LITOGRAFIA

LITOGRAFIA. - Dal greco λθος («pietra») e γραφία («scrittura»). Indica genericamente qualunque incisione (scrittura, disegno, figura, ecc.) fatta su pietra preparata allo scopo; indica ancora il processo con il quale, per azione chimica o meccanica, l'incisione può essere riprodotta in più copie su carta o altre materie e infine il particolare settore delle arti grafiche che attende alla stampa di queste incisioni.

L'esecuzione artistica dell'incisione litografica si differenzia da tutte le altre, in quanto è ottenuta senza mezzi chimici o meccanici, mediante una speciale matita, detta «litografica», composta di sostanze grasse. Gli inizi di questa forma d'arte, tipica del primo Ottocento, risalgono al 1796 per opera di Aloys Senefelder (1771-1834), che è ritenuto il vero inventore, dopo gli sporadici ed incerti tentativi dell'abate Simone Schmidt. La 1. seggió la sua epoca d'oro nella prima metà del sec. XIX e ad essa si dedicarono valenti artisti, particolarmente in Austria ed in Germania, fra cui vanno citati Francesco Hanffstängl, Francesco Krüger, Osvaldo Achenbach, Adolfo Menzel e molti altri.

In Italia la 1., come industria grafica, fu introdotta da due trentini: Giuseppe de Werz de Sprengenstein (1764 ca.-1827), che iniziò la sua attività in Milano nel 1807, durata fino al 1813, e Giovanni Dall'Armi (m. nel 1829) a Roma, dal 1805 alla morte. Fra gli artisti italiani che si dedicarono alla 1., si possono ricordare Bartolomeo Pinelli (1787-1835), Francesco Hayez (1791-1882) e, più tardi, Casimiro Teja (1830-97) particolarmente nel genere della caricatura.

La 1. interessò largamente gli artisti del tempo e si espresse dapprima con riproduzioni di quadri, poi divenne via via più originale producendo ritratti, paesaggi, vedute, caricature, creando attorno ad essa stabilimenti grafici e case editrici specializzate. Ebbe anche parte, ma non preminente, nella illustrazione del libro, particolarmente in Francia, dove ebbe a giovarsi dell'arte di grandi litografi, come Honoré Daumier e Paul Gavarni. In Italia, l'impiego della 1. a scopo illustrativo del libro non ebbe che scarse applicazioni e fu usata soprattutto in opere di tipo popolare e didattico; maggiore affermazione ebbe invece come arte autonoma, specie per ritratti.

Il ciclo storico della 1. non supera il mezzo secolo che sta a cavallo fra il primo ed il secondo cinquantennio dell'Ottocento. Poi decade rapidamente, anche perché questa particolare forma d'arte non interessò molto il collezionismo privato. Oggi, dopo un lungo periodo di completa decadenza, la 1. ha avuto fortunati segni di ripresa, con una produzione originale di notevole importanza artistica, anche perché affidata a nuovi e più rapidi procedimenti tecnici (

V. FOTOMECCANICHE, ARTI, ARTI)

Veditav. XCVII.

BIBL.: R. Graul, Die Lithographie von ihrer Erfindung bis zur Gegenwart, Vienna 1895-98, ristampa 1932; J. R.