LIBRO

LIBRO. - Si dà propriamente questo nome al materiale scrittorio che, previa opportuna preparazione, viene usato per ricevere e diffondere l'espressione grafica del pensiero, eseguita a mano o con mezzi meccanici. A parte esempi di minor conto (seta, lastre di piombo, tavolette d'argilla, tavolette cerate) la materia scrittoria è rappresentata soprattutto, in progresso di tempo, papiro (v.), pergamena (v.), carta (v.): esulano invece dal concetto di l. i materiali epigrafici (marmo, bronzo), o anche gli stessi materiali librari quando siano usati per altro fine, anche se contengano la scrittura, come nel caso dei documenti.

La forma del l. varia in ragione della materia usata: con il papiro predomina il rotolo (volumen), ottenuto mediante una lunga striscia di fogli, incollati l'uno accanto all'altro, che si avvolge intorno ad un bastoncello di legno o di avorio; con la pergamena, invece, il codice (codex), costituito dall'insieme di più fogli piegati nel mezzo a cerniera e sovrapposti in modo da formare fascicoli di due (binio), tre (ternio), quattro (quaternio) o più fogli doppi. Questa forma, più pratica, si conservò anche dopo l'adozione della carta.

Nel primo periodo della sua storia, che va dai tempi più remoti alla metà del sec. xv, il l. fu scritto a mano con strumenti e liquidi vari. La riproduzione dei testi si eseguiva in officine scrittorie (scriptoria) nelle quali lavoravano i copisti o amanuensi che costituivano una specie di artigianato: il loro lavoro era retribuito secondo norme che furono per la prima volta regolate in maniera definita nella Biblioteca di Alessandria durante il periodo ellenistico. Con il cristianesimo si ebbe però anche in questo campo un profondo mutamento soprattutto ad opera del monachesimo, cui spetta il merito di avere continuata e perfezionata la tradizione scrittoria e dottrinale; solo verso il sec. xii, col sorgere delle università, si tornò alla laicizzazione dei centri scrittori che doveva poi sempre più accentuarsi con l'Umanesimo ed il Rinascimento.

Al primo periodo, del l. manoscritto, succede quello della stampa a caratteri mobili. Già si conosceva la tecnica dell'incisione di disegni e di figure a colori su matrici di legno per l'impressione su tessuti, su immagini reli-

giose e su carte da gioco. Si usarono anche stampi di legno con caratteri fissi per la riproduzione di quei particolari testi che portano il nome di libri xilografici o tabellari e che ebbero una limitata diffusione durante il sec. xv: ma essi non hanno alcuna relazione di dipendenza con la stampa a caratteri mobili, le cui prime manifestazioni sono della metà del sec. xv. L'inventore fu Giovanni Genfleisch, Gutenberg (v.) che operò soprattutto a Magonza. Dalla Germania la stampa (v. INCUNABULO) si diffuse rapidamente in tutta Europa, e prima che altrove in Italia, ove ben presto raggiunse un alto grado di perfezione (Subiaco, Roma, Venezia, Milano, Napoli, Firenze e molte altre città) ed ebbe la maggiore fioritura nel sec. xvi (v. BLADO; GIULIO; GIUDA; MANILIO). Nel Seicento il centro più attivo e più rinomato si ha nei Paesi Bassi (v. ELZEVIER (ELSEVIER)), ma nel secolo successivo tornano in onore la Francia (v. DIDOT) e l'Italia (v. BODONI).

Nel sec. xix l'arte tipografica si industrializza, finché il Novecento rappresenta il trionfo pieno del macchinismo in tutte le manifestazioni dell'industria libraria. Recentemente, poi, la tecnica fotografica ha aperto un nuovo capitolo nella storia del l.: soprattutto nelle biblioteche d'America, ove l'adozione del microfilm tende a sostituirsi agli stampati. Giova però osservare che tale sistema, di grande utilità in relazione allo spazio che permette di guadagnare, risulta poco adatto alla consultazione ove venga adottato per i volumi di molte pagine o di grande formato. Esso, comunque, presuppone il l. stampato.

L'interesse che il l. suscita come una delle più importanti manifestazioni della civiltà, l'importanza che riveste per la diffusione del pensiero umano, le cure e le competenze speciali che richiede per la raccolta e la conservazione hanno fatto sorgere intorno ad esso una particolare disciplina, la bibliologia, la quale non soltanto

CANTO XXXII. 195

CANTO XXXII.

L'affitto al suo piacer, quel contemplante,
Libero affetto di distinte assunse,
E resistere queste parole sante:
La pigia, che Maria richisse ad esse,
Quella, ch'è tanto bella da noi piedi,
È solita, che l'apriva e che la piacer,
Nell'ordine che fanno i treri sedi,
Siede Rachel di sana da creati
Con Beatrice, si come su sedi,
Sara, Rebecca, Julia, e eule,
Che fu buona al canne, che per doglia
Dal fatto disse Miserere mer,
Puoi in veder essa di soglia in soglia
Che digredar, con'io, ch'è proprio nome
Vo per la cosa già di foglia in foglia.
È dal cristino grado in giro, si come
Incisa ad esso, succedono Ebere,
Dizionando del fine tutte le chiuse:
Perché, scende la sguarda, che fie
La fede in Cristo, queste sono il mare,
A che si partono le sacre scabie.

(Int. Enc. Catt.)

LIBRO - Divina Commedia: Paradiso, XXXII, 1-21. Edizione bodoniana curata da Jacopo Dionisi (Parma 1793) - Esemplare della Biblioteca Vaticana.

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(fot. Istituto di Patologia del libro) LIBRO - Malattie del 1: Conidi e Micelio di Stemphylium botryosum Wallr.
ne studia la storia in relazione alla materia e agli strumenti scrittori, alla tecnica tipografica, all'ornamentazione (v. MINIATURA), legatura (v.), ma si occupa anche dei danni e del restauro, della tecnica editoriale, del commercio librario, della bibliofilia.

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“LIBRO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 791. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/libro.