ACQUAPENDENTE, diocesi di. - Nel Lazio, in provincia di Viterbo, situata nella parte nordorientale della regione. Confina con l'Umbria e la Toscana, ed ha una superficie di 464 kmq. con una popolazione di 22.514 ab., ripartiti in 14 parrocchie, con 29 sacerdoti secolari, 11 regolari, 12 congregazioni religiose femminili e 4 comunità religiose maschili. Ha il seminario minore in A., quello maggiore, comune anche alle altre diocesi dell'alto Lazio, alla Quercia presso Viterbo.
A. corrisponde molto probabilmente all'antica Acula, detta anche Aquesium, Aquae Taurinae e nel medioevo Aquapendens, dalla collina ove è situata e da cui
discende il torrente Quintaluna che poi si getta nel Paglia, affluente del Tevere. La città è ricordata nella donazione della contessa Matilde alla S. Sede all'inizio del sec. XII; in seguito si eresse a comune, finché nel sec. XV venne definitivamente a far parte dello Stato Pontificio.
P. P. Biondi, che scriveva nel 1588, ci dice che dal 1102 A. apparteneva alla diocesi di Orvieto; ma quando nel 1649 fu assassinato Cristoforo Ciarda, vescovo di Castro, Innocenzo X fece radere al suolo questa sede vescovile e costituì A. capoluogo di una nuova diocesi della quale con bolla In supremo, il 13 sett. dello stesso anno, determinò i confini. Per chiesa cattedrale fu scelta quella dell'antico monastero benedettino del S. Sepolcro che, ad eccezione della bella cripta romanica, fu completamente rimaneggiata nel sec. XVIII in forme barocche. Rovinata dalle azioni belliche nel 1944, è, attualmente, sottoposta a restauro che la farà tornare alle sue forme primitive.
A. è diocesi immediatamente soggetta alla S. Sede.
FATTO D'ARMI DI A. - A. deve anche essere ricordata per lo scontro di cui fu teatro, nell'autunno del 1867, fra ca. 200 garibaldini, che vi iniziarono il 30 sett. la guerriglia di invasione del Patrimonio di S. Pietro, conclusasi il 3 nov. seguente a Mentana, e 30 gendarmi pontifici della stazione locale. Questi ultimi, asseragliati nella caserma, dopo due ore di lotta vivace furono costretti ad arrendersi per l'incendio del tetto dell'edificio. Il giorno dopo, 1° ott., un rinforzo di 230 fra zuavi e soldati di linea agli ordini del colonnello Achille Azzanesi attaccava a sua volta i garibaldini sulla strada di S. Lorenzo e, fatti una quarantina di prigionieri, li respingeva oltre confine.