di. - In provincia di Pesaro. L'antica Fanum Fortunae sorge sul litorale adriatico nel punto in cui la Via Flamira raggiunge il mare e domina la fertile valle del Mezzano, che sbocca ca. 3 km. a sud della città. La diocesi è immediatamente soggetta; ha un superfice di 240 kmq. con una popolazione di 60.560 ab. tutti cattolici, distribuiti in 47 parrocchie servite da 84 sacerdoti diocesani e 45 regolari (1949). Oltre al Seminario diocesano, dal 1911 ha il Seminario regionale di tutte le Marche per cui Pio XI edificò una nuova sede nel 1924 lungo la Via Flamira. Ivi compiono gli studi liceali e teologici tutti i chierici della regione (ca. 300), fatta eccezione per alcune diocesi maggiori quali Fermo, Ascoli, Camerino. Cona importanti istituzioni, il Collegio S. Arcangelo dei Fratelli delle Scuole cristiane, l'Eremo di Montegiovese dei Monaci camaldolesi, lo studentato dei Cappuccini a S. Paterniano, l'Opera don Orione, ecc.
L'antico modesto centro, sorto intorno al tempio pre-Romano in posizione strategica importante, è nominato la prima volta da Cesare, che nel 49 a. C. lo occupò, dopo passato il Rubicone. Poco lungi da F., nel 207 a. C., aveva avuto luogo la celebre battaglia del Metauro che fu decisiva nelle guerre puniche ed ove trovò la morte Asdrubale. La città fu municipio, vi fu dedotta da Augusto una colonia di veterani, tra cui fu distribuito l'agro (colonia Iulia Fanestris). Augusto la cinse di mura, ancora in gran parte conservate, ed il municipio in segno gratitudine eresse un arco a tre fornici in onore del principe sulla porta che guarda Roma, arco tuttora ben conservato e che fu modificato al tempo di Costantino. Virtuoso eresse a F. una basilica che descrive nel suo De architectura.
Caduto l'Impero d'Occidente, F. fece parte della pentapoli marittima, fu distrutta dai Goti nel 538 e restau-rata da Belisario. Le donazioni di Pipino e di Carlomagno la diedero alla Chiesa (755-74) sotto cui la città gode larga autonomia, fu libero comune con propri statuti magistrature ed estese il suo dominio nel contado finitimo, sino verso Fossombrone, tra frequenti contese guerre sia contro i vicini sia tra le potenti famiglie
FANO – FANONE
Minori Francescani, con splendidi quadri del Perugino di Giovanni Santi; le trecentesche chiese di S. Domenico con affreschi di Ottaviano Nelli da Gubbio, e di S. Agostino, rovinata dalla guerra ultima, con il celebre Angelo custode del Guercino, che ispirò il poemetto omonimo a Roberto Browning; la maestosa basilica classica di S. Paterniano, con la porta michelangiolesca ed il campanile del Sansovino, con in ricostruzione; S. Pietro in Valle, in ricco ed esemplare stile barocco con pitture del Reni. Altre preziose opere d'arte tratte dalle chiese sono conservate nel Museo civico della corte malatestiana, cui si accede attraverso l'arco della Libertas ecclesiastica a fianco del maestoso Palazzo della Ragione eretto nel