GIULIO

GIULIO. - Centurione al quale fu affidato Paolo, prigioniero, nel viaggio da Cesarea a Roma (Act. 27, 1-28, 16).

G. trattò Paolo con molta umanità (Act. 27, 3), per cui Luca parla di lui con simpatia. Con Paolo lasciò imbarcare, oltre Luca, Aristarco, avvalendosi della legge che concedeva al prigioniero romano il servizio di due schiavi. A Sidone gli concesse di vi-

GIULIO - GIULIO II PAPA

Marcello ed Asclepiade ed altri ecclesiastici, cacciati dalle loro sedi, per chiedere giustizia. Gli eusebiani invece, ai quali G. aveva scritto una lettera per mezzo dei presbiteri romani Elpidio e Filossono, addusero delle scuse per non venire, scrivendo una lettera arrogante, vana, aspra e piena di calunnie, e ritennero anche i legati papali. G., dopo aver inutilmente aspettato, tenne lo stesso il Concilio al quale parteciparono 50 vescovi; fu approvato l'operato del Papa nei riguardi degli eusebiani; fu esaminata la questione di s. Atanasio che fu dichiarato innocente e restituito alla comunione; anche gli altri vescovi furono ristabiliti.

Agli eusebiani G. rispose con una lettera che è un capolavoro di dignità e di nobiltà, in cui confutava le loro scuse ed accuse; la verità vi è difesa con fermezza apostolica facendo vedere la loro animosità; li rimproverava d'aver violato i canoni e confutava tutti i pretesti addotti per non venire al Concilio; illustrava poi l'innocenza di s. Atanasio e la doppiezza del loro operato contro di lui, e conchiusiva con una calda esortazione alla carità ed alla pace. Questa lettera di G. non poté vincere l'impulsenza degli eusebiani che, appoggiati da Costanzo II, si riunirono ad Antiochia nel 341 ed elessero anche un certo Gregorio alla sede di Alessandria. La questione fu ripresa nel Concilio di Sardica (343), al quale G. inviò i legati Archidamo e Filossono, ma ancora una volta gli eusebiani non vollero riparare le loro malefatte e si riunirono separatamente a Filippopoli.

Quando s. Atanasio poté ritornare ad Alessandria dopo il secondo esilio, cacciato da Costanzo (349), G. lo accolse a Roma con grandi segni di stima ed affetto e gli diede lettere di congratulazione per la Chiesa di Alessandria. Poco dopo ricevette anche la ritrattazione di Ursacio e Valente, fieri avversari di s. Atanasio.

A G. è attribuita la costruzione di una chiesa presso il Foro Traiano (SS. Apostoli) e in Trastevere (S. Maria); nonché quella di S. Valentino sul cimitero omonimo della Via Flaminia. Fu seppellito nel cimitero di Calepodio sulla Via Aurelia, dove aveva anche edificato un'altra chiesa.

BIBL.: Acta SS. Aprilis, II, Parigi 1865, pp. 82-86; Lib. Pont., I, p. 205 sq.; Tillemont, VII, pp. 269-84; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, Parigi 1910, p. 193 sqq.; H. Grigar, Roma alla fine del mondo antico, I, 2a ed., Roma 1930, p. 175 sqq.; passim; Fliche-Martin-Frutaz, III, passim (v. indice); R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 16.