EMMAUS

EMMAUS. - 1. Città celebre nella storia dei Maccabei (I Mach. 3, 40; 4, 3; 9, 50), capoluogo di toparchia nel 47 a. C. (Fl. Giuseppe, Bell. Ind., III, 5), ridotta in cenere da Varo nel 40 a. C. (id., Antiq. Ind., XIV, 122). Nei secc. II-III fu ricostruita e ricevé il titolo di Nicopolis, ma nel 637, caduta sotto il potere dei musulmani, perdé d'importanza. Oggi è Amwās, villaggio vicino a Latrūn, a 30 km. da Gerusalemme sulla via di Giaffa.

2. Terreno di E. - Fu ceduto da Vespasiano ad una colonia di 800 veterani, distante 30 stadi da Gerusalemme. Il nome di E. è assai dubbio, giacché la versione latina porta Amasa, che corrisponde ad Amosa di Ios. 18, 26, identificata con il villaggio di Qolānijjeh a 6,5 km. da Gerusalemme.

3. Villaggio di E. - Gesù, il giorno della Resurrezione, vi si manifestò a Cleofa e al suo compagno (Lc. 24, 13-26). Tre luoghi rivendicano l'onore di essere l'E. evangelico, ma il testo, la tradizione e le rovine non portano ad esplicite preferenze. La maggioranza dei più importanti codici e delle versioni fissa la distanza da Gerusalemme al villaggio a 60 stadi; 6 codici unciali greci, tra i quali il Sinaitico (sec. IV) ed alcuni minuscoli hanno invece 160 stadi. I critici generalmente preferiscono la lezione 60, opinando che la lettera greca del numero 100 sia stata aggiunta alla cifra 60 per armonizzare il testo con la tradizione allora vigente dell'E. evangelico a Nicopolis, distante, per la via più battuta e comoda, 160 stadi da Gerusalemme. L'antica tradizione (Ori-

(Origene, Eusebio di Cesarea, s. Girolamo, Sozomeno) fino all'epoca crociata conosce soltanto l'E. Nicopolis e non trova inverosimile che i due pellegrini evangelici abbiano percorso fra andata e ritorno, in un solo pomeriggio, 320 stadi e cioè 60 km.

I Crociati in un primo tempo riconobbero il Castellum E. a Qolānijjeh, distante 30 stadi da Gerusalemme, nel luogo detto oggi Abū Gāš, dove si conserva la chiesa costruita nel 1145 dagli Ospitalieri sopra la cosiddetta «fontana di E.». Nel 1172 il pellegrino Teodorico vi indicava il «Castellum E. quod moderni Ponteneid vocant». Ma più tardi (la documentazione comincia nel 1282), tutti i pellegrini indicano e visitano l'E. evangelico ad un villaggio a 11 km. (= 60 stadi) a nord-ovest di Gerusalemme, detto dagli Arabi el-Qubejbeh.

Le imponenti rovine di Amwās, ove valenti archeologi hanno riconosciuto una chiesa a tre absidi, sorta nel sec. III, con trasformazioni nel sec. VI e nel XII, non hanno offerto nessuna attestazione positiva in relazione al fatto evangelico e non mancano dei tecnici che vi riconoscono un monumento romano adattato nel sec. IV o VI in chiesa. A el-Qubejbeh, che recenti scavi hanno mostrato già abitata all'epoca macabaica, nel 1901 fu dai Padri francescani riedificata la chiesa crociata, su resti d'epoca bizantina, con inclusi nella navata settentrionale i muri di un casa che i pellegrini dicevano quella di Cleofa. Il luogo, sebbene in armonia con la cifra 60 stadi e con le circostanze della narrazione evangelica, manca però di una tradizione toponomastica, per quanto sia significativo che i Crociati lo designassero come Castellum E., e di un consenso archeologico sull'antichità dei resti della casa, detta di Cleofa, e della primitiva costruzione della chiesa.

BIBL.: L.-H. Vincent, F.-M. Abel, E., sa basilique et son histoire, Parigi 1932; D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctorum, Gerusalemme 1935, p. 897; B. Bagnati, I monumenti di Emautis et Qubejbe e dei dintorni, ivi 1947. Donato Baldi

ICONOGRAFIA DI E. - Le rappresentazioni dell'arte cristiana riferentisi al passo del vangelo di S. Luca, si distinguono in tre gruppi: l'incontro del Cristo con Cleofa e il suo compagno, il loro viaggio verso E. e la cena.

In un frammento di sarcofago conservato nel Museo delle Terme a Roma qualche studioso ha creduto riconoscere la rappresentazione della cena in E. Tuttavia, malgrado li appaiono sedute presso un desco tre figure, una delle quali, barbato, è nell'atto di narrare e le altre due di prestare grande attenzione al suo racconto, gli archeologi hanno in genere respinto quella suggestiva interpretazione (Wilpert).

È invece abbastanza frequente durante il medioevo la rappresentazione del viaggio di Cristo verso E. e del suo incontro con Cleofa ed il compagno di lui. Il viaggio lo vediamo nei museici di S. Apollinare Nuovo a Ravenna, nell'Evangeliorio greco n. 74 della Biblioteca di Parigi, negli affreschi di S. Angelo in Formis che sono dell'XI sec., nei museici di Monreale del sec. XII, mentre in un manoscritto, che è a Monaco di Baviera e che appartiene al sec. IX, il Cristo appare come sacerdote presso un altare accanto a due personaggi. Ancora scene dell'incontro di E. e della cena sono nel Salterio Albaud di Hildesheim e quindi nell'arte ducentesca e trecentesca, ad es., nella Maestà di Duccio nel Museo dell'Opera del Duomo di Siena.

Più frequente ancora esse diverranno nella pittura del Rinascimento. Il Beato Angelico rappresenterà la scena dell'incontro in una lunetta del Convento di S. Marco a Firenze dove il Cristo è in abito da pellegrino a Cleofa e il suo compagno hanno l'abito dei Frati domenicani, mentre con intenti più veristici rappresentano la scena della cena Giovanni Bellini nella chiesa di S. Salvatore a Venezia e quindi Tiziano e Paolo Veronese in due quadri del Louvre e il Rembrandt in un quadro pur esso al Louvre. Anche il Caravaggio dipingerà una cena in E. in una tela già nella raccolta Patrizi a Roma ed ora nella Galleria di Brera a Milano, mentre Jacopo Chi-

menti da Empoli la raffigurerà,
quasi ormai una scena di ge-
ner per il realismo dei parti-
colari, in una tela della rac-
colta Schiff-Giorgini a Roma.
- Vedi tav. XXVII.

BIBL.: K. Künzle, *Ikonogra- phie der christlichen Kunst*, Fri- burgo 1928, p. 511 seg.; Wilpert, Sarrafesi, II, p. 345.

Emilio Lavagnino

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“EMMAUS.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 214. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/emmaus.