EDICOLA. - La parola, derivata dal latino «aedicula», diminutivo di «aedes» = tempio, significa propriamente tempietto, piccola cappella, per lo più soltanto come nicchia nelle pareti dei templi e delle case o negli angoli degli edifici. Come termine architettonico indica quindi un organismo nel quale siano presenti i caratteri del prospetto di un tempio, ossia un frontone sostenuto da colonne o pilastri. Una specie di e. è il tabernacolo, sia che racchiuda un'immagine, sia che in forma di tempietto collocato sull'altare conservi le S. Specie.
Più genericamente si chiama e. ogni composizione architettonica che inquadra oggetti di particolare significato religioso, come immagini e reliquie. L'organismo architettonico può anche ridursi a una semplice cornice: questo significato più esteso della parola e. è quello in cui più generalmente essa è oggi usata nell'arte sacra.
I. LITURGIA E DIRITTO CANONICO
Edificare un'e. sacra nella propria casa a fuori, in luogo proprio per atto di devozione o di pietà ciascuno lo può fare, senza contravvenire a speciali norme di diritto canonico, salva IMMAGINAZIONE (v.) non ammesse al culto.Per diritto civile sono da osservarsi naturalmente le leggi dell'edilizia (Cod. civ. ital., aa. 871-72).
Non esiste nel Rituale romano una benedizione speciale per le e., né si può applicare ad esse PRIVAZIONE (v.), non essendo tali per sé le e.; ma solo la benedizione a delle immagini, che, se solenne, è riservata all'Ordinario, se privata, può essere data da qualsiasi sacerdote (Rit. Rom., tit. VIII, cap. 25) oppure la benedizione «omnis rei seu ad omnis» (ibid., Appendix, n. 70).
Un aspetto particolare può presentare l'e. agli effetti delle leggi canoniche e liturgiche, se vi è annesso l'altare (v.). L'altare, così annesso, deve considerarsi agli effetti della celebrazione della S. Messa, come altare portatile, se coperto dall'e. oppure «sub dio»: si richiede quindi la licenza dell'Ordinario del luogo (nel primo caso la può dare per i suoi sudditi anche il Superiore di una Congregazione clericale esente); con le solite condizioni e cioè: ci sia un giusto e ragionevole motivo, si tratti di un caso straordinario, il permesso sia concesso «per modum actus»; ci sia la pietra sacra (can. 822 § 4).
Il luogo, trattandosi di un'e., si suppone che sia decente, e, a pari condizione, è da preferirsi ad ogni altro per la celebrazione della Messa «sub dio». La consuetudine legittima, qualora esistesse, può legittimare la celebrazione del sacrificio della S. Messa in un altare innanzi all'e., anche fuori delle predette condizioni; ma spesso più che di consuetudini legittime, si tratta di abusi.
Riguardo alla custodia delle e., si possono per una certa analogia applicare le norme, che regolano la custodia degli oratori domestici: sia per quanto riguarda la decenza, sia per quanto riguarda la riserva al culto con esclusione di altri usi profani (can. 1196). In alcuni luoghi, come a Roma, la custodia delle e. è affidata a pie associazioni, che ne curano la manutenzione, la venerazione ed il lato estetico.
Pietro Palazzini
In diritto canonico sotto il nome di e. vengono anche le e. funerarie erette nei cimiteri da famiglie a persone private per la propria sepoltura: ma queste sono considerate in diritto canonico oratori privati (can. 1190; V. ORATORIO), in esse (a differenza degli altri oratori privati) l'Ordinario può permettere la celebrazione, anche abituale, di più Messe (can. 1194), a condizione però che le salme non si trovino al disotto dell'altare, bensì di lato e a distanza (misurata orizzontalmente dalla superficie
di proiezione dell'altare) non minore di un metro (altrimenti la celebrazione della Messa è vietata: can. 1202 § 2).
Nel caso che l'e. interdetto (v.), non resta con ciò interdetto il cimitero; mentre se viene interdetto il cimitero, ne restano colpite tutte le e. funerarie in esso esistenti.
II. ARTS
Nell'arte classica vanno ricordate le e. nell'interno del Pantheon, con fronti triangolari o curvilinei, che si alternano alle nicchie, e quelle che come costruzioni indipendenti sorgevano in gran numero agli incroci delle vie e accoglievano le immagini dei Lari. E. con le immagini dei Lari o scolpite o dipinte erano anche nelle case private, come si vedono a Pompei e ad Ostia. Anche nell'arte funeraria sono assai comuni le e. a forma di piccole nicchie con l'immagine scolpita del defunto o a figura intera di dimensioni ridotte o a mezzo busto, o limitata soltanto alla testa.Nel medioevo, specialmente nel periodo dell'arte romanica e poi gotica, le e. vengono adoperate nell'interno e nell'esterno degli edifici, dei quali costituiscono una caratteristica particolare. In Roma sulla facciata della chiesa di S. Tommaso in Formis una e. incornicia un musaico cosmatesco raffigurante Gesù tra due schiavi; sul campanile romanico di S. Croce in Gerusalemme nella zona inferiore a monofore un'e. pensile ripara la croce patriarcale, anticamente adorna di decorazione cosmatesca conservata solo in piccola parte, e all'ultimo piano si vede un'altra e. pensile, forse aggiunta nel sec. XIV; altre e. si trovano sul campanili di S. Maria Nova e del SS. Giovanni e Paolo; anche nel campanile di S. Maria in Trastevere all'ultimo piano c'è un'e. che custodisce un musaico raffigurante la Madonna con il Bambino.
Nel Rinascimento possono considerarsi e. le terracotte robbiane, che adornavano in forma di tabernacoli, racchiudenti immagini sacre, gli edifici nelle città della
Toscana. Così tra le e. possono annoverarsi il tabernacolo che racchiuda l'immagine della Madonna della Febbre nella sacrestia di S. Pietro in Vaticano, quello che contiene l'Annunciazione nella chiesa horentina di S. Croce e l'altra, ora nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino, con l'immagine della Vergine con il Bambino in stucco dipinto, opere tutte di Donatello.
Così possono anche considerarsi e. i sepolcri quattrocenteschi formati da una incorniciatura a rilievo che inquadra un vano ricavato nel muro e ove trovasi il sarcofago. Tali in tomba di Leonardo Bruni, opera di Bernardo Rossellino, e quella di Carlo Marsuppini, lavoro di Desiderio da Settignano, in S. Croce a Firenze.
Roma dal Rinascimento fino ai giorni nostri ha visto sorgere una fioritura di e. sulle facciate e sugli angoli delle sue case: opere per lo più modeste, mostrano tuttavia il fervore religioso del popolo e animano le vecchie strade con l'esuberanza barocca delle loro ricche cornici di stucco adorne di angeli e di putti più che con le immagini dipinte spesso offuscate e scarsamente visibili. Molte sono scomparse, anche in seguito alle demolizioni, ma molte restano ancora; specialmente nei vecchi rioni; né la più costumanza di collocare immagini della Vergine nelle pubbliche vie e piazze è ora dimenticata, che nuove e. si pongono anche nei quartieri moderni.
La più artisticamente notevole di queste e. romane è quella che contiene l'immagine di Ponte, architettata da Antonio da S. Gallo, che sorge sull'angolo di via dei Coronari con il Vicolo Domizio e racchiude una pittura, purtroppo rovinata, di Perino del Vago, raffigurante l'Incoronazione della Vergine.
Tra le e. barocche, che sono la maggior parte, vanno ricordate quella in Via dell'Anima nel tergo della chiesa di S. Agnese che contiene un frammento d'affresco con una immagine cavalliniana, l'altra sull'angolo della Piazza dell'Orologio con Via del Governo Vecchio, quelle in Via del Pellegrino, in Via Mario de' Fiori, in Via di Tor Sanguigna, in Via del Plebiscito sulla facciata del Palazzo Doria. - Vedi tavv. IV-V. BIBLICA.: P. Parsi, E. di fede e di pietà nelle Vie di Roma, Milano-Roma 1930. Vincenzo Golzio