Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Arte

VETRATA

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VETRATA. - Anticipazioni di quella specie di musaico trasparente che è la vetrata furono le chiusure delle finestre basilicali nei secc. IV e V, formate di riquadri geometrici di selenite e graticci (si vedano gli esemplari di S. Sabina a Roma).

Verso la fine del sec. X s'impiegarono i v. con sostegni metallici e incorniciature di piombo. Il v. colorato in pasta veniva tagliato con ferro rovente; i disegni e i chiaroscuri si eseguivano con ossido di rame a tratti neri ed erano fissati mediante successive cotture. Fra i co-cui Michelino da Besozzo, gli Zavattari, Paolino da Montorfano, Stefano da Pandino, rivaleggiano con i maestri francesi e tedeschi, eredi della tradizione gotica, e così dicasi di quel fra' Bartolomeo di Pietro al quale si deve l'immenso finestrone del coro di S. Domenico a Perugia (1441); ma in seguito si vede a Bologna rifulgere un nuovo cromatismo con le vetrate di S. Petronio, su cartoni di Michele di Matteo di Panzano e di Lorenzo Costa, e di S. Giovanni in Monte, su disegni di Francesco del Cossa. E nella seconda fase dei lavori per il duomo di Milano, fin verso il 1515, il realismo classicheggiante s'impone con Niccolò da Varallo, Cristoforo De Mottis e Antonio da Pandino, operante anche nella certosa di Pavia. Su tutti i maestri del Cinquecento eccelse però, con ampiezza stilistica, desunta da Raffaello e da Michelangelo, e con grande ricchezza di sfumature cromatiche simulanti la pittura da cavalletto, il monaco domenicano Guglielmo di Marcillat, oriundo del Berry. A lui si devono le vetrate di S. Maria del Popolo a Roma (1509 ca.), con predominio di chiaroscuro grigio, ed altre opere a Cortona e soprattutto ad Arezzo, nel Duomo, con vivaci tonalità cremisi, giallo cromo, verde d'acqua e azzurro cinerognolo (1519 e sgg.). Il Marcillat fondò in Toscana una vera scuola, costituita oltre che dal suo erede Pastorino da Siena, che eseguì il grande rosone nella facciata di quel Duomo, su disegno di Perin del Vaga, Stagio Sassoli e Lorenzo Borro d'Arezzo e i cortonesi Maso Porro e Michelangelo Urbani. Nella prima metà del sec. XVI vennero molto apprezzate a Firenze le opere dipinte a grottesche da Giovanni da Udine per la Biblioteca Laurenziana, e allo stesso scolaro di Raffaello si attribuiscono le otto vetrate, ad arabeschi su fondo bianco, nella certosa di Ema (1520), ricche di tonalità delicatissime. Mentre in Italia il gusto manieristico e quello barocco furono esiziali per la pratica di quest'arte, in Germania essa proseguì durante il Seicento anche nell'edilizia privata, con abbondante impiego di « grisailles », elementi araldici e festoni di fiori e frutti. Come nelle altre manifestazioni ornamentali, l'Ottocento europeo esercitò nella ripresa delle vetrate la pedantesca riproduzione dell'antico finché William Morris attuava, in piena fioritura preraffallita, una nuova sintesi di linee e colori con le vetrate nella cappella del Jesus College di Cambridge, su disegni del pittore Burne Jones. Successivamente si ebbero caratteristiche vetrate soprattutto in Francia ed Inghilterra nello stile liberty o floreale, fin quando nei primi decenni di questo secolo il ripristino degli antichi principi, che assicuravano alla vetrata la sua funzione luminosa con la purezza delle colorazioni, infuse una nuova originalità di concezioni e di effetti visivi. Memorabile, fra le altre, a Roma, l'attività di Cesare Picchiarini, che si volse dei cartoni di Vittorio Grassi, Umberto Bottazzi e soprattutto di Duilio Cambellotti per comporre saggi di lirica esaltazione nei ritmi lineari e negli accordi di viola, rosso amaranto, avana, perlacei ed argentei, come attestano, nell'ambito sacro, la vetrata francescana, quella della Crocifissione per il duomo di Orvieto e la triade, più complessa ed imponente, che orna la chiesa della Flagellazione a Gerusalemme (1929). - Vedi tavv. CXXXVII-CXXXIX.

Bibliografia21 opere
BIBL.: E. H. Langlois, Essai histor. et descriptif sur la peinture sur verre, Rouen 1882; A. Westlake, History of design in painted glass, Londra 1881; L. Ottin, Le vitrail, Parigi 1896; R. Bruck, Elidassische Glasmalerei, Strasburgo 1901; A. Michel, Hist. de l'art, V, II, Parigi 1905; G. Mancini, G. de Marcillat, Firenze 1900; E. M. Giusti, Le vetrate di S. Francesco in Assisi, Milano 1911; J. L. Fischer, Handbuch der Glasmalerei, Lipsia 1914; G. Zucchini, Le vetrate di S. Giovanni in Monte di Bologna, Roma 1917; U. Monneret de Villard, Le vetrate del duomo di Milano, Milano 1918; P. Toesca, Vetrate dipinte fiorentine, in Boll. d'arte, 14 (1920), pp. 3-6; id., St. dell'arte it., Torino 1927, pp. 1072-76; id. Il Trecento, ivi 1951, pp. 864-73; C. Picchiarini, Tra vetrate e diamanti, Amatrice 1935; J. Helbig, L'introduct. du style Renaissance ecc., in Bull. des Musées royaux ecc., n. 3 (1937), pp. 10-60; H. Lehmann, Gesch. der luzerner Glasmalerei, Lucerna 1941; P. Claudel, L'oeil éconte, Parigi 1946; P. Boesch, Schweiz. Glazeinrände im Ausland, in Zeitschr. für Schweiz. Arch. und Kunst, 11 (1950), II, pp. 107-17; G. G. Culton, Le vetrate del XII sec., in Il Regno, 10 (1952), p. 96; L. Grodecki, Vitraux de France du XIe au XVIe siècle, Parigi 1953; E. Müntz, Les Marcillat et la peinture sur verre en Italie, Parigi s. d.

Alberto Neppi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 1339–1341.

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Neppi, Alberto. “Vetrata.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 1339–1341. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/vetrata.

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Neppi, Alberto. “Vetrata.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 1339–1341. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/vetrata.

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