VITELLO D'ORO. - Simbolo religioso, che per richiesta degli Israeliti, Aronne (v.) fece costruire presso il Sinai (Ex. 31, 14) durante i 40 giorni in cui Mosè si trattenne sulla vetta (ibid. 24, 18) in comunicazione con Dio. Intorno ad esso il popolo iniziò il culto a carattere naturistico-orgiastico (canti, danze), che era praticato da molti antichi orientali, in particolare i Cananei.
Mosè, sceso dal monte e accertatosi di quanto suc-cedeva, per reazione sbatté al suolo le tavole della Legge,

(fot. dimori)
Questo V. Jahweh e il culto a lui tributato era inteso rivolto a Jahweh (cf. Ex. 32, 4, 5); così anche più tardi al tempo di Ieroboam I (I Reg. 12, 20 sgg.) e in genere nei «santuari» di Bethel, Galgala, Dan, Bersabea. Pare quindi che si tratti di una simbologia di tendenza pagana, piuttosto che di idolatria: ma l'impurità dell'idea in sé e le deviazioni religioso-morali a cui essa subito diede ansa nel culto giustificano la reazione di Mosè contro il V. e più tardi gli attacchi dei profeti contro il risorgere del simbolo e relative pratiche cultuali (Am. 8, 14; Os. 8, 4-6; 10, 5-8; 12, 15-13, 4; ecc.). Il toro presso molti orientali era preso come simbolo della divinità a motivo della sua forza; questo è il vero senso della scelta dell'immagine, su cui non è probabile che influisse il ricordo dell'Api (v.) egiziano.