ACQUASANTIERA

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ACQUASANTIERA. - È il vaso destinato a contenere l'acqua santa. Quando è collocata vicino alle porte d'ingresso nelle chiese, ha generalmente forma di conca o di vasca, sorretta da un tronco e fissata stabilmente al suolo. Di regola è scolpita in pietra o in marmo, e talora, nelle chiese maggiori, assume forme artistiche e monumentali. Se invece serve a portare l'acqua benedetta qua e là secondo il bisogno, è costituita da un secchio metallico munito di maniglia. L'acqua viene poi spruzzata sulle persone o cose da benedire mediante uno strumento detto asspersorio.

L'a. nelle chiese non è, come taluni vollero, il succedaneo del cantilaurus (v. Cantaro) o fontana, che in antico stava nel mezzo dell'atrio basilicale, e dove i fedeli, a scopo di purificazione interiore, si lavavano le mani ed il viso con acqua non benedetta, prima di entrare nel tempio per la preghiera.

Essa invece nacque dal desiderio di dar modo a coloro che non avevano potuto assistere all'aspersione domenicale, di segnarsi con l'acqua benedetta e di prenderne per loro private devozioni. L'uso infatti dell'a. nelle chiese non è anteriore al sec. X, ed è quindi di poco posteriore all'introduzione della solenne aspersione domenicale. Intorno a questa stessa epoca, l'epistola sinodica che va sotto il nome di Leone IV (PL 96, 1376) dispone che ogni retore di chiesa debba avere un vaso apposito per conservare l'acqua santa. Di queste a. portatili abbiamo un magnifico saggio nel secchiello d'avorio dell'arcivescovo Gottofredo (sec. X), conservato nel tesoro del duomo di Milano. Parecchi vasi antichi in metallo o in legno, recanti emblemi od iscrizioni cristiane, non possono dirsi a. in senso proprio, giacché ebbero lo scopo di conservare l'acqua particolarmente santificata per servire al battesimo. Tali la cosiddetta «secchia di 'l'unisi» ed altri vasi congeneri, di cui si può vedere l'elenco e l'illustrazione in DACL, I, col. 758 sgg. I sinodi diocesani raccomandano che le a. siano mantenute ben pulite e che l'acqua benedetta vi sia rinnovata frequentemente, almeno ogni settimana, ed anche più spesso. Quanto ai metodi per assicurare la necessaria disinfezione delle a., V. lo studio di A. Gemelli, Il problema igienico nelle Chiese, in Scuola Cattolica, 1 (1908), pp. 375 sgg.