BIRMANIA. -
I. GEOGRAFIA
In inglese Burma; regione dell'Asia meridionale (Indocina di N.O.) comprendente quasi tutto il bacino dell'Iravadi e la parte media e inferiore di quello del Saluen, più una lunga striscia di territorio (Tenasserim) che si spinge fin nella penisola di Malacca (605 mila kmq.). Paese prevalentemente montuoso, ricoperto di splendide foreste, ricche di legnami pregiati e specialmente di teak, che s'apre poi a mezzodì in ampie vallate. La popolazione è costituita per 3/4 da Birmani (di ceppo sinotibetano), dediti soprattutto all'agricoltura, fra i cui prodotti (cotone, miglio, sesamo, tabacco, the), primeggia il riso, del quale la B. è uno dei massimi esportatori mondiali. Più che l'allevamento, ha importanza la pesca; fra le risorse minerarie (piombo argentifero, rame, zinco, tungsteno, pietre preziose) ha assunto notevole importanza l'estrazione del petrolio.La B., prima unita all'India, ne fu separata nel-


suddivisa in Bassa e Alta B.; in quest'ultima erano
compresi alcuni staterelli (Shan e Kerenni) protetti.
Col trattato di Londra del 17 ott. 1947 venne rico-
nosciuto alla B. il diritto all'indipendenza. La ca-
pitale, Rangoon, sul delta dell'Iravadi, è un grosso
centro (500 mila ab.) ed il maggior porto del paese.
Nell'Alta B. è Mandalay (150 mila ab.).
Dei 17 milioni di ab. odierni, la stragrande mag-
gioranza professa il buddhismo, poco meno di un mi-
lione, nell'interno del paese, culti animistici e oltre
mezzo milione l'islamismo. I cattolici si calcolano a
ca. 150 mila.
BIBLI: L. Fea, Quattro anni fra i Birmani e le tribù limitrofe,
Milano 1896; H. J. Wehrli, Zur Wirtschaftsgegographie von
Ober-Burma und der nördlichen Schan-Staaten, Zurigo 1906;
J. Dantremer, La B., Parigi 1912; H. T. White, Burma,
Cambridge 1923; L. D. Stamp, The Vegetation of Burma, Lon-
dra 1925; R. Grant Brown, Burma as I saw it, ivi 1926;
H. L. Chibber, The Physiography of Burma, ivi 1933; id.,
The Geology of Burma, ivi 1934. Giuseppe Caraci
II. EVANGELIZZAZIONE DELLA B
L'evangelizzazio- ne della B. prima della divisione del 1866 in tre vica- riati, si può dividere in cinque periodi. Il 1°, che va dal 1555 ca. al 1721, è il periodo dell'evangelizza- zione occasionale, limitata ai grossi centri, e rivolta principalmente ai coloni europei e alle milizie por- toghesi. Se ne occuparono sacerdoti secolari e regolari (Domenicani, Francescani, Gesuiti) per lo più por- toghesi. A varie riprese (1648 Cappuccini, 1704 missionari di Parigi) la S. Congregazione di Propaganda cercò di provvedere a che si stabilisse una veramissione. Vi riuscì solo nel 2° periodo (1721-1830),
con i Barnabiti e quasi per caso, in appendice, cioè,
alla fallita legazione di Carlambrogio Mezzabarba
in Cina, il quale da Canton inviò, con poteri (sen-
za il titolo) di vicario apostolico di Ava, Pegù
e Martaban, il p. Sigismondo Calchi, barnabita,
con un prete secolare, don Giuseppe Vittoni (1721).
Osteggiati dai missionari padroadisti (v. PATRONATO)
ma ben visti dal popolo e dal re di Ava, che
concesse loro libertà di propaganda, la missione dei
Barnabiti cominciò con buoni auspici. Ma, nono-
stante lo zelo e le intelligenti fatiche, la missione subì
una dopo l'altra tutta una serie di gravissime sciagure.
Nel 1741 e nel 1746, durante le lotte intestine tra
Birmani e Peguani, i due primi vicari apostolici, mons.
Pio Gallizia e Paolo M. Nerini, morirono uccisi. Segui
una breve parentesi di relativa calma, sotto il vicario
apostolico G. M. Percoto (m. nel 1776), ma di lì a poco
ripresero le rivoluzioni, le guerre civili e le persecu-
zioni, culminate nella guerra anglo-birmana del primo
quarto del sec. XIX. L'ultimo vicario apostolico che
poté lavorare fu G. M. Mantegazza (m. nel 1794). Il
Corbenonis, eletto successore, morì prima di ricevere
la nomina, e L. Grondona non poté essere consa-
crato vescovo. Ultimi missionari barnabiti furono il
p. G. d'Amato e il p. Vincenzo Sangermano. Nel
1830 la Congregazione barnabitica, vistasi nell'impos-
sibilità di continuare a mantenere la missione bir-
mana, fu costretta a rinunziarvi. Ad essa si deve il
primo serio e continuato tentativo di evangelizza-
zione dei Birmani e delle tribù cariane e la prima
letteratura linguistica indigena.
Successero nel 3° periodo (1830-39) gli Scolopi, col
vicario apostolico Federico Cao ed alcuni preti o reli-
giosi racimolati alla meglio, fra cui emerge don Tarolli
di Trento. La Propaganda affidò allora la missione agli
Oblati di Maria Vergine di Torino (4° periodo: 1839-
1856), i quali lavorarono con zelo sotto i loro due
vicari apostolici Cerretti (1842-47) e Balma (1848-56).
Ma la loro opera fu ben presto distrutta e i padri im-
prigionati in seguito alla seconda guerra anglo-birmana
del 1851-52. L'ultimo loro missionario fu il p. Abbona.
La missione (5° periodo: dal 1856 in poi) passò quindi
alla Società di Parigi, col primo vicario apostolico Bigan-
deh, il quale, avvantaggiato dal regime di libertà istau-
rato dall'Inghilterra e dalla pace seguita all'occupa-
zione, poté, dopo un viaggio di studio attraverso
la regione, cominciare ad attuare il suo programma
di apostolato (specialmente nel settore scolastico) con
tal successo che, 10 anni dopo, poteva proporre alla
S. Congregazione di Propaganda la divisione di tutto
il territorio dell'unica missione in 3 vicariati (1866),
che furono appunto quelli della B. settentrionale,
orientale, centrale e meridiano-occidentale, tutti affi-
dati alla medesima Società di Parigi e rimaneggiati
poi definitivamente nel 1870 con la cessione del vi-
cariato orientale al seminario delle Missioni estere di
Milano. Da allora cominciò la vita separata delle sin-
gole circoscrizioni (v. le voci relative). Attualmente
nella B. vi sono le seguenti missioni: 3 prefetture apo-
stoliche: AKIBA (v.), BAHÁ'ISMO (v.) e Kengtung (v.) e 3
vicariati apostolici: B. meridionale (v.), Mandalay (v.)
Toungoo (v.) con un totale complessivo di quasi
150.000 cattolici. Le missioni della B. dipendono,
quanto all'organizzazione, dalla Internunziatura apo-
stolica dell'India, con sede a Nuova Delhi.
Le missioni protestanti sono numerose ed attive in
B. I primi ad entrare furono, nel 1808, i Battisti in-
glesi, passativi dal Bengala, ai quali seguirono (1815)
quelli americani, che iniziarono la missione di Rangoon ed ebbero presto il sopravvento sugli inglesi. Essi penetrarono dapprima tra le tribù cariane della bassa B., poi si spinsero sempre più a nord. Queste missioni ebbero grande sviluppo dopo la seconda guerra anglo-birmana e l'annessione della bassa B. all'impero inglese. Nel 1859 vi si stabilirono gli S. P. G. (Society for the Propagation of the Gospel in foreign parts) dipendenti dalla Chiesa anglicana, i quali hanno creato un vescovato in Rangoon. I Battisti hanno poco meno di 100.000 cristiani, gli S. P. G. poco più di 10.000. Vennero poi i Metodisti episcopaliani americani (1879), i Wesleiani inglesi (1885), l'Esercito della salvezza (1915), gli Avventisti (1919) e i Fratelli di Plymouth (1920). Il totale dei cristiani protestanti in B. si fa ascendere a 120.000.
97-81; J. Schmidlin, Das gegenwärtige Heidenapostolat im Fersen Osten, II: Die indischen Missionen, Münster 1930; Streit, Bild., VI, passim; VIII, passim; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935, pp. 151-53; per le missioni protestanti cf. J. Richter, in Die Religion in Geschichte und Gegenwart, III, coll. 222-23. Giovanni B. Tragella