questo Stato poteva costituire una specie di tampone ideale tra la Francia e la Germania e contribuire al mantenimento dell'equilibrio europeo. Esso avrebbe potuto vivere a lungo, se il re protestante non si fosse troppo appoggiato alle minoranze calviniste olandesi, alle quali lasciò un'influenza preponderante nell'esercito e nei ministeri; per fondere insieme popolazioni diverse per mentalità, religione e lingua, ci sarebbe voluto un sovrano più capace e di sentimenti più aperti di Guglielmo I d'Olanda. Egli si alienò inutilmente i cattolici belgi con le sue sconsigliate persecuzioni contro il vescovo di Gand e dei suoi vicari e con l'azione svolta contro l'insegnamento confessionale e le Congregazioni religiose. La legge che garantiva la libertà e l'uguaglianza a tutti i culti che non turbassero la tranquillità pubblica, spiacque ai vescovi e fu approvata solo da una minoranza di notabili belgi: 527 contro 796 e 280 astenuti su 1603 chiamati ad esprimere il loro parere. Malgrado questo avvertimento, Guglielmo I ebbe ancora la velleità di mirare alla formazione di un clero che fosse ligio alle sue idee in una scuola filosofica obbligatoria. A questo scopo egli creò a Lovanio nel 1824 un collegio, che incontrò fin da principio l'opposizione dei vescovi e dei cattolici, e soppresse i piccoli seminari diocesani e l'insegnamento delle Congregazioni. La conclusione di un concordato nel 1827 non valse a rilevare il discredito in cui erano caduti i ministri del re nel loro tentativo di asservire la Chiesa. La proposta alle cattedre episcopali di candidati indegni suscitò vivaci opposizioni. I liberali, d'altro canto, attaccati alla libertà di stampa, chiedevano il ristabilimento della giuria nei processi e volevano la responsabilità dei

ministri. Nel 1828, uniti i loro sforzi ai cattolici, favorirono una petizione generale in favore della libertà. A mettere d'accordo i cattolici e i liberali valse molto l'opera del Lamennais, e l'accordo fu mantenuto fino alla rivoluzione. L'assolutismo personale del re, la sua ostinazione, le sue false idee sul valore religioso del cattolicesimo, nonché il servile accecamento ed il settarismo dei ministri Goubeau e Van Maanen mandarono definitivamente in rovina il fragile stato artificiosamente messo insieme dal Congresso di Vienna. La stampa cattolica e liberale condusse un'opposizione accanita contro il governo. La rivoluzione del luglio 1830 a Parigi rinfocolò il risentimento e accrebbe l'audacia degli oppositori. I ministri del re non presero alcuna misura di sicurezza. La rappresentazione della Muta di Portici, opera in cui era messa in scena la rivolta di Maaniello, provocò l'entusiasmo della borghesia e del popolo di Bruxelles, entusiasmo che ebbe subito le sue conseguenze in piazza. La casa del ministro Van Maanen venne saccheggiata, la rivolta si estese e prese forza, e dalle province si accorse alla capitale. Guglielmo I cercò di porre rimedio, ma era troppo tardi. Un governo provvisorio, costituito alla fine di sett., estese la sua autorità su tutto il paese, proclamò il 24 ott. l'indipendenza del B. e convocò il congresso nazionale. L'assemblea di 200 membri eletti direttamente confermò fino dal 10 nov. le decisioni del governo e si pronunciò immediatamente dopo in favore della istituzione di una monarchia.

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BELGIO - Circoscrizioni ecclesiastiche: 1. Confini di Stato; 2. Confini di circoscrizione ecclesiastica; 3. Ferrovie.
Il 3 febbr. 1831 il congresso nazionale elesse a re il principe di Nemours, secondo figlio di Luigi Filippo, ma questa candidatura non venne accettata dalle Potenze. Il 3 giugno venne eletto il principe Leopoldo di Sassonia-Coburgo, imparentato con la famiglia reale inglese. Il nuovo re s'occupò subito per ottenere dalla conferenza il trattato dei 18 articoli, che accordavano larghi compensi alle rivendicazioni belghe tanto dal punto di vista territoriale che da quello finanziario. Il congresso ratificò il trattato il 9 luglio e il re poté fare il suo ingresso nel B. e prestare il giuramento alla costituzione il 21 dello stesso mese.

1. Organizzazione politica e partiti. - L'assemblea Costituente aveva istituito una monarchia costituzionale ereditaria con la separazione dei poteri. La Chiesa godeva totale indipendenza, e i ministri del culto erano retribuiti dallo Stato.

Le prime elezioni legislative avvennero senza lotta: i suffragi andarono tutti a un unico partito unionista comprendente liberali e cattolici. Il diritto di voto era limitato a quelli che pagavano un determinato censo, per modo

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BELGIO - Carta ecclesiastica storica: 1. Anversa, D. 1559-1801; Pr. 1124-1796; Ci. 1432-1796; Bg. sec. XIII. - 2. Bruges, D. 1559-1801; 1834. Can. r. 1050; Ce. 1318; Bg. 1244. - 3. Gand, D. 1559. St-Bavou: B. sec. VII-1536; St-Pierre-m. Mont-Blandin: B. sec. VII-1578-1796; Baudeloo: B. 1197; Ci. 1215-1578; Gand, 1578-1796. Byloque: Ci. m. sec. XIII-1797; Nissenbosch (vedi), Ce. 1236; Bg. Grand-Bég. 1232; Pr. Bég. 1234. - 4. Liège-Luik, D. (sec. IV: Tongeren) 718; Liegi. St-Laurent: B. sec. X-1797; St-Tacques: B. 1015-1797; Robermont: Ci. m. 1215-1796; Vivagnis: 1238-1796; Pr. 1124-1796; B. m. - 5. Malines, AD. 1559 (1801) B. sec. VIII-XI; Can. r. 1289; Bg. 1259. - 6. Namur-Namen, D. 1559 (1801; 1842). Bg. 1235. - 7. Tournai = Doornik, D. sec. VI (unita a Noyon - 1146) (1559, 1801) St-Martin: R. sec. VII-1796; Prés-Porchins: Can. r. m. 1233-1796. - 8. Ypres = Ypern, D. 1559-1801; Bg. 1240. - 9. Aarschot, Bg. 1250. - 10. Alden-Eyck, B. m. sec. VIII; Can. s. sec. XI-1571; Bg. 1244. -

11. Alost, BW 1268

12. Andenne, B. m. 692-sec. X; Can. r. m. 1794. - 13. Ath. Ci. m. 1234. - 14. Brogne = St-Gérard, B. 914-1787. - 15. Bruxelles, Can. s. 1047; Ci. m. 1201. - 16. Diest, Bg. 1247. - 17. Dikkelvenne, B. 734-1081 (poi Grammont). - 18. Dilighem, Can. s. 1095 Pr. 1140-1787. - 19. Dinant, B. ? Can. sec. XI, Pr. 1152. - 20. Drongen = Tronchiennes, B. sec. VII; Pr. 1138. - 21. Edingen = Enghien, Bg. 1255. - 22. Floreffe, Pr. 1121-1797. - 23. Fosse, B. sec. VII; Can. s. 1008-1796. - 24. Furnes = Veurne B. ? Can. s. 1100; Can. r. 1120; Pr. 1130. - 25. Gembloux, B. 940-1796. - 26. Gistel = Ghistelles, B. m. 1090-1577. - 27. Grammont = Geerardsbergen, B. sec. VIII (Dihlefenne), 1081-1797; Bg. 1245. - 28. Hasselt, Bg. 1245. - 29. Hemiksem, Ci. 1237 (1246). - 30. Herne = Hérinnes, Ce. 1314. - 31. Leuze, B. sec. VII; Can. s. sec. XI. - 32. Lierre = Lier, Ci. m. 1235; Ce. 1235. -

33. Louvain = Leuven, Université; antica: 1426-1797 (1835) nuova: (1833) 1835

Bg. 1230; B. 1135; Pr. (Parc) 1129; Can. r. 1204; Can. r. m. 1248; Ce. 1489. - S. sec. XV, B. m. - 34. Malonne, B. sec. VII; Can. s. sec. IX; Can. r. 1147. - 35. Mons. Ste-Waudru: B. m. 688; Can. s. m. sec. XIII; St-Pierre: B.; Can. s. 959; Val-des-Evoliers: Can. r. 1252-1796; Ci. m. 1216-1678; Bg. 1248. - 36. Moorsel, B. m. sec. VIII-X; Ci. m. 1228. - 37. Moustier, B. m. sec. VII; Can. r. m. sec. XIII. - 38. Nivelles = Nijvel, B. ? m. 640/50; Can. s. m. sec. X-1798; B. 640/50-?; BW 1270; Bg. 1273. - B. 1070; Can. r. 1100; Ci. 1132-1797; Tr. 1926. - 39. Nieuwenbosch, Ci. m. 1246-1578. - 40. Oudenbosch, Ci. m. 1215-46. - 41. Pamele, Ci. m. 1233. - 42. St-Trond, B. 660; Bg. 1265. - 43. Solières = Ben-Ahin, Can. r.; Can. r. m. 1127; Ci. m. 1231-1796. - 44. Tirlemont-Tienen Bg.

che il loro numero non superava i 30 mila. Gli unionisti, sotto la guida di Nothomb, di Van de Weyer e di Theux, tennero il governo a partire dal 1830. Nove anni più tardi i liberali radicali organizzarono un potente partito che si separò dall'unione, mentre i cattolici, rimasti fedeli, preparavano l'opinione pubblica con la fondazione di una stampa ben distribuita. Un primo ministero liberale, presieduto dal Lebeau, assunse il governo nel 1840, ma l'anno seguente dovette cedere al ministero unionista di Nothomb, seguito nel 1845 da quello di Van de Weyer, e nel 1846 dal ministero de Theux. Mentre i cattolici si mantenevano fedeli al partito unionista, la propaganda liberale e radi-

cale riuscì nel 1842 a impedire il riconoscimento legale dell'Università di Lovanio, e ad assicurarsi una larga maggioranza parlamentare nel 1847. Con i ministri Carlo Rogier e Frère-Orban la lotta politica prese un aspetto aspro e vessatorio nei riguardi della Chiesa. I liberali miravano a toglierle il patrimonio delle sue fondazioni scolastiche, i cespiti destinati alle opere di carità, e ad eliminare la sua preponderante influenza nel campo dell'insegnamento. Maggioranze cattoliche e liberali si alternarono al Parlamento fino al 1884. I cattolici ammaestrati dall'esperienza avevano rinunciato all'unionismo e nel 1878 si erano organizzati nella federazione dei cattolici, mantenendo come

principale obiettivo la difesa dei principi del cattolicesimo, mentre i liberali andavano sempre più verso una politica anticlericale e settaria. Questa direttiva raggiunse il suo culmine sotto il ministero liberale di Frère-Orban, durato dal 1878 al 1884.

La legge sull'insegnamento elementare del 1879 bandiva l'insegnamento religioso dai programmi scolastici e stabiliva l'erezione in ciascun comune di una scuola gratuita di Stato agnostica. A partire dal 1842 un modus vivendi, accettabile per i cattolici, aveva stabilito che l'insegnamento religioso fosse ufficiale e sotto il controllo dei ministri del culto. Rompendo lo statu quo i liberali entrarono in lotta aperta con i vescovi, che a loro volta condannarono le scuole senza Dio e le interdissero ai fedeli. In pochi mesi i cattolici organizzarono scuole elementari in tutte le parrocchie e, sottoponendosi a gravi sacrifici finanziari e personali, riunirono nelle loro scuole gratuite più del 63% dei ragazzi in età di frequentare la scuola. Il settarismo e la rozzezza dei liberali urarono in questa lotta a tal punto l'animo dei belgi da alienare loro definitivamente la fiducia del corpo elettorale. Nelle elezioni del 1884 i cattolici ottennero una maggioranza schiacciante la quale venne mantenuta fino al 1919, nonostante il considerevole allargamento del suffragio e la comparsa di un terzo partito, quello socialista.

Quando nel 1918 fu fatto un ministero di unione nazionale, il re Alberto promise il suffragio universale per tutti i cittadini che avessero raggiunto il ventunesimo anno di età, venendo incontro ai socialisti che avevano perseguito questo scopo da 40 anni. L'uguaglianza davanti al sacrificio dava diritto all'uguaglianza elettorale. La costituente del 1919, eletta in base a questo diritto, riconobbe il suffragio universale, concedendo il voto alle donne solo nelle elezioni amministrative. Una semplice legge poteva ormai estendere questo diritto alle elezioni provinciali e nazionali. La destra, che era rimasta il partito più numeroso, perdette la maggioranza che essa aveva tenuto fin dal 1884, e si lasciò ingannare dalle promesse dei socialisti accettando di appoggiarli nella questione del voto alle donne. In seguito il nuovo partito rappresentato dai nazionalisti fiamminghi, e poi quello dei resisti nel 1925 fecero calare di molto gli effettivi della destra, mentre il partito comunista si faceva strada all'interno del contingente socialista. Questa situazione diede per lungo tempo al partito liberale, ridotto a circa 25 deputati, la funzione di arbitro dei governi di coalizione che si divisero il potere tra le due guerre. Nel 1948 il suffragio femminile è stato esteso a tutte le elezioni. Nell'attuale Camera vi sono 92 deputati del partito sociale cattolico, 65 socialisti, 21 liberali e 23 comunisti. Al Senato il partito sociale cattolico ha quasi la metà dei seggi. Il governo, presieduto da Spaak, socialista, comprende a partire dal 1947 dei rappresentanti del partito sociale cristiano e dei socialisti. La coalizione socialista-liberale-comunista, che aveva preso il potere nel luglio del 1945, a causa della questione monarchica, ha cessato di esistere.

2. Questioni economiche e sociali. — Se il campo di lotta dei partiti durante la maggior parte del sec. XIX si era quasi completamente limitato a quello dottrinario, ciò era dipeso dal fatto che dal punto di vista economico e sociale gli elettori censitari, raggruppati nei partiti cattolico e liberale, andavano quasi in tutto d'accordo.

Di fronte a questa prosperità industriale la condizione di quegli operai che non potevano difendere i loro diritti per mezzo di associazioni, era precaria e le relazioni dei congressi cattolici di Malines nel 1863 rivelano l'esistenza di numerosi abusi nell'organizzazione della vita dei lavoratori, ma lo spirito liberale era ancora troppo forte per potere fare appello con successo all'intervento coercitivo dello Stato. Il mito liberale dell'armonia degli interessi impediva l'azione degli uomini di buona volontà.

La propaganda socialista trovò un terreno favorevole tra le masse degli operai tolti alla loro dimora abituale, male alloggiati e costretti a nascondere i loro movimenti di solidarietà nelle società di mutuo soccorso. Il diritto di sciopero e di organizzazione degli operai fu riconosciuto per legge nel 1866. L'inchiesta del 1866 permise al ministero cattolico di Beernaert di rendersi conto della gravità della situazione e gli fece intraprendere una legislazione sociale progressista

che mise il B. all'avanguardia dell'Europa. Leggi principali verterono sui seguenti capi: interdizione del lavoro ai fanciulli e dell'impiego delle donne nelle miniere e nelle industrie insalubri; limitazione della durata del lavoro nelle miniere, e successivamente nelle officine; protezione del salario e misure di sicurtà contro gli infortuni sul lavoro; assicurazione contro gli infortuni e a scopo di previdenza per la vecchiaia; costruzione di case per gli operai, e infine riforma del codice elettorale.

I sindacati socialisti, che furono i primi ad essere organizzati, contavano numerosi lavoratori cattolici. Un imponente complesso di cooperative e di casse mutus sostenevano il movimento, che aveva due grandi quotidiani e un partito politico fortemente disciplinato e unito, per poter raggiungere efficacemente il suo obiettivo, consistente nel suffragio universale. I cattolici, che s'erano resi conto dell'esistenza della questione sociale, fin dal congresso di Malines nel 1863, attesero a lungo prima di agire. Bisognerà aspettare fino al 1895, 5 anni dopo la Rerum navarum, per avere una risposta formale al riguardo. Il tempo perduto in questo deplorabile accennamento non fu più riguadagnato. Le masse operaie furono conquistate dalla propaganda socialista, specialmente in Valonia, e gli sforzi dei democratici cristiani, guidati da G. Kurth e dall'abate Pottier, si esaurirono in polemiche sterili con la destra conservatrice. Non sarà mai messo abbastanza in rilievo l'eroismo di cui dovettero dar prova gli operai sindacali cristiani per riguadagnare il tempo perduto. Nel 1901 erano 11 mila, nel 1914 123 mila, nel 1939 350 mila, attualmente sono 500 mila. Il maggior numero degli iscritti proviene dalle regioni fiamminghe. Attualmente il movimento operaio cristiano vallone, per quanto dopo l'intervento della J.O.C. (Jeunesse Ouvrière Catholique) non sia una quantità trascurabile, è tuttavia ben lontano dai quadri del sindacalismo socialista. Nelle regioni valloni vi sono: 60 mila ca. sindacati cristiani di contro a 350 mila socialisti. Gli operai fiamminghi hanno l'Het volk, giornale ben redatto e a larga tiratura. E anche da mettere in rilievo che l'età media degli operai iscritti ai sindacati cristiani è al di sotto dei quarant'anni, mentre quelli iscritti ai sindacati socialisti sono nettamente più anziani. Le società di mutuo soccorso al principio del sec. XIX erano unicamente d'ispirazione cristiana e gli associati sono rimasti a lungo negli antichi quadri. I socialisti hanno da 30 anni rivolto i loro sforzi verso questo settore. Gli effettivi dei partecipanti socialisti erano in numero di 723.203 al 31 dic. 1946, mentre quelli delle opere cristiane assommavano a 681-710.

Se i cattolici hanno subito uno scacco innegabile nell'organizzazione della classe operaia, per esser rimasti troppo a lungo contrari ai sindacati, essi hanno in compenso raggruppato nelle regioni di lingua fiamminga la grande maggioranza dei contadini nel «Boerenbond» (v.), o associazione dei contadini. Nel 1880 i contadini erano stati colpiti da una grave crisi agricola. Ma in pochi anni l'agricoltura belga riuscì a superare la crisi, raddoppiando e in taluni casi anche triplicando la produzione per ettaro, e ad orientarsi verso colture industriali più redditizie o verso allevamenti selezionati.

L'istituzione delle cooperative agricole di vendita, acquisto e prestiti del «Boerenbond» (v.) ha salvato l'agricoltura belga assicurandole uno dei primi posti in Europa.

3. Questione fiamminga. — Nel 1830 la reazione contro le leggi neerlandesi relative alla lingua aveva condotto la costituente a ignorare di proposito la lingua fiamminga nella vita politica, nella amministrazione ed anche nei tribunali, e ciò mentre la maggior parte della popolazione delle province del nord ignorava il francese. A partire dal 1840 un vasto movimento di rinascita letteraria si manifestò nei paesi fiamminghi, portando come conseguenza la richiesta dell'uguaglianza per la due lingue della nazione. Le prime manifestazioni in seno al Parlamento si ebbero nel 1856. Nel 1886 il ministero Beernaert, cattolico, fondò l'Accademia fiamminga, facendo sparire ogni residuo di inferiorità dei fiamminghi davanti ai tribunali. La democratizzazione del corpo elettorale condusse alle Camere dei deputati che ignoravano il francese e pose il problema della lingua su un piano più vasto: la questione fiamminga

divento uno degli aspetti della questione sociale. I « Frans-
quillons », borghesi delle città fiamminghe, legati da se-
coli alla cultura francese, disdegnavano la lingua popolare
e trascuravano la conoscenza di quella letteraria, ciò che-
era di impedimento all'emancipazione culturale delle masse
fiamminghe. L'azione dei sostenitori del fiamminghe prese
presto un aspetto sentimentale e romantico animato da un
vivace sentimento nazionalista. La gioventù cattolica e il
clero parteciparono attivamente a questo movimento per
la rivendicazione dei diritti fiamminghi e della parità della
lingua, diretto più

contro le classi « frans-
quillones » che con-
tro i Valloni. Le ri-
chieste erano: uso
esclusivo del fiam-
minghe nell'insegna-
meno e nell'ammi-
nistrazione, recluta-
mento regionale con
unità interamente
fiamminghe. Queste
rivendicazioni appog-
guate al Parlamento
da una parte della
destra e da pochi
deputati degli altri
partiti, furono rea-
lizzate gradualmente,
sollevando appassio-
nate polemiche. Du-
rante l'occupazione
tedesca del 1914-18,
le autorità germani-
che cercarono di trar
prefetto dal movi-
mento fiamminghe per
dividere il paese e
imporre la separa-
zione amministrativa
e rendere fiamminga
l'Università di Gand,
che fu l'unico istitu-
to superiore riaperto
sotto le pressioni del-
le autorità occupanti.
Le polemiche che ne

seguirono avvelenarono per parecchi anni la politica in-
terna del B. Sotto la spinta di questi movimenti i cattolici
fiamminghi dovettero appoggiare le relative misure legi-
silative. Lo stato attuale è il seguente: monolinguismo
regionale, bilinguismo nell'agglomerato di Bruxelles e nel-
l'amministrazione generale e bilinguismo al Parlamento. Le
legittime richieste dei Fiamminghi sono state così a poco
a poco soddisfatte e il partito nazionalista fiamminghe,
compromesso per i suoi rapporti con l'occupante durante
la seconda guerra mondiale, ha cessato di esistere. Le diffi-
coltà linguistiche che hanno fatto gravemente sentire il loro
peso sulla vita del B. sono così definitivamente eliminate.

La popolazione del B. è stata in continuo aumento;
nonostante le perdite provocate dalle due ultime guerre.
Nel 1831 essa contava 3.786.000 ab., a un secolo di di-
stanza, e cioè nel 1913, 7.639.000, e, nel 1948, 8.450.000.
L'indice della natalità si è mantenuto al di sotto del
3,2% fino al 1880, per diminuire gradualmente a 1,4%,
risalendo poi a 1,7% nel 1947. La crisi demografica
e l'influenza del neomaltusianismo sono particolarmente
forti nei grandi centri e nelle regioni valloni.

III. LA CHIESA NEL B

La conquista cristiana del B. romanizzato (faceva parte della Gallia Belgica) fu relativamente tarda, e se ne hanno scarsi ricordi. Il vescovo di Tongres, Servazio (Servais), appare al Concilio di Rimini nel 359, mentre Superior, ve- scovo di Nerviens, è citato in un Concilio delle Gal- lie nel 356. I personaggi nominati nelle prime liste episcopali di Tongres e di Tournai e che risalgono al

tempo dei discepoli di s. Pietro sono leggendari. Per
avere altri nomi di vescovi, che offrano una sicura
garanzia storica, bisogna aspettare il sec. VI.
Falco, vescovo di Tongres, e Vedasto (Vaast), vescovo di
Arras, sono contemporanei di Clodoveo. Eleuterio appare a
Tournai verso il 531. Questi vescovati non sembra abbiano
avuto una lunga durata: Arras fu unito a Cambrai fino
al 1094 e Tournai fu annessa a Noyon fino al sec. XII. Da
Maastricht la sede di Tongres fu trasferita a Liegi dopo

la morte di s. Lam-
berto nel 705. Un
vescovato fondato a
Thérouanne da s.
Audomaro (Omer)
nel 663, estendeva la
sua giurisdizione sul-
la Fiandra occiden-
tale. I confini delle
diocesi, fissati in quel
tempo su quelli delle
circoscrizioni politi-
che romane, rima-
sero immutati sino
al 1559.

S. Amando, s.
Remaclo e i loro
monaci furono i
principali evange-
lizzatori del B. fino
al sec. VII. Nume-
rose abbazie venne-
ro fondate a Gand,
Stavelot, Fosses,
St-Trond, Lobbes,
St-Hubert, Anden-
nes, Nivelles.

I monaci irlande-
si ed anglosassoni li
aiutarono nel ristabi-
lire il cristianesimo.
Le leggende agiogra-
fiche ci danno la bio-
grafia di questi valo-
rosi pionieri, ma sono

troppo tardive o convenzionali per offrire un'immagine
esatta di questo lento lavoro. Le invasioni danesi, nor-
manne e ungare del sec. IX distrussero spesso i mona-
steri. Le parrocchie stabilite sotto Carlomagno vennero
sviluppate dal vescovo Walecando di Liegi, che curò l'istru-
zione religiosa dei fedeli e la formazione dei loro pastori.
Nel sec. XI perciò centri parrocchiali si moltiplicarono nelle
città e nei villaggi e accanto alle antiche chiese popolari
sorsero chiese castrensi o demaniali. Capitoli e collegiate
vennero istituiti nei borghi: nel 1122 il loro numero rag-
giunge i 90. Le diocesi vennero divise in arcidiaconati e
decanati governati secondo un diritto consuetudinario.
Nel sec. XII si assiste ad una nuova fioritura di monasteri:
Floreffe, Averbode, Tongerloo, S. Michele d'Anversa,
fondati da s. Norberto, Villers, Orval, Aulne, fondati da
s. Bernardo. Queste abbazie favoriscono la formazione del
clero e delle parrocchie o assicurano la coltivazione delle
terre abbandonate. Le abbazie, i capitoli, e i signori eser-
citano un esteso diritto di patronato sulle chiese parrocchiali
dei loro domini, percepiscono le decime e contrastano
seriamente il potere episcopale. Su 3587 chiese, quante ne
contava allora il B., 465 sono consacrate alla Madonna,
230 a s. Pietro, soprattutto le più antiche, e 350 a s.
Martino.

I vescovi Notgero di Liegi (972-1008) ed Erluino
di Cambrai ottennero di essere riconosciuti conti e
principi dell'impero e costituirono nella loro diocesi
principati importanti. I loro successori furono ugual-
mente coinvolti nelle lotte feudali e i loro seggi co-
stituirono oggetto di ambizioni politiche. Vescovi e

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(per cortesia del Commissariat gén. du Tourisme) BELGIO - Castello dei conti di Gand. Fondato verso il sec. X, ampliato alla fine del sec. XII. Restaurato in età moderna.
Article illustration
(per cortesia del dott. B. Depenhart) BELGIO - La cattedrale di Anversa in una incisione dei primi del sec. XVII.
abati dei secc. XI e XII furono spesso signori feudali
prima di essere pastori di anime. Vazon di Liegi e
Gerardo di Cambrai (1030) meritano una menzione
onorevole. I vescovi di Thérouanne e di Tournai,
dominati dai conti di Fiandra, incorsero spesso nel-
l'accusa di simonia e suscitarono scandalo per la tol-
leranza dimostrata verso il concubinato dei preti.

Sino dal principio del sec. XIII, sorgono dalla maggior
parte delle città conventi francescani e domenicani, che
si dedicano alla predicazione e suppliciscono alle lacune
del ministero dei secolari. I monasteri femminili si molti-
plicano ugualmente: prima le Norbertine, poi le Cister-
censi, le Beghine e poi ancora le Francescane. Si hanno
numerose vocazioni di mistiche: Beatrice, Hadewijk e
Giuliana di Cornillon, alla quale risale la celebrazione della
festa del Sacramento, «Corpus Domini», istituita nel 1248.

Della prima parte del medioevo rimangono come
monumenti le chiese di Nivelles, S. Bartolomeo a Liegi,
Hastière, e Celles, il cui stile si ricollega al romanico renano.
Liegi e Tournai sono in questo periodo centri dell'orifi-
ceria e della scultura in avorio. Nel sec. XIII vengono co-
struite le cattedrali di Tournai, S. Bavone a Gand, S. Gudula
a Bruxelles. Ugo d'Oignies compie capolavori d'oreficeria
con le casse di S. Hadelin di Visé e di S. Gertrude di Ni-
velles. Nel secc. XVI e XV sorsero edifici di grande valore
artistico come la chiesa di St-Rombaut a Malines e quelle
abbaziali di Orval e di Villers. Liegi e Tournai furono cen-
tri intellettuali considerevoli nell'XI e XIII sec.

Il periodo borgognone fu turbato dal grande sci-
sma. La gerarchia dipendente dalla Francia si pronun-
ciò per Avignone, mentre il popolo di Liegi e delle
Fiandre rimaneva fedele a Roma. Dal punto di vista
religioso la cattiva scelta di vescovi, cacciatori di be-
nefici, nominati dai papi d'Avignone e poi dai duchi
di Borgogna accelerò la decadenza religiosa, che si
estese fino al sec. XVI. La fondazione dell'Università

di Lovanio del 1425 costituì fortunatamente un pre-
zioso baluardo ed esercitò una profonda influenza sul
paese, favorendo la formazione di una mentalità in-
tellettuale comune e di pastori istruiti. L'errore lute-
rano fu condannato a Lovanio sino dal sett. del 1520
prima ancora che intervenisse la Chiesa di Roma. Il
luteranesimo ebbe agli inizi uno scarso successo, tran-
ne ad Anversa e in qualche altra città. Gli anabattisti
fecero una breccia più profonda tra le masse popo-
lari; mentre il calvinismo venne più largamente ac-
colto dagli intellettuali nello Hainaut e in Fiandra,
non mai però nelle proporzioni raggiunte nelle pro-
vince del nord in Olanda e nella Frisia. Il momento
più critico fu quello del 1565, all'epoca degli ec-
cessi iconoclastici. La repressione sanguinosa del duca
d'Alba irrigidì ancora di più l'opposizione, e si dovette
attendere la reazione dei Valloni e il successo delle
campagne di Alessandro Farnese perché il culto cat-
tolico ricuperasse la sua libertà nelle contee di Fian-
dra e nel Brabante.

La principale riforma consiste nella creazione di
14 nuovi vescovati nel 1559, su domanda di Filippo II. I nuovi vescovi poterono sino dal 1565 applicare le
decisioni del Concilio di Trento e vigilare sulla loro
osservanza non appena le armate del Farnese ebbero
pacificato il B. Aiutati dai Gesuiti, dai Cappuccini,
dai Recolletti, dai Benedettini, dai Carmelitani e dagli
Oratoriani essi prepararono il magnifico rinascimento
cattolico del regno degli arciduchi. Gli eretici vennero
assorbiti o dovettero lasciare il paese. Nel sec. XVII
il numero dei calvinisti nei Paesi Bassi cattolici era
ridotto a pochi rappresentanti. La nunziatura, stabi-
lita a Bruxelles nel 1596, collaborò allo sforzo dei
vescovi, dando particolarmente il suo aiuto nell'azione
diretta a sottomettere i capitoli rimasti esenti.

L'ordine e la concordia vennero tuttavia turbati
ben presto con rischio anche della fede dalle pole-
miche sollevate in seguito alla diffusione delle dot-
trine gianseniste (1642). I vescovi di Malines, Gand
e Ypres e una buona parte della facoltà teologica di
Lovanio, insorsero contro la condanna di Giansenio,
vescovo d'Ypres, che era sempre vissuto in unione
con la Chiesa, attribuendola alla ostilità dei Gesuiti,
e non si sottomisero alla decisione del Pontefice che
nel 1643. Fu necessaria l'azione energica degli arci-
vescovi De Procipiano (1690-1710) e Filippo d'Asla-
zia (1716-65) per eliminare ogni residuo di oppo-
sizione nei ranghi del clero. L'opera svolta da que-
sto ultimo per fare accettare la bolla Unigenitus e ri-
conoscere l'autorità pontificia, fu talmente apprezzata
che egli venne nominato cardinale nel 1719. Il gian-
senismo rimase tuttavia potente nei consigli e farà
sentire la sua influenza nell'opposizione dello Stato
ai privilegi del clero.

I vescovi del periodo austriaco furono in generale
attivi e risparmiarono ai loro fedeli la deleteria in-
fluenza degli enciclopedisti francesi. La soppressione
della Compagnia di Gesù e dei suoi numerosi collegi
sotto Maria Teresa, e in seguito l'abolizione di nu-
merosi conventi di contemplativi sotto Giuseppe II,
nonché le altre leggi antieclesiastiche di questo so-
vrano diedero la prova tangibile della perdita d'in-
fluenza subita dal cattolicesimo. La rivoluzione del
Brabante ne fu una delle conseguenze. Negli ultimi
anni del sec. XVIII si poteva già contare dal 30 al 40 %
il numero di quelli che non facevano pasqua a Bru-
xelles.

La scristianizzazione fu accentuata dall'invasione
francese. I francesi confiscarono e vendettero i beni

della Chiesa; abolirono 9 vescovati, 3400 parrocchie, 12 seminari, 25 Capitoli, 110 abbazie, 275 conventi con più di 17.350 religiosi. La persecuzione raggiunse proporzioni inaudite. Con il Concordato del 1802 le diocesi furono profondamente trasformate. Oltre l'arcivescovato di Malines rinasero i vescovati di Gand, Tournai, Liegi e Namur. Le diocesi renane d'Aquisgrana, Treviri e Magonza vennero unite alla metropoli; il dipartimento «delle foreste», l'antico Lussemburgo, venne attribuito alla diocesi di Metz. Napoleone nominò dovunque dei vescovi francesi, i quali riuscirono immediatamente sospetti a una parte del clero, per la loro sottomissione agli articoli organici; essi, tuttavia, riuscirono a riorganizzare dovunque il culto e a recuperare i beni non alienati. Ma l'imposizione del catechismo imperiale nel 1806, e subito dopo la rottura con il pontefice Pio VII, scatenarono un'opposizione violenta. I vescovi di Tournai e di Gand furono imprigionati per aver sostenuto il punto di vista del loro clero al Concilio di Parigi del 1811. Al momento della liberazione del B. nel 1814 non v'era che un solo vescovo nell'esercizio delle sue funzioni, quello di Namur. I vescovi di Tournai e di Gand, riprese le loro sedi, s'opposero all'adozione della legge costituzionale del nuovo regno dei Paesi Bassi e al giuramento ad essa, che dal punto di vista religioso avevano ragione di considerare sospetto. Il conflitto s'inaspri ancora di più, quando nel giugno del 1825 Guglielmo I soppresse l'insegnamento libero medio e rese obbligatorio il collegio filosofico di Lovanio, ch'era sotto il controllo del governo. La conclusione del concordato nel 1827 e la nomina di nuovi vescovi, dopo lunghe discussioni con Roma, e la presentazione infruttuosa di candidati indegni, non valse a smorzare lo zelo dei petizionari. Guglielmo ritardò fino al 1829 l'abolizione delle leggi scolastiche. I liberali belgi alleatisi ai cattolici appoggiarono il rovesciamento del regime nel 1830.

Nel possesso di tutte le libertà garantite dalla costituzione del 1831, i nuovi vescovi, rafforzati dalla nomina a Malines dello Sterkx già vicario generale e dal ristabilimento del vescovato di Bruges nel 1834, poterono riorganizzare l'insegnamento cattolico. Con la fondazione di un'università a Malines e nel 1835 a Lovanio, essi assicurarono ai cattolici belgi i mezzi per una formazione scientifica superiore. Le congregazioni religiose approfittarono largamente della libertà d'associazione. Lo stesso dicasi di numerose congregazioni ospedaliere e d'istruzione, che assicurarono ai cattolici belgi quasi il monopolio degli istituti femminili d'insegnamento medio e di carità. Come già al tempo degli arciduchi si assistì a una vera e propria rinascita cristiana. I seminari di nuovo affollati fornivano numerose ed antusiastiche reclute al clero diocesano. Le idee del Lamennais, che avevano fatto forte impressione sul clero belga prima ch'egli fosse condannato nel 1832, furono gradualmente abbandonate o modificate, grazie al buon senso dei vescovi e malgrado le apprensioni di Leopoldo I e degli ambienti romani. A Lovanio tuttavia il tradizionalismo ebbe dei partigiani troppo caldi.

Se i cattolici belgi seppero fin dal principio tra frutto dalla libertà d'insegnamento, trascurarono però troppo la libertà di stampa, lasciandosi distanziare dai giornali liberali fortemente anticlericali, i quali condussero una campagna accanita contro la Chiesa. Una delle questioni più scottanti sorte sotto i primi ministeri liberali fu quella della laicizzazione degli istituti di carità e dei cimiteri. Il card. Sterkx e dopo di lui il card. Dechamps, suo successore, si batterono invano per ottenere il riconoscimento della personalità civile dei conventi e delle opere pie. Si dovette aspettare la legge del 1912 sulle associazioni senza scopo di lucro perché i cattolici potessero avere soddisfazioni su questo punto. La lotta per la difesa delle posizioni cattoliche fu appoggiata dai vescovi Malou di

Bruges e De Montpellier di Liegi. Le difficoltà ch'essa dovette superare giunsero al loro massimo nella battaglia per l'insegnamento scoppiata nel 1879. I vescovi con la loro intransigenza galvanizzarono la resistenza dei cattolici belgi e uscirono vittoriosi dalla crisi del 1884. L'attività apostolica è segnata dai congressi tenuti a Malines nel 1863 e negli anni successivi, e dal punto di vista sociale dai congressi di Liegi nel 1886 e di Malines nel 1898 e 1909. Le missioni parrocchiali e i ritiri per operai furono uno dei mezzi più efficaci per rallentare il moto di progressiva scristianizzazione che colpì la chiesa belga a partire dal 1890. La tattica che da allora in poi venne adottata dal clero e dai fedeli, fu di organizzare il maggior numero possibile di opere specificamente indirizzate ai bisogni dei singoli gruppi sociali. Queste opere furono vivamente incoraggiate dall'episcopato sotto l'ispirazione del card. Goossens (1883-1906) e del card. Mercier (1906-26). Quest'ultimo fu anche l'ispiratore dell'Associazione della gioventù cattolica belga, il cui dinamismo e i grandi congressi di Charleroi e di Liegi nel 1928 risvegliarono tante speranze nei cattolici belgi. Nella classe operaia la J. O. C. (Jeunesse ouvrière catholique), fondata dall'abate Cardijn, fornì una formula nuova per la riconquista delle lavoratrici. Una delle preoccupazioni più dolorose del laborioso apostolato del clero belga, sia secolare che regolare, è certo il fenomeno della scristianizzazione dei centri operai. La curva della scristianizzazione è in fase ascendente, mal-

Article illustration
BELGIO - Statua della Vergine sulla facciata del municipio (fine del sec. XVI) - Bruges.
(fot. Paul Gaffin, Bruxelles)
grado gli sforzi coraggiosi e costanti del clero e delle organizzazioni dell'Azione cattolica, ed è prevedibile che, sotto la pressione del comunismo ateo e del socialismo, il numero dei non battezzati, dei non praticanti, dei divorzi e delle unioni illegittime venga ancora ad aumentare nei prossimi anni. Le classi medie e rurali del B. sono nella maggioranza rimaste fedeli alla Chiesa. Sembra perciò che l'abbandono della fede da parte delle masse operaie abbia in gran parte trovato occasione favorevole nel ritardo con il quale i cattolici si sono decisi ad organizzare i sindacati cristiani indipendenti. Il clero, formato santamente nei seminari, è in generale pieno di zelo, laborioso, casto e disciplinato, ma è stato sorpassato dall'evoluzione troppo rapida della vita moderna. E forse quelli che avevano la responsabilità delle anime, non ebbero abbastanza audacia ed iniziativa. Gli sforzi missionari recenti avranno senza dubbio più tardi il merito di ricondurre alla Chiesa le folle specialmente operaie eradicate dai luoghi di origine, che l'hanno abbandonata, ma che nel senso della giustizia e della solidarietà conservano una buona parte dello spirito cristiano. La sua generosità apostolica il B. l'impiego anche nelle imprese missionarie del Congo e di altre terre pagane. Il numero dei missionari d'ambo i sessi che operano nei paesi più lontani arriva a 3000. Il solo Congo ne ha 1500, e i frutti sono stati degni del lavoro condotto: a distanza di 70 anni più di un quarto della popolazione indigena è stata guadagnata al cristianesimo. Il numero dei battezzati e dei catecumeni supera i 3 milioni. Questi risultati provano la grande vitalità cristiana della madrepatria e la speranza legittima di riuscire un giorno a riconquistare le poche migliaia di scristianizzati della Vallonia.

La popolazione del B. al 1° genn. del 1948 era di 8.450.000 ab., ripartita molto inegualmente per le diverse diocesi. L'arcivescovo di Malines conta 3500 preti su più di 3 milioni d'ab. La popolazione di ciascuna delle altre diocesi supera in genere il milione, tranne Namur che ha meno di 600.000 ab. e 1200 preti. La stessa sproporzione è nelle parrocchie. Non è raro trovare nella diocesi di Malines delle parrocchie con più di 25.000 ab., mentre alcune parrocchie della diocesi di Namur ne hanno soltanto 250.

Ogni vescovato ha uno o più seminari minori e un seminario maggiore. Il numero delle vocazioni, che è stato a lungo sufficiente ai bisogni della Chiesa belga, rende attualmente a diminuire, per quanto complessivamente sia abbastanza alto. La diocesi di Tournai, che aveva sofferto negli anni scorsi di penuria di vocazioni, si va a poco a poco risollevando. I chierici hanno l'obbligo del servizio militare che viene prestato in formazioni sanitarie omogenee. I seminaristi e i religiosi possono durante il loro anno di servizio continuare i corsi di teologia sotto la direzione del loro elimosiniere e di professori ad hoc. Due case dipendenti dell'episcopato permettono a un certo numero di seminaristi e di giovani preti di fare i loro studi universitari a Lovanio. Tuttavia le esigenze del ministero parrocchiale restringono il numero di coloro ai quali può essere concesso di continuare gli studi superiori. Il Collegio Belga di Roma ospita un certo numero di preti e di chierici che studiano negli istituti pontifici.

La fedeltà e l'attaccamento dell'episcopato e dei cattolici belgi alla S. Sede non si sono mai smentiti dal 1830 in poi. Fu nella diocesi di Gand che nel 1859 venne fondata l'opera dell'obolo di S. Pietro, intesa ad aiutare la S. Sede nella difesa della sua sovranità. Molti belgi militarono tra gli zuavi pontifici organizzati dal ministro delle armi dello Stato pontificio mons. De Mérode. Nel campo dottrinale l'intervento del card. Dechamps, arcivescovo di Malines (1865-83), fu tra i più notevoli. La costituzione Dei filius del Concilio Vaticano riprese l'essenziale della sua argomentazione. Tutti i vescovi belgi appoggiarono la definizione dell'infallibilità del Papa, dottrina tradizionale dell'Università di Lovanio. Il card. Mercier, arcivescovo di Malines, e il suo suc-

successore, hanno continuato la tradizione dell'attaccamento della Chiesa belga a quella di Roma. I rappresentanti della S. Sede nel B., internunzi dal 1835 al 1841 e poi nunzi dal 1841 al 1880 e dal 1880 ai nostri giorni, hanno scompitato con onore l'incarico delicato di temporeggiatori, quando i governi liberali e settari sin dal principio dell'indipendenza si trovarono alle prese con vescovi combattivi ed energici. Nel conflitto scolastico del 1879 questi ultimi furono vittime del settarismo con il quale la lotta fu guidata, e a causa dell'intransigenza dei liberali, le relazioni con la S. Sede rimasero interrotte per cinque anni. Quando il ministero cattolico del 1885 ebbe ristabilito la normalità dei rapporti, i nunzi praticarono una politica di pacificazione che valse loro diverse volte la riconoscenza dei Belgi. Il più famoso degli antichi nunzi fu mons. Pecci, divenuto poi Papa con il nome di Leone XIII. I nunzi non hanno mai cessato di partecipare intimamente alla vita dei cattolici belgi, e li hanno validamente difesi durante il difficile periodo dell'occupazione straniera.

BIBL.: Oltre alle fondamentali e documentate opere di H. Pirenne, Histoire de Belgique, 7 voll., Bruxelles 1934, e E. de Moreau, Histoire de l'Église en Belgique, 4 voll., dei quali uno di supplementi e un fascicolo di cartine in collaborazione con A. de Ghellinck, Bruxelles 1940-48, si consultino; E. de Moreau, Le catholicisme en Belgique, Liegi 1928; ed., La Belgique et les missions, Lovanio 1928; Annuaire général du clergé, des consorts et congrégations religieuses, XLIII, Bruxelles 1931; J. Leclercq e A. Mampay, Annuaire catholique de Belgique, ivi 1931-32; Annuaire statistique de la Belgique et du Congo belge, ivi 1932; H. Maho, Annuaire complet des communautés religieuses en Belgique, ivi 1932; Un siècle d'enseignement libre, in Revue cath. des idées et des faits, (1932). Opere e studi particolari: Correspondence de Philippe II sur les affaires de Pays-Bas, a cura di M. Gachard, 5 voll., Bruxelles 1848-70; Th. Gousset, Les actes de la province ecclésiastique de Reims, 4 voll., Reims 1842-44; A. Le Glay, Cameroun christianum ou histoire ecclésiastique du diocèse de Cambrai, Parigi 1849; A. Wauters, Le duc Jean Ier et le Brabant sous le règne de ce prince (1767-94), Bruxelles 1862; P. Genaud, Antwerpsch Archievenblad, Anversa, dal 1867; P. Frederico, Corpus documentorum inquisitorum laoreticae pravitatis neerlandicae, 5 voll., Gand 1879-1906; P. Classens, Histoire des archevêques de Malines, II, Lovanio 1881; E. Poullet, Histoire politique nationale. Origines, développements et transformations des institutions dans les anciens Pays-Bas, 2 voll., 2e ed., ivi 1882-92; E. Hubert, Etude sur la condition des protestants en Belgique depuis Charles-Quint jusqu'à Joseph II, Liegi 1882; S. Dirks, Histoire littéraire et bibliographique des Frères mineurs de l'observance de St François, Anversa 1885; A. Auger, Etude sur les mystiques des Pays-Bas au Moyen-Age, Bruxelles 1892; A. Van Hove, Etude sur les conflits de juridiction dans le diocèse de Liège à l'époque d'Ezard de la March (1506-38), Lovanio 1900; L. Vanderkindere, La formation territoriale des principautés belges au Moyen Age, 2 voll., Bruxelles 1902; P. Kalkoff, Die Anfänge der Gegenreformation in den Niederlanden, in Schriften des Vereins für Reformationsgeschichte, fasc. LXXIX, Halle 1903; S. Balau, Les sources de l'histoire de Liège au Moyen Age, Bruxelles 1903; Ch. Terlinden, Guillaume Ier, roi des Pays-Bas, et l'Église catholique en Belgique, 2 voll., ivi 1906; A. Cauchie e A. Van Hove, Documents sur la principauté de Liège (1520-37), spécialement au début du XVIe siècle, 2 voll., ivi 1908-20; E. Van Berlo, L'ordre des Frères mineurs en Belgique depuis son rétablissement, Malines 1908; E. de Moreau, L'abbaye de Villers-en-Brabant aux XIIe et XIIIe siècles, Bruxelles 1909; J. Wainchez, L'abbaye de Lobbes depuis les origines jusqu'en 1200, Lovanio 1909; H. Van der Linden e H. Obreen, Album historique de la Belgique, Bruxelles 1910-11; H. von Schubert, Geschichte der christlichen Kirche im Frühmittelalter, 1 vol. in 2 parti, Tübinga 1917-21; J. Laenen, Histoire de l'église métropolitaine de St-Rombaut, 2 voll., Malines 1919; B. De Jonghe, Belgium dominicaum, Bruxelles 1719; L. Van der Essen, Une institution d'enseignement supérieur sous l'ancien régime, L'université de Louvain (1425-1737), Bruxelles 1921; P. Verhaegen, La Belgique sous la domination franque, 5 voll., ivi 1922-1929; E. Michel, Abbayes et monastères de Belgique, ivi 1923; C. Tibon, La principauté et le diocèse de Liège, sous Robert de Berghes (1537-64), (Biblioth. de la faculté de phil. et lettres de Liège), Liegi 1923; P.-J. Blok, Geschiedenis van het Nederlandsche volk, 4 voll., 3e ed., Leida 1923-26; J. Laenen, Introduction à l'histoire paroissiale du diocèse de Malines. Les institutions, Bruxelles 1924; F. Magness, Précis d'histoire liégeoise, 2e ed., Liegi (1924); F. Baix, L'abbaye et principauté de

Stavelot-Malmédy, in Terre wallonne, 10 (1924); Th. Ploegserts, Les moniales cisterciennes, 4 voll. (Aywieres, La Ramée, Florival e Wauthier-Braine), Bruxelles 1925-26; J.-M. Canives, L'ordre de Cîteaux en Belgique des origines (1930) au XXe siècle, Forges-les-Chimay 1926; Fl. Prims, Geschiedenis van Antwerpen, Bruxelles 1927; A. Poncelet, Histoire de la Compagnie de Jésus dans les anciens Pays-Bas, 2 voll., ivi 1927-28; L'université de Louvain à travers cinq siècles. Etudes historiques, pubblicati sotto la direzione di L. Van der Essen, ivi 1927; Autori vari, Histoire de la Belgique contemporaine, 3 voll., ivi 1928-30; L. Jadin, Procès d'information pour la nomination des évêques et des abbés des Pays-Bas, de Liège..., 3 voll., Roma 1928-31; L.-E. Halkin, L'héroïne et sa répression au pays de Liège avant la Réforme, Tongres 1929; F. Willock, L'introduction des décrets du Concile de Trente dans les Pays-Bas et dans la principauté de Liège, Louvain 1929; U. Berlière, Coup d'œil historique sur l'ordre bénédictin en Belgique dans le passé et dans le présent, in Revue liturgique et monastique, 14 (1929), pp. 458-522; V. Fris, Histoire de Gand, Gand 1930; S. Tassier, Les démocrates belges de 1789. Etude sur le vœu-rhisme et la révolution brabançonne, Bruxelles 1930; H. J. Elias, Kerk en Staat in de zuidelijke Nederlanden onder de redeering der artshertogen Albrecht en Isabella (1595-1621), Anversa 1931; A. Verhaegen, Le card. de Franckenberg, Lilla s. d.; E. de Moreau, Belgique, in DIIG, VII, coll. 520-736.

L. Jadin
IV. LETTERA-
TURA - Nel B., una parte del quale venne annessa alla Francia sotto Luigi XIV, i due gruppi etnici, fiammingo, di lingua neerlandese, vallone, di lingua francese, hanno letterature proprie, che, tuttavia, per effetto di convivenza e di marimoni, si accordano nell'esprimere con ricchezza di colori (la prima più che la seconda, raffinata dal genio latino), sentimenti profondi e aspirazioni di benessere talvolta troppo materiali o sensuali.

34. Letteratura fiamminga

Nel Duecento la poesia fiamminga didattica è rappresentata da Giacomo van Maerlant, traduttore di opere francesi e latine, e la mistica dalle religiose Beatrice van Nazareth e Hadewijk, l'opera delle quali è nel sec. XIV superata dal più grande mistico dei Paesi Bassi, il b. Giovanni van Ruysbroeck (m. nel 1381), con il suo capolavoro Die cierheit der gheesteliker Bruloch («L'ornamento delle nozze spirituali»). Le «Camere di retorica» (redereikerkamers), associazioni il cui scopo era la recitazione e rappresentazione di misteri, drammi, miracoli ecc., si mantennero fino al sec. XVII. Il Rinascimento con il suo individualismo, l'Umanesimo con il suo ritorno all'antichità classica, la Riforma con la rottura dell'unità di credenze religiose, le lotte religiose e politiche ed infine il distacco dalla Fiandra delle Province Unite del Nord (Olanda), tutto questo influì molto sulla letteratura dei secc. XVI e XVII. Toccava al classicismo e in seguito ad altre correnti culturali francesi di agire sulla letteratura fiamminga del secolo seguente, che però segna una decadenza.

Divenuto il B. indipendente nel 1830, la letteratura fiamminga rifiori, a reazione contro l'influsso francese, e poté vantare un Giovanni Francesco Willems (m. nel 1846),

padre del movimento stesso, e il canonico Giovanni David (m. nel 1866), e scrittori sia romantici che realisti quali Enrico Conscience (m. nel 1883), autore del celebre De Leena van Vlaanderen («Leone di Fiandra») e Augusto Snijders (m. nel 1904), tra i più fecondi ed i più letti. Segui una schiera di letterati, in maggioranza di schietta fede cattolica e particolarmente interessati ai problemi sociali, e furono poeti, drammaturghi, romanzieri, novellieri, critici, storici. Alla Fiandra dell'Ovest appartengono don Guido Gezelle (m. nel 1899), poeta paragonabile a Vondel, il poeta Albrecht Rodenbach (m. nel 1880), i novellieri Hugo Verriest (m. nel 1922) e Stijn Streuvels (pseud. di Frank Lateur). Fra quanti scrissero in questo secolo sono anche da ricordarsi Edoardo Vermeulen, Carlo van de Woestijne

(m. nel 1929), Augusto Vermeijen (m. nel 1945), Maurizio Sabbe (m. nel 1938), Maria Belpaire (m. nel 1948), Cirillo Verschaeve, Ernesto Claes, Felice Timmermans (m. nel 1947), di cui fu tradotto in varie lingue il volume intitolato Pallieter.

Allo sviluppo e alla diffusione della letteratura fiamminga contribuivano validamente anche le riviste Van Nu en Straks (fondata nel 1893) e Dietsche Warande en Belfort (fondata nel 1900), quest'ultima schiettamente cattolica. Allo studio dell'ascolica e della mistica fiorita nei Paesi Bassi fino al 1750 è dedicata, invece, la rivista Ons geestelijk Erf (fondata nel 1927).

BIBL.: A. Vermeulen, De Vlaamse letteren van Gezelle tot heden, Amsterdam 1938;

F. Baur, A. van Duinderken, I. van Mierlo ecc., Geschiedenis van de letterkunde der Nederlanden, Bruxelles [1939].

35. Letteratura francese

A prescindere dalle opere scritte nei dialetti piccardo e vallone, la letteratura francese del B. si inizia nel sec. XIII, con la canzone di gesta di Adenet le Roi e la cronaca rimata di Filippo Mousket, e continua nel sec. XIV con le cronache di Giovanni le Bel e di Giovanni Froissart (m. nel 1404), suo geniale continuatore. Generosi mecenati sono nel sec. XV i quattro duchi di Borgogna, da Filippo l'Ardito (m. nel 1404) a Carlo il Temerario (m. nel 1475), possessori anche di ricche biblioteche. Storiografi insigni sono, in quel secolo, Giorgio Chastellain (m. nel 1475), Giovanni Molinet (m. nel 1507), Giovanni Lemaire de Belges (m. nel 1524) e Filippo de Comines (m. nel 1511), quest'ultimo scrittore veramente moderno. Gli stessi fattori che hanno influito sulla evoluzione della letteratura fiamminga del secc. XVI e XVII, agiscono anche sulla contemporanea francese; il principe di Ligne (m. nel 1814) è il più importante fra gli scrittori del sec. XVIII.

Alla costituzione del regno (1830) seguì un rinnovamento della letteratura, che nel secolo scorso ha vantato il poeta Andrea Van Hasselt (m. nel 1874), il moralista Ottavio Pirmez (m. nel 1883), il romanziere Carlo De Coster (m. nel 1879), autore de La légende d'Ulenspiegel; gli storici Ludovico Gachard (m. nel 1885), Giuseppe Kervijn de Lettenhove, Leone Vanderkindere; gli oratori Carlo

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(per cortesia del Commissariat gen. du Tourisme) BELGIO - L'Università di Louvain, fondata nel 1425.
Rogier (m. nel 1885), Uberto Frère-Orban (m. nel 1896), Augusto Beernaert (m. nel 1912) e mons. Carlo Cartuyvels (m. nel 1907); il teologo card. Vittorio Dechamps (m. nel 1883), redentorista, arcivescovo di Malines.

Ad un ulteriore rinnovamento, cui diedero inizio battaglieri studenti universitari, ha contribuito la rivista La Jeune Belgique (fondata nel 1881) di Max Waller (pseud. di Maurizio Warlmont), Giorgio Rodenbach (m. nel 1920), Ivano Gilkin (m. nel 1926) e Alberto Giraud (i cui scopi erano sintetizzati dalla formula, allora assai discussa, L'art pour l'art e dal motto Ne crains, corretto dall'aggiunta fort Dieu; ai suoi sforzi unì il suo anche un gruppo di giovani cattolici (Enrico Moeller, Enrico Carton de Wiart, ecc.) ai quali si deve la fondazione della rivista Durendal (fondata nel 1894).

Fra i migliori scrittori di questo secolo, benché tuttavia non sempre rispettosi della fede e delle morale cattolica, vanno segnalati Camillo Lemonnier (m. nel 1913), romanziere naturalista, l'insigne poeta Emilio Verhaeren (m. nel 1916), il celebre drammaturgo Maurizio Maeterlinck (m. nel 1920). Ricordiamo anche i poeti, don Ettore Hoornart, Giorgio Rency, Alfonso Hardy; i drammaturghi Fernando Crommelinck, Gustavo Van Zijpe; i romanziere Edmondo Picard (m. nel 1924), Edmondo Glesener, Giorgio Virres, Leopoldo Courouble, Enrico Davignon; il novelliere Paolo Demade; i critici Eugenio Gilbert (m. nel 1919), mons. Schyrgens (m. nel 1937), Firmino van den Bosch (m. nel 1949); gli oratori Augusto Beernaert (m. nel 1912), Carlo Woeste (m. nel 1922); gli storici Goffredo Kurth (m. nel 1916) e Enrico Pirenne (m. nel 1935); i filosofi Maurizio De Wulf (m. nel 1948) e il card. Desiderato Mercier, arcivescovo di Malines (m. nel 1926).

Per l'arte, V. FIAMMINGA, ARTE, ARTE.

BIBL.: C. De Seyn, Dictionnaire des écrivains belges. Bibliographie, Bruges 1930-31; G. Doutrepont, Histoire illustrée de la littérature française en Belgique, Bruxelles 1939; C. Hanlet, Les écrivains belges contemporains de langue française, 1800-1946, Liegi 1946. Augusto Pelzer

V. ORDINAMENTO SCOLASTICO

L'istruzione scolastica belga è basata sulla interconfessionalità e neutralità. La religione è obbligatoria ma a chiunque è data la possibilità della dispensa dall'insegnamento religioso. Il 10% degli scolari sono dispensati.

L'istruzione prescolastica è curata nei giardini d'infanzia che sono divisi in 1290 comunali, in 1040 cattolici, in 1336 privati.

L'istruzione scolastica comprende le scuole primarie, secondarie e l'università. Le scuole primarie comprendono 5077 « écoles communales », 1971 « écoles adoptées » e 1295 « écoles adoptables » e « écoles privates ». L'« école communale » è neutrale e interconfessionale, l'« école adoptée » è scuola della Chiesa cattolica, sta sotto la giurisdizione dello Stato ed ha l'obbligo di dare ad un certo numero di bambini l'insegnamento gratuito. L'« école adoptable » è una scuola privata che non sta sotto la giurisdizione statale; i maestri vengono pagati dallo Stato. « L'« école private » non si trova sotto la giurisdizione dello Stato. Le scuole secondarie si dividono in inferiori e superiori, ambedue in maschili e femminili. Le scuole secondarie inferiori maschili si dividono in 89 statali, 7 comunali, 6 patronali, 41 religiose e 23 private. Le scuole secondarie femminili comprendono 46 statali, 10 comunali, 252 religiose e 26 private. La durata di queste è di due anni. Dalle scuole secondarie inferiori si accede a quelle di grado superiore che hanno il nome di « atenei » o di « collegi ». Esistono 26 atenei, 4 collegi comunali, 9 collegi patronali, 61 collegi vescovili, 41 collegi di Ordini religiosi, 19 collegi privati. Le università sono 4: l'Università cattolica di Lovanio fondata nel 1835 ha ripreso le antiche tradizioni di quella fondata nel 1425 nella medesima città; l'Università fiamminga di Gand fondata nel 1806, l'Università liberale di Bruxelles fondata nel 1834 e l'Università statale di Liegi fondata nel 1816. Esistono 4 conservatori di Stato a Bruxelles, Anversa, Gand e Liegi oltre ai numerosi conservatori comunali nei maggiori centri.

I maestri vengono formati nelle « écoles normales primaires » che hanno la durata di 5 anni. Si dividono in scuole

normali primarie maschili e femminili. Le prime comprendono 9 statali, 5 comunali, 17 vescovili, 1 retta da un Ordine religioso. Le seconde comprendono 7 statali, 7 comunali, 36 vescovili e 8 rette da Ordini religiosi. Il clero cattolico viene istruito nei 6 seminari vescovili e presso la facoltà teologica dell'Università di Lovanio.

I giovani che intendono recarsi nelle colonie vengono istruiti presso l'Università coloniale di Anversa. - Vedi Tav. LXXIV.

BIBL.: B. Bouché, Un plan de l'organisation de l'enseignement en Belgique, Bruxelles 1923; G. Cascino, B. Il piano di studi, in Boll. d. legisl. scol. comp., 5 (1948), pp. 215-17. Miroslav Stumpf
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“BELGIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 678. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/belgio.