**BELGRADO (BEOGRAD),** ARCIDIOCESI di. — Nella Jugoslavia. Ha una superfice di kmq. 48.550; fedeli 60.410 (dei quali oltre 40.000 a B. stesso), che vivono fra 3.260.000 dissidenti quasi tutti serbi. Comprendeva, nel 1938, 2 decanati, 15 parrocchie e 1 cappella-nia e conta 25 sacerdoti secolari e 14 regolari (Gesuiti, Minori, Lazzaristi, Maristi, Assunzionisti). Essendo la diocesi di ricostituzione recente, le varie istituzioni cattoliche sono appena in formazione.
Sul posto dell'odierna B. esisteva nel sec. IV il municipio romano di *Singidunum* con sede vescovile, dal 335 al 370 retta dal vescovo ariano Ursacio. Al tempo del Concilio di Sardica (343-44) nel territorio dell'attuale diocesi si trovavano quelle di Naissus (Nis), Horreum Margi (Cuprija) e Viminacium (Ko-stolac), poi scomparse sotto l'invasione degli Avari e degli Slavi. Sulle rovine di *Singidunum* (distrutta dall'inizio del sec. VII) appare quindi una nuova città che sotto i vari domini (bizantino, bulgaro, ungherese e serbo) prenderà il nome di Alba Graeca, Alba Bul-garica, Nandorlba e B. I Serbi vennero la prima volta nel 1316-19 in possesso di B., che fu poi nel 1403 capitale della «despotia serba»; ma già nel 1427 passò in mano ungherese come fortezza-chiave all'in-gresso delle regioni del medio Danubio; e nel 1456 avvenne la vittoria nella quale rifluse s. Giovanni da Capistrano. Allora fu eretto a B. un vescovato cattolico di rito latino, che scomparve quando Solimano il Magnifico nel 1521 conquistò la città, trasformando la cattedrale in moschea. La diocesi fu poi ammini-strata da diversi vescovi quali visitatori apostolici, dei quali alcuni vi risiedono, come permanentemente l'ar-civescovo di Bar (Antivari) Piero Massarechi (1624-32). Dal 1647 al 1720 i vescovi di questa diocesi, tra i quali anche il p. Matteo Belic (1651-74), ebbero il titolo di vescovo di B., al quale dal 1720 al 1739 si aggiunse quello di Smederevo (*Belgradensis-Semen-divensis*) e furono soggetti al metropolitano di Antivari e a quello di Skoplje (Usküb). Nel 1717 Eugenio di Savoia riconquistò B. Sotto il dominio unghe-rese riconobbero invece l'autorità dell'arcivescovo di Kalocsa. La popolazione era in maggioranza dissi-dente; cattolici, generalmente, soltanto gli immigrati bosniaci-ragusci, tedeschi o ungheresi. Sotto l'Austria (1711-39) il cattolicesimo ebbe un breve periodo di ri-fioritura così che si contarono 12.000 cattolici su 20.000 ab., con 8 chiese. Quando B. cadde di nuovo in po-tee dei Turchi, i cattolici scomparvero quasi comple-tamente e la diocesi fu retta da vicari e amministra-tori apostolici dei quali il più noto è il vescovo di Djakovo, J. J. Strossmayer (1851-97). Dal 1898 passò alle dipendenze di Propaganda Fide fino al 1914. Di-versi dignitari ecclesiastici dell'impero asburgico por-tarono il titolo di B. Neanche con le sue insistenti premure lo Strossmayer riuscì ad ottenere dal governo serbo l'autorizzazione di aprire nella città almeno una chiesa e scuola cattolica. Queste condizioni cambia-rono quando l'art. 2 del concordato con la Serbia
(1914) elevò la diocesi di B. a titolo arcivescovile con la diocesi suffraganea di Skoplje, ambedue esenti dalla giurisdizione di Propaganda Fide. I confini delle due diocesi corrispondevano fino al 1912 a quelli del regno serbo. La sede arcivescovile rimase però vacante fino al 1924. Con la formazione dello stato iugoslavo, B. divenne capitale; il numero dei cattolici aumentò da poche migliaia a 60.400 per diminuire tuttavia notevolmente dopo il 1941.
Stefano Draganović