MEDICI, FAMIGLIA

MEDICI, FAMIGLIA. - Arricchiti con la mercatura e con la banca, i M. acquistarono, nel sec. XV a Firenze, la supremazia politica, in forma di larvata signoria. Questa si trasformò, dopo il 1530, in una monarchia assoluta che governò la Toscana, con successione dinastica, per due secoli. I M. dettero alla Chiesa romana molti vescovi e cardinali, e tre papi: Leone X, Clemente VII, Leone XI. Anche Pio IV era un Medici, dei M. di Marignano; ma le origini di questa famiglia, alla quale appartenne la madre di s. Carlo Borromeo, sono oscure, e mancano elementi positivi per provarne la discendenza dallo stesso stipite di quella dei M. fiorentini.

Article illustration
(fot. Almari) MEDICI, FAMIGLIA - Ritratto di Giovanni de' Medici. Dipinto attribuito al Bronzino - Firenze, Galleria degli Uffizi.
dendo le sue filiali in Italia e all'estero, e superando felicemente la crisi che travolse industrie e banche nei primi decenni del Trecento. Sebbene per la loro condizione sociale ed economica appartenessero al popolo grasso, i M. mirarono a formarsi una clientela politica nel popolo minuto. SALVESTRO (1331-88) fu tra gli organizzatori del tumulto dei Ciampi, mentre VIERI DI CAMBIO esercitò nel 1393 un'azione moderatrice.

Dei M. fin qui citati non si ha genealogia sicura. Questa incomincia solo con il ramo detto di Cafaggiuolo (dal nome di una loro possessione nel Mugello), del quale è riconosciuto capostipite AVERARDO detto Bicci. Suo figlio GIOVANNI DI BICCI (1360-1429), uno dei più ricchi banchieri d'Italia, si cattivò con le sue liberalità le simpatie popolari. Costruì la chiesa di S. Lorenzo e l'ospedale degli Innocenti; fece erigere da Donatello e Michelozzo, nel Battistero, una tomba a Giovanni XXIII. Ebbe due figli: Cosimo e Lorenzo.

COSIMO, detto il Vecchio (1389-1464), tolse agli Albizzi la supremazia politica e instaurò una signoria, dissimulata dalla sopravvivenza formale degli istituti repubblicani. La politica non gli fece trascurare gli affari, e alla sua morte lasciò il Banco in condizioni floridissime. Sebbene di scarsa cultura, protesse letterati ed artisti, dette incremento allo Studio fiorentino, costruì ville, palazzi, conventi, chiese. Congiunti di Cosimo furono DONATO, vescovo di Pistoia, e FILIPPO, vescovo di Arezzo e poi di Pisa. Da Contessina de' Bardi Cosimo ebbe GIOVANNI, che gli premori, e PIERO, detto il Gottoso, che ereditò il grado paterno, ma per il debole carattere e la malferma salute mise in grave pericolo l'autorità della famiglia. Un figlio naturale di Cosimo, CARLO (m. nel 1492), tenne la prepositura di Prato. Da Piero e da Lucrezia Tornabuoni, donna della quale son celebrati il severo costume e la profonda religiosità, nacquero GIULIANO, che fu ucciso nel 1478, e LORENZO, detto il Magnifico (v.). Giuliano lasciò un figlio, GIULIO, VIZI (v.). Durante il governo di Lorenzo, il Banco fu liquidato, e si cercò di salvare il patrimonio familiare con investimenti fondiari. Lorenzo ebbe da Clarice Orsini sette figli. Delle femmine, LUCREZIA, maritata a Iacopo Salviati, procreò MARIA, che sposò Giovanni delle Bande Nere; MADDALENA ebbe da Franceschetto Cybo, INNOCENZO, cardinale, ministro di Alessandro, poi di Cosimo I, e LORENZO, capostipite dei Cybo-Malaspina. Dei maschi, GIOVANNI fu Leone X (v.); GIULIANO, duca di Nemours,

Il più antico dei M. di cui si trovi menzione nei documenti è BONAGIUNTA, testimone in un atto del 1221. Nella vita pubblica i M. compaiono verso la fine del Trecento con ARDINGO, priore nel 1291 e gonfaloniere di giustizia nel 1296. Nello stesso periodo COSTANTINO fu vescovo di Orvieto, MATTEO di Chiusi. I M. parteggiarono per i Neri e per Corso Donati. GIOVANNI fu tra i giustiziati del duca di Atene. Intanto il Banco mediceo allargava la cerchia degli affari, diffon-

tenne con Giovanni il governo di Firenze dopo la restaurazione del 1512, e lasciò un figlio naturale, IPPOLITO, che fu nominato cardinale; PIERO, che successe al padre nella signoria, fu cacciato nel 1494 e dopo vani tentativi di riscossa morì nella battaglia del Garigliano (1503). Figli di Piero e di Alfonsina Orsini furono CLARICE, che sposò Filippo Strozzi, e LORENZO, al quale Leone X procurò il Ducato di Urbino. Lorenzo ebbe da Maddalena de la Tour d'Auvergne CATERINA (v.), che sposò Enrico di Valois e fu regina di Francia. Si ritiene che fosse figlio naturale di Lorenzo, ALESSANDRO, il quale, nominato duca di Penne, ebbe nel 1530 il governo di Firenze, sposò una figlia naturale di Carlo V e fu ucciso nel 1537 dal cugino Lorenzino. Con Alessandro si spense la linea diretta di Cosimo il Vecchio.

Il fratello di Cosimo il Vecchio, LORENZO, che fu tesoriere della Camera Apostolica, ebbe un figlio, PIERFRANCESCO, dal quale nacquero LORENZO e GIOVANNI. Questi, dopo la morte del Magnifico, si dichiararono avversari di Piero e ne furono banditi; rientrati nel 1494, mutarono stemma e presero nome di Popolani. Da Giovanni e Caterina Sforza nacque GIOVANNI DELLE BANDE NERE (m. nel 1526), il quale ebbe da Maria Salviati un figlio, che fu Cosimo I. COSIMO I (1519-74), dopo l'uccisione di Alessandro, s'impadronì del potere, ne allontanò gradatamente quei maggiorenti fiorentini che tentavano di ricostituire un governo oligarchico, e con l'appoggio di Carlo V instaurò un regime di rigido assolutismo. Si liberò da ogni possibile rivale, facendo uccidere Lorenzino, procurando che il fratello di lui, GIULIANO, emigrasse in Francia (dove ebbe cariche ecclesiastiche), dando a GIULIO, figlio naturale di Alessandro, un alto grado militare. Co-

Article illustration
(fot. Almari) MEDICI, FAMIGLIA - Ritratto di Cosimo I de' Medici - Pater Patrise. Dipinto del Pontormo da medaglia - Firenze, Galleria degli Uffizi.
simo I unificò il territorio con la conquista di Siena, creò una flotta che partecipò alla battaglia di Lepanto, e istituì l'Ordine dei Cavalieri di S. Stefano, che per oltre un secolo tenne testa gloriosamente nel Mediterraneo ai corsari barbareschi. Sebbene legato alla Spagna, Cosimo riuscì con la sua energia a conservare la massima autonomia che le condizioni dell'Italia potevano consentirgli. Nel 1569 ebbe da Pio V il titolo granducale.

Cosimo I ebbe da Eleonora di Toledo dodici figli. Delle femmine, LUCREZIA andò sposa ad Alfonso II d'Este; ISABELLA, moglie di Paolo Giordano Orsini, fu uccisa dal marito. Dei maschi, GIOVANNI, cardinale, e GARZIA morirono a brevissima distanza, nel 1562, ciò che dette origine ad una infondata leggenda di tragedie familiari; FRANCESCO I (1541-87), successo al padre, non ne ebbe né l'intelligenza né l'energia. Sposò Giovanna d'Austria e, rimasto vedovo, Bianca Cappello. Delle figlie di Francesco I, ELEONORA si maritò con Vincenzo Gonzaga duca di Mantova, MARIA (v.) con Enrico IV di Francia.

A Francesco I successe un altro figlio di Cosimo I, FERDINANDO I (1551-1609). Questi, che abbandonò la dignità cardinalizia per sposare Cristina di Lorena, risollevò il prestigio del Granducato. Fu in amichevoli rapporti con Enrico IV ed ebbe parte notevole nella sua conversione. Costruì il porto di Livorno, protesse letterati e scienziati. Delle figlie di Ferdinando I, CATERINA andò sposa a Ferdinando Gonzaga, CLAUDIA a Federico Ubaldo della Rovere e in seconde nozze a Leopoldo d'Austria. Un figlio, CARLO, fu cardinale; l'altro figlio, COSIMO II (1590-1621) successe al padre. Cosimo II dedicò molte cure alla marina e al porto di Livorno; protesse il Galilei; ma da lui ha inizio la decadenza del Granducato. Da Cosimo II e da Maria Maddalena d'Austria nacquero GIOVANNI CARLO, che fu cardinale; MATTIAS, che partecipò alla guerra dei Trent'anni e a quella di Castro; LEOPOLDO, anch'egli cardinale, che favorì gli studi scientifici e fondò l'Accademia del Cimento; FERDINANDO II (1610-70), che appoggiò l'attività del fratello Leopoldo, e cercò di risollevere l'economia depressa del paese stimolandone gli scambi commerciali. Figlio di Ferdinando II e di Vittoria della Rovere fu COSIMO III (1642-1723).

Negli ultimi anni del governo di Cosimo III, mentre le guerre di successione preparavano radicali mutamenti nella carta politica d'Europa, le Cancellerie straniere, prevedendo prossima l'estinzione della casa M., presero a considerare il Granducato come merce di scambio nel giuoco diplomatico. Il figlio primogenito che Cosimo III aveva avuto da Margherita Luisa d'Orléans, FERDINANDO, premorì al padre. Il fratello di Cosimo, FRANCESCO MARIA, aveva rinunziato alla porpora per sposare Eleonora Gonzaga, ma il matrimonio rimase infecondo. Così il Granducato passò all'altro figlio di Cosimo, GIANGASTONE (1671-1737) uomo di notevole ingegno, ma di carattere indolente e di costumi corrotti. Poiché Giangastone non aveva figli, Cosimo aveva pensato di assicurare la successione alla figlia ANNA MARIA LUISA, vedova di Giovanni

Guglielmo, elettore palatino; ma le potenze, prima ancora della morte di Giangastone, destinarono il Granducato a Carlo di Borbone, poi a Stefano di Lorena. Dopo l'insediamento dei Lorenesi, Anna Maria visse in Firenze fino al 1743, rispettata da tutti, ma senza alcuna autorità politica. Nel 1737, cedendo i beni familiari al Lorenese, pattuì che le collezioni medicee non potessero mai essere portate fuori della città.

Altri rami dei M. si fanno risalire a un GIOVENCO (m. nella prima metà del sec. XIV), che sarebbe stato fratello del padre di Bicci. Da uno di codesti discese OTTAVIANO (1482-1546), che sposò Francesca Salviati, nipote di Leone X. Il loro figlio, ALESSANDRO, fu arcivescovo di Firenze e papa Leone XI (1605); dall'altro figlio BERNARDETTO, che nel 1567 acquistò il feudo di Ottaiano, derivarono i principi di Ottaiano e duchi di Sarno. Alla loro stirpe appartenne quel LUIGI M. che fu ministro di Ferdinando IV di Borbone.

Ad un altro ramo infine appartennero la b. FILIPPA (m. nel 1488); GULDO, che fu arcivescovo e castellano di Castel S. Angelo durante il sacco di Roma; GIULIANO, vescovo di Pisa (m. nel 1636); RAFFAELE (m. nel 1628), che fu ammiraglio dei Cavalieri di S. Stefano. Questo ramo, detto dei marchesi della Castellina, titolo che già possedevano nel 1629, esiste tuttora e si ritiene per agnazione erede legittimo della casata. - Vedi tav. XXXIV.

BIBL.: D. Moreni, Serie d'autori di opere riguardanti la celebre famiglia M., Firenze 1826; P. Litta, M., in Famiglia celebri italiane, Milano s. a.; G. Spini, Cosimo I de' M. e la indipendenza del principato mediceo, Firenze 1945; G. Pieraccini, La stirpe de' M. di Cafaggiuolo, nuova ed., ivi 1948; R. De Roover, The M. Bank, Nuova York 1948. Roberto Palmarocchi
Cite this article

“MEDICI, FAMIGLIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 350. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/medici-famiglia.