BELGIO. - Stato dell'Europa nord-occidentale, (30.508 kmq.) poco più del Piemonte, confinante con Olanda, Germania, Lussemburgo e Francia.
I. GEOGRAFIA
Il solco in cui scorrono Schelda e Mosa ne divide il territorio in due distinte sezioni, orientate anch'esse, come quel solco, da SO a NE. La sezione meridionale è un altopiano interrotto da groppe collinose (Ardenne), dal clima umido e inclemente, dalla popolazione poco densa ed a carattere prevalente mentre rurale; quella settentrionale, vasta e popolissima, una pianura che declina lentamente verso la breve (66 km) linea di costa, dove sono anche plage depresse, riparate da dighe e messe a coltura (*polders*), dal clima tipicamente oceanico. La pianura che, ricca ed opulenta di messi nella sua parte mediana ed occidentale (Fiandra), si fa più povera e triste verso levante (lande del Campine), è attraversata dalla Schelda, modesta di corso, ma copiosa di acque e navigabile, sul cui estuario s'apre il massimo emporio commerciale del B. ed uno dei più attivi di questa parte di Europa: Anversa.La popolazione (8,4 milioni di ab. nel 1947) che attinge una densità elevata (276 ab. al kmq.; 540 nella regione centrale del Brabante), anzi la più elevata d'Europa (ma si tenga conto della modesta base territoriale), è costituita per oltre la metà da Fiamminghi, parlanti un dialetto germanico, e per poco meno della metà da Valloni di lingua francese (con piccoli gruppi di parlanti il tedesco ad oriente): i due domini
linguistici sono divisi grosso modo dalla linea Tour-nai-Liegi. La quasi totalità del paese è cattolica; i protestanti costituiscono appena lo 0,3% e gli ebrei lo 0,1% del totale. Oltre la capitale Bruxelles (ca. 1 milione di ab., con i sobborghi), diverse città eva-dono, per la loro importanza economica, un interesse puramente nazionale: Anversa (256 mila ab.), Gand (161 mila ab.), centro dell'industria laniera, Liegi (151 mila ab.), il principale centro siderurgico, Malines (61 mila ab.), Ostenda (48 mila ab.), ecc.
Agricoltura ed allevamento, sebbene fiorentissimi, passano, nell'economia del paese, in seconda linea di fronte all'attività industriale e commerciale, favorite, la prima dalle ricchezze minerarie (carbon fossile, ferro, zinco), la seconda dalla privilegiata postura del paese, al punto d'incrocio delle vie di comunicazione fra le regioni extrauropee (oltre l'Inghilterra) e l'Europa orientale e fra questa e l'Europa occidentale.
Il regno del B. è una monarchia costituzionale rappresentativa con Parlamento bicamerale; unito in unico Stato con l'Olanda nel 1815, il B. se ne staccò nel 1830.
| Province | Superficie in kmq. | Popolazione (Stima) stà a kmq. | Den- sità a kmq. | Capoluogo pop. in 1000 |
| Anversa | 2.831 | 1.255.760 | 444 | Anversa (256) |
| Brabante | 3.283 | 1.773.635 | 540 | Bruxelles (935) |
| Fiandra occid. | 3.234 | 984.475 | 305 | Bruges (53) |
| Fiandra orient. | 3.002 | 1.207.805 | 402 | Gand (161) |
| Hainaut | 3.721 | 1.185.904 | 319 | Mons (25) |
| Liegi | 3.951 | 928.041 | 235 | Liegi (151) |
| Limburgo | 2.408 | 443.758 | 184 | Hasselt (29) |
| Lussemburgo | 4.418 | 214.105 | 48 | Arlen (11) |
| Namur | 3.660 | 350.121 | 96 | Namur (31) |
| Eupen e Mal-médy | 1.056 | 66.854 | 63 | — |
TOTALE 31.564 8.411.358 276
III. VICENDE STORICHE
Non è necessario aspettare il 1830, anno della rivoluzione che consacrò la separazione definitiva dei Paesi Bassi del nord da quelli del sud, per parlare del B. Se la formazione dello Stato belga non risale oltre quella data, le province del sud avevano già una loro forma d'indipendenza sotto prin-cipi comuni a partire dal medioevo. Poste tra la Neu-stria e l'Austrasia, le province s'affrancarono presto dall'azione centralizzatrice del regno di Francia e del-l'impero. Con il trattato di Verdun (843), la forma-zione della Lotaringia aveva legato i Fianminghi e i Piccardi della riva sinistra dell'Escaut all'influenza francese, facendo dipendere dall'impero le popolazioni di lingua vallone e germanica abitanti sulla destra del medesimo fiume e sulle rive della Mosa.Le famiglie dei conti di Fiandra, di Brabante, di Hainaut, di Namur, di Limburgo e di Lussemburgo si unirono spesso sotto il regime feudale per conservare la loro influenza oltre le rispettive frontiere. Legate da vin-coli matrimoniali alle famiglie reali dei paesi confinanti, questi principi parteciparono alla grande politica del loro tempo. Godfredo di Buglione, uno dei capi della prima Crociata, s'ebbe nel 1099 il titolo di «avvocato del Santo Sepolcro». La casa di Namur conservò l'impero la-tino di Costantinopoli dal 1217 sino alla sua fine. I Lus-semburgo diedero parecchi titolari all'impero germanico. Il principato ecclesiastico di Liegi ebbe il suo vita poli-tica indipendente e riuscì a sfuggire al movimento cen-tralizzatore dei Borgogna nel sec. XV, ma i vescovi eletti appartenevano spesso a famiglie comitati belghe, e la giu-ridizione di essi comprendeva una buona metà delle pro-vince del B. Filippo il Buono riuscì a realizzare una prima unione degli Stati posti tra la Frisia e la Champagne. Quest'unione venne mantenuta, dopo la morte di Carlo il Temerario (1477), dalle armi di Massimiliano di Asburgo, marito di Maria di Borgogna. Questo matrimonio fece degli Asburgo i sovrani legittimi delle Province Unite. Per tre secoli essi dovettero, nell'assumere il potere, giurare di conservare i diritti e le franchigie dei comuni e degli stati, e venivano riconosciuti come conti o duchi o mar-chei in ciascuna delle province, riunite in forma defini-tiva e rese indipendenti da ogni vassallaggio dalla Francia o dall'impero, a partire da Carlo V. I comuni e le città godevano di larghe libertà e possedevano carte di fran-chigia fin dal XII sec. Le imposte e i contributi dovevano ogni anno essere approvati dalle assemblee degli Stati pro-vinciali, il che costituiva un limite all'arbitrio di principi potenti dai quali essi vennero trascinati nel giuoco della politica europea, prima sotto l'influenza della Spagna e poi sotto quella dell'Austria.
Sotto Carlo V e Filippo II, le città del nord subirono più profondamente l'influenza protestante, luterana prima e poi calvinista, e insieme con le pro-vince del sud insorsero contro la Spagna. Il senti-mento nazionale esaltato dal desiderio delle libertà politiche e religiose parve per un istante trionfare dopo le repressioni del duca d'Alba (1568-73) e l'in-ccesso del Requesens, inviato a riparare gli errori del suo predecessore (1573-76). Con la «Pacificazione di Gand» (1576) gli Stati Generali proclamarono di fatto la loro indipendenza. Don Giovanni d'Austria e poi Alessandro Farnese, aiutati dai «Malcontenti» cattolici della Confederazione d'Arras, riuscirono a far riconoscere l'autorità di Filippo II nelle province del sud e a intraprendere la sottomissione delle pro-vince del nord. Guglielmo d'Orange, capo della ri-volta, non avendo potuto mantenere l'ideale nazionale di tolleranza del 1576, dovette rassegnarsi a difendere l'Unione d'Utrecht, raggruppando gli Stati del nord, la Fiandra e il Brabante. Mentre egli perdeva queste due province, l'Olanda, la Zelandia, l'Utrecht, la Fri-sia, Groninga e la Gheldria continuarono la lotta, escludendo dai loro territori ogni altra confessione che non fosse quella protestante. La maggior parte della popolazione rimasta cattolica, ma privata dei suoi sacerdoti, passò così a poco a poco all'eresia.
La lotta fra i Paesi Bassi del sud (Fiandra), divenuti praticamente indipendenti dalla Spagna sotto gli arciduchi Alberto e Isabella (1598-1623), e le Province Unite con-linò fino al 1648 con grave danno di ambedue le parti. Il regno degli arciduchi assicurò alle province del sud uno splendido rinascimento cattolico nel campo dell'istru-zione, delle arti e delle lettere. Il trattato di Münster (1648) consacrò la separazione definitiva del nord e del sud. La Fiandra perdette le regioni cattoliche del Basso Escaut, del Brabante settentrionale e dell'Oltre-Mosa, e si vide chiu-dere il porto di Anversa. Le guerre di Luigi XIV tolsero ancora ai Paesi Bassi spagnoli una buona parte della contea di Fiandra, l'Artois, il Cambrésis, metà dello Hainaut, il Tournésis e una parte del Lussemburgo. I trattati dei Pirenei (1654), di Aquisgrana (1668) e di Nimega (1673) consacrarono queste amputazioni successive. La guerra per la successione di Spagna fece ancora delle province bel-ghe la posta principale delle rivalità europee e fu causa di ampie devastazioni. Il trattato di Utrecht e posterior-mente la convenzione di La Barrière (Anversa 1715) fe-nero passare queste province sotto l'autorità degli Asburgo d'Austria, dopo un regime d'influenza francese e bava-rese durato più di venti anni. La pace restituì ai Paesi Bassi della corona d'Austria una incontestabile prosperità materiale, e tolta la parentesi della guerra di successione
austriaca (1745-48) essi poterono svilupparsi nella tranquillità e nell'ordine. Però l'opposizione al dispotismo illuminato ebbe una accentuata manifestazione in occasione della cerimonia con cui fu inaugurato il seminario di Lovanio nel 1785. Nel 1789 il malcontento fino allora frenato scoppiò nella rivoluzione del Brabante portando la formazione degli Stati belgi uniti. Ma la discordia che era tra i rappresentanti conservatori portò alla perdita di quanto era stato raggiunto. L'esercito di Leopoldo II, successo a Giuseppe II, riprese nel 1790 le province senza quasi colpo ferire. Ma nel 1794, i Francesi si annetterono definitivamente i Paesi Bassi austriaci e il principato di Liegi nel 1795.
L'unione del B., dell'Olanda (e del granducato di Lussemburgo) assegnato a titolo personale al nuovo re in compenso dei territori aviti ceduti alla Prussia) formò, con il trattato di Vienna, il nuovo regno dei Paesi Bassi sotto la sovranità di Guglielmo d'Oranje Nassau. Questo Stato poteva costituire una specie di tampone ideale tra la Francia e la Germania e contribuire
al mantenimento dell'equilibrio europeo. Esso avrebbe potuto vivere a lungo, se il re protestante non si fosse troppo appoggiato alle minoranze calviniste o aldesi, alle quali lasciò un'influenza preponderante nell'esercito e nei ministeri; per fondere insieme le polazioni diverse per mentalità, religione e lingua, ci sarebbe voluto un sovrano più capace e di sentimenti più aperti di Guglielmo I d'Olanda. Egli si alienò inutilmente i cattolici belgi con le sue sconfitte di prestazioni contro il vescovo di Gand e dei suoi vicari e con l'azione svolta contro l'insegnamento confessionale e le Congregazioni religiose. La legge che garantiva la libertà e l'uguaglianza a tutti i culti che non turbarono la tranquillità pubblica, spiaceva ai vescovi e fu approvata solo da una minoranza di notabili belgi: 527 contro 796 e 280 astenuti su 163 chiamati ad esprimere il loro parere. Malgrado questo avvertimento, Guglielmo I ebbe ancora la velleità di mirare alla formazione di un clero che fosse ligio alle sue idee in una scuola filosofica obbligatoria. A questo scopo egli creò a Lovanio nel 1824 un collegio, che incontrò fin da principio l'opposizione dei vescovi e dei cattolici, e soppresse i piccoli seminari diocesani e l'insegnamento delle Congregazioni. La conclusione di un concordato nel 1827 non valse a rilevare il discredito in cui erano caduti i ministri del re nel loro tentativo di asservire la Chiesa. La proposta alle cattedre episcopali di candidati indegni suscitò vivaci opposizioni. I liberali, d'altro canto, attaccati alla libertà di stampa, chiedevano il ristabilimento della giuria nei processi e volevano la responsabilità dei ministri. Nel 1828, uniti i loro sforzi ai cattolici, favorirono una petizione generale in favore della libertà. A mettere d'accordo i cattolici e i liberali valse molto l'opera del Lamenta, e l'accordo fu mantenuto fino alla rivoluzione. L'assolutismo personale del re, la sua ostinazione, le sue false idee sul valore religioso del cattolicesimo, nonché il servile accecamento ed il settarismo dei ministri Goubeau e Van Maanen mandarono definitivamente in rovina il fragile stato artificioso. I francesi, incesimi dal Congresso di Vienna, la stampa cattolica e liberale condusse un'opposizione accanita contro il governo. La rivoluzione del luglio 1830 a Parigi rinforzò il risentimento e accrebbe l'audacia degli oppositori. I ministri del re non presero alcuna misura di sicurezza. La rappresentazione della Muta di Portici, opera in cui era messa in scena la rivolta di Masaniello, provocò l'entusiasmo della borghesia e del popolo di Bruxelles, entusiasmo che ebbe subito le sue conseguenze in piazza. La casa del ministro Van Maanen venne saccheggiata, la rivolta si estese e prese forza, e dalle province si accorse alla capitale. Guglielmo I cercò di porre il medio, ma era troppo tardi. Un governo provvisorio, costituito alla fine di sett., estese la sua autorità su tutto il paese, proclamò il 24 ott. l'indipendenza del B. e convocò il congresso nazionale. L'assemblea di 200 membri eletti direttamente confermò fino dal 10 nov. le decisioni del governo e si pronunciò immediatamente dopo in favore della istituzione di una monarchia.
Il 3 febbr. 1831 il congresso nazionale elesse a re il principe di Nemours, secondo figlio di Luigi Filippo, ma questa candidatura non venne accettata dalle Potenze. Il 3 giugno venne eletto il principe Leopoldo di Sassonia-Coburgo, imparentato con la famiglia reale inglese. Il nuovo re s'occupò subito per ottenere dalla conferenza il trattato dei 18 articoli, che accordavano larghi compensi alle rivendicazioni belghe tanto dal punto di vista territoriale che da quello finanziario. Il congresso ratificò il trattato il 9 luglio e il re poté fare il suo ingresso nel B. e prestare il giuramento alla costituzione il 21 dello stesso mese.
1. Organizzazione politica e partiti
L'assemblea Costituente aveva istituito una monarchia costituzionale ereditaria con la separazione dei poteri. La Chiesa godeva totale indipendenza, e i ministri del culto erano retribuiti dallo Stato.Le prime elezioni legislative avvennero senza lotta: i suffragi andarono tutti a un unico partito unionista comprendente liberali e cattolici. Il diritto di voto era limitato a quelli che pagavano un determinato censo, per modo
BELGIO - Carta ecclesiastica storica: 1. Anversa, D. 1559-1801; Pr. 1124-1706; Ci. 1432-1706; Bg. sec. XIII. - 2. Bruges, D. 1559-1801; 1834. Can. r. 1050; Ce. 1318; Bg. 1244. - 3. Gand, D. 1559. St-Bavon: B. sec. VII-1536; St-Pierre-au Mont-Blandin: B. sec. VII-1578-1706; Baudeloo: B. 1197; Ci. 1215-1578; Gand, 1578-1706. Bylogue: Ci. m. sec. XIII-1797; Nieuwenbosch (vedi). Ce. 1236; Bg. Grand-Beg. 1232; Pet. Beg. 1234. - 4. Liège-Luik, D. (sec. IV. Tongeren) 718; Liegi. St-Laurent: B. sec. X-1797; St-Taquens: B. 1015-1797; Rorhemont: Ci. m. 1215-1796; Viegnis: 1238-1796; Pr. 1124-1796; B. m. - 5. Malines, AD. 1559 (1801) B. sec. VIII-XI; Can. r. 1289; Bg. 1259. - 6. Namur-Namen, D. 1559 (1801; 1842); Bg. 1235. - 7. Tournai = Doornik, D. sec. VI (unita a Noyon - 1146) (1559, 1801) St-Martin: R. sec. VII-1796; Prés-Porcina: Can. r. m. 1233-1796. - 8. Ypres = Ypern, D. 1559-1801; Bg. 1240. - 9. Aarschot, Bg. 1259. - 10. Alden-Eyck, B. m. sec. VIII; Can. s. sec. XI-1571; Bg. 1244. -
11. Alost, BW 1268
12. Andenne, B. m. 602-sec.; X. Can. r. m. 1794. - 13. Ath. Ci. m. 1234. - 14. Brogne = St-Gérard, B. 1147-1787. - 15. Bruxelles, Can. s. 1047; Ci. m. 1201. - 16. Diest, Bg. 1247. - 17. Dikkelven, B. 734-1081 (poi Grammont). - 18. Dillingen, Can. s. 1095; Pr. 1140-1787. - 19. Dinant, B. 2 Can. sec. XI, Pr. 1152. - 20. Dronen = Tronchiennes, B. sec. VII; Pr. 1138. - 21. Edingen = En-Ghien, Bg. 1255. - 22. Floreffe, Pr. 1121-1797. - 23. Fosse, B. sec. VII; Can. s. 1008-1796. - 24. Furnes = Veurne B. 2 Can. s. 1100; Can. r. 1120; Pr. 1130. - 25. Gembloux, B. 940-1796. - 26. Gistel = Ghistelles, B. m. 1090-1577. - 27. Grammont = Geerardtsbergen, B. sec. VIII (Dikkelvenne), 1081-1797; Bg. 1245. - 28. Hasselt, Bg. 1245. - 29. Hemiksem, Ci. 1237 (1246). - 30. Herne = Héringen, Ce. 1314. - 31. Leuze, B. sec. VII; Can. s. sec. XI. - 32. Lierre = Lier, Ci. m. 1235; Ce. 1138. -33. Louvain = Heuven, Università; antica: 1426-1797 (1835) nuova: (1833) 1835
34. Bg. 1230; B. 1125; Pr (Parc) 1120; Can. r. 1204; Can. r. m. 1248; Ce. 1489. - S. sec. XV, B. m. - 34. Malonne, B. sec. VII; Can. s. sec. IX; Can. r. 1147. - 35. Mons, Ste-Waudru: r. m. 688; Can. s. m. sec. XII; St-Pierre: B. Can. s. 659; Val-de-Ecoliers: Can. r. 1252-1796; Ci. m. 1216-1678; Bg. 1248. - 36. Moorsel, B. m. sec. VIII-X; Ci. m. 1228. - 37. Moustier, B. m. sec. VII; Can. r. m. sec. XIII. - 38. Nivelles = Nijvel, B. 2 m. 640/50; Can. s. m. sec. X-1798; B. 640/50-?; BW 1270; Bg. 1273. - B. 1070; Can. r. m. 1100; Ci. 1132-1797; Tr. 1926. - 39. Nieuwenbosch, Ci. m. 1246-1578. - 40. Oudenbosch, Ci. m. 1215-46. - 41. Pamele, Ci. m. 1233. - 42. St-Trond, B. 660; Bg. 1265. - 43. So-lières = Ben-Ahin, Can. r.; Can. r. m. 1127; Ci. m. 1231-1796. - 44. Trirémont-Tienen Bg.che il loro numero non superava i 30 mila. Gli unionisti, sotto la guida di Nothomb, di Van de Weyer e di Theux, tennero il governo a partire dal 1830. Nove anni più tardi i liberali radicali organizzarono un potente partito che si separò dall'unione, mentre i cattolici, rimasti fedeli, preparavano l'opinione pubblica con la fondazione di una stampa ben distribuita. Un primo ministero liberale, presieduto dal Lebeau, assunse il governo nel 1840, ma l'anno seguente dovette cedere al ministero unionista di Nothomb, seguito nel 1845 da quello di Van de Weyer, e nel 1846 dal ministero de Theux. Mentre i cattolici si mantenevano fedeli al partito unionista, la propaganda liberale e radi-
principale obbiettivo la difesa dei principi del cattolico, mentre i liberali andavano sempre più verso una politica anticlericale e settaria. Questa direttiva raggiunge il suo culmine sotto il ministero liberale di Frère-Orban, durato dal 1878 al 1884.
La legge sull'insegnamento elementare del 1879 ban-diva l'insegnamento religioso dai programmi scolastici e stabiliva l'erezione in ciascun comune di una scuola gratuita di Stato agnostica. A partire dal 1842 un modus vivendi, accettabile per i cattolici, aveva stabilito che l'insegnamento religioso fosse ufficiale e sotto il controllo dei ministri del culto. Rompendo lo statu quo i liberali entrano in lotta aperta con i vescovi, che a loro volta condannano le scuole senza Dio e le interdissero ai fedeli. In pochi mesi i cattolici organizzarono scuole elementari in tutte le parrocchie e, sottoponendosi a gravi sacrifici finanziari e personali, riunirono nelle loro scuole gratuite più del 6% dei ragazzi in età di frequentare la scuola. Il settarismo e la rozzezza dei liberali urtarono in questa lotta a tal punto l'animo dei belgi da alienare loro definitivamente la fiducia del corpo elettorale. Nelle elezioni del 1884 i cattolici ottennero una maggioranza schiacciante la quale venne mantenuta fino al 1919, nonostante il considerevole allargamento del suffragio e la comparsa di un terzo partito, quello socialista.
Quando nel 1918 fu fatto un ministero di unione nazionale, il re Alberto promise il suffragio universale per tutti i cittadini che avessero raggiunto il ventunesimo anno di età, venendo incontro ai socialisti che avevano perseguito questo scopo da 40 anni. L'uguaglianza davanti ai sacrifici dava diritto all'uguaglianza elettorale. La costituente del 1919, eletta in base a questo diritto, riconobbe il suffragio universale, concedendo il voto alle donne solo nelle elezioni amministrative. Una semplice legge poteva ormai estendere questo diritto alle elezioni provinciali e nazionali. La destra, che era rimasta il partito più numeroso, perde la maggioranza che essa aveva tenuto fin dal 1884, e si lasciò ingannare dalle promesse dei socialisti accettando di appoggiarli nella questione del voto alle donne. In seguito il nuovo partito rappresentato dai nazionalisti fiamminghi, e poi quello dei reisti nel 1935 fecero calare di molto gli effettivi della destra, mentre il partito comunista si faceva strada all'interno del contingente socialista. Questa situazione diede per lungo tempo al partito liberale, ridotto a circa 25 deputati, la funzione di arbitro dei governi di coalizione che si divisero il potere tra le due guerre. Nel 1948 il suffragio femminile è stato esteso a tutte le elezioni. Nell'attuale Camera vi sono 92 deputati del partito sociale cattolico, 65 socialisti, 21 liberali e 23 comunisti. Al Senato il partito sociale cattolico ha quasi la metà dei seggi. Il governo, presieduto da Spaak, socialista, comprende a partire dal 1947 dei rappresentanti del partito sociale cristiano e dei socialisti. La coalizione socialista-liberale-comunista, che aveva preso il potere nel luglio del 1945, a causa della questione monarchica, ha cessato di esistere.
34. Questioni economiche e sociali
Se il campo di lotta dei partiti durante la maggior parte del sec. XIX si era quasi completamente limitato a quello dottrinario, si era dipeso dal fatto che dal punto di vista economico e sociale gli elettori censitari, raggruppati nei partiti cattolici e liberale, andavano quasi in tutto d'accordo.Di fronte a questa prosperità industriale la condizione di quegli operai che non potevano difendere i loro diritti per mezzo di associazioni, era precaria e le relazioni dei congressi cattolici di Malines nel 1863 rivelano l'esistenza di numerosi abusi nell'organizzazione della vita dei lavoratori, ma lo spirito liberale era ancora troppo forte per potere fare appello con successo all'intervento coercitivo dello Stato. Il mito liberale dell'armonia degli interessi impediva l'azione degli uomini di buona volontà.
La propaganda socialista trovò un terreno favorevole tra le masse degli operai tolti alla loro dimora abituale, malalloggiati e costretti a nascondere i loro movimenti di solidarietà nelle società di mutuo soccorso. Il diritto di sciopero e di organizzazione degli operai fu riconosciuto per legge nel 1866. L'inchiesta del 1866 permise al ministero cattolico di Beernaert di rendersi conto della gravità della situazione e gli fece intraprendere una legislazione sociale progressista che mise il B. all'avanguardia dell'Europa. Leggi principali verterono sui seguenti capi: interdizione del lavoro ai fanciulli e dell'impiego delle donne nelle miniere e nelle industrie insalubri; limitazione della durata del lavoro nelle miniere, e successivamente nelle officine; protezione del salario e misure di sicurtà contro gli infortuni sul lavoro; assicurazione contro gli infortuni e a scopo di previdenza per la vecchiaia; costruzione di case per gli operai, e infine riforma del codice elettorale.
I sindacati socialisti, che furono i primi ad essere organizzati, contavano numerosi lavoratori cattolici. Un imponente complesso di cooperative e di casse mutuose sostenevano il movimento, che aveva due grandi quotidiani e un partito politico fortemente disciplinato e unito, per poter raggiungere efficacemente il suo obbiettivo, consistente nel suffragio universale. I cattolici, che s'erano resi conto dell'esistenza della questione sociale, fin dal congresso di Malines nel 1863, attesero a lungo prima di agire. Bisognerà aspettare fino al 1895, 5 anni dopo la Rerum novarum, per avere una risposta formale al riguardo. Il tempo perduto in questo deplorevole accecamento non fu più riguadagnato. Le masse operaie furono conquistate dalla propaganda socialista, specialmente in Vallonia, e gli sforzi dei democratici cristiani, guidati da G. Kurth e dall'abate Pottier, si esaurirono in polemiche sterili con la destra conservatrice. Non sarà mai messo abbastanza in rilievo l'eroismo di cui dovettero dar prova gli operai sindacali cristiani per riguadagnare il tempo perduto. Nel 1901 erano 11 mila, nel 1914 123 mila, nel 1939 350 mila, attualmente sono 500 mila. Il maggior numero degli iscritti proviene dalle regioni fiamminghe. Attualmente il movimento operaio cristiano vallone, per quanto dopo l'intervento della J. O. C. (Jeunesse Ouvrière Catholique) non sia una quantità trascurabile, è tuttavia ben lontano dai quadri del sindacalismo socialista. Nelle regioni valloni vi sono: 60 mila ca. sindacati cristiani di contro a 350 mila socialisti. Gli operai fiamminghi hanno l'Het volk, giornale ben redatto e a larga tiratura. È anche da mettere in rilievo che l'età media degli operai iscritti ai sindacati cristiani è al di sotto dei quarant'anni, mentre quelli iscritti ai sindacati socialisti sono nettamente più anziani. Le società di mutuo soccorso al principio del sec. XIX erano unicamente d'ispirazione cristiana e gli associati sono rimasti a lungo negli antichi quadri. I socialisti hanno da 30 anni rivolto i loro sforzi verso questo settore. Gli effettivi dei partecipanti socialisti erano in numero di 723.203 al 31 dic. 1946, mentre quelli delle opere cristiane assommavano a 681-710.
Se i cattolici hanno subito uno scacco innegabile nell'organizzazione della classe operaia, per esser rimasti troppo a lungo contrari ai sindacati, essi hanno in compenso raggruppato nelle regioni di lingua fiamminga la grande maggioranza dei contadini nel «Boerenbond» (v.), o associa-zione dei contadini. Nel 1880 i contadini erano stati colpiti da una grave crisi agricola. Ma in pochi anni l'agricoltura belga riuscì a superare la crisi, raddoppiando e in taluni casi anche triplicando la produzione per ettaro, e ad orientarsi verso colture industriali più redditizie o verso allevamenti selezionati.
L'istituzione delle cooperative agricole di vendita, acquisto e prestiti del «Boerenbond» (v.) ha salvato l'agricoltura belga assicurandole uno dei primi posti in Europa.
35. Questione fiamminga
Nel 1830 la reazione contro le leggi neerlandesi relative alla lingua aveva condotto la costituente a ignorare di proposito la lingua fiamminga nella vita politica, nella amministrazione ed anche nei tribunali, e ciò mentre la maggior parte della popolazione delle province del nord ignorava il francese. A partire dal 1840 un vasto movimento di rinascita letteraria si manifestò nei paesi fiamminghi, portando come conseguenza la richiesta dell'uguaglianza per la due lingue della nazione. Le prime manifestazioni in seno al Parlamento si ebbero nel 1856. Nel 1886 il ministero Beernaert, cattolico, fondò l'Accademia fiamminga, facendo sparire ogni residuo di inferiorità dei fiamminghi davanti ai tribunali. La democratizzazione del corpo elettorale condusse alle Camere dei deputati che ignoravano il francese e pose il problema della lingua su un piano più vasto: la questione fiammingadiventò uno degli aspetti della questione sociale. I « Fransquillons», borghesi delle città fiamminghe, legati da secoli alla cultura francese, disdegnavano la lingua popolare e trascuravano la conoscenza di quella letteraria, ciò che era di impedimento all’emancipazione culturale delle masse fiamminghe. L’azione dei sostenitori del fiammingo prese presto un aspetto sentimentale e romantico animato da un vivace sentimento nazionalista. La gioventù cattolica e il clero parteciparono attivamente a questo movimento per la rivendicazione dei diritti fiamminghi e della parità della lingua, diretto più contro le classi «fransquillones» che contro i Valloni. Le richieste erano: uso esclusivo del fiammingo nell’insegnamento e nell’amministrazione, reclutamento regionale con unità interamente fiamminghe. Queste rivendicazioni appoggiate al Parlamento da una parte della destra e da pochi deputati degli altri partiti, furono realizzate gradualmente, sollevando appassionate polemiche. Durante l’occupazione tedesca del 1914-18, le autorità germaniche cercarono di trarci profitto dal movimento fiammingo per dividere il paese e imporre la separazione amministrativa e rendere fiamminga l’Università di Gand, che fu l’unico istituito superiore riaperto sotto le pressioni delle autorità occupanti. Le polemiche che ne seguirono avvelenarono per parecchi anni la politica interna del B. Sotto la spinta di questi movimenti i cattolici fiamminghi dovettero appoggiare le relative misure legislative. Lo stato attuale è il seguente: monolinguismo regionale, bilinguismo nell’agglomerato di Bruxelles e nell’amministrazione generale e bilinguismo al Parlamento. Le legittime richieste dei Fiamminghi sono state così a poco a poco soddisfatte e il partito nazionalista fiammingo, compromesso per i suoi rapporti con l’occupante durante la seconda guerra mondiale, ha cessato di esistere. Le difficoltà linguistiche che hanno fatto gravemente sentire il loro peso sulla vita del B. sono così definitivamente eliminate.
La popolazione del B. è stata in continuo aumento, nonostante le perdite provocate dalle due ultime guerre. Nel 1831 essa contava 3.786.000 ab., a un secolo di distanza, e cioè nel 1913, 7.639.000, e, nel 1948, 8.450.000. L’indice della natalità si è mantenuto al di sotto del 3,2% fino al 1880, per diminuire gradualmente a 1,4%, risalendo poi a 1,7% nel 1947. La crisi demografica e l’influenza del neomultinazionale sono particolarmente forti nei grandi centri e nelle regioni valloni.
III. LA CHIESA NEL B
La conquista cristiana del B. romanizzato (faceva parte della Gallia Belgica) fu relativamente tarda, e se ne hanno scarsi ricordi. Il vescovo di Tongres, Servazio (Servais), appare al Concilio di Rimini nel 359, mentre Superior, vescovo di Nerves, è citato in un Concilio delle Gallie nel 356. I personaggi nominati nelle prime liste episcopali di Tongres e di Tournai e che risalgono al
Belgio - Castello dei cani di Gand. Fondato verso il sec. X. ampliato alla fine del sec. xir. Restaurato in età moderna.
tempo dei discepoli di s. Pietro sono leggendari. Per avere altri nomi di vescovi, che offrano una sicura garanzia storica, bisogna aspettare il sec. VI.
Falco, vescovo di Tongres, e Vedasto (Vaast), vescovo di Arras, sono contemporanei di Clodoveo. Eleuterio appare a Tournai verso il 531. Questi vescovati non sembra abbiano avuto una lunga durata: Arras fu unito a Cambrai fino al 1094 e Tournai fu annessa a Noyon fino al sec. XII. Da Maastricht la sede di Tongres fu trasferita a Liegi dopo la morte di s. Lamberto nel 705. Un vescovato fondato a Thérouanne da s. Audomaro (Omer) nel 663, estendeva la sua giurisdizione sulla Fiandra occidentale. I confini delle diocesi, fissati in quel tempo su quelli delle circoscrizioni politiche romane, rimaseo immutati sino al 1559.
S. Amando, s. Remaclo e i loro monaci furono i principali evangelizzatori del B. fino al sec. VII. Numero abbazie vennero fondate a Gand, Stavelot, Fosses, St-Trond, Lobbes, St-Hubert, Andennes, Nivelles.
I monaci irlandesi ed anglosassoni li aiutarono nel ristabilire il cristianesimo. Le leggende agiografiche ci danno la biografia di questi valorosi pionieri, ma sono troppo tardive o convenzionali per offrire un’immagine esatta di questo lento lavoro. Le invasioni danesi, normalmente e ungare del sec. IX distrussero spesso i monastri. Le parrocchie stabilite sotto Carlomagno vennero sviluppate dal vescovo Waltando di Liegi, che curò l’istruzione religiosa dei fedeli e la formazione dei loro pastori. Nel sec. XI perciò centri parrocchiali si moltiplicarono nelle città e nei villaggi e accanto alle antiche chiese popolari sorsero chiese castrensi o demaniali. Capitoli e collegiate vennero istituiti nei borghi: nel 1122 il loro numero raggiunge i 90. Le diocesi vennero divise in arcidiaconali e decanati governati secondo un diritto consuetudinario. Nel sec. XII si assiste ad una nuova fioritura di monasteri: Floreffe, Averbode, Tongerloo, S. Michele d’Anversa, fondati da s. Norberto, Villers, Orval, Aulne, fondati da s. Bernardo. Queste abbazie favoriscono la formazione del clero e delle parrocchie o assicurano la coltivazione delle terre abbandonate. Le abbazie, i capitoli, e i signori esercitano un esteso diritto di patronato sulle chiese parrocchiali dei loro domini, percepiscono le decime e contrastano seriamente il potere episcopale. Su 3587 chiese, quante ne contava allora il B., 465 sono consacrate alla Madonna, 230 a s. Pietro, soprattutto le più antiche, e 350 a s. Martino.
I vescovi Notgero di Liegi (972-1008) ed Erluino di Cambrai ottennero di essere riconosciuti conti e principi dell’impero e costituirono nella loro diocesi principati importanti. I loro successori furono ugualmente coinvolti nelle lotte feudali e i loro seggi costituirono oggetto di ambizioni politiche. Vescovi e
di Lovanio del 1425 costituì fortunatamente un prezioso baluardo ed esercitò una profonda influenza sul paese, favorendo la formazione di una mentalità intellettuale comune e di pastori istruiti. L'errore luterano fu condannato a Lovanio sino dal sett. del 1520 prima ancora che intervenisse la Chiesa di Roma. Il luteranesimo ebbe agli inizi uno scarso successo, tranne ad Anversa e in qualche altra città. Gli anabattisti fecero una breccia più profonda tra le masse popolari; mentre il calvinismo venne più largamente accolto dagli intellettuali nello Hainaut e in Fiandra, non mai però nelle proporzioni raggiunte nelle province del nord in Olanda e nella Frisia. Il momento più critico fu quello del 1565, all'epoca degli eccessi iconoclastici. La repressione sanguinosa del duca d'Alba irrigidì ancora di più l'opposizione, e si dovette attendere la reazione dei Valloni e il successo delle campagne di Alessandro Farnese perché il culto cattolico ricuperasse la sua libertà nelle contee di Fiandra e nel Brabante.
La principale riforma consisté nella creazione di 14 nuovi vescovati nel 1559, su domanda di Filippo II. I nuovi vescovi poterono sino dal 1565 applicare le decisioni del Concilio di Trento e vigilare sulla loro osservanza non appena le armate del Farnese ebbero pacificato il B. Aiutati dai Gesuiti, dai Cappuccini, dai Recolletti, dai Benedettini, dai Carmelitani e dagli Oratoriani essi prepararono il magnifico rinascimento cattolico del regno degli arciduchi. Gli eretici vennero assorbiti o dovettero lasciare il paese. Nel sec. XVII il numero dei calvinisti nei Paesi Bassi cattolici era ridotto a pochi rappresentanti. La nunziatura, stabilita a Bruxelles nel 1596, collaborò allo sforzo dei vescovi, dando particolarmente il suo aiuto nell'azione diretta a sottomettere i capitoli rimasti esenti.
L'ordine e la concordia vennero tuttavia turbati ben presto con rischio anche della fede dalle polemiche sollevate in seguito alla diffusione delle dottrine gianseniste (1642). I vescovi di Malines, Gand e Ypres e una buona parte della facoltà teologica di Lovanio, insorsero contro la condanna di Giansenio, vescovo d'Ypres, che era sempre vissuto in unione con la Chiesa, attribuendola alla ostilità dei Gesuiti, e non si sottomisero alla decisione del Pontefice che nel 1643 fu necessaria l'azione energica degli arciduchi de Precipiano (1690-1710) e Filippo d'Alsazia (1716-65) per eliminare ogni residuo di opposizione nei ranghi del clero. L'opera svolta da questo ultimo per fare accettare la bolla Unigenitus e riconoscere l'autorità pontificia, fu talmente apprezzata che egli venne nominato cardinale nel 1719. Il giansenismo rimase tuttavia potente nei consigli e farà sentire la sua influenza nell'opposizione dello Stato ai privilegi del clero.
I vescovi del periodo austriaco furono in generale attivi e risparmiarono ai loro fedeli la deleteria influenza degli enciclopedisti francesi. La soppressione della Compagnia di Gesù e dei suoi numerosi collegi sotto Maria Teresa, e in seguito l'abolizione di numerosi conventi di contemplativi sotto Giuseppe II, nonché le altre leggi antiecclesiastiche di questo sovrano diedero la prova tangibile della perdita d'influenza subita dal cattolicesimo. La rivoluzione del Brabante ne fu una delle conseguenze. Negli ultimi anni del sec. XVIII si poteva già contare dal 30 al 40 % il numero di quelli che non facevano pausa a Bruxelles.
La scristianizzazione fu accentuata dall'invasione francese. I francesi confiscarono e vendettero i beni

abati dei secc. xi e xir furono spesso signori feudali prima di essere pastori di anime. Vazon di Liegi e Gerardo di Cambrai (rozo) meritano una menzione onorevole. I vescovi di Thérouanne e di Tournai, dominati dai conti
della Chiesa; abolirono 9 vescovati, 3400 parrocchie, 12 seminari, 55 Capitoli, 110 abbazie, 275 conventi con più di 17.350 religiosi. La persecuzione raggiunse proporzioni inaudite. Con il Concordato del 1802 le diocesi furono profondamente trasformate. Oltre l'arcivescovato di Malines rimasero i vescovati di Gand, Tournai, Liegi e Namur. Le diocesi renane d'Aquisgrana, Treviri e Magonza vennero unite alla metropoli; il dipartimento «delle foreste», l'antico Lussemburgo, venne attribuito alla diocesi di Metz. NAPoleone nominò dovunque dei vescovi francesi, i quali riuscirono immediatamente sospetti a una parte del clero, per la loro sottomissione agli articoli organici; essi, tuttavia, riuscirono a riorganizzare dovunque il culto e a recuperare i beni non alienati. Ma l'imposizione del catechismo imperiale nel 1806, e subito dopo la rottura con il pontefice Pio VII, scatenarono un'opposizione violenta. I vescovi di Tournai e di Gand furono imprigionati per aver sostenuto il punto di vista del loro clero al Concilio di Parigi del 1811. Al momento della liberazione del B. nel 1814 non verrà che un solo vescovo nell'esercizio delle sue funzioni, quello di Namur. I vescovi di Tournai e di Gand, riprese le loro sedi, s'opposero all'adozione della legge costituzionale del nuovo regno dei Paesi Bassi e al giuramento ad essa, che dal punto di vista religioso avevano ragione di considerare sospetto. Il conflitto s'inaspri ancora di più, quando nel giugno del 1825 Guglielmo I soppresse l'insegnamento libero medio e rese obbligatorio il collegio filosofico di Lovanio, ch'era sotto il controllo del governo. La conclusione del concordato nel 1827 e la nomina di nuovi vescovi, dopo lunghe discussioni con Roma, e la presentazione infruttuosa di candidati indegni, non valse a smorzare lo zelo dei petizionari. Guglielmo ritardò fino al 1829 l'abolizione delle leggi scolastiche. I liberali belgi alleati ai cattolici appoggiarono il rovesciamento del regime nel 1830.
Nel possesso di tutte le libertà garantite dalla costituzione del 1831, i nuovi vescovi, rafforzati dalla nomina a Malines dello Sterkx già vicario generale e dal ristabilimento del vescovato di Bruges nel 1834, poterono riorganizzare l'insegnamento cattolico. Con la fondazione di un'università a Malines e nel 1835 a Lovanio, essi assicurarono ai cattolici belgi i mezzi per una formazione scientifica superiore. Le congregazioni religiose approfittarono largamente della libertà d'associazione. Lo stesso dicasi di numerose congregazioni ospedaliere e d'istruzione, che assicurarono ai cattolici belgi quasi il monopolio degli istituti femminili d'insegnamento medio e di carità. Come già al tempo degli arciduchi si assiste a una vera e propria rinascita cristiana. I seminari di nuovo affollati fornivano numerose ed entusiastiche reclute al clero diocesano. Le idee del Lamentnais, che avevano fatto forte impressione sul clero belga prima ch'egli fosse condannato nel 1832, furono gradualmente abbandonate o modificate, grazie al buon senso dei vescovi e malgrado le apprensioni di Leopoldo I e degli ambienti romani. A Lovanio tuttavia il tradizionalismo ebbe dei partigiani troppo caldi.
Se i cattolici belgi seppero fin dal principio tra frutto dalla libertà d'insegnamento, trascurarono però troppo la libertà di stampa, lasciandosi distanziare dai giornali liberali fortemente anticlericali, i quali condussero una campagna accanita contro la Chiesa. Una delle questioni più scottanti sorte sotto i primi ministeri liberali fu quella della laicizzazione degli istituti di carità e dei cimiteri. Il card. Sterkx e dopo di lui il card. Dechamps, suo successore, si batterono invano per ottenere il riconoscimento della personalità civile dei conventi e delle opere pie. Si dovette aspettare la legge del 1912 sulle associazioni senza scopo di lucro perché i cattolici potessero avere soddisfazione su questo punto. La lotta per la difesa delle posizioni cattoliche fu appoggiata dai vescovi Malou di Bruges e De Montpellier di Liegi. Le difficoltà ch'essa dovette superare giunsero al loro massimo nella battaglia per l'insegnamento scoppiata nel 1879. I vescovi con la loro intransigenza galvanizzarono la resistenza dei cattolici belgi e uscirono vittoriosi dalla crisi del 1884. L'attività apostolica è segnata dai congressi tenuti a Malines nel 1863 e negli anni successivi, e dal punto di vista sociale dai congressi di Liegi nel 1886 e di Malines nel 1898 e 1909. Le missioni parrocchiali e i ritiri per operai furono uno dei mezzi più efficaci per rallentare il moto di progressiva scristianizzazione che colpì la chiesa belga a partire dal 1890. La tattica che da allora in poi venne adottata dal clero e dai fedeli, fu di organizzare il maggior numero possibile di opere specificamente indirizzate ai bisogni dei singoli gruppi sociali. Queste opere furono vivamente incoraggiate dall'esposizione sotto l'ispirazione del card. Goossens (1883-1906) e del card. Mercier (1906-26). Quest'ultimo fu anche l'ispiratore dell'Associazione della gioventù cattolica belga, il cui dinamismo e i grandi congressi di Charleroi e di Liegi nel 1928 risvegliarono tante speranze nei cattolici belgi. Nella classe operaia la J. O. C. (Jeunesse ouvrière catholique), fondata dell'abate Cardijn, fornì una formola nuova per la riconquista delle lavoratrici. Una delle preoccupazioni più dolorose del laborioso apostolato del clero belga, sia secolare che regolare, è certo il fenomeno della scristianizzazione dei centri operai. La curva della scristianizzazione è in fase ascendente, mal
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**Belfg

Belgio - Statua della Vergine sulla facciara del municipio (fine del sec. xvi) - Bruges.
io - Statua della Vergine sulla facciata del municipio (fine del sec. XVI) - Bruges.**
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(fot. Paul Golfin, Bruxelles)
grado gli sforzi coraggiosi e costanti del clero e delle organizzazioni dell'Azione cattolica, ed è prevedibile che, sotto la pressione del comunismo ateo e del socialismo, il numero dei non battezzati, dei non praticanti, dei divorzi e delle unioni illegittime venga ancora ad aumentare nei prossimi anni. Le classi medie e rurali del B. sono nella maggioranza rimaste fedeli alla Chiesa. Sembra perciò che l'abbandono della fede da parte delle masse operaie abbia in gran parte trovato occasione favorevole nel ritardo con il quale i cattolici si sono decisi ad organizzare i sindacati cristiani indipendenti. Il clero, formato santamente nei seminari, è in generale pieno di zelo, laborioso, casto e disciplinato, ma è stato sorpassato dall'evoluzione troppo rapida della vita moderna. E forse quelli che avevano la responsabilità delle anime, non ebbero abbastanza audaci ed iniziative. Gli sforzi missionari recenti avranno senza dubbio più tardi il merito di ricondurre alla Chiesa le follie specialmente operaie eradicate dai luoghi di origine, che l'hanno abbandonata, ma che nel senso della giustizia e della solidarietà conservano una buona parte dello spirito cristiano. La sua generosità apostolica il B. l'impiega anche nelle imprese missionarie del Congo e di altre terre pagane. Il numero dei missionari d'ambito i sessi che operano nei paesi più lontani arriva a 3000. Il solo Congo ne ha 1500, e i frutti sono stati degni del lavoro condotto: a distanza di 70 anni più di un quarto della popolazione indigena è stata guadagnata al cristianesimo. Il numero dei battezzati e dei catecumeni supera i 3 milioni. Questi risultati provano la grande vitalità cristiana della madrepatria e la speranza legittima di riuscire un giorno a riconquistare le poche migliaia di scristianizzati della Vallonia.
La popolazione del B. al 1° genn. del 1948 era di 8.450.000 ab., ripartita molto inegualmente per le diverse diocesi. L'arcivescovo di Malines conta 3500 preti su più di 3 milioni d'ab. La popolazione di ciascuna delle altre diocesi supera in genere il milione, tranne Namur che ha meno di 600.000 ab. e 1200 preti. La stessa sproporzione è nelle parrocchie. Non è raro trovare nella diocesi di Malines delle parrocchie con più di 25.000 ab., mentre alcune parrocchie della diocesi di Namur ne hanno soltanto 250.
Ogni vescovato ha uno o più seminari minori e un seminario maggiore. Il numero delle vocazioni, che è stato a lungo sufficiente ai bisogni della Chiesa belga, tende attualmente a diminuire, per quanto complessivamente sia abbassata allo stato. La diocesi di Tournai, che aveva sofferto negli anni scorsi di penuria di vocazioni, si va a poco a poco risollevando. I chierici hanno l'obbligo del servizio militare che viene prestato in formazioni sanitarie omogenee. I seminaristi e i religiosi possono durante il loro anno di servizio continuare i corsi di teologia sotto la direzione del loro elmo ministeriale e di professori ad hoc. Due case di pendenti dell'episcopato permettono a un certo numero di seminaristi e di giovani preti di fare il loro studi universitari a Lovainio. Tuttavia le esigenze del ministero parrocchiale restringono il numero di coloro ai quali può essere concesso di continuare gli studi superiori. Il Collegio Belga di Roma ospita un certo numero di preti e di chierici che studiano negli istituti pontifici.
La fedeltà e l'attaccamento dell'episcopato e dei cattolici belgi alla S. Sede non si sono mai smentiti dal 1830 in poi. Fu nella diocesi di Gand che nel 1859 venne fondata l'opera dell'abbot di S. Pietro, intesa ad aiutare la S. Sede nella difesa della sua sovranità. Molti belgi militarono tra gli zauvini pontifici organizzati dal ministro delle armi dello Stato pontificio mons. De Mérode. Nel campo dottrinale l'intervento del card. Dechamps, arcivescovo di Malines (1865-83), fu tra i più notevoli. La costituzione Dei filius del Concilio Vaticano riprese l'essenziale della sua argomentazione. Tutti i vescovi belgi appoggiarono la definizione dell'infallibilità del Papa, dottrina tradizionale dell'Università di Lovainio. Il card. Mercier, arcivescovo di Malines, e il suo succeso, hanno continuato la tradizione dell'attaccamento della Chiesa belga a quella di Roma. I rappresentanti della S. Sede nel B., internazionali dal 1831 e dal 1841 e dal 1850 e dal 1880 ai nostri giorni, hanno adempiuto con onore l'incarico dedicato di temporeggiatori, quando i governi liberali e settari sin dal principio dell'indipendenza si trovarono alle prese con vescovi combattivi ed energici. Nel conflitto scolastico del 1879 questi ultimi furono vittime del settarismo con il quale la lotta fu guidata, e a causa dell'intransigenza dei liberali, le relazioni con la S. Sede rimasero interrotte per cinque anni. Quando il ministero cattolico del 1885 ebbe ristabilito la normalità dei rapporti, i nunzi praticarono una politica di pacificazione che valse loro diverse volte la riconoscenza dei Belgi. Il più famoso degli antichi nunzi fu mons. Pecci, divenuto poi Papa con il nome di Leone XIII. I nunzi non hanno mai cessato di partecipare intimamente alla vita dei cattolici belgi, e li hanno validamente difesi durante il difficile periodo dell'occupazione straniera.
Stavetot-Malmödy, in Terre wallonne, 10 (1924); Th. Ploegsarts, Les moniales cisterciennes, 4 voll. (Aywières, La Ramée, Florival e Wauthier-Braine), Bruxelles 1925-26; J.-M. Canivez, L'ordre de Citeaux en Belgique des origines (1132) au XXe siècle, Forges-lez-Chimay 1926; Fl. Prims, Geschiedenis van Antwerpen, Bruxelles 1927; A. Poncelet, Histoire de la Compagnie de Jésus dans les anciens Pays-Bas, 2 voll., 1927-28; L'université de Louvain à travers cinq siècles. Études historiques, pubblicati sotto la direzione di L. Van der Essen, 1927; Autori vari. Histoire de la Belgique contemporaine, 3 voll., 1928-30; L. Jadin, Procès d'information pour la nomination des évêques et des abbés des Pays-Bas, de Liège..., 3 voll., Roma 1928-31; L.-E. Halkin, L'hérésie et sa répression au pays de Liège avant la Réforme, Tongres 1929; F. Willocq, L'introduction des décrets du Concile de Treune dans les Pays-Bas et dans la principauté de Liège, Louvain 1929; U. Berlière, Coup d'œil historique sur l'ordre bénédictin en Belgique dans le passé et dans le présent, in Revue liturgique et monastique, 14 (1929), pp. 418-522; V.Fris, Histoire de Gaud, Gand 1930; S. Tassier, Les démocrates belges de 1789. Étude sur le voisinage et la révolution brabançonne, Bruxelles 1930; H. J. Elias, Kerk en Staat in de zuidelijke Nederlanden onder de redering dera artshortogen Albrecht en Isabella (1598-1621), Anversa 1931; A. Verhagen, Le card. de Franckenberg, Lilla s. d.; E. de Moreau, Belgique, in DIIG, VII, coll. 520-756.
IV. LETTERA-TURA - Nel B., una parte del quale venne annessa alla Francia sotto Luigi XIV, i due gruppi etnici, fiammingo, di lingua neerlandese, vallone, di lingua francese, hanno letterature proprie, che, tuttavia, per effetto di convivenza e di matrimonio, si accordano nell'esprimere con ricchezza di colori (la prima più che la seconda, raffinata dal genio latino), sentimenti profondi e aspirazioni di benessere talvolta troppo materiali o sensuali.
36. Letteratura fiamminga
Nel Duecento la poesia fiamminga didattica è rappresentata da Giacomo van Maerlant, traduttore di opere francesi e latine, e la mistica dalle religiose Beatrice van Nazareth e Hadewijk, l'opera delle quali è nel sec. XIV superata dal più grande mistico dei Paesi Bassi, il b. Giovanni van Ruysbroeck (m. nel 1381), con il suo capolavoro Die chierleit der gheesteliker Brulocht (L'ornamento delle nozze spirituali). Le «Camere di retorica» (redereikerkamers), associazioni il cui scopo era la recitazione e rappresentazione di misteri, drammi, miracoli ecc., si mantennero fino al sec. XVII. Il Rinascimento con il suo individualismo, l'Umanesimo con il suo ritorno all'antichità classica, la Riforma con la rottura dell'unità di credenze religiose, le lotte religiose e politiche ed infine il distacco dalla Fiandra delle Province Unite del Nord (Olanda), tutto questo influì molto sulla letteratura dei sec. XVI e XVII. Toccava al classicismo e in seguito ad altre correnti culturali francesi di agire sulla letteratura fiamminga del secolo seguente, che però segna una decadenza.Divenuto il B. indipendente nel 1830, la letteratura fiamminga rifiorì, a reazione contro l'influsso francese, e poté vantare un Giovanni Francesco Willems (m. nel 1846), padre del movimento stesso, e il canonico Giovanni David (m. nel 1866), e scrittori sia romantici che realisti quali Enrico Conscience (m. nel 1883), autore del celebre De Leetwo van Vlaanderen («Leone di Fiandra») e Augusto Snieders (m. nel 1904), tra i più fecondi ed i più letti. Seguì una schiera di letterati, in maggioranza di schietta fede cattolica e particolarmente interessati ai problemi sociali, e furono poeti, drammaturghi, romanzieri, novellieri, critici, storici. Alla Fiandra dell'Ovest appartengono don Guido Gezelle (m. nel 1899), poeta paragonabile a Vondel, il poeta Albrecht Rodenbach (m. nel 1880), i novellieri Hugo Verriest (m. nel 1922) e Stijn Streuvels (pseud. di Frank Later). Fra quanti scrisero in questo secolo sono anche da ricordarsi Edoardo Vermeulen, Carlo van de Woestijn (m. nel 1929), Augusto Vermeijen (m. nel 1945), Maurizio Sabbe (m. nel 1938), Maria Belpaire (m. nel 1948), Cirillo Verschaeve, Ernesto Claes, Felice Timmermans (m. nel 1947), di cui fu tradotto in varie lingue il volume intitolato Pallierter.
Allo sviluppo e alla diffusione della letteratura fiamminga contribuirono validamente anche le riviste Van Nu en Straks (fondata nel 1893) e Dietsche Waarande en Belfort (fondata nel 1900), quest'ultima schietta mente cattolica. Allo studio dell'ascetica e della mistica fiorite nei Paesi Bassi fino al 1750 è dedicata, invece, la rivista Ons geestelijk Erf (fondata nel 1927).
37. Letteratura francese
A prescindere dalle opere scritte nei dialetti piccardo e vallone, la letteratura francese del B. si inizia nel sec. XIII, con la canzone di gesta di Adenet le Roi e la cronaca rimata di Filippo Mousket, e continua nel sec. XIV con le cronache di Giovanni le Bel e di Giovanni Froissart (m. nel 1404), suo geniale continuatore. Generosi mecenati sono nel sec. XV i quattro duochi di Borgogna, da Filippo l'Ardito (m. nel 1404) a Carlo il Temerario (m. nel 1475), possessori anche di ricche biblioteche. Storiografi insigni sono, in quel secolo, Giorgio Chastellain (m. nel 1475), Giovanni Molinet (m. nel 1507), Giovanni Lemaire de Belges (m. nel 1524) e Filippo de Comines (m. nel 1511), quest'ultimo scrittore veramente moderno. Gli stessi fattori che hanno influito sulla evoluzione della letteratura fiamminga del sec. XVI e XVII, agiscono anche sulla contemporanea francese; il principe di Ligne (m. nel 1814) è il più importante fra gli scrittori del sec. XVIII.Alla costituzione del regno (1830) seguì un rinnovamento della letteratura, che nel secolo scorso ha vantato il poeta Andrea Van Hasselt (m. nel 1874), il moralista Ottavio Pirmez (m. nel 1883), il romanziere Carlo De Coster (m. nel 1879), autore de La légende d'Ulenspiegel; gli storici Ludovico Gachard (m. nel 1885), Giuseppe Kervijn de Lettenhove, Leone Vanderkinder; gli oratori Carlo
Roger (m. nel 1885), Uberto Frère-Orban (m. nel 1896), Augusto Beernaert (m. nel 1912) e mons. Carlo Cartuyvels (m. nel 1907); il teologo card. Vittorio Decamps (m. nel 1883), redentorista, arcivescovo di Malines.
Ad un ulteriore rinnovamento, cui diedero inizio battaglieri studenti universitari, ha contribuito la rivista *La Jeune Belgique* (fondata nel 1881) di Max Waller (pseud. di Maurizio Warlomont), Giorgio Rodenbach (m. nel 1920), Ivano Gilkin (m. nel 1926) e Alberto Giraud i cui scopi erano sintetizzati dalla formola, allora assai discusa, *L'art pour l'art* e dal motto *Ne crains*, corretto dall'ag-giunta *fors Dieu*; ai suoi sforzi unì il suo anche un gruppo di giovani cattolici (Enrico Moeller, Enrico Carton de Wintart, ecc.) ai quali si deve la fondazione della rivista *Durendal* (fondata nel 1894).
Fra i migliori scrittori di questo secolo, benché tuttavia non sempre rispettosi della fede e della morale cattolica, vanno segnalati Camillo Lemonnier (m. nel 1913), romani-ziere naturalista, l'insigne poeta Emilio Verhaeren (m. nel 1916), il celebre drammaturgo Maurizio Maeterlinck (m. nel 1920), Ricordiamo anche i poeti, don Ettore Hoornart, Giorgio Rency, Alfonso Hardy; i drammaturghi Fernando Crommelinck, Gustavo Van Zijpe; i romanziere Edmond Picard (m. nel 1924), Edmondo Glesener, Giorgio Virrés, Leopoldo Couroube, Enrico Davignon; il novelliere Paolo Demade; i critici Eugenio Gilbert (m. nel 1919), mons. Schrygens (m. nel 1937), Firmino van den Bosch (m. nel 1949); gli oratori Augusto Beernaert (m. nel 1912), Carlo Woeste (m. nel 1922); gli storici Goffredo Kurth (m. nel 1916) e Enrico Pirene (m. nel 1935); i filosofi Mau-rizio De Wulf (m. nel 1948) e il card. Desiderato Mercier, arcivescovo di Malines (m. nel 1926).
Per l'arte, V. FIAMMINGA, ARTE, ARTE.
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V. ORDINAMENTOSCOLASTICO
L'istruzione scolastica belga è basata sulla interconfessionalità e neutralità. La religione è obbligatoria ma a chiunque è data la possibilità della dispensa dall'insegnamento religioso. Il 10% degli scolari sono dispensati.L'istruzione prescolastica è curata nei giardini d'in-fanzia che sono divisi in 1290 comuni, in 1040 cattolici, in 1336 privati.
L'istruzione scolastica comprende le scuole primarie, secondarie e l'università. Le scuole primarie comprendono 5077 «écoles communales», 1971 «écoles adoptées» e 1295 «écoles adoptables» e «écoles privées». L'«école communale» è neutrale e interconfessionale, l'«école adoptée» è scuola della Chiesa cattolica, sta sotto la giurisdizione dello Stato ed ha l'obbligo di dare ad un certo numero di bambini l'insegnamento gratuito. L'«école adoptée» è una scuola privata che non sta sotto la giurisdizione statale; i maestri vengono pagati dallo Stato. «L'école privée» non si trova sotto la giurisdizione dello Stato. Le scuole secondarie si dividono in inferiori e superiori, ambedue in maschili e femminili. Le scuole secondarie inferiori maschili si dividono in 89 statali, 7 comunali, 6 patronali, 41 religiose e 23 private. Le scuole secondarie femminili comprendono 46 statali, 10 comunali, 25 religiose e 26 private. La durata di queste è di due anni. Dalle scuole secondarie inferiori si accede a quelle di grado superiore che hanno il nome di «atenei» o di «collegi». Esistono 26 atenei, 4 collegi comunali, 9 collegi patronali, 61 collegi vescovili, 41 collegi di Ordini religiosi, 19 collegi privati. Le università sono 4: l'Università cattolica di Lovainio fondata nel 1835 ha ripreso le antiche tradizioni di quella fondata nel 1425 nella medesima città; l'Università fiamminga di Gand fondata nel 1806, l'Università liberale di Bruxelles fondata nel 1834 e l'Università statale di Liegi fondata nel 1816. Esistono 4 conservatori di Stato a Bruxelles, Anversa, Gand e Liegi oltre ai numerosi conservatori comunali nei maggiori centri.
I maestri vengono formati nelle «écoles normales primaires» che hanno la durata di 5 anni. Si dividono in scuole normali primarie maschili e femminili. Le prime comprendono 9 statali, 5 comunali, 17 vescovili, 1 retta da un Ordine religioso. Le seconde comprendono 7 statali, 7 comunali, 36 vescovili e 8 rette da Ordini religiosi. Il clero cattolico viene istruito nei 6 seminari vescovili e presso la facoltà teologica dell'Università di Lovainio.
I giovani che intendono recarsi nelle colonie vengono istruiti presso l'Università coloniale di Anversa. — Vedi Tav. LXXIV.
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