GUTENBERG, JOANNES. - Prototipografo, inventore della tipografia a caratteri mobili, n. a Magonza fra gli aa. 1395 e 1399; il cognome originario «Gensfleisch» fu soppiantato da «Gutenberg» proveniente da una proprietà nobiliare paterna. Pochissimo si conosce del periodo giovanile. Documenti d'archivio comprovano che nel 1434 egli risiedeva a Strasburgo, ove si ritiene esulato fin dal 1424 per motivi politici. Nel periodo 1436-39, G. si trova associato con tre cittadini di Strasburgo per porre in opera alcune invenzioni industriali; una di queste si riferiva ad un'«arte nuova» della quale conservava il segreto. È tradizione che i primi esperimenti siano stati compiuti nel monastero di S. Arbogaste presso Strasburgo, poi in casa di Andrea Dritzehn, uno dei soci, che in questo tempo venne a morte. Ne seguì, nel
1439, un processo fra gli eredi Dritzehn e G. in cui questi ebbe sentenza favorevole; dagli atti processuali si rileva che G. aveva impiantato un torchio e che in casa di Dritzehn si trovavano forme, pagine e arnesi per stampare libri. La permanenza di G. a Strasburgo è documentata fino al 1444, anno in cui lo si suppone ritornato a Magonza, dove effettivamente ebbe inizio l'arte della stampa.
Secondo G. Zedler la prima stampa di G. sarebbe un frammento dell'Ars grammatica di Elio Donato, libretto didattico assai diffuso nel medioevo, al quale si vorrebbe assegnare la data di stampa 1444. Secondo la tradizione, invece, il più antico prodotto a stampa di G. sarebbe un frammento di un poema tedesco sul Giudizio universale, denominato Weltgericht, o anche Sibyllen Buch, scoperto a Magonza nel 1892 e al quale si assegna la data di stampa 1445. Di poco posteriori sarebbero altri frammenti del Donato databili fra gli aa. 1446 e 1447 e un supposto Calendario astronomico calcolato per l'a. 1448 e, quindi, ritenuto stampato verso la fine del 1447. Recenti studi, condotti sulla scorta di alcuni frammenti di prove di stampa maguntine, tendono invece a qualificare il supposto Calendario come una Tavola dei pianeti e conseguentemente a postdarlo al 1458 o 1459.
Verso il 1450 G. si associa con Giovanni Fust, ricco maguntino, che apporta un notevole contributo finanziario alle imprese editoriali. Al periodo 1450-55 vanno assegnate alcune piccole stampe fra cui le cosiddette Lettere d'indulgenza contenenti una bolla papale di Niccolò V, conosciute in undici edizioni diverse e che rappresentano i più antichi prodotti tipografici con data.
Fra la fine del 1453 e i primi del 1456 appare la grande Bibbia in due volumi, detta di 42 righe o anche «Mazarina», ritenuta tradizionalmente, e per gran parte, opera di G. Durante la sua stampa si ha l'intervento di uno terzo socio, Pietro Schöffer, valente tecnico, che indusse Fust ad eliminare G. dall'officina e dalle sue imprese editoriali. Ciò è comprovato da un processo intentato contro G. per inadempienze contrattuali, in cui egli rimase soccombente, come è testimoniato in un atto notarile del 6 nov. 1455, noto come «Helmaspergerische Notariatsinstrument».
Secondo la tradizione, G. con una modesta dotazione di caratteri, che appaiono collegati a quelli delle stampe surricordate, continua da solo la sua attività tipografica dando in luce piccoli libretti, alcuni calendari e un'altra bolla di Callisto III, che recenti studi tendono invece ad attribuire a ignoti tipografi maguntini, forse operai di G. e Fust, operanti in concorrenza e nascostamente. Controversa è pure l'assegnazione a G. di un'altra Bibbia, detta di 36 righe, databile fra gli aa. 1457-58, in cui pare abbia avuto una notevole porte il tipografo Alberto Pfister di Bamberga. Un ultimo libro, il Catholicon di Giovanni Balbi, stampato a Magonza nel 1460, possiede titoli più attendibili per essere assegnato a G.
Dopo questo anno non si hanno ulteriori notizie dell'attività tipografica di G., che nel 1465 figura quale uomo di corte dell'arcivescovo e principe elettore Adolfo II di Nassau.
G. morì in Magonza, verosimilmente il 3 febbr. 1468, secondo un'annotazione manoscritta rintracciata in un incunabolo da F. W. Roth nel 1915. Il suo nome non compare in nessuna delle opere, dei libretti e dei frammenti che gli si attribuiscono, ma è indubbio che le prove raggiunte, pur attraverso una scarsa e frammenta-
ria documentazione e ad una unanime e costante tradizione, lo designano come il solo e vero prototipografo mondiale.