VIENNA (WIEN, LAT. VINDOBONA), ARCIDIOCESI DI

VIENNA (Wien, lat. Vindobona), ARCIDIOCESI di. - Sede metropolitana e capitale della Repubblica Austriaca. Il territorio dell'arcidiocesi ha una estensione di 9220 kmq. con 2.049.224 cattolici (su 2.310.642 ab.), di cui nel solo comune di V. 1.459.255 (su 1.780.000 ab.). Possiede 593 parrocchie, di cui 186 nel comune di V., servite da 1813 sacerdoti (1025 in V. città). Conta 39 ordini e Congregazioni religiose maschili e 43 congregazioni femminili (cf. Personalstand 1952; Ann. Pont. 1953, p. 447). Ha un seminario maggiore a V. e uno minore a Oberhollabrunn.

I. STORIA

V. si trova sull'incrocio di antichissime correnti di traffico: verso i Balcani lungo il Danubio e dal Mar Baltico all'Adriatico (Bernsteinstrasse). Il punto preciso del guado fluviale si è fissato dove la terrazza dell'attuale centro, fra un ramo del Danubio e il torrente Wien, forma una piattaforma ben protetta. Sulle vicine alture a destra (Bisamberg, 360 m.) e a sinistra (Leopoldskberg, 423 m.) del Danubio sono tracce di abitati fortificati sin dall'età neolitica. Quando, nel 15
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(not. Bildarchiv d. ö. Nationalbibliothek)

VIENNA, ARCIDIOCESI di. - Veduta di V. durante l'assedio del 1683; acquaforte di Romeny de Hooghe.

a. C., la regione passò sotto il dominio romano, sul territorio dell'attuale comune di V. Celti. Quello situato sul punto strategico sopra ricordato fu trasformato, nella 2a metà del sec. I, nel «castrum Vindobona»; un altro centro, lungo la via danubiana, fra gli odierni quartieri III e IV, si sviluppò come città civile di ca. 10-15 mila ab. Traiano vi destinò una legione; Marco Aurelio morì nel castro di V. nel 180. Intorno al 395 il capoluogo Carnuntum, gravemente devastato nelle invasioni barbariche, decadute; ma a V. e nei dintorni la vita continuò; la città civile si trasferì nell'ambito più sicuro del «castrum» sopravvivendo a tutte le buone. S. Severino, l'apostolo del Noricum (m. nel 482), dimorò spesso nei pressi dell'antica V.; nei recentissimi scavi nella chiesa di S. Giacomo a Heiligenstadt (quartiere XIX) sarebbe anzi venuta in luce la primitiva tomba del Santo (la sua salma, nella grande emigrazione dell'elemento romano del 488, fu trasportata in Italia). Giordane, nella sua Storia gotica, rammenta V. sotto il nome di Vindomina (551) e un documento dell'881 sotto quello di Wenia.

Con la casa dei Babenberg (976-1246), che governò la ricostituita Marca Orientale carolingia (Ostmark), V. crebbe rapidamente e divenne un punto di contatto fra il mondo germanico, slavo, magiaro e italiano: nel 1130 appare col nome attuale Wien; nel 1137 figura come città, nel 1150 diventa residenza ducale.

Dopo l'estinzione dei B. Bebenberg, l'Austria passò sotto Ottocaro II, re di Boemia (1251-78) che favorì molto V. Ma la vera fortuna della città ebbe inizio con l'avvento della Casa degli Asburgo (1278-1918), sotto i quali V. rimase per secoli (1439-1806) non solo capitale dell'Impero romano-germanico, ma inoltre centro dei dominii austriaci (1526: unione delle corone boema e ungherese con la Casa d'Austria). Nel 1365 Rodolfo IV fondò l'Università di V.; sotto Massimiliano I (1493-1519) la città divenne uno dei primi centri dell'umanesimo tedesco; nel 1498 fu creata la «Hofmusikkapelle», una delle prime per tempo e importanza. Due volte V. fu il baluardo dell'Europa cristiana contro la potenza musulmana: nei celebri assedi del 1529 e del 1683. Subì nel 1805 e 1809 l'occupazione di Napoleone I, e fu sede nel 1814-15 del grande Congresso di V. Sebbene Francesco II nel 1806 avesse deposto la corona dell'Impero germanico, V. continuò ad essere capitale dell'Impero austro-magiaro. Sotto il lungo governo di Francesco Giuseppe I (1848-1916) la città si rinnovò, si ingrandì e si abbellì (celebre fra l'altro la «Ringstrasse»), diventando metropoli moderna. Nel 1910 superava i 2 milioni di ab.

Un colpo gravissimo per V. fu la dissoluzione, nel

zione della diocesi di V. s. Pier Canisio (1554-1555). Una grande e complessa figura di vescovo e diplomatico apparve con il primo cardinale di V., Klesl (v.), sotto il quale (1614-30) la Controriforma ebbe la definitiva rivincita. Nel 1631 il vescovo di V. ebbe il titolo di principe dell'Impero. Il vescovo conte Breuner fece ricostruire dai fratelli Coccapani il magnifico Palazzo vescovile (1631-48). Celebre il card. Sigismondo de Kollonitsch (1716-51), sotto il quale (1722) l'imperatore Carlo VI ottenne da Innocenzo XIII l'elevazione di V. arcivescovo e sede metropolitana (suffraganea Wiener-Neustadt), con un notevole ingrandimento del territorio. Giuseppe II, di propria autorità, soppresse finalmente (1783) ogni giurisdizione ecclesiastica estera in Austria; dopo la formale rinunzia di Passavia (4 luglio 1784) ottenne anche la conferma pontificia con la bolla di Pio VI Romanus Pontifex del 28 genn. 1785, con la quale tutto il territorio austriaco, già dipendente da Passavia, fu diviso tra le nuove diocesi di Linz (Austria Superiore), V. e Sankt Pölten (Austria Inferiore), quest'ultima creata con trasferimento della sede di Wiener-Neustadt; metropoli ne fu V.
Dopo l'epoca napoleonica, il regime giuseppino andò sempre più mitigandosi. Finalmente il card. Giuseppe Otmaro Rauscher (1833-75), indiscusso capo dell'episcopato austriaco e artefice principale del Concordato del 1855, segnò la pubblica riscossa religiosa del cattolicesimo austriaco.

Ultimi arcivescovi (tutti cardinali) furono: Antonio Giuseppe Gruscha (1890-1911); Francesco Nagl (1911-1913), organizzatore del Congresso eucaristico internazionale di V. del 1912; Federico Gustavo Piff (1913-32), Klosterneuburg (v.); Teodoro Innitzer (dal 1932; card. nel 1933), vissuto nel periodo della dominazione nazista (1938-45) che infierì particolaremente contro l'Austria «cattolica», e della difficile ripresa del 1945, di fronte a immani rovine materiali e spirituali. Durante il suo episcopato ebbero vita, prima del 1938, i giornali Wiener Kirchenblatt e Zwei-Groschen-Blatt, quotidiano di elevatissima tiratura, dovuto all'iniziativa di mons. Giuseppe Gorbach, il quale si servì dei proventi per l'erezione di molte chiese parrocchiali nella periferia di V.; e la Caritas socialis, opera fondata dal cancelliere austriaco mons. SEIPEL, IGNAC (v.), in cooperazione con la signora Ildegarde Burian, morta in fama di santità. Durante il periodo delle vessazioni naziste, il card. Innitzer fondò a V. il Theologische Laienjahr, specie di seminario teologico-pratico per la formazione di cooperatori laici; oggi ha un corso biennale per accademici e per non accademici e dal 1950 anche un Fernkurs; rilascia un diploma di abilitazione per lavorare direttamente nella cura d'anime. Nel 1946 lo stesso card. Innitzer si fece promotore della Katholische Akademie, con sede nell'abbazia degli «Schotten», istituito superiore di cultura. Nel 1947 ebbe inizio la Siedlungsakademie dell'episcopato austriaco per favorire, con mezzi della Chiesa e su terreni di sua proprietà, la costruzione di abitazioni popolari. Nel 1948 l'istituto diocesano viennese di cura pastorale, creato per studiare, coordinare e potenziare le varie iniziative pastorali, divenne l'Osterreichische Seelsorgeinstitut; celebrò le sue annuali settimane di studio e la sua rivista Der Seelsorger. Il 27 apr. 1952 fu celebrato il Domfest, cioè l'inaugurazione della ricostruita cattedrale di S. Stefano e il primo Österr. Katholikentag del l'Austria risorta (10-14 sett.), a ricordo della liberazione di V. dai Turchi (1683): fatto molto significativo nelle condizioni attuali del paese.

Le tre fasi dell'incremento della vita religiosa a V. coincidono con i tre periodi della rifioritura religiosa cattolica generale:

1. Medioevo

Il primo posto spetta all'abbazia benedettina degli «Schotten», fondata da Enrico II nel 1158 e tenuta da monaci scozzesi fino al 1418; acquistò molti meriti nel campo della cultura generale e dell'istruzione superiore in particolare col suo ginnasio (v. Cottineau, II, col. 3366). I Francescani si stabilirono a V. intorno al 1120; dal 1447 alla Minoritenkirche. S. Giovanni Capestrano, predicando nel 1451 a V. Turchi, vi fondò un convento di Osser-

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vanti, trasferitosi poi (1589) nel centro della città, alla Franziskanerkirche. I Predicatori arrivarono a V. nel 1226. Sin dal 1220 vi si stabilirono i Cavalieri di Rodi (ora di Malta) e poco dopo quelli Teutonici, prestandosi V. come base naturale per il passaggio in Oriente. Nel 1327 furono chiamati gli Eremitani di S. Agostino, nel 1360 i Carmelitani (estinti però già verso il 1550). Tutti costruirono grandi chiese, per lo più trasformate in epoca barocca.

2. Epoca della Controriforma

Fu soprattutto la casa regnante a favorire gli Ordini religiosi per ristabilire la religione cattolica nella capitale. Ferdinando I chiamò nel 1551 i Gesuiti e s. Ignazio vi mandò Le Jay e Bobadilla; nello stesso anno essi aprirono un Collegio, incorporato nel 1622 all'Università, nella quale i Gesuiti ebbero grande influsso. L'imperatore Mattia chiamò i Cappuccini; s. Lorenzo da Brindisi condusse in persona il primo drappello a Praga; in questa occasione anche V. S. Ulrico (1590) e poco dopo, nel centro della città, la Kapuzinerkirche, sotto la quale lo stesso Imperatore volle eretto il sepolcreto imperiale. Egli fece venire anche il Fatebenefratelli (1614) il cui ospedale è rimasto fino ad oggi un centro non solo di carità cristiana, ma anche di scienza e pratica medica. Nel 1623 furono chiamati i Carmelitani Scalzi, nel 1624 i Minimi, nel 1628 gli Eremiti Camaldolesi, nel 1633 i Benedettini di Monserrato, detti Schwarzsapnieri, che aprirono a Praga l'abbazia di Emaus e a V. un priorato, elevato ad abbazia nel 1708. Alla parrocchia di corte di S. Michele furono chiamati nel 1626 i Barnabiti; nel 1660 ebbero anche il santuario di Mariahill. Dal 1639 si trovano a V. Servi di Maria, noti per il culto da essi propagato di s. Pellegrino Laziosi (canonizzato nel 1727), divenuto straordinariamente popolare a V. Nell'epoca della vittoriosa repressione dell'Impero turco furono chiamati a V. Trinitari, detti Weisspanier, che fino alla soppressione giuseppina, organizzarono più di mille redenzioni in Oriente. Nel 1697 gli Scolopi, già fiorenti in Ungheria, aprirono a V. un collegio e nel 1751 un secondo a S. Tecla. Finalmente, nel 1703, anche i Teatini ebbero chiesa e casa a V. Ma Giuseppe II di strusce quasi tutto con le sue soppressioni (1780-85).

3. Epoca moderna

Essa si apre, nel 1810, con i Mechi-taristi che formano a V. una Congregazione propria, benemerita soprattutto per la tipografia armena. In seguito all'attività di s. Clemente M. Hofbauer (v.) furono ammessi, nel 1820, i Redentoristi; poco dopo la ricostituita Compagnia di Gesù. Nel 1855 vennero a stabilirsi a V. i Lazzaristi, nel 1857 i Fratelli delle Scuole cristiane, nel 1912 i Salesiani, per tacere delle tante altre Congregazioni moderne.

Quanto alle case religiose femminili, se ne ha menzione a V. sec. XII. Le Clarisse vi apparvero soltanto nel 1305 (cessarono nel 1451), le Domenicane (Second'ordine) nel 1324. L'imperatrice Eleonora di Gonzaga, consorte di Ferdinando II, chiamò a V. nel 1629 le Carmelitane, soppresse da Giuseppe II, ma ritornate nel 1879. Eleonora, consorte di Leopoldo I, introdusse nel 1660 per l'istruzione femminile le Orsoline; nel 1709 fu aperto l'ospedale delle Elisabetine; l'imperatrice Amalia, consorte di Carlo VI, eresse nel 1717 convenuto e chiesa delle Salesiane (Ordine della Visitazione). Queste tre ultime famiglie religiose sfuggirono alla furia giuseppina, perché dedicate all'istruzione e quindi di pubblica utilità. Nel 1832 l'imperatrice Carolina Augusta chiamò a V. le Figlie della Carità di S. Vincenzo; seguirono molte altre famiglie religiose; oggi ve ne sono 43.

III. Archeologia

Nella pianta della città si distinguono molto bene i vari stadi del suo sviluppo storico. Notevoli avanzi del castrum sono stati scoperti dai recenti bombardamenti, e 4-8 metri sotto il pavimento dell'Hoher Markt, l'antico foro. I Musei della città conservano un ricco materiale archeologico sin dall'età paleolitica, e soprattutto dell'epoca romana. L'alterumservien e il Geschichtservien, oltre agli organi ufficiali, si interessano alle antichità di V.
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Vienna. arcidocesi di - Ciesa abbaziale di S. Maria degli Schotten (s ad Scotos ${ }^{1}$ ) ricostruita tra il 1643 e il 1648 - Vienna.

onservano un ricco materiale archeologico sin dall'età paleolitica, e soprattutto dell'epoca romana. L'alterumservien e il Geschichtservien, oltre agli organi ufficiali, si interessano alle antichità di V.
Nell'ambito dell'arcidiocesi di V. ROMANIA, specialmente lungo il limes d'andibiano, Carnuntum (v.), Cannabica castrum con Asturis (Klosterneuburg). Augustianis (Traismauer) e Comagene (Tullin), e lungo la linea termale, con acque calde sulfuree, già frequentate dai Romani, come a Meidling (quartiere XII di V.), a Baden (Aquae) e Vöslau. Nonostante i molti ritrovamenti archeologici romani non sono ancora venuti alla luce, eccettuato «Carnuntum», elementi cristiani. Nel 1953 però sono stati scoperti a Klosterneuburg importanti resti di costruzioni romane, fra le quali un edificio tribadiale che potrebbe essere cristiano e a Heiligenstadt la tomba primitiva di s. Severino con accanto un rozzo fonte battesimale (sec. V).

IV. Chiese e santuari

L'arcidiocesi di V. è molto ricca di chiese pregevoli sia per architettura, sia per arredamento interno. Vi sono rappresentati tutti gli stili, dal romanico al moderno; prevalgono però quelle gotiche, spesso in seguito barocciate, e quelle puramente barocche: ciò si spiega soprattutto per le devastazioni turche, specie del 1683 (v. Arte).

4. Nel comune di V

Il massimo monumento ecclesiastico di V. è di tutta l'Austria è la cattedrale di S. Stefano. La primitiva costruzione, una grande basilica romana a tre navate, con facciata occidentale a due torri e grande portale figurato (Riesentor), è dovuta a Enrico II Jasomirgott (dedicazione 1147). Sotto Leopoldo VI (1200-10 ca.) la costruzione fu continuata e amplificata. Sotto Ottocaro II di Boemia, dopo due gravi incendi della città (1238 e 1276) e in concomitanza con il terzo tentativo di ottenere la sede vescovile, si ebbe l'aggiunta all'edificio preesistente di un transetto gotico con coro quadrato e abside. L'imperatore Alberto I iniziò, intorno al 1304, un grandioso Hallenchor, cioè un coro gotico a tre navate di uguale altezza con tre absidi, terminato sotto Alberto II e dedicato nel 1340 (coro «albertino»), con preziose sculture sui pilastri, una cripta destinata a sepolcreto della dinastia, e con grande «lectorium»; la chiesa allora contava da 24 a 34 altari. Rodolfo IV (1358-65) istituì a S. Stefano un fastoso capitolo (24 canonici e numeroso clero), intraprese la costruzione di una enorme Hallenkirche a tre navate, in sostituzione della Basilica romanica, della quale fu conservata soltanto la facciata, ampliandola ed elevandola. L'ideatore e primo architetto della geniale pianta è Mi

ricostruita in forma romanica; con un alto
coro gotico e un curioso campanile etta-
gonale con cupoletta gotica (1330-53); la
navata fu ricostruita (1394-1415) dal mae-
stro Michele Chnab (?) ; vi sono resti di ve-
trate dei secc. XIV e XV, sculture dell'alto go-
tico sui pilastri e un raro altare rinascimen-
tale intagliato da Giovanni Perger (1520).
La Michaelerkirche (quart. I) è l'esempio
maggiore rimasto a V. di stile romanico (2°
metà del sec. XIII), con coro gotico (1327) e
alto campanile (1340-44); l'altare maggiore
classico è del 1781. La Minoritenkirche
(quart. I) è una « Hallenkirche » (1251-76)
con caratteristico campanile tozzo, rimasto
così sin dal 1529. Contiene la celebre copia
in musicao dell'Ultima Cena di Leonardo,
fatta eseguire da Napoleone I. Anche l'Au-
gustinckirche (quart. I) è una « Hallenkirche»
(1330-39). più progredita; architetto ne fu
D. Ladtner; altra simile chiesa era quella
dei Carmelitani (1386-1405), chiamata Am
Hof (quart. I), passata nel 1553 ai Gesuiti, e
completamente barocciizzata (1607-10), con
elegante facciata e loggia di C. A. Car-
lone (1622), e tele di M. Altomonte, Gioacch. San-
drart, G. M. Schmidt. Notevole la Franziskanerkirche
(quart. I), che si presenta di stile rinascimentale con cu-
riose reminiscenze gotiche, con opere di Ant. Pozzo.
G.M. Rottmayr e G.M. Schmidt. La Kapuzinerkirche
(quart. I), del 1622-32, è semplicissima, ma molto nota
per la « Kaisergruft », le tombe imperiali, erette da Mat-
tia (1° deposizione del 1633) e più volte allargata. Vi
sono depositi, in 136 sarcofaghi, 140 defunti della Casa
d'Austria, fra cui 12 imperatori e 15 imperatrici. La Uni-
versitätskirche (quart. I), sul tipo del primo barocco ita-
liano, è del 1628-31; l'interno, ad opera di Ant. Pozzo,
è di un barocco esuberante (1705-1709). La Dominikaner-
kirche (quart. I) fu una chiesa romanica del 1262 con
coro gotico del 1302, ma è stata completamente rico-
struita in barocco italiano nel 1631-34. Fra le più gran-
dose chiese di V. è la Karlskirche (quart. IV), costruita
per voto di Carlo VI nella peste del 1713, opera capitale
di G.Bernardo Fischer V. Erlach e del figlio Gius. Eman.
(1716-39), a croce greca, con alta cupola, due snelli cam-
panili in forme di colonne tortili, con altorilievi comme-
morativi della vita di s. BORROMEO, EDOARDO (v.). Con essa
gareggia la non lontana (quart. III) Salesianerinnenkirche
(1717-30) di Dom. Fel. Allio, complesso armonioso di
chiesa a cupola e convento. Di alto interesse la Altherchen-
felderkirche (quart. VII), dedicata ai « sette rifugi » (de-
vozione tipica barocca), creazione degli artisti romantici
di V. (1850-61); architettura romantico-neoclassica di
G.S. Müller e affreschi dell'epoca, di Gius. Führich, L.
Kupelwieser, K. Klaas ecc. Tipica la Votivkirche (quart.
IX), in ricordo dello scampato attentato a Franc. Giu-
seppe I (18 febbr. 1853) di H. V. Ferstel (1856-79), una
perfetta imitazione di gotico francese, con belle vetrate di
Ed. V. Steinle e G. Führich. Poi, oltre le chiese neogotiche
e neoromaniche (sec. XIX-XX), quelle moderne: la Don-
Boscokirche (1918), Seipelkirche (1933-34) e quella in ac-
ciaio della Madonna del Carmine, di H.L. Prutscher (1942).
Il santuario più antico di V. sarebbe quello di Ma-
riabrunn, che rimonterebbe ai tempi di s. Ghisella, con-
sorte di s. Stefano, re d'Ungheria (1938). La chiesa at-
tuale fu costruita da Ferdinando II (1639-45). Nel VI
quartiere, che ne prende nome, si trova la Mariahilferkirche
costruita nel 1686-89 sul posto di una cappella di legno
(1660), terminata nel 1713-30; ricco interno con celebri
affreschi di P. Troger. Più grandiosa la Piaristenkirche
Maria Treu, opera di G.L. von Hildebrandt (1716-21).

5. Fuori del Comune di V

In alcune regioni, meno
soggette alle devastazioni delle guerre, si sono conser-
vati insigni monumenti di stile romanico; soprattutto
notevoli due rari esempi di chiese rotonde a cupola;
a Petronell, oggi tomba gentilizia dei conti Abensberg-
Traun, della 2° metà del sec. XII, e la chiesa parrocchiale
di Scheiblingskirchen, documentata dal 1164, ma più

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(fot. Bldearchiv d. O. Nalsenaldobidskd.)
Vienna, arcidocesi di - La Seipelkirche, dedicata a Cristo Re, sul Kanglerplatz (1933-34), nella cui cripta si trovavano le tombe dei cancelleri Scipel e Dollfuss - Vienna.

antica. Un monumento di primo ordine è la chiesa principale (dal 1468 al 1784 cattedrale) di Wiener-Neustadt, con facciata a due campanili e tre navate basilicali romaniche, coro gotico primitivo (1300-30), portali figurati; arredo interno barocco; vi si ammira la tomba del card. Klesl, attribuita a G. L. Bernini (1630).

Monumento romanico unico è la chiesa parrocchiale di Schönqrabern, della 1ª metà del sec. XII, con l’esterno dell’abside ricoperto di sculture romaniche riproducenti cicli mutuati dalla Bibbia e dagli apocrifi. A Deutsch-Altenburg la chiesa parrocchiale è pure della prima metà del sec. XIII, una basilica romanica a tre navate, con coro gotico del sec. XIV. Notevole la chiesa dell’antica città di Mödling, una delle maggiori «Hallenkirchen», con elementi romanici, ricostruita dopo la distruzione turca del 1529. Da ricordare inoltre la chiesa parrocchiale di Zistersdorf (1620 ca.), in cui è conservata la Madonna di L. Cranach il Vecchio. Monumenti caratteristici dell’epoca turca sono le molte «Wehrkirchen», cioè chiese fortificate. Tipici poi sono i molti «Karner» (ossari) quasi tutti di stile romanico, fra cui quelli di Tulla (1321), con portale figurato ed affreschi del sec. XV; quello di Mödling (1345), simile al precedente, quello di Deutsch-Altenburg, con portale scolpito, e molti semplici, anche gotici.

Per le abbazie V. KLOSTERNEUBURG; HEILIGENKREUZ. Giuseppe II soppresse (1782) la certosa di Mauerbach, fondata da Federico il Bello (1313), e ricostruita in forme barocche (1616-31); e l’abbazia benedettina di Kleinmariazell (1316-1782), con chiesa romanica, ottimamente barocciizzata (oggi parrocchiale).

Assai popolari sono alcuni santuari, come Maria Lanzendorf, che esisteva già nel sec. XII, sotto Leopoldo V (Maria auf der Haide); ricostruita dopo la distruzione turca del 1683 da Leopoldo I, con inclusa la cappella primitiva medievale. A Sollenau si trova la prima imitazione transalpina della cappella di Loreto (sec. XIV). Del sec. XVI-XVII sono i santuari di Maria Ellend e di Karnabrunn (S.m. Trinità). Popolarissimo il pellegrinaggio a Sankt Corona (sec. XVII), e quello a Maria Enzersdorf, ricostruita nel 1730 (Francescani), nota anche per il «Romantiker-Friedhof»; non pochi fra i cattolici «romantici» di V., per devozione alla Madonna, vollero essere seppelliti qui. Finalmente Maria Schutz, presso il valico del Semmering, ricostruita nel 1738.

V. VITA E ISTITUTI DI CULTURA

Una prima grande fioritura culturale si nota nel sec. XII-XIII, all’epoca delle Crociate, un’altra dopo la fondazione dell’Università (1363), la terza, più gloriosa, all’epoca barocca, dopo la

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(fot. Bildarchiv d. Ö. Nationalbibliothek)

VIENNA, ARCIDIOCESI di Angelo. Una delle statue poste sulla colonna eretta in onore della S.m. Trinità e dei Nove Cori Angelici, dopo la peste del 1679 - Vienna, «Graben».

definitiva repressione del pericolo turco (1683). Di quest’ultimo periodo di cultura unitaria, ancora profondamente religiosa e cristiana, V. e tutta l’Austria portano ancora le indelebili impronte. Più volte nella storia V. nella musica; alla fine del medioevo: Hofmuskikapelle, Burgkapelle, che sussiste ancora (Sänger-Knaben); nella prima metà del sec. XIX (i «Classici» viennesi come Mozart, Beethoven, Schubert, Bruckner ecc.), e nel campo dell’opera ed operetta, fino ad oggi. Anche il teatro, molto favorito dalla Corte, fiorì sempre a V. Celebre la Scuola medica viennese: Gerardo Van Swieten, sotto Maria Teresa; Billroth (1829-1894); Wagner-Jauregg (1857-1940) ed altri. A V. fu eretto il primo Politecnico di Europa (1815). La Albertina è la collezione più ricca del mondo di disegni, incisioni (anche papiri, ecc.), con più di 600.000 fogli. V. possiede un numero elevato di Musei, spesso di rara importanza. Il Kunsthistorische Museum, di origine e proprietà della Casa imperiale, ha collezioni di ogni ramo dell’arte antica e moderna, con molti pezzi inestimabili, soprattutto in pittura. Il Kunstgewerbemuseum unisce tesori delle arti figurative ed applicate, con studi professionali; ricchissimi i Musei di tecnologia, del folklore (austriaco ed estero), di etnologia, di armi, di antichità della Città, di orologeria, ecc. La vecchia Hofburg (Palazzo imperiale), complesso pittoresco sorto fra i secc. XIV-XX, oltreché essere di alto valore storico-

VI. CONGRESSO di V

Ebbe luogo negli anni 1814-15, per definire alcuni problemi lasciati sospesi con il Trattato di pace di Parigi (30 maggio 1814). Vi parteciparono rappresentanti dei governi d’Inghilterra, Prussia, Russia, Francia, Austria, Stati germanici, Svezia, Portogallo, Spagna, Danimarca e degli Stati d’Italia.

Non vi fu mai un’assemblea plenaria e gli affari furono trattati dai rappresentanti delle maggiori potenze: Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra. Malgrado i pro-

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Vienna, arcidiocesi di - Globo imperiale (sec. xit), scettri d'oro e d'argento ( 1350 ) - Vienna, Tesoro imperiale.

Attas des Wiener Stadtbildes, ivi 1919; O. Menghin-V. Wanschura, Urgesch. W., ivi 1924; J. Leixner, Wien (con bibl.), ivi 1926; H. Riehl, Der St. Stefansdom in W., Monaco 1926; E. Tomek, Spaziergänge durch Alt-W., 2 voll., Vienna 1927 e 1948; H. Tietze, W.; Kultur, Kunst u. Gesch., ivi 1931; H. Sassmann, Wienerisch (linguistica), Monaco 1935; E. Tomek, Kirchengesch. Österr., 2 voll., Innsbruck 1936-48 (fino al 1648; ricchissima specialmente per il periodo della Riforma e Contror., con bibl.); Eubel, II, p. 294; III, p. 354; IV, p. 368; V, p. 414; Bildende Kunst in Österr., a cura di K. Ginzart, 5 voll., Baden 1936-39, passim; F. Walter, Die Gesch. einer deutschen Grossstadt an der Grenze, 4 voll., Vienna 1940-44; J. Göbel, Stephansdom 1945 (documentazione delle distruzioni della Cattedrale), ivi 1945; R. Till, Wiener Stadtgeschichtschreibung: Resultate u. Probleme, in Wiener Geschichtsbücher, 1947, p. 1 sgg.; id., Wiens geschichtl. Stellung in Wirtschaft u. Politik, Vienna 1947; E. Schaffran, Kunstgesch. Österr., ivi 1948, passim; A. Missong, Heiliges W. Ein Führer durch Wiens Kirchen u. Kapellen, 2ª ed., ivi 1948 (con ricca bibl.); A. T. Leitch, Vienna gloriosa: Weltstadt der Barock, ivi 1948; J. Schmitt, W. Kunstdenkmale W., ivi 1950; E. H. Hassinger, A. Klaar, W. Sztygowskis, Führer durch W., ivi (1951), con metodo scientifico nuovo, molte piante e schizzi, bibl.; K. Öttinger, Das Werden W., ivi 1951; R. K. Donin, Der Wiener Stefansdom u. seine Gesch., 2ª ed., ivi 1952; Fr. Kieslinger, Unser Dom: Bemerkungen über sein mittelalterl. Werden u. seine Schöpfer, ivi 1952 (riassunto dei risultati raggiunti durante la ricostruzione della Cattedrale); E. Tomek, Wien, in L’ThK. X. coll. 872-77; R. Meister, Wiener Universitätsbl., coll. 877-79.

VI. CONGRESSO di V

Ebbe luogo negli anni 1814-15, per definire alcuni problemi lasciati sospesi con il Trattato di pace di Parigi (30 maggio 1814). Vi parteciparono rappresentanti dei governi d’Inghilterra, Prussia, Russia, Francia, Austria, Stati germanici, Svezia, Portogallo, Spagna, Danimarca e degli Stati d’Italia.

Non vi fu mai un’assemblea plenaria e gli affari furono trattati dai rappresentanti delle maggiori potenze: Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra. Malgrado i pro-

VI. CONGRESSO di V

Ebbe luogo negli anni 1814-15, per definire alcuni problemi lasciati sospesi con il Trattato di pace di Parigi (30 maggio 1814). Vi parteciparono rappresentanti dei governi d’Inghilterra, Prussia, Russia, Francia, Austria, Stati germanici, Svezia, Portogallo, Spagna, Danimarca e degli Stati d’Italia.

positi dei ministri di queste di isolare la Francia e di rimaneggiare la carta d'Europa secondo i loro interessi, l'abilità del Talleyrand permise di far inserire la Francia nel gioco diplomatico delle grandi potenze. Un primo tentativo di monopolizzare i lavori del futuro congresso, escludendo la Francia, fallì proprio per l'opposizione del Talleyrand. I progetti di spartizione di Polonia e Sassonia avvelenavano l'atmosfera ed egli, trincerandosi dietro il principio di legittimità, si opponeva ad ogni disegno contrario agli interessi francesi, mentre con non minore abilità il Metternich riusciva ad eliminare qualsiasi considerazione per l'elemento nazionale e novatore, che pure aveva contribuito non poco alla sconfitta di Napoleone. Alla conclusione dei lavori, contro il principio di legittimità propagando dal Talleyrand, prevalse nella definitiva sistemazione d'Europa quello di equilibrio. La Sassonia era stata l'unico tra gli Stati germanici a non rinnegare l'alleganza con Napoleone e valendosi di tale motivo la Prussia contava di annettere il territorio, mentre la Russia avrebbe voluto riorganizzare lo Stato polacco con un'unione personale sotto la sovranità dello Zar. L'Austria era ostile ad entrambe le soluzioni, ma il governo inglese, pur di arginare le pretese russe, era disposto a sacrificare la Sassonia alla Prussia, per spezzare la solidarietà di questa con la Russia. La stipulazione della Pace di Gand tra Inghilterra e Stati Uniti (24 dic. 1814) ed il Trattato difensivo tra Inghilterra, Austria e Francia (3 genn. 1815), volto ad opporsi alle pretese russo-prussiane, cui aderirono alquanto dopo anche Baviera, Hannover, Paesi Bassi, Sardegna ed Hesse l'Armstadt, misero in serio imbarazzo la coalizione russo-prussiana. Il 6 marzo 1815, al termine di una lunga conferenza tra Austria, Francia, Russia, Prussia ed Inghilterra, Metternich riceveva un dispaccio dal console austriaco a Genova, in cui gli si annunziava la fuga di Napoleone dall'Elba. Il 13 marzo Bonaparte fu dichiarato dal Congresso fuori dalle leggi civili e il 25 marzo si rinnovava il Trattato di Chaumont (10 marzo 1814), stabilendo l'eliminazione di Napoleone dall'Europa con invito alla Francia di aderirvi. Il 9 giugno 1815 venne stipulato l'Atto finale del Congresso: la Sassonia era conservata alla sua dinastia, salvo alcune province annesse alla Prussia; la Russia ebbe una parte della Polonia; alla Baviera fu unito il Palatinato renonato e il Granducato di Würzburg; si creò il Regno dei Paesi Bassi con l'unione del Lussemburgo, Belgio ed Olanda; i 36 Stati della Germania furono costituiti in confederazione, con una Dieta che aveva sede a Francoforte sul Meno, presieduta dall'Austria; alla Svizzera si aggiunsero tre cantoni (Vallese, Neuchâtel e Ginevra) e ne venne riconosciuta la neutralità; la Svezia perdette la Finlandia, di cui si era impadronita la Russia, ed ottenne in compenso la Norvegia, che prima era unita alla Danimarca; quest'ultima ebbe il Ducato di Lauenburg, mentre cedeva alla Prussia la Pomerania svedese.

Importanti innovazioni si ebbero anche nella sistemazione degli Stati italiani. La Repubblica di Genova venne soppressa ed il suo territorio incorporato al Piemonte, stabilendo la successione del ramo Savoia-Ca-rignano, in caso di estinzione di quello regnante; l'Austria mantenne la Lombardia e restò anche nel Veneto; il Regno di Napoli, in cui provvisoriamente era stato lasciato il Murat, ritornò ai Borboni. La Francia aveva già stipulato un primo Trattato a Parigi il 30 maggio 1814. Fu costretta a concludere un altro, più gravoso (20 nov. 1815), dopo i «cento giorni» e dovette cedere alcuni territori ai Paesi Bassi, Saarlouis e Saarbrücken alla Prussia, Landau alla Baviera; una parte della Savoia, che col primo trattato le era stata assegnata, tornò alla Sardegna. Dovette, inoltre, pagare una forte indennità di guerra (fr. 700.000.000); subire per cinque anni l'occupazione di alcune piazzeforti di confine sostenendo le spese; restituire tutte le opere d'arte, libri e documenti, che erano stati asportati dalle truppe francesi d'occupazione e rinunciare in favore dell'Inghilterra ad alcuni suoi possessi coloniali (Tobago e S. Lucia nelle Antille, le isole Séchelles e Maurizio nell'Oceano Indiano).

Problema di particolare difficoltà fu la sistemazione dello Stato pontificio. Già nel 1814, in un colloquio svoltosi a Bologna tra il Murat e Pio VII, il primo aveva preteso la rinunzia in favore del Regno di Napoli del territorio pontificio ad eccezione di Roma e del Lazio. Ora, viceversa, si ventilava la possibilità che le Legazioni passassero, vita natural durante, a Maria Luigia, figlia di Francesco I d'Austria ed ex-imperatrice dei Francesi, in cambio di Parma e Piacenza che dovevano essere restituite ai Borboni di Parma. Le proteste del Pontefice indussero a ripiegare sulla ex-Repubblica di Lucca, che fu rifiutata da Maria Luigia d'Ausburgo, per cui quel territorio venne temporaneamente assegnato a Maria Luisa di Borbone, madre del minore Carlo Ludovico, che alla morte di Maria Luigia avrebbe riottenuto Parma e Piacenza, mentre Lucca sarebbe stata annessa al Granducato di Toscana. Non era stato toccato durante l'occupazione napoleonica il territorio della piccola Repubblica di S. Marino, che perciò restava intatto nel rimaneggiamento generale della penisola italiana. Non aderì all'Atto finale Pio VII, che il 14 giugno protestò per le truppe austriache di presidio alla destra del Po, per l'annessione di Avignone alla Francia e per i principati ecclesiastici tedeschi, che erano stati secolarizzati. Fu merito dei diplomatici riuniti al Congresso aver rivolto, prima della chiusura dei lavori, un invito a far cessare la tratta dei negri, deplorando questo vergognoso e barbaro traffico, al quale erano interessati alcuni dei governi partecipanti al Congresso. In appendice a questo, per iniziativa dello zar Alessandro, il 26 sett. 1815 i sovrani di Russia, Prussia ed Austria conclusero a Parigi l'accordo che va sotto il nome di S. Alleanza (v.). - Vedi tavv. CXLIi-CXLIIi.

Bibl.: J. L. Klüber, *Akten des Wiener Kongresses*, 9 voll., Erlangen 1817-35; N. Bianchi, *Stor. documentata della diplomazia europea in Italia dall'anno 1814 all'anno 1861*, I, Torino 1865; C. M. de Talleyrand-Périgord, *Correspond. ind. du prince de Talleyrand et du roi Louis XVIII pendant le Congrès de Vienne*, ed. G. Pallain, Parigi 1885; id., *Mémoires*, ed. Broglie, II e III, 1818; id., *Rinieri, Corrispond. ind. dei card. Consolati e Pacca nel tempo del Congresso di V. (1814-15)*, Torino 1903; id., *La S. Sede e il Congresso di V., Roma 1904*, A. Sorel, *L'Europe et la Révolution Française*, VIII, Parigi 1904; Comte de Jacourt, *Corresp. avec le prince de Talleyrand pendant le Congrès de V., 1905*; P. Rain, *L'Europe et la restauration des Bourbons*, 1908; Ch. Dupuis, *Le principe d'équilibre et le concert européen*, 1909; W. Alison Phillips, *The confederation of Europe*, London 1914; Ch. D. Hazen, *Le C. de V., in Revue des études napoléoniennes*, 14 (1919), pp. 58-69; C. K. Webster, *British diplomacy (1813-15)*. *Select documents dealing with the reconstruction of Europe*, Londra 1921; F. Lemmi, *Sui margini del Congresso di V.: Diario di Ferdinando Cornacchia (genn.-sett. 1815)*, Roma 1940; Ellis J. Tracis, *Card. Consolati and anglopalpat relations: 1814-24*, Washington 1942; C. K. Webster, *The foreign policy of Castlereagh (1812-13)*, 2a ed., Londra 1950; id., *The Congress of V. (1814-15)*, 3a ed., 1919.

Giuseppe Coniglio