Dal 1868 studiò filosofia e teologia nel Wilhelmsstift di Tubinga, e nello stesso tempo filologia, in cui ivi si laureò nel 1872. Sacerdote dal 1873, fu ripetitore nel medesimo istituto nel 1881; poi parroco a Weiler presso Rottenburg; ma non interruppe gli studi, copiando e collazionando a Parigi manoscritti armeni. La Kirchenväter-kommission di Berlino l'incaricò della trattazione degli scrittori cristiani armeni antichi, e nel Lehrbuch der Patrologie und Patristik (III, Magona 1881, pp. 206-62) di J. Nirschl trattò magistralmente degli scrittori siriaci e armeni. Nel 1891 ebbe l'incarico della cattedra d'introduzione e d'esegesi del Vecchio Testamento a Tubinga. Nominato professore, non smise di studiare i manoscritti armeni, facendo altri viaggi a Parigi e a S. Lazzaro di Venezia (v. MECHITARISTI), e su di essi Theologische Quartalschrift (v.) CRISTIANESIMO (v.), nei primi anni a Roma. Già aveva pubblicato in versione latina Chosroae Magni episcopi monophysitae explicatio precum Missae (Friburgo 1880). Nel campo esegetico pubblicò un solo libro: Metrik des Buches Job (Friburgo 1897), allora importante, oggi di solo valore storico a causa della teoria delle «cures» troppo complicata. Su altre questioni bibliche si pronunziò in articoli ed estese recensioni di Theol. Quartalschrift e di Biblische Zeitschrift; di valore è il AHIKAR (v.) in relazione al libro di Tobia. Ebbe parole coraggiose in occasione della lotta Babel-Bibel, scoppio violento ed esagerato delle nuove ricerche intorno ai testi cuneiformi, troppo a lungo non adibiti per chiarire l'ambiente storico e religioso d'Israele, pretendendosi che il mitismo e la fede nella Rivelazione si escludano a vicenda. Meno felice, sebbene possa da ottima intenzione, fu la Pentateuco (v.). Accentuando la tesi del libro famoso di F. V. HUMMELA UER, FRANZ, Exegetisches zur Inspirationsfrage (Friburgo 1903), sostenne che «l'inerranza condizionata dal carattere ispirato della Bibbia» non esclude l'imperfezione (Unvollkommenheit) di essa nel campo delle scienze profane, tesi che contrasta con l'encicl. Spiritus Paraclitus (v.). Associandosi alla scuola «larga e progressiva», quanto al Pentateuco non ammise l'argomento tratto dai nomi divini; inoltre P per lui è anteriore al profeta Amos e D anteriore al profeta Osea. Ma ammetteva come necessaria per la salvezza della Chiesa una «cattolica critica del Pentateuco», che accogliesse in sostanza i documenti sostenuti dai criticisti, ma respingesse il fondo dell'evoluzione religiosa d'Israele, propugnata da Wellhausen secondo principi razionalistici. Il decreto della Commissione biblica sul Pentateuco (cf. Denz-U, nn. 1097-2000) giunse (27 giugno 1906) quando V. era già sul letto di morte.
VETTER, PAUL ALEXANDER
Bibl.: gli articoli non citati sopra sono menzionati in N. Peters, V., in Wissenschaftl. Beilage zur Germania, 45 (1906). p. 353 b; A. Koch, Zur Erinnerung an P. V., in Theol. Quart., 89 (1907), pp. 535-612; J. Göttsberger, P. V.'s Stellung zur Pentateuchkritik, in Bibl. Zeitschr., 5 (1907), pp. 113-25. Tutti questi autori, ca. il 1906-1907, erano favorevoli alla scuola larga; senza menzionare tale circostanza, R. Storr, s. V. in LTHK, X (1938), col. 587, cita le lodi di N. Peters (che non nomina), che andrebbero temperate.