MIRACOLO. -
I. Nozione e divisione
Dal latino mirari, indica un fatto che sorprende, che desta meraviglia, stupore. Si suole definire: «Un fatto sensibile, operato da Dio, al di fuori di tutte le forze e le leggi della natura». E siccome il m. può in tre modi superare le leggi della natura, i teologi, seguendo s. Tommaso (Sum. Theol., 1ª, q. 105, a. 8), classificano i m. in tre categorie, secondo che superano la potenza della natura creata: o nel loro costitutivo, o in rapporto al soggetto in cui avvengono o per la maniera in cui si verificano. Nel De potentia, q. 6, a. 2 ad 3, l'Angelico propone un'altra divisione, che non coincide perfettamente con la precedente: m. supra, contra e praeter naturam. Supra naturam sono i m. che sorpassano le forze naturali o assolutamente o relativamente al soggetto in cui si verificano; contra naturam, quelli che si oppongono ad una inclinazione particolare di qualche creatura; praeter naturam, i fenomeni che la natura non può produrre nel modo in cui li realizza il Creatore.II. POSSIBILITÀ DEL M
Dio è onnipotente, può pertanto attuare ciò a cui non ripugna l'essere e perciò anche il m. Egli inoltre ha creato con piena libertà: volendo infatti le leggi della natura, non ha rinunciato alla facoltà di manifestare la sua potenza al di fuori di esse: può quindi in alcuni casi sottrarre, limitare, modificare il concorso, e allora si avrà il fenomeno miracoloso. Né ripugna il m. alla divina immutabilità, quasi che Dio venga a cambiare i decreti prestabiliti. Con un medesimo atto volitivo egli ha stabilito ab aeterno sia le leggi che le eccezioni miracolose. Tutta la mutazione sta nelle creature, non in Dio: non bisogna confondere la volontà della mutazione con la mutazione della volontà. Nemmeno il m. è una correzione che Dio apporti all'opera sua, la quale è perfetta nel suo ordine. Né è operato oziosamente o a capriccio; se Dio fa i m. li compie sempre per un fine superiore: o per manifestare una particolare benevolenza verso qualche creatura, o per inculcare il suo dominio, o per accreditare qualche verità rivelata. Il m. dunque non è uno squarcio nella trama dei fenomeni, ma un ricamo, un ornamento, che fa risaltare meglio la bontà e saggezza del divino Ordinatore.Senza dubbio, la scienza suppone la stabilità delle leggi naturali, ma una stabilità fisica, non metafisica: le leggi, lasciate a se stesse, agiscono sempre
allo stesso modo. Esse non sono tali però da escludere ogni eccezione da parte del Creatore. Lo scienziato che si muove nel campo dell'esperienza sensibile, non può come tale entrare nel campo metafisico per negare il Trascendente o il suo intervento nel mondo; in nessun modo può dimostrare il determinismo assoluto o metafisico, in modo da escludere ogni modificazione apportata dall'Ente Supremo.
Oppone qualche fisico che le leggi della natura sono così intimamente connesse tra loro che non se ne può sospendere una senza sospenderle tutte.
Con il m. però Dio non sospende la legge, ma l'applicazione; modificata l'effetto, non la legge, che resta sempre con tutta la sua forza di applicazione. Non si nega la mutua interferenza delle leggi fisiche, ma essa non è tale da esser turbata dai m. La ripercussione del m. nell'universo si verifica secondo le leggi naturali, quindi non è causa del disordine cosmico, come non lo è un'azione umana qualsiasi.

Alcuni fisici, siccome l'energia dell'universo è costante, si credono in diritto di negare i fenomeni miracolosi che implicherebbero sottrazione e aumento dell'energia cosmica. In realtà il principio «niente si crea, niente si distrugge» non ha una portata così universale da escludere la creazione di nuovi elementi e nemmeno può estendersi alle energie riguardanti lo spirito. Vale solo nel campo fisico e trova l'applicazione certa nella sfera della causalità naturale; sotto le mani del naturalista nulla si crea o si distrugge: si hanno delle trasformazioni. Ma non si può estendere il principio all'onnipotenza divina, quasi che Dio non possa creare o distruggere. Del resto, l'azione miracolosa non implica creazione di nuovi elementi, ma l'impressione di una nuova direzione all'energia cosmica esistente. Dio può moltiplicare pani e formare tessuti con gli elementi cosmici esistenti, senza creare nuove energie.
Contro la possibilità del m. si oppone il contingentismo o indeterminismo fisico che nega l'esistenza di leggi costanti. Non si vede infatti come potrebbe derogare Dio in casi particolari a leggi, se queste non esistono. È da notare però che se oggi si parla d'indeterminismo è quasi solo nel campo della fisica atomica e nucleare, in quanto la posizione dei corpuscoli, la loro velocità e direzione e i fenomeni conseguenti possono essere conosciuti con approssimazione, a differenza di ciò che avviene nel mondo macroscopico e microscopico ordinario. È chiaro però che ci si trova dinanzi ad una indeterminazione soggettiva e non oggettiva: sarebbe arbitrario considerare i corpuscoli fuori legge, e parlare quindi di indeterminazione oggettiva.
In realtà i grandi fisici, quando parlano del «principio d'indeterminazione», intendono dire che non si può avere una conoscenza precisa della posizione e del moto dei corpuscoli, così da prevederne le azioni con certezza, come avviene nella fisica classica, ma non intendono escludere un determinismo oggettivo. L'indeterminismo è l'impossibilità di prevedere fenomeni futuri, dovuta alla imprecisione delle misure fisiche: così L. De Broglie (I quanti nella fisica moderna, Torino 1938, p. 220). Max Planck, premio Nobel per la fisica, dopo aver affermato che «le nostre osservazioni sono troppo poco fini per poter essere applicate a un controllo diretto della legge di causalità», aggiunge: «Non occorre dilungarci oltre per spiegare che la fisica, in tutti i problemi del mondo atomico e molecolare, tende... a sostituire le leggi statistiche con leggi dinamiche rigidamente causali, e in questo senso è lecito dire che la fisica... in tutti i suoi campi si fonda sulla validità della legge causale» (La conoscenza del mondo fisico, Torino 1942, p. 121). I fenomeni atomici e nucleari si svolgono nel campo delle energie materiali, perciò hanno leggi fisiche: non è presumibile che siano fornite di un libero arbitrio, capace di autodeterminazione.
III. CONOSCIBILITÀ STORICA DEL M
Il m. è un fatto raro, ma ciò accresce l'attenzione e spinge a un'indagine più accurata. Del resto, in quanto sensibile, è un fatto come gli altri e può essere conosciuto allo stesso modo, e cioè: o per visione diretta, possibile solo a quelli che vi assistono; o per testimonianza di quelli che vi hanno assistito. Si oppone che per lo più i m. sono attestati da persone del popolo, non addestrate alla critica e facili alla superstizione. Non si può pertanto fidare del loro giudizio. Si può infatti presumere che abbiano scambiato per m. ciò che di fatto non lo era. Si risponde però che altro è attestare che un fatto è avvenuto, altro che è miracoloso. Per testimoniare che un fatto si è verificato non occorrono grande scienza e cultura. Se poi il fatto storicamente accertato sia miracoloso e no, si giudicherà alla luce delle moderne cognizioni.Alcuni razionalisti, ispirandosi a Hume, affermano che i m. anche più storicamente accertati, poiché sono in contraddizione con le leggi scientifiche, non possono essere ammessi come veri. Ma il conflitto segnalato non esiste: i dati della scienza e della storia possono andare d'accordo. Si sa con certezza scientifica che le leggi fisiche, lasciate a se
stesse, agiscono sempre in modo uniforme e che non ripugna l'eccezione operata dal supremo Ordinatore. In altri termini la legge scientifica attesta una regola, la testimonianza storica un'eccezione. È illogico non accoglierle entrambe.
IV. CONOSCIBILITÀ FILOSOFICA DEL M
Si pone la questione se sia possibile conoscere che un fenomeno trascende ogni causalità fisica e rappresenta un'eccezione alle leggi della natura. Tanto più, si dice, che potrebbe dipendere da energie materiali ignote. Si sa tuttavia con certezza che alcuni fenomeni la natura non può realizzarli affatto. Tutti sanno, p. es., che una sola parola non può far risorgere uno veramente morto e che un po' di acqua non può mondare all'istante da piaghe cancrenose o dalla lebbra. Ciò è stato ammesso sempre, da tutti i popoli, d'ogni età e cultura. Il senso comune trova in ciò conferma dalla scienza. Si sa dunque che alcuni fenomeni sono naturalmente irrealizzabili; pertanto, se si verifica un fatto che rientra tra questi, si deve dire che dipende da una causa trascendente l'ordine fisico. Se di qualche fenomeno resta dubbia la preternaturalità, si dirà il m. dubbio: ciò non toglie l'esistenza dei m. certi.Per quanto grandi vogliano essere le forze fisiche, esse sono sempre materiali: per agire devono essere applicate e gli effetti sono proporzionati ad esse. E siccome gli agenti materiali hanno una natura specifica, una struttura determinata, i fenomeni che seguono saranno sempre determinati, non disparati. Se pertanto si danno dei fenomeni con caratteri o posti a questi menzionati, bisogna dire che essi trascendono la causalità materiale e dipendono da un agente spirituale libero. Il cristianesimo è pieno di questi fenomeni. Una parola che risana a distanza, una voce che calma la tempesta, cambia l'acqua in vino, moltiplica i pani, libera un indemoniatio, fa cessare la febbre, camminare un paralitico, risorgere un morto da quattro giorni, non può dirsi causa adeguata di effetti tanto disparati. Tali fenomeni, per la loro varietà e irregolarità, non hanno alcuna proporzione con gli antecedenti fisici e postulano una causa libera, trascendente la materia.
V. VALORE PROBATIVO DEL M
Il m. è criterio certissimo di Rivelazione, se ha un nesso stretto con la medesima. Questo nesso può essere esplicito, se il taumaturgo compie prodigi per mostrare l'origine divina della sua missione, o implicito, se ciò risulta dalle circostanze. Il m. infatti è opera divina: l'uomo può solo impetrarlo. Se quindi il taumaturgo chiede in conferma d'una dottrina, è Dio stesso che la conferma; se un personaggio afferma di parlare a nome dell'Altissimo e d'annunziare agli uomini una religione rivelata, e compie m., questi sono come il sigillo impresso da Dio per autenticare le affermazioni del legato. Dio è libero, ma non può fare il male. Se nelle circostanze ricordate facesse m. senza l'intenzione d'approvare la dottrina del taumaturgo, diventerebbe teste di falsità, e indurrebbe i circostanti in un errore insuperabile: questi infatti, basandosi sul senso comune, prenderebbero i m. come una conferma divina e accetterebbero come rivelata una dottrina che invece non lo è.
pp. 7-83; A. Gottardi, La discernibilità del m. e il suo valore probatorio, Venezia 1936; F. Fabbì, Il cristianesimo, Assisi 1949, pp. 119-42.
VI. I. M. DI GESÙ. - Gesù Cristo stesso ai due discepoli, inviati da Giovanni Battista, aveva detto: «Andate e riferite a Giovanni quel che avete veduto e udito: i ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi odono, i morti risorgono» (Mt. 11, 5); lo stesso Redentore, ai Giudei che gli avevano chiesto se fosse veramente il Cristo, aveva risposto: «Le opere che io compio in nome del Padre mio sono quelle che mi rendono testimonianza» (Io. 10, 23 sgg. e 5, 36).
Le prime rappresentazioni dei m. del Signore nell'arte cimiteriale cristiana appaiono nella cosiddetta Priscilla (v.), con le scene della resurrezione di Lazzaro, della guarigione del paralitico, della fratico panis con i sette cesti di essi, allusivi al miracolo della moltiplicazione (mctà II sec.). Nel III e IV sec., negli affreschi cimiteriali e nei sarcofagi, compariranno le scene del cambiamento dell'acqua in vino nelle nozze di Cana, le guarigioni dell'emorroissa, della cananea, della storpia, dell'ossesso, del cieco nato e dei ciechi, le resurrezioni della figlia di Giairo e del figlio della vedova di Naim.
Nell'arte non cimiteriale le scene del Signore che cammina sulle onde e s. Pietro salvato nonché la guarigione DUBA EUROPOS (v.) della metà del III sec.
Proprio secondo il testo dei sinottici (Mt. 8, 2-3; Mc. 1, 40-42; Lc. 5, 12-13) al semplice tocco della mano del Signore il lebbroso è risanato (Wilpert, Sarcofagi, tav. 220, 1° frammento di sinistra). Al semplice gesto della mano destra di Cristo l'indemoniato è liberato, come mostrano l'affresco della prima metà del sec. III in Catalumbas (G. Mancini, Scavi sotto la basilica di S. Sebastiano sull'Appia, in Nolizie degli scavi, 20 [1923], tav. 10, 1 e 2), un avorio al Museo del Louvre del sec. V (G. Duthuit e F. Volbach, Art byzantin, Parigi 1903, tav. 10 B) e uno dei musei di S. Apollinare nuovo a Ravenna datati tra il 493 e il 526 (C. Ricci, Tavole storiche dei mosaici di Ravenna, S. Apollinare nuovo, Roma 1934, tav. 1, fig. 2). Gli artisti rappresentano Gesù Cristo nell'atto di operare i m. mediante differenti gesti, come si legge nei testi evangelici, cioè il Signore viene implorato perché imponga le mani (nel testo greco), la mano (nel testo latino [Mc. 5, 23; 7, 32; Mt. 7, 32]) sui malati, o semplicemente li tocchi (Mc. 8, 22); egli pone le sue dita nelle orecchie del sordo-muto e ne umetta la lingua con la sua saliva (Mc. 7, 33); impone invece le mani sugli occhi del cieco di Bethsaida (Mc. 8, 23) e sulla donna rattrappita (Lc. 13, 11-15); tocca il lebbroso (Mt. 8, 2-3; Mc. 1, 40-42; Lc. 5, 12-13), i ciechi (Mt. 9, 2-3; 20, 29-34); ma ridona anche la vista ungenio gli occhi con terra inumidita con saliva (Io. 9, 1-38); l'emorroissa è risanata al semplice contatto con le vesti del Signore; la sorella di Lazzaro si avvicina supplice al divino Maestro (Wilpert, Sarcofagi, tav. 125, 5; 126; l'artista, per rappresentare il tam foetel del testo giovanneo, le fa portare le dite al naso [id., ibid., tav. 115, 1]) o piena di gratitudine bacia la mano del Salvatore
(Id., ibid., tavv. 91, 207, 2 e fig. 186), gesto che compie anche la cananea con le mani velate, presentata a Cristo da un discepolo (id., ibid., tav. 116, 1). Tutte queste scene non hanno un significato storico, ma sono state scelte dal magistero della Chiesa e riprodotte per attestar la fede viva in Gesù Cristo, il divino taumaturgo disceso dal cielo per risanare l'umanità. Così infatti l'indica s. Agostino: «ad sanandum grandem aegrotum descendit omnipotens medicus» (Sermo, 87, 11: PL 38, 527) e ancora: «Dominum nostrum est Salvatorem Jesum Christum medicum esse nostrae salutis aeternae» (Sermo, 88, 1: ibid., 38, 539).
Un'iscrizione scoperta a Timgad esprime assai bene lo stesso concetto invocando Gesù Cristo quale l'unico medico: «rogio te Domine: subveni Christe tu solus medicus sanctis et penitentibus» (G. Carcopino, L'invocazione di Timgad au Christ médecin, in Rendiconti della Pont. accad. rom. di arch., 3a serie, 5 [1928], pp. 79-87).
Le stesse rappresentazioni, specialmente quella della resurrezione di Lazzaro, della moltiplicazione dei pani, di Gesù Cristo che cammina sulle acque, si ripeteranno in avori, in vetri dorati e nei cicli iconografici delle basiliche da Dura Europos della metà del III sec. a quelli grandiosi delle basiliche antiche, medievali, e nelle vetrate delle chiese romaniche. Ivi le scene dei m. del Signore sono ad un tempo narrative e didattiche. S. Gregorio Magno (590-604), ripetendo un concetto già espresso da Paolino di Nola, afferma che «l'immagine è per gli analfabeti quel che è la scrittura per coloro che sanno leggere; mediante le immagini gli analfabeti imparano quanto debbono imitare; le immagini sono il libro di lettura degli analfabeti» (Ep., IX, 105: PL 77, 1027).
Enrico Josi
VII. IL M. NELLE CAUSE DI BEATIFICAZIONE E CANO-NIZZAZIONE. — I m. compiuti talvolta in vita dai servi di Dio di per sé non costituiscono prova di santità; perciò solo quelli operati per loro intercessione dopo morte confermano definitivamente tale santità con autorità divina. Per questo la Chiesa ha sempre tenuto in grande considerazione quest'elemento soprannaturale nelle cause di beatificazione e canonizzazione ed ancor oggi, sia pure con diverso criterio, ne fa un coefficiente indispensabile, almeno nei casi ordinari.
La prova del m. è richiesta per ogni canonizzazione; per la beatificazione si eccettuano due casi: quello dei martiri, quando il martirio è evidentissimo e non avendosi m. (can. 2116 § 2) è possibile una dispensa pontificia da questa prova supplementare; e quello di beatificazioni «equipollenti», per conferma di culto già legittimamente in atto (can. 2134). Per la canonizzazione si richiedono sempre due m., a meno che non sia stata preceduta da una beatificazione equipollente, nel qual caso ne occorrono tre (can. 2138); per la beatificazione formale il numero dipende dal valore delle prove addotte nei processi sulle virtù eroiche. Se esse furono costituite da testimonianze dirette od immediate, sono sufficienti due m. debitamente approvati; se solo in parte furono dirette, ne occorrono tre; se tutte furono indirette o documentate, il CIC ne esige quattro (can. 2117). I m. per essere ammessi nelle cause dei santi devono consistere in guarigioni istantanee e perfette da morbi incurabili o gravi, di natura organica e non psichica o funzionale, ottenute in seguito ad invocazione del servo di Dio. Per ogni m. devono risultare certi: la diagnosi del morbo, la prognosi, il fatto della guarigione istantanea perfetta ed inspiegabile a norma della leggi naturali, il ricorso all'intercessione del servo di Dio. Le prove debbono essere fornite da testimoni immediati (can. 2020 § 7), corroborate da documenti medici o d'altro genere, raccolte sotto il controllo scientifico d'un perito d'ufficio (can. 2088 § 8) o di altri medici della S. Congregazione dei Riti; fra i testi non possono mancare i medici curanti (can. 2028). La prassi inoltre esige, a norma del can. 2031, che due periti ispettori esaminino il miracolato se ancora in vita e ne riferiscano in scritto al tribunale inquirente. Gli interrogatori vengono esperiti sulla scorta di speciali que

stioni preparate dal promotore generale della fede. Non meno rigorosa è la discussione delle prove. Un primo esame preliminare viene oggi affidato ad un collegio medico recentemente istituito presso la S. Congregazione dei Riti, dal quale vengono esaminati e discussi in una o più sedute plenarie i due voti peritali che per ciascun m. esige il can. 2118 § 1. Il collegio ha a sua disposizione tutto il complesso delle prove raccolte, che può fare anche integrare, e deve rispondere ad un duplice quesito proposto già ai due periti officiali: se cioè si tratti d'una vera guarigione da un determinato morbo; se tal guarigione sia inspiegabile a norma delle leggi naturali (can. 2119). Il responso collegiale, corredato da una argomentata relazione sulle discussioni occorse, viene consegnato al cardinale prefetto della S. Congregazione e quindi sottoposto alla discussione formale dei cardinali, prelati e consultori, convocati in congregazione preparatoria, unitamente a tutte le prove raccolte in sommario, alle deduzioni della difesa e alle obbizioni del promotore generale della fede, che può giovarsi del Consiglio tecnico d'un perito privato di sua fiducia. Il tutto, consegnato in volume a stampa, è detto «posizione». La congregazione preparatoria discute i m. (non più di due per volta) sotto tutti gli aspetti scientifici e teologici, e per decisione dei cardinali decreta se possa procedersi o meno ad ulteriora. In caso affermativo nella congregazione detta generale i cardinali, i prelati e i teologi sottopongono al papa il loro voto consultivo sui singoli m. proposti per la beatificazione e canonizzazione del servo di Dio in questione, e il papa, se e quando nel suo alto consiglio crede di farlo, ordina la promulgazione del decreto di approvazione, o in altra ipotesi ordina nuove opportune chiarificazioni.
VIII. GUARIGIONI MIRACOLOSE
Sono quelle che avvengono eccezionalmente, accessibili al controllo dei sensi, dovute all'intervento di Dio. Perché il medico su di un piano obbiettivo presente scientifico possa dichiarare che una guarigione è miracolosa,1075
occorre il concorso di cinque fattori dimostrabili in modo categorico.
1) Presistenza di una malattia grave accompagnata da alterazioni anatomiche (modificazioni, perdita o iperproduzione di tessuti), con diagnosi confermata dai più sicuri metodi d'indagine e con prognosi infausta almeno per l'organo colpito. 2) Riparazione di ogni lesione organica in tempo così breve da considerarsi istantaneo (o in maniera assoluta o per lo meno relativa). 3) Inefficienza di ogni mezzo terapetico o per lo meno di quelli posti in opera. 4) Assenza del normale periodo di graduale riacquisto della funzione (il sano può subito camminare o mangiare e digerire con piena normalità, ecc.) o necessario per il riassorbimento degli edemi, asciti, versamenti pleurici, distruzioni di masse tumorali, ecc., il che però non esclude una progressione rapida del suo stato di salute (aumento di peso, di forze, ecc.). 5) Guarigione duratura, che, cioè, non si esaurisce in un miglioramento effimero, ma oltreché perfetta, persista a successivi controlli, fatti a notevole distanza di tempo.
Lourdes (v.), p. es., il «Bureau des constatations médicales» invita il «graziat» a sottoporsi a visita collegiale dopo almeno un anno, portando certificati e relazioni dei medici curanti, curva dell'aumento ponderale e quant'altro possa esser utile per il giudizio; segue la visita assai rigorosa, sussidiata da esami radiologici e di laboratorio; se tutti i membri della commissione sono d'accordo, la guarigione in oggetto viene dichiarata di ordine preternaturale.
Inoltre è caratteristica della guarigione miracolosa l'essere in costante correlazione con atti religiosi da parte del malato o di altre persone (preghiere, pellegrinaggi, applicazioni di reliquie, immagini, acqua, terra, olio, ecc.), immersioni o ingestione di acqua benedetta. A volte, non costantemente, al momento della sanazione il soggetto avverte sensazioni particolari, strane, dolorose, stati di angoscia, o perde i sensi; il tutto di brevissima durata, seguendo subito una sensazione di calma, di benessere e l'impressione di sentirsi guarito; a volte, in coincidenza con la guarigione, il sano è pervaso da un'ondata di soave, indescrivibile profumo (osmogenesi).
La scienza positiva ha tentato per varie vie una spiegazione del m., che escludesse Dio e il suo intervento. La suggestione (v.): nella mente del malato si insinua la persuasione che il male è guaribile, che a mano a mano va finendo, che non esiste più e la salute è ormai riacquistata. A sostegno della tesi si adducono le guarigioni istantanee di alcune malattie nervose e psichiche, facendo ricorso alla diagnosi di «isterismo» (v.). Così facendo, però, si chiudono gli occhi alla sostanziale differenza tra la guarigione di un disturbo funzionale e la scomparsa di una malattia organica provocata da controllate alterazioni anatomiche. Lo stesso Bernheim ha detto e insegnato che la suggestione è la terapia delle funzioni, e nessun scienziato degno di tale nome può seriamente e onestamente spiegare con la suggestione la guarigione istantanea di una tesi, di una frattura ossea, di un ascesso da lungo tempo suppurante.
Charcot, riferendosi all'opera della suggestione e dell'autosuggestione, scrisse che la causa delle guarigioni miracolose deve ricercarsi nella «fede che guarisce»; fede, naturalmente, non intesa dall'autore nel senso teologico della parola, ma come forza psichica capace di scuotere la mente del malato. I «modernisti», a capo E. Le Roy, accettano in generale questa teoria; per essi la fede («la foi qui guérit», «the faith healing») in determinate circostanze è capace di scatenare una benefica scossa psichico-nervosa, di sprigionare una forza che agisce eccitando l'immaginazione, promuovendo l'emozione, esaltando la speranza, il desiderio intenso, la bramosa della guarigione, fino a portare, per la forza della suggestione, alla convinzione e al fatto della guarigione.
È chiara tutta l'inconsistenza scientifica di un tale ragionare; ma, a parte ciò, come spiegare con la suggestione le guarigioni prodigose in lattanti di pochi mesi, davvero fisicamente incapaci di sentire la «fede che guarisce»; e in quelli che si recano ai santuari scettici, ostili, disperati, o in quelli lontani dalle entusiasmanti manifestazioni di fede collettiva, o durante uno sconfortato viaggio di ritorno o nel sonno?
Molte altre teorie cercano di spiegare le guarigioni miracolose facendo ricorso alla presunta efficacia sanatrice di azioni psichiche. Esse fanno ricorso alla cosiddetta «psicoterapia» (v. cui d'altra parte appartiene anche la suggestione e l'autosuggestione). La psicoterapia può essere empirica o sistematica e in tutte le sue varie forme, sia che voglia creare eccitazioni d'indole psichica capaci di rifletteri sulla parte somatica attraverso le vie del subconsciente, sia che si proponga, psicanalisi (v.), di trasformare i complessi psichici inconscienti, causa della malattia, in processi psichici coscienti quindi controllabili dalle facoltà superiori; in tutte le sue forme viene portata da alcuni negatori del m. per dare spiegazione delle guarigioni straordinarie, sostenendo che attraverso la via psichica si può ottenere una qualche influenza terapeutica anche su lesioni organiche. A parte il fatto che non tutti gli studiosi sono d'accordo su quest'ultimo asserto, anche a voler accettare in pieno tale teoria, si deve dire come essa si rivela affatto insufficiente a spiegare le guarigioni miracolose. L'azione curativa, infatti, come essi stessi ammettono, è limitata, mentre nel m. la guarigione è totale; per constatare qualche modificazione nello stato di malattia e nelle lesioni organiche, pur se avviene, occorre un tempo assai lungo e numerose sedute eseguite dallo specialista, sul soggetto convenientemente preparato, in particolari condizioni di ambiente, raccoglimento, ecc., cioè una procedura e un meccanismo in antitesi con la trasformazione istantanea operata dal m.
Nei riguardi delle teorie a base teosofica che presumono di spiegare il m. per l'influsso diretto di una forte fede e di una piena convinzione nella «irrealità del male» («Christian science»), V. BAKER, MARY EDDY.
Altre teorie tentano di spiegare il m. invocando cause di fuori della nostra esperienza sensibile. Così quella della «quarta dimensione» (Zollner), definita dallo Schiapparelli la «più ingegnosa e la più probabile che possa essere immaginata»; o la spiegazione «spiritica» (Schrenck-Notzing, Koehler; per esse V. METAPSHICICA; SPIRITISM). In particolare, va aggiunto che i seguaci di queste varie concezioni ritengono che le guarigioni miracolose sono fenomeni dovuti all'intervento degli spiriti, cioè delle anime disincarnate. Ciò dato e non concesso, sorgono obiezioni insormontabili. Infatti il presunto intervento sensibile dei disincarnati si manifesta soltanto quando si adempiono determinate condizioni proprie della seduta spiritica (catena, medium, evocazione di trapassati, semioscurità, ecc.), il che nessuno ha mai visto svolgersi nei nostri santuari, o porsi in opera dagli infermi guariti. Inoltre, il potere delle anime disincarnate, a detta degli stessi spiritisti, non è «materialmente» superiore al nostro potere; quindi è assurdo pretendere che le anime dei defunti, con i loro corpi «astrali», possano produrre quei fenomeni materiali, quelle guarigioni istantanee, che gli uomini viventi, completi in anima e corpo, non erano in grado di produrre.
Un altro ordine di spiegazioni fa capo all'ammissione di una particolare virtù medicatrice di alcuni «agenti intermediari» del m., sostanze materiali (reliquie, olii, terra raccolta nei santuari o acque quivi scaturite, ecc.) poste a contatto con le parti malate o usate per bevanda o bagni. Si pensa che in tali «agenti intermediari» possa essere racchiusa una qualche forza di potente energia curativa. In particolare tale ipotesi è applicata per Lourdes all'acqua della piscine e alla terra della grotta. È ben noto invece che le ripetute analisi dell'acqua e della terra di Lourdes, eseguite in diversi laboratori con i più moderni metodi di indagine, hanno dato risultati completamente negativi. E, d'altra parte, è proprio delle medicine l'agire elettivamente e per quella determinata malattia con
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MIRACOLO - « MIRARI VOS »
azione simile costante. A Lourdes, invece, e così in ogni altro luogo di m., le più disparate forme morbose possono sparire sotto la stessa apparente azione, mentre infermi completamente simili risentono in maniera totalmente differente degli stessi « agenti intermediari ».
Altre ipotesi avanzate (proprietà della clorofilla delle piante del luogo, effluvi idrici o magnetici di armenti, odori di certe qualità di fieno, profumi e aromi della vegetazione floreale presso i santuari) non hanno neppure il merito della serietà.
Infine, per spiegare il m., vengono invocate le « forze della natura », misteriose e disseminate dappertutto. Si asserisce che non può esistere in natura un fenomeno che non dipenda da forze naturali e derogabili dalle leggi di natura e sia fuori o superiore a questa.
Per i naturalisti, quindi, le guarigioni miracolose non sono fenomeni superiori alle forze naturali, ma soltanto superiori alle nostre attuali conoscenze; fatti non in opposizione alle leggi di natura, ma effetti di forze naturali che oggi non si conoscono. È per questo che i naturalisti non ricercano la causa del m. nelle forze note della natura (magnetismo animale o terrestre, emanazioni di metalli rari, onde cosmiche, ecc.), ma puntano sulle forze sconosciute della natura, che in futuro, lo afferma la loro fede, verranno scoperte dalla scienza e allora le guarigioni miracolose saranno spiegate naturalmente.
A questa teoria già s’è risposto sopra nella trattazione teologica del m.; qui si può aggiungere una speciale osservazione per le guarigioni miracolose. La biologia insegna che, quando si ha la frattura di un osso o una qualsiasi lesione organica, il consolidamento e la riparazione delle lesioni avvengono per gradi, progressivamente; occorre cioè l’apporto da parte del sangue degli elementi necessari per la ricostruzione del nuovo tessuto, in un tempo più o meno lungo secondo il soggetto e le circostanze in cui vive, tempo però che non può mai essere annullato. Se le guarigioni miracolose dipendessero da forze naturali (note o sconosciute), se fossero cioè effetti di cause inmanenti alla natura, si verrebbero ad avere in natura forze in opposizione ad altre forze, leggi contrarie alle leggi di natura, ciò che è smentito dall’ordine che invece si vede regnare nei fenomeni. Nello studio della natura, si deve prendere in considerazione le forze che agiscono e le leggi che le regolano. Le forze naturali esistono fin dal momento della creazione; le leggi evidentemente non furono tutte subito conosciute, ma successivamente e faticosamente scoperte man mano che la scienza progrediva. Altre leggi verranno a integrare le nostre conoscenze, leggi nuove, ma non forze nuove; è impossibile che si scoprano forze nuove, cioè che a un determinato momento cominciano a esistere, ad agire, a far sentire i loro effetti. Ciò, al contrario, avrebbe dovuto avvenire al santuario di Lourdes dove misteriosamente, all’improvviso, dal 1858 (epoca dell’apparizione della Vergine a Bernadetta), sarebbero dovuto apparire forze naturali fino allora sconosciute dotate di caratteristiche virtù curative.
IX. FOLKLORE
La letteratura devozionale e moraleggiante di tono popolare ha trovato larga fonte d’ispirazione nei m. Drammi sacri, canti narrativi e leggende in prosa hanno evocato e tramandato fra il popolo il ricordo di una svariatissima serie di m. compiuti da Cristo crocifisso, dai santi, ma specialmente dalla Vergine.Nel teatro medievale i m. hanno costituito quasi un genere a sé: basti ricordare i Miracles de Notre Dame par personnages di una confraternita parigina del sec. XIV (editi da G. Paris e N. Robert in 7 voll., Parigi 1876-83), e i diversi m. portati sulla scena dalle sacre rappresentazioni toscane del sec. XV. La poesia popolare e popolareggiante italiana conta numerose « storie » in ottave e canz
zonette in metri brevi che narrano questo o quel m. della Madonna, del Crocifisso o dei santi: fra questi ultimi specialmente. Anna, s. Alfonso de’ Liguori, s. Antonio abate e s. Antonio di Padova, s. Gaetano, s. Girolamo, s. Giovanni, s. Nicola. Tutti questi poemetti o canti narrativi hanno un chiaro scopo moraleggiante, ma raramente raggiungono il clima della vera poesia. Essi si tramandano anche attraverso libretti popolari. Numerose leggende di m. corrono inoltre nella tradizione orale in forma non fissa.
Un interessante riflesso i m. trovano anche nell’arte popolare con le tavolette dipinte per ex voto, che riproducono la scena della grazia ottenuta in modo miracoloso: alcuni di questi ex voto, per una loro particolare ingegnità e spontaneità d’ispirazione, raggiungono una potenza espressiva di rara efficacia. Anche in questo caso, la maggior parte dei m. raffigurati è attribuita alla Madonna.