Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Letterature

VETTORI, PIETRO

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Noto anche come: Pier Vettori

VETTORI, PIETRO. - N. a Firenze nel 1499, ivi m. nel 1585, dopo una vita tutta dedita agli studi, tranne una falsa partenza, in politica antimedica, dalla quale subito si ritrasse; e i Medici gliela scontarono poi senza residui, con una generosa e lunga protezione.

In effetti il V. non era animo di ribelle, come dimostrò con la vita e con l'opera stessa; e se dagli scolari che ebbe numerosissimi nello Studio di Firenze, ove dal 1538 alla fine tenne cattedra d'eloquenza greca e latina, e dai cultori dei classici di tutto il mondo si continuò a guardare a lui come «eruditorum corypheo, cui debetur quid-quid fructus ex eorum librorum lectione percipitur»

(da F. Kieslinger, Glasmalerei in Österreich, Vienna 1917, tar. 1)
VETRO - Una Vergine stolta, verrata della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo (1260-70) - Friesach.

(sono parole del grande Muret), ciononostante è giusto parlare di lui piuttosto come d'uno dei più grandi maestri del tempo della Controriforma, che come di un grande maestro dell'età dell'umanesimo. Il suo merito fu di aver portato la filologia a un rigore scientifico non ancora per lo innanzi raggiunto, e ne son prova le fatiche di lui su autori greci e latini, alcuno dei quali, p. es., Clemente d'Alessandria, vide la luce per la prima volta per merito suo. Famoso il suo Cicerone pubblicato dal Giunti. Con tutto ciò il suo amore per i classici finisce circoscritto alla filologia. Di vederlo scrivere in volgare il trattatello Della lode e della coltivazione degli olivi, delle sue simpatie per gli scrittori volgari i suoi predecessori si sarebbero scandalizzati.

Della mistica fede nella risurrezione del latino, appannaggio della sua cattedra ancora con gli Amaseo e con i Bonamico, in lui non è più traccia. Quanto avesse ormai perduto di mordente in lui l'accordo tra pietas e Sapienza, si può vedere in quello che sarebbe dovuto riuscire il suo lavoro filologico più ricco di problemi ideologici: Commentarium in primum librum Aristotelis de arte poetica (Firenze 1560), nel quale invece si ha l'impressione che egli per questo rispetto divenga discepolo dei suoi scolari.

Bibliografia5 opere
BIBL.: P. Nolhac, P. V. e Carlo Sigonio, Correspondence avec Fulvio Orsini, Roma 1889; W. Rudiger, P. V., Halle 1896; F. Niccolai, P. V., Firenze 1912; C. Roth, Lettere di D. Giannotti a P. V., Firenze 1932 con catalogo dei Carteggi di P. V. al British Museum, Londra; R. Ridolfi, in La bibliofilia, 39 (1937), pp. 384-97.

Giuseppe Toffanin

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 1341–1342.

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Toffanin, Giuseppe. “Vettori, pietro.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 1341–1342. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/vettori-pietro.

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Toffanin, Giuseppe. “Vettori, pietro.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 1341–1342. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/vettori-pietro.

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