ACQUAFORTE. - (Dal nome medievale dell'acido nitrico *aqua fortis*). Stampa ottenuta mediante una lastra di rame in cui i solchi che ricevono l'inchiostro sono scavati dall'azione di un acido e non PUNTASECCA (v.). La lastra viene ricoperta con uno strato di cera mescolato a resina e poi annerita col nerofumo; con una punta sottile vi si incide il soggetto in modo da intaccare leggermente il rame e si immerge poi la lastra in una soluzione di acido nitrico (l'a. degli alchimisti), che morderà solo le parti scoperte del rame scavandovi solchi più o meno profondi. Tolta la vernice, la lastra è pronta per l'inchiostrazione e per la stampa mediante torchio. Le prime prove di stampa si chiamano «avanti lettera». Lo zinco è più facile a trattare del rame, ma di minore resistenza alla tiratura. Con più lastre variamente inchiostrate si possono ottenere a. a colori. Le stampe vengono di solito firmate a matita.
L'a. non ha il rigore formale e la precisa nitidezza dell'incisione al bulino; consente però maggiore rapidità, migliore freschezza e offre più ricca gamma di chiaroscuri. Per queste ragioni il bulino appare preferibile per stampe di genere classico e per precise riproduzioni.
ACQUAFORTE - ACQUARIANI
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discende il torrente Quintaluna che poi si getta nel Paglia, affluente del Tevere. La città è ricordata nella donazione della contessa Matilde alla S. Sede all'inizio del sec. XII; in seguito si eresse a comune, finchè nel sec. XV venne definitivamente a far parte dello Stato Pontificio.
P. P. Biondi, che scriveva nel 1588, ci dice che dal 1102 A. apparteneva alla diocesi di Orvieto; ma quando nel 1649 fu assassinato Cristoforo Ciarda, vescovo di Castro, Innocenzo X fece radere al suolo questa sede vescovile e costituì A. capoluogo di una nuova diocesi della quale con bolla In supremo, il 13 sett. dello stesso anno, determinò i confini. Per chiesa cattedrale fu scelta quella dell'antico monastero benedettino del S. Sepolcro che, ad eccezione della bella cripta romanica, fu completamente rimaneggiata nel sec. XVIII in forme barocche. Rovinata dalle azioni belliche nel 1944, è, attualmente, sottoposta a restauro che la farà tornare alle sue forme primitive.
A. è diocesi immediatamente soggetta alla S. Sede.
FATTO D'ARMI DI A. - A. deve anche essere ricordata per lo scontro di cui fu teatro, nell'autunno del 1867, fra ca. 200 garibaldini, che vi iniziarono il 30 sett. la guerriglia di invasione del Patrimonio di S. Pietro, conclusasi il 3 nov. seguente a Mentana, e 30 gendarmi pontifici della stazione locale. Questi ultimi, asseragliati nella caserma, dopo due ore di lotta vivace furono costretti ad arrendersi per l'invincendo del tetto dell'edificio. Il giorno dopo, 19 ott., un rinforzo di 230 fra zuavi e soldati di linea agli ordini del colonnello Achille Azzanesi attaccava a sua volta i garibaldini sulla strada di S. Lorenzo e, fatti una quarantina di prigionieri, li respingeva oltre confine.
ACQUAFORTE - Stato iniziale dell'incisione in un rame di A. van Dyck, copia da un ritratto di Erasmo da Rotterdam.
Sarta ad altissima dignità col Rembrandt, di cui sono celebri e ricercatissime le superbe stampe di soggetto biblico, fu coltivata da Salvator Rosa per gruppi di briganti e di soldati, dal Callot per piccole scene di guerre e di fiere, dal Berghem per soggetti pastorali, dal Tiepolo per estasi di santi, dal Goya per crude documentazioni di guerre e corride, dal Piranesi per romantiche visioni di classiche rovine.
Per favorire l'a. e in genere tutti i tipi di incisione, il papa Clemente XII istituì nel 1738 la Calcografia camerale acquistando tutti i rami della famiglia De Rossi. Se l'impiego dell'a. nel campo dell'arte sacra è limitato a quadri della *Via Crucis*, cartegloria, immagini del crocifisso per confessionali, ecc., vastissima è stata e può ancora essere la sua applicazione nel campo delle immagini di devozione. - Vedi Tav. XVIII.