DOSSALE

DOSSALE. - La voce deriva dal latino barbarico dossalis; è termine con cui veniva indicato il panno usato per coprire pareti, sedili, altari. Elemento decorativo posto sull'altare. Nelle chiese primitive non esistevano d. Solo quando gli altari furono addossati alle pareti o posti in fondo all'abside si sentì la necessità di ornare la nuda parete con un d.

In Occidente, dalla fine del sec. XI, il d. appare sopra l'altare quale custodia di reliquie o oggetti sacri. Era per lo più mobile, in metallo o legno dipinto o ricoperto di stoffa. Dall'inizio del sec. XII si è cibbero d. fissi costituiti da una lamina sottile e lavorata, che celava un reliquiario. Ai d. di metallo e pietre preziose si sostituirono con il tempo quelli scolpiti in marmo, collocati stabilmente sulla mensa a reggere anche il Crocifisso. Vennero poi, nel XIII e XIV sec.: grandi d. dipinti con cornici in legno intagliato e dorato divisi in tre o più parti: veri e propri quadri, da cui il nome di trittici o politici, finché nel sec. XV un solo quadro (pala) spesso riccamente incorniciato trionfo sugli altari. Nel Sei e Settacento si aggiunsero alle incorniciature delle pale d'altare angeli, gruppi allegorici e ricche ornamentazioni.

D. è definito anche il tappeto o l'arazzo che è messo a coprire la spalliera di letti, cassapanche, sedie.

Si dice pure di drappo che avvolge a guaina un messale o altro libro. - Vedi tavv. CXVII-CXVIII. Pietro Gazzola

DOSSI, CARLO. - Pseudonimo di Pisani Dossi Alberto, scrittore, n. a Zenevredo (Pavia) il 27 marzo 1849, m. a Cardina (Como) il 16 nov. 1910.

A 19 anni stampò il suo primo libro, "Altirieri (Milano 1868), e nel 1871 la Vita di Alberto Pisani: due opere autobiografiche ricche di poesia intima, ma artificiale ed arbitrarie nell'espressione e nella sintassi si da meritare al D. l'attributo di «bizzarro». Meglio riuscì nel romanzo utopistico La colonia felice (ivi 1874), che poi sconfessò e nel quale si narra il graduale costituirsi di una compiuta società umana nata da un gruppo di deportati evasi in lontane regioni. Dall'arte passato alla diplomazia, il D. fu segretario di F. Crispi, ministro plenipotenziario a Bogotà e poi ad Atene, ove si appassionò alle ricerche archeologiche. Postume furono pubblicate le Note azzurre (ivi 1912), vasto diario scritto di seguito per quasi 40 anni, che rivelò un D. pensatore, spesso acuto e suggestivo. Ma il D. più schietto è nei bozzetti e nelle narrazioni di Gocce d'inchiostro (Roma 1880), ove si palesa osservatore sottile e di squisita sensibilità. Qualche sua pagina erotica e irreligiosa appare più una concessione alla moda del tempo che l'espressione di una convinzione sincera. L'opera del D. viene collocata in relazione con il tardo romanticismo lombardo.

BIBL.: Opere: Opere di C. D., con notizie bibliografiche di G. P. Lucini, 5 voll., Milano 1910-27; Note azzurre di C. D., con l'elogio funebre, di A. Cattò, ivi 1912; Le più belle pagine di C. D., 2, circa di P. Nardi, ivi 1932 (con introd.). C. D., Raccolta di opere, a cura di C. Linati, ivi 1945. Studi: L. Capuana, Studi sulla letteratura contemporanea, Catania 1882, pp. 57-72; G. P. Lucini, L'ora topica di C. D., Varese 1911; L. Russo, I narratori, Roma 1923, pp. 100-101; P. Nardi, La scagliatura: da G. Rovani a C. D., Bologna 1924, passim; B. Croce, La letteratura della nuova Italia, III, 3ª ed., Bari 1929, pp. 201-217; A. Galletti, Il Novecento, Milano 1939, pp. 59-66.

Silvio Pasquazi