VIENNA (WIEN, lat. Vindobona), ARCIDIOCESI di - Sede metropolitana e capitale della Repubblica Austriaca. Il territorio dell'arcidiocesi ha una estensione di 9220 kmq. con 2.049.224 cattolici (su 2.310.642 ab.), di cui nel solo comune di V. 1.459.255 (su 1.780.000 ab.). Possiede 593 parrocchie, di cui 186 nel comune di V., servite da 1813 sacerdoti (1025 in V. città). Conta 39 ordini e Congregazioni religiose maschili e 43 congregazioni femminili (cf. Personalstand 1952; Ann. Pont. 1953, p. 447). Ha un seminario maggiore a V. e uno minore a Oberhollarbunn.
I. STORIA
V. si trova sull'incrocio di antichissime correnti di traffico: verso i Balcani lungo il Danubio e dal Mar Baltico all'Adriatico (Bernsteinstrasse). Il punto preciso del guado fluviale si è fissato dove la terrazza dell'attuale centro, fra un ramo del Danubio e il torrente Wien, forma una piattaforma ben protetta. Sulle vicine alture a destra (Bisamberg, 360 m.) e a sinistra (Leopoldsberg, 423 m.) del Danubio sono tracce di abitati fortificati sin dall'età neolitica. Quando, nel 15a. C., la regione passò sotto il dominio romano, sul territorio dell'attuale comune di V. Celti. Quello situato sul punto strategico sopra ricordato fu trasformato, nella 2ª metà del sec. 1, nel « castrum Vindobona »; un altro centro, lungo la via danubiana, fra gli odierni quartieri III e IV, si sviluppò come città civile di ca. 10-15 mila ab. Traiano vi destinò una legione; Marco Aurelio morì nel castro di V. nel 180. Intorno al 395 il capoluogo Carnuntum, gravemente devastato nelle invasioni barbariche, decadde; ma a V. e nei dintorni la vita continuò; la città civile si trasferì nell'ambito più sicuro del « castrum » sopravvivendo a tutte le bufe. S. Severino, l'apostolo del Noricum (m. nel 482), dimorò spesso nei pressi dell'antica V.; nei recentissimi scavi nella chiesa di S. Giacomo a Heiligenstadt (quartiere XIX) sarebbe anzi venuta in luce la primitiva tomba del Santo (la sua salma, nella grande emigrazione dell'elemento romano del 488, fu trasportata in Italia). Giordane, nella sua Storia gotica, rammenta V. sotto il nome di Vindomina (551) e un documento dell'881 sotto quello di Wenia.
Con la casa dei Babenberg (976-1246), che governò la ricostituita Marca Orientale carolingia (Ostmark), V. crebbe rapidamente e divenne un punto di contatto fra il mondo germanico, slavo, magiaro e italiano: nel 1130 appare col nome attuale Wien; nel 1137 figura come città, nel 1156 diventa residenza ducale.
Dopo l'estinzione dei Babenberg, l'Austria passò sotto Ottocaro II, re di Boemia (1251-78) che favorì molto V. Ma la vera fortuna della città ebbe inizio con l'avvento della Casa degli Asburgo (1278-1918), sotto i quali V. rimase per secoli (1439-1806) non solo capitale dell'Impero « romano-germanico », ma inoltre centro dei domini austriaci (1526: unione delle corone boema e ungherese con la Casa d'Austria). Nel 1365 Rodolfo IV fondò l'Università di V.; sotto Massimiliano I (1493-1519) la città divenne uno dei primi centri dell'umanesimo tedesco; nel 1498 fu creata la « Hofmusikkapelle », una delle prime per tempo e importanza. Due volte V. fu il baluardo dell'Europa cristiana contro la potenza musulmana: nei celebri assedi del 1529 e del 1683. Subì nel 1805 e 1809 l'occupazione di Napoleone I, e fu sede nel 1814-15 del grande Congresso di V. Sebbene Francesco II nel 1806 avesse deposto la corona dell'Impero germanico, V. continuò ad essere capitale dell'Impero austro-magiaro. Sotto il lungo governo di Francesco Giuseppe I (1848-1916) la città si rinnovò, si ingrandì e si abbellì (celebre fra l'altro la « Ringstrasse »), diventando metropoli moderna. Nel 1910 superava i 2 milioni di ab.
Un colpo gravissimo per V. fu la dissoluzione, nel

(per cortesia del p. Low, redentorista)
II. LA DIOCESI
In epoca romana V. Carnuntum (v.). Nell'epoca carolingia vi penetrò, in un primo tempo, l'attività missionaria salisburgese; ma presto Passavia (v.). Divenuta V. residenza dei Babenberg, signori della Marca Orientale, incominciarono i tentativi per ottenere, oltre l'indipendenza politica, anche quella ecclesiastica. Un primo tentativo di costituire un vescovato a V. sotto Enrico II Jasomirgott, caratterizzato dalla dedicazione (1147) della grande chiesa di S. Stefano (patrono della cattedrale di Passavia), fallì, come pure un secondo sotto Leopoldo VI (nel 1209 ca.), nonostante il consenso di Innocenzo III. Un ulteriore tentativo si ebbe nel 1258-63, sotto il dominio di Ottocaro, re di Boemia, che fece celebrare a V. anche un grande Sinodo provinciale (1267). Sotto gli Asburgo e la loro crescente potenza questi tentativi divennero più pressanti. Ma neppure Rodolfo IV (1358-65) vi riuscì; diede però l'ultimo impulso alla ricostruzione della futura Cattedrale. Finalmente l'imperatore Federico III ottenne da Paolo II l'erezione di V. in diocesi esente e la nomina del primo vescovo, conte Leone di Spaur (18 genn. 1469); il quale però, data la disperata resistenza di Passavia, non vi poté effettivamente governare. Soltanto il 7 sett. 1480, a S. Stefano, destinata a Cattedrale, fu pubblicata la bolla In supremae dignitatis, con la quale furono erette le due sedi esenti di V. e Wiener-Neustadt, ma con territori assai ristretti.Durante il periodo della penetrazione protestante in Austria, è notevole il breve intermezzo dell'amministrazione
zione della diocesi di V. s. Pier Canisio (1554-1555). Una grande e complessa figura di vescovo e diplomatico apparve con il primo cardinale di V., Klesl (v.), sotto il quale (1614-30) la Controriforma ebbe la definitiva rivincita. Nel 1631 il vescovo di V. ebbe il titolo di principe dell'Impero. Il vescovo conte Breuner fece ricostruire dai fratelli Coccapani il magnifico Palazzo vescovile (1631-48). Celebre il card. Sigismondo de Kollonitsch (1716-51), sotto il quale (1722) l'imperatore Carlo VI ottenne da Innocenzo XIII l'elevazione di V. ad arcivescovato e sede metropolitana (suffraganea Wiener-Neustadt), con un notevole ingrandimento del territorio. Giuseppe II, di propria autorità, soppresse finalmente (1783) ogni giurisdizione ecclesiastica estera in Austria; dopo la formale rinunzia di Passavia (4 luglio 1784) ottenne anche la conferma pontificia con la bolla di Pio VI Romanus Pontifex del 28 genn. 1785, con la quale tutto il territorio austriaco, già dipendente da Passavia, fu diviso tra le nuove diocesi di Linz (Austria Superiore), V. e Sankt Pölten (Austria Inferiore), quest'ultima creata con trasferimento della sede di Wiener-Neustadt; metropoli ne fu V.
Dopo l'epoca napoleonica, il regime giuseppino andò sempre più mitigandosi. Finalmente il card. Giuseppe Otmaro Rauscher (1853-75), indiscusso capo dell'episcopato austriaco e artefice principale del Concordato del 1855, segnò la pubblica riscossa religiosa del cattolicesimo austriaco.
Ultimi arcivescovi (tutti cardinali) furono: Antonio Giuseppe Gruscha (1890-1911); Francesco Nagl (1911-1913), organizzatore del Congresso eucaristico internazionale di V. del 1912; Federico Gustavo Piffl (1913-32), Klosterneuburg (v.); Teodoro Innitzer (dal 1932; card. nel 1933), vissuto nel periodo della dominazione nazista (1938-45) che infierì particolarmente contro l'Austria e cattolica e, della difficile ripresa del 1945, di fronte a immani rovine materiali e spirituali. Durante il suo episcopato ebbero vita, prima del 1938, i giornali Wiener Kirchenblatt e Zwei-Groschen-Blatt, quotidiano di elevatissima tiratura, dovuto all'iniziativa di mons. Giuseppe Gorbach, il quale si servì dei proventi per l'erezione di molte chiese parrocchiali nella periferia di V.; e la Caritas socialis, opera fondata dal cancelliere austriaco mons. SEIPEL, IGNAC (v.), in cooperazione con la signora Illegarde Burian, morta in fama di santità. Durante il periodo delle vessazioni naziste, il card. Innitzer fondò a V. il Theologische Laienjahr, specie di seminario teologico-pratico per la formazione di cooperatori laici; oggi ha un corso biennale per accademici e per non accademici e dal 1950 anche un Fernhurs; rilascia un diploma di abilitazione per lavorare direttamente nella cura d'anime. Nel 1946 lo stesso card. Innitzer si fece promotore della Katholische Akademie, con sede nell'abbazia degli «Schotten», istituto superiore di cultura. Nel 1947 ebbe inizio la Siedlungsaktion dell'episcopato austriaco per favorire, con mezzi della Chiesa e su terreni di sua proprietà, la costruzione di abitazioni popolari. Nel 1948 l'istituto diocesano viennese di cura pastorale, creato per studiare, coordinare e potenziare le varie iniziative pastorali, divenne l'Österreichische Seelsorgeinstitut; celebri le sue annuali settimane di studio e la sua rivista Der Seelsorger. Il 27 apr. 1952 fu celebrato il Domfest, cioè l'inaugurazione della ricostruita cattedrale di S. Stefano e il primo Österr. Katholikentag dell'Austria risorta (10-14 sett.), a ricordo della liberazione di V. dai Turchi (1683): fatto molto significativo nelle condizioni attuali del paese.
Le tre fasi dell'incremento della vita religiosa a V. coincidono con i tre periodi della rifioritura religiosa cattolica generale: 1. Medioevo. - Il primo posto spetta all'abbazia benedettina degli «Schotten», fondata da Enrico II nel 1158 e tenuta da monaci scozzesi fino al 1418; acquistò molti meriti nel campo della cultura generale e dell'istruzione superiore in particolare col suo ginnasio (v. Cottineau, II, col. 3366). I Francescani si stabilirono a V. intorno al 1120; dal 1447 alla Minoritenkirche. S. Giovanni Capestrano, predicando nel 1451 a V. Turchi, vi fondò un convento di Osser-
vanti, trasferitosi poi (1389) nel centro della città, alla Franziskanerkirche. I Predicatori arrivarono a V. nel 1226. Sin dal 1220 vi si stabilirono i Cavalieri di Rodi (ora di Malta) e poco dopo quelli Teutonici, prestandosi V. come base naturale per il passaggio in Oriente. Nel 1327 furono chiamati gli Eremitani di S. Agostino, nel 1360 i Carmelitani (estinti però già verso il 1550). Tutti costruirono grandi chiese, per lo più trasformate in epoca barocca. 2. Epoca della Controriforma. — Fu soprattutto la casa regnante a favorire gli Ordini religiosi per ristabilire la religione cattolica nella capitale. Ferdinando I chiamò nel 1551 i Gesuiti e s. Ignazio vi mandò Le Jay e Bobadilla; nello stesso anno essi aprirono un Collegio, incorporato nel 1622 all'Università, nella quale i Gesuiti ebbero grande influsso. L'imperatore Mattia chiamò i Cappuccini; s. Lorenzo da Brindisi condusse in persona il primo drappello a Praga; in questa occasione anche V. S. Ulrico (1599) e poco dopo, nel centro della città, la Kapuzinerkirche, sotto la quale lo stesso Imperatore volle eretto il sepolcreto imperiale. Egli fece venire anche i Fatebenefratelli (1614) il cui ospedale è rimasto fino ad oggi un centro non solo di carità cristiana, ma anche di scienza e pratica medica. Nel 1623 furono chiamati i Carmelitani Scalzi, nel 1624 i Minimi, nel 1628 gli Eremiti Camaldolesi, nel 1633 i Benedettini di Monserrato, detti Schwarzspanier, che aprirono a Praga l'abbazia di Emaus e a V. un priorato, elevato ad abbazia nel 1708. Alla parrocchia di corte di S. Michele furono chiamati nel 1626 i Barnabiti; nel 1660 ebbero anche il santuario di Mariahilf. Dal 1639 si trovano a V. Servi di Maria, noti per il culto da essi propagato di s. Pellegrino Laziosi (canonizzato nel 1727), divenuto straordinariamente popolare a V. Nell'epoca della vittoriosa repressione dell'Impero turco furono chiamati a V. Trinitari, detti Weisspanier, che, fino alla soppressione giuseppina, organizzarono più di mille redenzioni in Oriente. Nel 1697 gli Scolopi, già fiorenti in Ungheria, aprirono a V. collegio e nel 1751 un secondo a S. Tecla. Finalmente, nel 1703, anche i Teatini ebbero chiesa e casa a V. Ma Giuseppe II distrusse quasi tutto con le sue soppressioni (1780-85). 3. Epoca moderna. — Essa si apre, nel 1810, con i Mechitaristi che formano a V. una Congregazione propria, benemerita soprattutto per la tipografia armena. In seguito all'attività di s. Clemente M. Hofbauer (v.) furono ammessi, nel 1820, i Redentoristi; poco dopo la ricostituita Compagnia di Gesù. Nel 1855 vennero a stabilirsi a V. Lazzaristi, nel 1857 i Fratelli delle Scuole cristiane, nel 1912 i Salesiani, per tacere delle tante altre Congregazioni moderne.
Quanto alle case religiose femminili, se ne ha menzione a V. sin dal sec. XII. Le Clarisse vi apparvero soltanto nel 1305 (cessarono nel 1451), le Domenicane (Second'ordine) nel 1324. L'imperatrice Eleonora di Gonzaga, consorte di Ferdinando II, chiamò a V. nel 1629 le Carmelitane, soppresse da Giuseppe II, ma ritornate nel 1879. Eleonora, consorte di Leopoldo I, introdusse nel 1660 per l'istruzione femminile le Orsoline; nel 1709 fu aperto l'ospedale delle Elisabettine; l'imperatrice Amalia, consorte di Carlo VI, eresse nel 1717 convento e chiesa delle Salesiane (Ordine della Visitazione). Queste tre ultime famiglie religiose sfuggirono alla furia giuseppina, perché dedicate all'istruzione e quindi « di pubblica utilità ». Nel 1832 l'imperatrice Carolina Augusta chiamò a V. le Figlie della Carità di S. Vincenzo; seguirono molte altre famiglie religiose; oggi ve ne sono 43.
III. ARCHEOLOGIA
Nella pianta della città si distinguono molto bene i vari stadi del suo sviluppo storico. Notevoli avanzi del castrum sono stati scoperti dai recenti bombardamenti, e 4-8 metri sotto il pavimento dell'« Hoher Markt », l'antico foro. I Musei della città
(per cortesia di mons. A. P. Frutas)
Nell'ambito dell'arcidiocesi di V. ROMANIA, specialmente lungo il « limes » danubiano, Carnuntum (v.), Cannabica castrum con Asturis (Klosterneuburg), Augustianis (Traismauer) e Comagene (Tulln), e lungo la « linea termale », con acque calde sulfuree, già frequentate dai Romani, come a Meidling (quartiere XII di V.), a Baden (Aquae) e Vöslau. Nonostante i molti ritrovamenti archeologici romani non sono ancora venuti alla luce, eccettuato « Carnuntum », elementi cristiani. Nel 1953 però sono stati scoperti a Klosterneuburg importanti resti di costruzioni romane, fra le quali un edificio triabsidale che potrebbe essere cristiano e a Heiligenstadt la tomba primitiva di s. Severino con accanto un rozzo fonte battesimale (sec. v).
IV. CHIESE E SANTUARI
L'arcidiocesi di V. è molto ricca di chiese pregevoli sia per architettura, sia per arredamento interno. Vi sono rappresentati tutti gli stili, dal romanico al moderno; prevalgono però quelle gotiche, spesso in seguito baroccizzate, e quelle puramente barocche: ciò si spiega soprattutto per le devastazioni turche, specie del 1683 (v. Arte).1. Nel comune di V. — Il massimo monumento ecclesiastico di V. e di tutta l'Austria è la cattedrale di S. Stefano. La primitiva costruzione, una grande basilica romanica a tre navate, con facciata occidentale a due torri e grande portale figurato (« Riesentor »), è dovuta a Enrico II Jasomirgott (dedicazione 1147). Sotto Leopoldo VI (1200-10 ca.) la costruzione fu continuata e amplificata. Sotto Ottocaro II di Boemia, dopo due gravi incendi della città (1258 e 1276) e in concomitanza con il terzo tentativo di ottenere la sede vescovile, si ebbe l'aggiunta all'edificio preesistente di un transetto gotico con coro quadrato e abside. L'imperatore Alberto I iniziò, intorno al 1304, un grandioso « Hallenchor », cioè un coro gotico a tre navate di uguale altezza con tre absidi, terminato sotto Alberto II e dedicato nel 1340 (coro « albertino »), con preziose sculture sui pilastri, una cripta destinata a sepolcreto della dinastia, e con grande « lectorium »; la chiesa allora contava da 24 a 34 altari. Rodolfo IV (1358-65) istituì a S. Stefano un fastoso capitolo (24 canonici e numeroso clero), intraprese la costruzione di una enorme « Hallenkirche » a tre navate, in sostituzione della Basilica romanica, della quale fu conservata soltanto la facciata, ampliandola ed elevandola. L'ideatore e primo architetto della geniale pianta è Mi-

(fot. Biddarchiv d. O. Nationalbibliothek)
La chiesa di V. più antica tuttora esistente è la Ruprechtskirche (quartiere I), eretta nel sec. VIII: l'attuale costruzione è dei secc. XII-XV, il campanile è romanico. Della stessa epoca (792) è la Peterskirche (quart. I), ma ricostruita dalle fondamenta in splendido barocco da Gabriele Montali (1703), terminata (1732) da Luca V. ILDEBRANDO, con sculture di S. Matielli e A. Galli Bibienna, e tele di Mart. Altomonte, Mart. Rottmayr e G. M. Schmidt. La terza chiesa per età sarebbe Maria « am Gestade » (« alla riva », quart. I), eretta nel sec. IX,
ricostruita in forma romanica; con un alto coro gotico e un curioso campanile ettagonale con cupoletta gotica (1330-53); la navata fu ricostruita (1394-1415) dal maestro Michele Chnab (?); vi sono resti di vetrate dei secc. XIV e XV, sculture dell'alto gotico sui pilastri e un raro altare rinascimentale intagliato da Giovanni Perger (1520). La Michaelerkirche (quart. I) è l'esempio maggiore rimasto a V. di stile romanico (2ª metà del sec. XIII), con coro gotico (1327) e alto campanile (1340-44); l'altare maggiore classico è del 1781. La Minoritenkirche (quart. I) è una « Hallenkirche » (1251-76) con caratteristico campanile tozzo, rimasto così sin dal 1529. Contiene la celebre copia in musaico dell'Ultima Cena di Leonardo, fatta eseguire da Napoleone I. Anche l'Augustinerkirche (quart. I) è una « Hallenkirche » (1330-39), più progredita; architetto ne fu D. Ladtner; altra simile chiesa era quella dei Carmelitani (1386-1405), chiamata Am Hof (quart. I), passata nel 1553 ai Gesuiti, e completamente baroccizzata (1607-10), con elegante facciata e loggia di C. A. Car-
lone (1622), e tele di M. Altomonte, Gioacch. Sandrart, G. M. Schmidt. Notevole la Franziskanerkirche (quart. I), che si presenta di stile rinascimentale con curiose reminiscenze gotiche, con opere di Ant. Pozzo, G.M. Rottmayr e G.M. Schmidt. La Kapuzinerkirche (quart. I), del 1622-32, è semplicissima, ma molto nota per la « Kaisergruft », le tombe imperiali, erette da Mattia (1ª deposizione del 1633) e più volte allargata. Vi sono depositi, in 136 sarcofagi, 140 defunti della Casa d'Austria, fra cui 12 imperatori e 15 imperatrici. La Universitätskirche (quart. I), sul tipo del primo barocco italiano, è del 1628-31; l'interno, ad opera di Ant. Pozzo, è di un barocco esuberante (1705-1709). La Dominikanerkirche (quart. I) fu una chiesa romanica del 1262 con coro gotico del 1302, ma è stata completamente ricostruita in barocco italiano nel 1631-34. Fra le più grandiose chiese di V. è la Karlskirche (quart. IV), costruita per voto di Carlo VI nella peste del 1713, opera capitale di G. Bernardo Fischer V. Erlach e del figlio Gius. Eman. (1716-39), a croce greca, con alta cupola, due snelli campanili in forme di colonne tortili, con altorilievi commemorativi della vita di s. Carlo Borromeo (v.). Con essa gareggia la non lontana (quart. II) Salesianerinnenkirche (1717-30) di Dom. Fel. Allio, complesso armonioso di chiesa a cupola e convento. Di alto interesse la Altlerchenfelderkirche (quart. VII), dedicata ai « sette rifugi » (devozione tipica barocca), creazione degli artisti romantici di V. (1850-61); architettura romantico-neoclassica di G.S. Müller e affreschi dell'epoca, di Gius. Führich, L. Kupelwieser, K. Klaas ecc. Tipica la Votivkirche (quart. IX), in ricordo dello scampato attentato a Franc. Giuseppe I (18 febbr. 1853) di H. V. Ferstel (1856-79), una perfetta imitazione di gotico francese, con belle vetrate di Ed. V. Steinle e G. Führich. Poi, oltre le chiese neogotiche e neoromaniche (sec. XIX-XX), quelle moderne: la Don-Boscokirche (1918), Seipelkirche (1933-34) e quella in acciaio della Madonna del Carmine, di H.L. Prutscher (1942).
Il santuario più antico di V. sarebbe quello di Mariabrunn, che rimonerebbe ai tempi di s. Ghisella, consorte di s. Stefano, re d'Ungheria (1938). La chiesa attuale fu costruita da Ferdinando II (1639-45). Nel VI quartiere, che ne prende nome, si trova la Mariahilferkirche costruita nel 1686-89 sul posto di una cappella di legno (1660), terminata nel 1713-30; ricco interno con celebri affreschi di P. Troger. Più grandiosa la Piaristenkirche Maria Treu, opera di G.L. von Hildebrandt (1716-21).
2. Fuori del Comune di V
In alcune regioni, meno soggette alle devastazioni delle guerre, si sono conservati insigni monumenti di stile romanico; soprattutto notevoli due rari esempi di chiese rotonde a cupola; a Petronell, oggi tomba gentilizia dei conti Abenaberg-Traun, della 2ª metà del sec. XII, e la chiesa parrocchiale di Scheiblingskirchen, documentata dal 1164, ma piùantica. Un monumento di primo ordine è la chiesa principale (dal 1468 al 1784 cattedrale) di Wiener-Neustadt, con facciata a due campanili e tre navate basilicali romaniche, coro gotico primitivo (1300-30), portali figurati; arredo interno barocco; vi si ammira la tomba del card. Klesl, attribuita a G. L. Bernini (1630).
Monumento romanico unico è la chiesa parrocchiale di Schöngrabern, della 1ª metà del sec. XII, con l'esterno dell'abside ricoperto di sculture romaniche riproducenti cicli mutuati dalla Bibbia e dagli apocrifi. A Deutsch-Altenburg la chiesa parrocchiale è pure della prima metà del sec. XIII, una basilica romanica a tre navate, con coro gotico del sec. XIV. Notevole la chiesa dell'antica città di Mödling, una delle maggiori «Hallenkirchen», con elementi romanici, ricostruita dopo la distruzione turca del 1529. Da ricordare inoltre la chiesa parrocchiale di Zistersdorf (1620 ca.), in cui è conservata la Madonna di L. Cranach il Vecchio. Monumenti caratteristici dell'epopea turca sono le molte «Wehrkirchen», cioè chiese fortificate. Tipici poi sono i molti «Karner» (ossari) quasi tutti di stile romanico, fra cui quelli di Tulln (1321), con portale figurato ed affreschi del sec. XV; quello di Mödling (1345), simile al precedente, quello di Deutsch-Altenburg, con portale scolpito, e molti semplici, anche gotici.
Per le abbazie V. KLOSTERNEUBURG; BEILIGENKREUZ, Giuseppe II soppresse (1782) la certosa di Mauerbach, fondata da Federico II Bello (1313), e ricostruita in forme barocche (1616-31); e l'abbazia benedettina di Kleinmariazell (1136-1782), con chiesa romanica, ottimamente baroccizzata (oggi parrocchiale).
Assai popolari sono alcuni santuari, come Maria Lanzendorf, che esisteva già nel sec. XII, sotto Leopoldo V (Maria auf der Haide); ricostruita dopo la distruzione turca del 1683 da Leopoldo I, con inclusa la cappella primitiva medievale. A Sollenau si trova la prima imitazione transalpina della cappella di Loreto (sec. XIV). Del sec. XVI-XVII sono i santuari di Maria Ellend e di Karnabrunn (S.ma Trinità). Popolarissimo il pellegrinaggio a Sankt Corona (sec. XVII), e quello a Maria Enzersdorf, ricostruita nel 1730 (Francescani), nota anche per il «Romantiker-Friedhof»; non pochi fra i cattolici «romantici» di V., per devozione alla Madonna, vollero essere seppelliti qui. Finalmente Maria Schutz, presso il valico del Semmering, ricostruita nel 1738.
