ACQUAFORTE. - (Dal nome medievale dell'acido nitrico aqua fortis). Stampa ottenuta mediante una lastra di rame in cui i solchi che ricevono l'inchiostro sono scavati dall'azione di un acido e non puntasecca (v.). La lastra viene ricoperta con uno strato di cera mescolato a resina e poi annerita col nerofumo; con una punta sottile vi si incide il soggetto in modo da intaccare leggermente il rame e si immerge poi la lastra in una soluzione di acido nitrico (l'a. degli alchimisti), che morderà solo le parti scoperte del rame scavandovi solchi più o meno profondi. Tolta la vernice, la lastra è pronta per l'inchiostrazione e per la stampa mediante torchio. Le prime prove di stampa si chiamano «avanti lettera». Lo zinco è più facile a trattare del rame, ma di minore resistenza alla tiratura. Con più lastre variamente inchiostate si possono ottenere a. a colori. Le stampe vengono di solito firmate a matita.
L'a. non ha il rigore formale e la precisa nitidezza dell'incisione al bulino; consente però maggiore rapidità, migliore freschezza e offre più ricca gamma di chiaroscuri. Per queste ragioni il bulino appare preferibile per stampe di genere classico e per precise riproduzioni.

(propr. B. Degenhart)
Per favorire l'a. e in genere tutti i tipi di incisione, il papa Clemente XII istitul nel 1738 la Calcografia camerale acquistando tutti i rami della famiglia De Rossi. Se l'impiego dell'a. nel campo dell'arte sacra è limitato a quadri della Via Crucis, cartogloria, immagini del crocefisso per confessionali, ecc., vastissima è stata e può ancora essere la sua applicazione nel campo delle immagini di devozione. - Vedi Tav. XVIII.