MESSICO. - La più meridionale e la meno estesa (1964 mila kmq.) delle tre unità politiche che si dividono il territorio dell'America del Nord, delimitata da Stati Uniti, Honduras britannico e Guatemala, e perciò comprendente anche un piccolo lembo dell'America centrale (Penisola dello Yucatán e zona adiacente ad E. dell'Istmo di Tehuantepec).
SORRIARIO:
I. Geografia
II. Religione antica del M
III. Storia
IV. Evangelizzazione
V. Condizione giuridica della Chiesa
VI. Ordinamento scolastico.I. GEOGRAFIA
Il paese, esteso oltre 18° in latitudine, è in sostanza costituito da un ampio altopiano, di larghezza via via decrescente da N. a S., chiuso fra due margini montani (Sierra Madre occidentale, 4335 m. e Sierra Madre orientale comprendente il Pico de Grizaba, 5700 m.), che corrono lungo le due fronti marittime,pacifica (7480 km.) ed atlantica (2855 km.), quest'ultima inaricata nell'angolo sud-orientale (Golfo di Campeche) del Golfo del M. L'altopiano, elevato in media dai 1500 ai 2400 m., costituisce nella sua sezione meridionale (Anahuac) il cuore del paese, della cui popolazione un lembo della Mesa centrale, esteso appena un sesto del territorio messicano, raccoglie da solo ca. i 2/3. Clima e vegetazione sono strettamente legati all'altitudine, che tempera o annulla le conseguenze dovute alle basse latitudini proprie di territori sub-tropicali o tropicali. Le cosiddette tierras calientes (al di sotto dei 1000 m. ca.), corrispondenti alle due cimose litoranee, di cui più ampia quella sul Pacifico, hanno temperature uniformemente elevate, piogge copiose, vegetazione esuberante e sono in genere malsane (febbre gialla) e perciò poco abitate. Le tierras templadas comprendono le pendici montane tra i 1000 e i 2000 m., con temperature più miti (15°-20°) e piogge pur sempre abbondanti; oltre il loro limite superiore e fin ca. i 3000 m. si estendono le cosiddette tierras frías, con clima più temperato, più asciutto e più sano. È questa la zona degli altopiani interni, nella quale al settore settentrionale, dove l'aridità determina lo sviluppo della steppa o preannuncia il deserto, si contrappone quello centrale e meridionale, dove si concentrano le culture e le attività più redditizie.
La popolazione (24,5 milioni di ab.; 12 a kmq.), consta di tre gruppi etnici diversi. Il più numeroso è costituito dai meticci (incroci fra Amerindi e Spagnoli; 55% del totale), cui seguono gli Amerindi (28%); il resto comprende la popolazione bianca (spagnola) e gli elementi immigrati, fra i quali sono anche Cinesi, Giapponesi e negri. Gli indigeni appartengono ai due grandi ceppi dei Maya e dei Naho, in cui rientrano gli Aztechi, dominatori del paese in epoca precolombiana. I centri urbani sono relativamente numerosi, ma appena una diecina si avvicinano ai 100 mila ab. o il passano (Guadalajara, Monterrey, Puebla del Zaragoza, Mérida, Tampico, Aguascalientes, Torreón, S. Luis de Potosí e León).

La capitale Mexico, che sorge a 2275 m., conta oggi poco meno di 2 milioni di ab.
Giuseppe Caraci
II. RELIGIONE ANTICA DEL M
Per religione del M. s'intende, qui, la religione del popolo azteco che, all'epoca della conquista spagnola, dominava politicamente in paese ed aveva la capitale a Tenochtitlan, l'attuale città di M. Tale popolazione era giunta nel M. solo pochi secoli innanzi la venuta di Cortez, proveniente da lontane sedi del nord, ed aveva assimilato rapidamente la civiltà, molto superiore alla propria, delle altre genti nahoa che già abitavano il paese, servendosi, poi, per emergere e predominare. A sud degli Aztechi, nel M. meridionale e nell'America centrale, era diffusa un'altra civiltà, quella dei Maya (v. dei).Fonti principali per lo studio della religione azteca sono gli scritti di quegli europei che, al tempo della conquista o in epoca immediatamente poste-
riore, raccolsero informazioni dalla viva voce degli ultimi aztechi ancora praticanti la religione dei padri e videro svolgersi sotto i loro occhi le scene della vita indigena. Tra questi scrittori si ricorda, in particolare, il francescano Bernardino de Sahagun. Altre fonti sono i documenti forniti da codici pittografici, le interpretazioni di avanzi archeologici, nonché i dati forniti da nuclei indigeni sopravvissuti alla distruzione della loro civiltà.
Sembra che in un'epoca molto remota prevalesse nel M. una concezione religiosa monoteistica. Tra le classi elevate si trovava la fede in un Essero Supremo, invisibile ed incorporeo, non rappresentato da alcuna immagine. Una testimonianza di questa concezione si può desumere dai nomi Teol (= Dio), Tloque Nahuaque (= Colui che ha tutto in sè), Ipalonemonationi (= Colui per il quale esistano). Al tempo della conquista spagnola, invece, la religione era politeistica, basata sul culto di varie divinità, definite chiaramente nei loro caratteri e nei loro attributi, come risulta dalle descrizioni che di esse sono rimaste. Il politeismo era favorito ed accentuato dal fatto che gli Aztechi incorporavano nel loro pantheon le divinità delle popolazioni che andavano conquistando. Sembra, peraltro, che i sacerdoti volgessero i loro sforzi a diminuire la molteplicità degli dèi riducendone alcuni a manifestazioni differenti di una stessa divinità.
Alla base del processo generativo degli dèi era, secondo varie tradizioni, il principio creativo maschile e quello femminile, impersonati, rispettivamente, in Omecutli (= Signore due) e in Omecubalt (= Signora due). Essi venivano rappresentati con i simboli della fertilità, perché erano considerati l'origine della generazione, e con la spiga di grano in quanto padroni della vita e del cibo. Abitavano l'Omeyoucan (= il posto due); da lì aveva origine anche la vita degli uomini: a tale credenza si riferisce la invocazione che la levatrice rivolgeva al neonato: «O pietra preziosa, o ricca piuma, o smeraldo, o zaffiro, tu sei stato formato nel luogo dove risiedono il grande dio e la grande dea, al di sopra di tutti i cieli». I due dèi avrebbero avuto quattro figli: Tezcatlipoca rosso, Tezcatlipoca nero, Quetzalcoatl e Huitzilopoztli, i quali, tra l'altro, sarebbero state divinità dei punti cardinali, per un certo parallelismo, probabilmente, con la coppia generatrice, rappresentante lo zenit e il nadir. A questi quattro dèi fu affidata la creazione delle altre divinità, del mondo e dell'uomo. Sull'origine degli dèi era pure diffusa la seguente tradizione: la dea Citlalicue,
sposa del dio Citlatonac, partori una pietra focaia che i suoi figli gettarono giù dal cielo. La pietra nel cadere si frantumò in millesecento pezzi, da ognuno dei quali nacque un dio. Questi desiderarono servi ed adoratori: vennero creati, perciò, gli uomini.
Divinità importanti erano Teccatlipoca, Huitzilopoztli e Quetzalcoatl. Il primo, dio della giustizia, era rappresentato con uno specchio d'oro in mano attraverso il quale vedeva tutto: era perciò onniveggente, premiava i buoni e puniva i cattivi. Poiché la sua origine divina non è chiaramente spiegata nei miti più antichi, si è supposto che fosse un guerriero divinizzato e, precisamente, il capo nahoa che diresse l'invasione del Tamoanchan.
Huitzilopoztli era stato probabilmente in origine un capo azteco oppure, secondo altri, una divinità totemista dello stesso popolo. Narrano i miti che una donna, guardiana del tempio della dea Coatlicue, fu resa incinta da una
palla di piume di uccello mosca, caduta dal cielo, che ella aveva raccolto e posto in seno. I figli della donna, accortai del fatto, decisero di ucciderla; ma, quando erano sul punto di attuare il loro piano, Huitzilopoztli, armato di dardi e scudo, uscì dal corpo della donna ed uccise i fratelli. Egli è considerato, dunque, il dio della guerra. Il suo culto è oltremodo sanguinario: a lui si attribuisce l'istituzione dei sacrifici umani. Quetzalcoatl sarebbe anche egli un uomo divinizzato, e, cioè, il capo di una popolazione vinta. Secondo la tradizione più diffusa era il dio dei venti; secondo altre sarebbe stato una divinità identificata con l'aurora e legata al culto solare. Il suo culto aveva qualcosa di misterioso: il popolo non poteva osservare ciò che avveniva nei templi a lui dedicati. Altre divinità impersonavano corpi celesti, forze e fenomeni della natura, attività dell'uomo, difetti o virtù, ecc. Il sole era chiamato Tonatiuh (v. calendario); Metztli era la luna. Altre divinità rappresentavano i diversi astri. Data l'importanza dell'agricoltura, molto venerati erano gli dèi della pioggia, Thaloc e sua moglie. La loro figlia Centeotl proteggeva l'agricoltura. I vari mestieri avevano patroni quali Amimitl per i pescatori, Noppacatccutl per gli stuoiai, Xochiquetzal era la personificazione delle bellezza e dell'amore, dea dei fiori e patrona dei lavori domestici. Anche i vizi, sebbene riprovati, avevano patroni: Tlazolteotl era la dea dell'impudicizia, Tecatzoncal il dio dell'ubriachezza. Ogni famiglia nobile, inoltre, aveva i propri numi gentilizi, i Tepitoton, le cui immagini erano deposte in pezzi nei sepolcri, insieme con i defunti.
Residenza degli dèi era il cielo, diviso in tredici strati, su ognuno dei quali regnava qualche divinità importante. Anche gli uomini, dopo la morte, salivano al cielo: non tutti, però, potevano godervi l'immortalità o gli stessi privilegi. Il conseguimento di questi beni era basato, anziché su criteri di ordine morale, sulle cause che provocavano la morte oppure sulle occupazioni che il defunto aveva esercitato in vita.
Il fatto che tra la morale e la vita ultraterrena non esisteva alcuna relazione derivava dalla credenza che le azioni dell'uomo non dipendevano dalla sua volontà e dal suo arbitrio, ma da cause o influenze esterne. Il sacerdote, durante la cerimonia dei funerali, così scusava il defunto presso gli dèi: « Non ha peccato liberamente, poiché ha agito sotto l'influenza dell'astro che ha presieduto alla sua nascita ».
Gli dèi, i quali predisponevano il fatale e meccanico svolgersi della vita umana, erano onorati con un culto pubblico - che comprendeva preghiere collettive e solenni, processioni, sacrifici talvolta anche umani (in certe occasioni, si uccideva un numero veramente impressionante di vittime) - e un culto interiore comprendente preghiere, mortificazioni, ecc. Molte preghiere, come afferma B. de Sahagun, erano distinte da un alto e nobile sentimento e da un linguaggio raffinato. Chi peccava per adulterio o per ubriachezza (peccati passibili della pena di morte)

(da C. A. Burland, Art and life in ancient Mexico, Oxford 1915, pp. 2)
La classe dei sacerdoti, o guardiani degli dèi, era diretta da un sommo sacerdote e da un suo luogo presente, eletti tra i nobili, e sotto i quali si trovavano vari ordini di sacerdoti, la cui vita era regolata da severe norme di disciplina. Oltre alle mansioni derivanti dagli obblighi del culto, ai sacerdoti erano affidate anche l'educazione dei giovani e la compilazione degli annali e del calendario.
I templi erano tutti senza tetto, ad eccezione di quelli consacrati al dio Quetzalcoatl, ed avevano forma di piramide tronca. Il vertice era abbastanza ampio da accogliere la pietra dei sacrifici, una o due edicole, i sacerdoti e le vittime. Attorno alla piramide, scale e terrazze permettevano l'accesso al vertice.
BIBLI: H. Beuchat, Manuel d'archéol, américaine, Parigi 1912; C. A. Robelo, Dios, que idea tenían de El los antiguos mexicanos, in Res. XVII Congr. intern. amer., Mexico 1912; D. Camavitto, La decadenza delle popolazioni messie, al tempo della conquista, Roma 1935; B. de Sahagun, Hist. general de las cosas de Nueva España (di quest'opera fondamentale per lo studio della religione azteca V. anche il sunto che il Sahagun stesso ne fece, per quanto riguarda la parte religiosa, al papa Pio V con il titolo Breve compendio de los ritos idolátricos de la Nueva España, ripubblicato recentemente a cura di L. Oliger, Roma 1942); C. Crivelli, Le religioni dei popoli che abitarono il M. e l'America centrale, in P. Tacchi Venturi, Storia delle religioni, l. 3ª ed., Torino 1949, pp. 121-57; T. Tentori, Le religioni messico-andine, in N. Turchi, Le religioni del mondo, 2ª ed., Roma 1951. Tullio Tentori
III. STORIA
Nel 1517 Francisco Hernández de Córdoba, inviato dal governatore di Cuba Diego Velásquez, sbarca sulle coste dello Yucatán e dello attuale Campeche, nel 1518 Juan de Grijalva esplora la costa di Tabasco, il 21 apr. 1519 Hernan Cortés sbarca alla testa di ca. 700 uomini sul luogo dove poi sorgerà la città di Vera Cruz: il M. « nasce » così alla civiltà occidentale.Cortés, come gli altri spagnoli sbarcati sulle coste del golfo del M., trovò nella regione una popolazione dotata di un notevole grado di civiltà e di un'alta organizzazione politica. Al Totechi, fissatisi verso il sec. VII nella vallata centrale del M. (l'Anahuac), si erano sostituiti nel sec. X, in seguito alla loro migrazione verso le regioni che successivamente faranno parte del Guatemala e del Nicaragua, le tribù degli Aztechi, sopraggiunte ugualmente dal nord: Tenochtitlán, capitale azteca, venne fondata ca. il 1325. Costituita una monarchia ereditaria, l'epoca del maggior fulgore per il popolo azteco può dirsi

Mar Caraibico e del Pacifico le più insicure del mondo.
(fot. Enc. Catt.)
Dal 1821 al 1857 si ebbero nel M. sei differenti forme di governo, 55 ministeri, 250 insurrezioni; si avvicendarono lotte di capi, tentativi di restaurazione, complicazioni con l'estero (nel 1830 la squadra francese bombardò Vera Cruz), espulsioni in massa di cittadini spagnoli. Sorsero contestazioni con i confinanti Stati Uniti a motivo della secessione del Texas determinata e favo-
sia stata quella tra il 1412 e l'arrivo di Cortés. Le loro conoscenze, nel campo edilizio ed idraulico, nella astronomia, nelle scienze esatte, attestate anche da Cortés e da Diaz del Castillo, lo storiografo della conquista, provano l'alto grado di civiltà raggiunta dagli Aztechi.
Con la conquista ebbe principio per quell'immenso paese una storia nuova. La « Nuova Spagna » come fu chiamato, fu per tre secoli una miniera di ricchezze agricole e minerarie per i successori di Carlo V. Il governo fu affidato ai viceré, 64 in 300 anni; ma l'ordinamento amministrativo e giudiziario del M. dipendeva dal Consejo de las Indias, residente a Siviglia fino al 1718, più tardi a Cadice. La restrizione al commercio, voluta dal regime monopolistico di Madrid, provocò e fomentò la guerra dei filibustieri, i famosi bucanieri, che per oltre un secolo e mezzo resero le acque del golfo del M., del
rita dagli schiavisti dei due Stati danneggiati dalla legge che aboliva la schiavitù nel M. Nel sett. 1847 le truppe nord-americane occuparono la capitale della Repubblica e la lasciarono solo quando il M. cedette agli Stati Uniti il Texas, il Nuovo Messico, la Nuova California, una parte dello Stato di Coahuila, perdendo quasi la metà del proprio territorio, ca. 1.400.000 kmq., contro una indennità di 18.500.000 dollari, che vennero versati con il Trattato del 2 febbr. 1848. Nel 1853, gli Stati Uniti acquistarono altri 116.000 kmq. di territorio messicano contro altro versamento di 10 milioni di dollari.
Dal 1857 al 1860 infuriò la cosiddetta « guerra della riforma » fra il partito liberale e quello conservatore, che portò alla separazione della Chiesa dallo Stato, con la secolarizzazione degli ospedali, degli istituti di beneficenza, delle scuole. Ne fu a capo Benito Juárez, indio puro sangue, avvocato, presidente dello Stato nel 1858. I disordini, le difficoltà finanziarie, il mancato pagamento dei debiti contratti all'estero provocarono ripetute proteste e, quindi, interventi militari stranieri. Dal 1861 al 1863 il M. fu successivamente in guerra con la Spagna, con l'Inghilterra, con la Francia; questa, rimasta sola, occupò militarmente l'intero paese e tentò di instaurarvi, sotto la sua protezione, una monarchia costituzionale con l'arciduca Massimiliano di Asburgo (v.) come imperatore.
Ma lo Juárez, ben provvisto di mezzi e di denari dagli Stati Uniti, iniziò una serie di operazioni belliche in seguito alle quali, con una continuazione di guerriglie che faceva divampare in ogni dove obbligando le truppe imperiali a continue marcie e a penosi spostamenti, si rese padrone di Matamoros (giugno 1866) mentre Massimiliano doveva abbandonare la capitale e trovare rifugio a Querétaro. Assediato in tale località da Porfirio Díaz, uno dei generali dello Juárez, venne costretto alla resa, sottoposto ad un consiglio di guerra, condannato alla fucilazione, che non fu possibile evitare malgrado i più disperati tentativi compiuti dalla infelice imperatrice Carlotta, e fucilato il 16 giugno 1867.
Profondamente ed intimamente nazionalista, certo della forza ancora in embrione del suo popolo, messicano ed americano al cento per cento, il Juárez non rifuggi da qualsiasi azione che reputasse apportatrice di benessere per il proprio paese, dalle esazioni di ogni sorta cui sottopose i suoi concittadini ai prestiti contratti con Stati esteri, dalle sovvenzioni ottenute dagli Stati Uniti alle indiscriminate confische dei beni ecclesiastici, al più ottuso anticlericalismo ed alle lotte fratricide; dalla opposizione sistematica, fanatica a Massimiliano come imperatore e come europeo, alla sua fucilazione, che egli, indio, volle per risentimento contro il vecchio colonialismo e contro i bianchi; e ciò sempre per il sogno di fare del M. una nazione di primo ordine nel continente americano, degna continuatrice delle gesta degli Aztechi e dei peones.
Eliminato Massimiliano, Juárez attuò riforme liberali, concesso amnistie, emanò leggi sulla stampa, strinse alleanze con potenze straniere, facendo riconoscere il proprio regime. Alcuni generali dissidenti stavano fomentando una nuova rivolta, quando un colpo apoplettico lo abbatté, nel 1872, a 66 anni. Attraverso continui torbidi la Repubblica giunse al 1876, quando Porfirio Díaz, meticcio, assunse la presidenza del M. e la mantenne fino al 1910. Sotto il suo governo il M. conobbe un periodo di grande

(da J. A. Maguer, Man of Mexico, Milwaukee 1913, inv. 4)
Francesco Madero, che successe al Díaz, venne assassinato nel 1913 per i suoi progetti di riforma agraria; il suo principale nemico, lo Huerta, che si disse implicato nell'uccisione, ne prese la successione, ma poco dopo fu deposto ed esiliato. Lo sostituì Vincenzo Carranza, ucciso nel 1920; passarono, successivamente, sul seggio presidenziale Álvaro Obregón ed Elías Calles, tra incessanti rivolte e pronunciamenti, agitazioni di carattere religioso, complicazioni internazionali con l'Inghilterra a causa di una strage di sudditi britannici e di confische di proprietà inglesi. Anche con gli Stati Uniti le relazioni furono oltremodo tese tanto che si giunse, il 30 giugno 1926, all'ultimatum del ministro americano Kellogg di emendare la Costituzione in senso accettabile dagli Stati Uniti. Nel frattempo, l'Obregón, rieletto nel 1928, era stato assassinato da un fanatico; gli successe Portes Gil al quale va riconosciuto il merito di aver saputo acquietrare i dissensi politici e religiosi. Questi riprenderanno, successivamente, con novello vigore, sotto le presidenze di Pascual Ortiz Rubrio e di Abelardo Rodríguez.
Il 30 nov. 1934 il gen. Lázaro Cárdenas, divenuto presidente, iniziò l'esecuzione del piano sessennale del Partito nazionale rivoluzionario, del quale egli era stato l'esponente dal 1924 al 1934, e lo portò a buon punto, superando, attraverso non poche difficoltà, problemi di politica interna ed internazionale di vasta portata; difese il paese dall'immigrazione comunista, pur continuando ad accogliere rifugiati politici, quali, ad es., il russo L. Trozkij e lo spagnolo generale Miaja; mentre salvaguardava il peso messicano dalla svalutazione dell'argento, conquistava nuovi mercati per l'esportazione del petrolio, ecc. Nella sua azione il presidente fu agevolato dall'appoggio che gli venne dato dai cattolici messicani a partire dal giugno 1938, epoca nella quale Cárdenas autorizzò la riapertura delle chiese nello Stato di Tabasco. Al Cárdenas succedette, nel luglio 1940, l'ex-ministro della Guerra, M. Avila Camacho. Concessa una ampia amnistia, il nuovo presidente sottopose a stretta vigilanza l'attività degli Spagnoli e dei Tedeschi, escluse dal governo i comunisti, si riconciliò pienamente con i cattolici, favorì la formazione della piccola proprietà, tentò di disciplinare il movimento operaio. Il 1° giugno 1942 il M. scese concordemente in guerra contro la Germania, il Giappone, l'Italia, aderendo, nel contempo, al Patto atlantico ed alle Nazioni Unite.
Il nuovo presidente, Miguel Alemán, eletto il 7 luglio 1946, molto si è adoperato al fine di restaurare un clima di tranquillità interna ed esterna.
BIBLI: T. Wallace, The people of Mexico, Nuova York 1920; J. Vasconcelo-M. Gamio, Aspects of mexican civilisation, Chicago 1926; N. O. Winter, Mexico and her people, Boston 1928; L. La Divine, Les phases de la persécution religieuse dans l'Église du Mexique des origines à nos jours, Parigi 1929; N. Cuneo, Le Mexique et la question religieuse, Torino 1931; C. Testore, I martiri genuiti del Sud-America, Isola Liri 1934; J. E. Thompson, La civilisation atzique, Parigi 1934; T. Esquivel Obregon, Apuntes para la historia del derecho en México, Mexico 1937, sgg.; J. Guzmán y Raz-Guzmán, Bibliografía de la independencia de México,
2 voll., ivi 1938; L. Liliani, M. martire. Storia delle persecuzioni, Roma 1938; H. B. Parker, A history of Mexico, Boston 1938; M. Orozco y Berra, Historia de la dominación española en México, 4 voll., Mexico 1938; A. de Mestas, Agustín de Iturbide, S. Sebastiano 1939; G. R. Zulaica, Los Franciscanos y la imprenta en México en el siglo XVI, Mexico 1939; A. Dragon, Il p. Pro, vers. it., 3ª ed., Torino 1940; id., Nel M. rosso; Maria de la Luz, protomartire, vers. it., ivi 1940; L. Chavez Orozco, Historia de México. Epoca colonial, Mexico 1940; G. B. Tragella, Le missioni cattoliche nel mondo, Firenze 1941; M. Fábila, Cinco siglos de legislación agraria (1493-1940), Mexico 1941; J. Bravo Ugarte, Dio-
cesis y obispos de la Iglesia mexicana (1519-1939), ivi 1941; G. Decorne, La obra de los Jesuitas mexicanos durante la época colonial (1572-1767), 2 voll., ivi 1941; R. Saviano, Le missioni cattoliche nella storia e nel diritto, Padova 1942; L. Medina Ascensio, La S. Sede y la emancipación mexicana, Guadalajara (Mexico) 1943; W. Borah, Silk resting in colonial Mexico, Berkeley 1943; J. Jimenez Rueda, Herejias y supersticiones en la Nueva España, Mexico 1946; W. Howe, The mining guild of New Spain and its tribunal general (1770-1821), Cambridge (Mass.) 1949. Cf. inoltre A. Millares Carlo, Repertorio bibliográfico de los archivos mexicanos y de las colecciones diplo-

(fot. Fides)
IV. EVANGELIZZAZIONE
Nel 1519, insieme al conquistatore del Regno degli Aztechi nel M., Hernan Cortés, giunsero nel paese anche alcuni missionari. Vere e proprie missioni però non furono iniziate che nel 1522, con l'arrivo dei Francescani, e più ancora nel 1524, quando i « Dodici » (« Los Doce ») sotto la direzione del francescano Martino di Valencia si diedero sistematicamente alla conversione degli Indiani. Nel 1526 sopraggiunsero i Domenicani, e gli Agostiniani nel 1533. L'apparizione di N. Signora di Guadalupe all'indio Juán Diego, nel 1531, contribuì molto alla conversione dei connazionali.La missione riuscì a svilupparsi superando immensi ostacoli, quali le religioni pagane con i riti superstiziosi con sacrifici di vittime umane e, da parte del governo coloniale spagnolo, le oppressioni degli Indiani per le commende e i lavori forzati. Mezzo principale dei missionari fu l'adattamento alla mentalità indiana: erezione di magnifiche chiese, festose processioni e feste con danze e canti; l'introduzione di un sistema sociale patriarcale. La chiesa e il convento nel cuore del villaggio indiano formavano il centro della vita religiosa, il missionario era padre e protettore del popolo anche contro le angherie dei padroni coloniali spagnoli. Si eressero scuole ed ospedali, s'introduisero mestieri ed arti. Si ebbe di mira anche la formazione di un clero indigeno, principalmente per mezzo dell'erezione di un collegio francescano a Tlatelolco; l'iniziativa però fallì, prima a causa dell'esito piuttosto negativo e poi per l'accanità resistenza dei monaci spagnoli. Fu eretta la gerarchia ecclesiastica con la fondazione delle diocesi di Tlaxcala nel 1526, di M. nel 1530, di Oaxaca nel 1534, di Michoacan nel 1536, di Chiapa nel 1538, di Jalisco nel 1548 (trasferita nel 1560 a Guadalajara), di Yucatán nel 1526 (già eretta nel 1518 come Carolensis prima della conquista). Nel 1545 la diocesi di

(per cortesia del p. L. Mendoza, S. J.)
Verso la fine del sec. XIV s'iniziò l'evangelizzazione delle province settentrionali, continuata fino al sec. XIX, inoltrandosi profondamente negli Stati meridionali degli attuali Stati Uniti, Texas, Nuovo M., Arizona e California. I pionieri di queste missioni furono anzitutto i Gesuiti e i Francescani. I Gesuiti dal 1572 aprirono scuole e collegi nel M.; nel 1591 fondarono la prima missione in Sinaloa; nel sec. XVII lavorarono poi fra gli Indiani di Durango, Sinaloa, Sonora e Chihuahua, estendendo la loro attività alla fine del sec. XVII e durante il sec. XVIII a Pimeria e California. I Francescani, nel corso del sec. XVII, eressero missioni e riduzioni nelle province del Nuevo León e di Coahuila.
I collegi delle missioni fondati da loro verso la fine del sec. XVII, il primo nel 1682 a Querétaro, poi in Zacatecas, M. e Pachuca, furono i loro centri di irradiazione durante il sec. XVIII.
Allorché, nel 1767, i Gesuiti furono espulsi, le missioni passarono in parte al clero secolare, in parte furono continuate dai Francescani, che s'incaricarono dei posti più avanzati in Pimeria e California, estendendo la loro opera pure alla California settentrionale.
Alla fine del sec. XVIII l'opera missionaria, nello stretto senso della parola, tra gli Indiani messicani si poteva ritenere terminata, ad eccezione di qualche tribù minore isolata. Le gravi persecuzioni suscitate dai governi massonici nel corso del secc. XIX-XX non riuscirono a sradicare la fede suscitata dai vecchi missionari nel cuore degli Indiani. Vera e propria missione rimase nel sec. XIX unicamente quella di Tarahumara. Fu iniziata nel 1872 dai Giuseppini messicani, per passare nel 1900 in mano ai Gesuiti, i quali la continuano con successo. Le circoscrizioni ecclesiastiche del M., che dipendono da Propaganda, sono il vicariato apostolico di California inferiore, eretto nel 1874 e affidato ai Missionari dello Spirito Santo (Congregazione Messicana), e la missione sui iuris di Tarahumara, eretta il 6 maggio 1950 e affidata ai Gesuiti.
Attualmente, nel M., la gerarchia cattolica comprende le sedi metropolitane di Puebla de los Angeles, con suffraganee Huejutla, Huijuapán de León, Papantla; di Antiquera, con suffraganee Chiapas e Tehuantepec; di Durango, con suffraganee Chihuahua, Sinaloa, Sonora; di Guadalajara, con suffraganee Aguascalientes, Colima, Tepic, Zacatecas; di Messico, con suffraganee Chilaca, Cuernavaca, Tulancigo, Vera Cruz; di Monterrey, con suffraganee León, Querétaro, Tacámbaro, Zamora; di Yucatán, con suffraganee Campeche, Tabasco. È stato costituito, inoltre, il vicariato apostolico della California inferiore, con residenza a la Paz.
V. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA
Lo stato giuridico della Chiesa nel M. si regola secondo la Costituzione vigente, promulgata il 5 febbr. 1917 ad opera di una minoranza rivoluzionaria, né sottomessa all'approvazione del popolo, in grande maggioranza cattolico (95%), il quale non l'avrebbe certamente approvata.Paese eminentemente religioso, la quasi totalità della popolazione è cattolica. Dopo lo spietato laicismo di Benito Juárez e dopo l'era di relativa pace durante la presidenza di Porfirio Díaz, il clero e la religione cattolica vennero fatti segno a rinnovate radicali misure vessatorie. I vari presidenti «generali» infierirono contro i catto-

(per cortesia del p. L. Mendoza, S. J.)
La Costituzione non riconosce alcuna personalità giuridica alla Chiesa (art. 130); ordina che l'istruzione primaria sia laica anche nelle scuole private, e proibisce alla Chiesa, ai sacerdoti e ai religiosi di fondare o dirigere scuole primarie (art. 3); nega alla Chiesa e alle Congregazioni religiose il diritto di possedere, acquistare e amministrare, sia direttamente che per interposta persona, beni immobili, o ipotecari. Inoltre tutte le chiese, i palazzi vescovili, gli ospedali, i seminari, le scuole e gli edifici ed istituti in qualunque modo dipendenti dalla Chiesa sono incamerati dallo Stato. I sacerdoti sono privi di diritti politici (artt. 55, 58, 82, 130); ogni partito confessionale è proibito (art. 130). L'art. 5 proibisce gli Ordini monastici ed è nello stesso tempo un attacco mal dissimulato contro i voti religiosi.
La Chiesa si trova quindi in uno stato di vera persecuzione giuridica, tanto che si è arrivati alle volte fino alla violenza ed allo spargimento del sangue, quando l'uno o l'altro dei governanti hanno voluto insistere per l'applicazione delle leggi. Le chiese infatti vennero devastate, si tentò di far saltare il santuario di N. S. di Guadalupe, venne proibita la Messa e la Confessione, si fucilarono i sacerdoti e gli zelatori cattolici, vennero condannate alla deportazione nelle Isole Marie suore e spose, madri e sorelle dei civili trucidati perché cattolici, se ne incamerarono i beni a beneficio dello Stato. Furono pure cacciati come indesiderabili i preti stranieri, aboliti molti vescovati, non si riconobbe più la gerarchia cattolica, si organizzò la registrazione dei sacerdoti, se ne fissò il numero ad uno ogni 15.000 ab., si stabilirono le funzioni da celebrare, le candele da accendere; furono vietati i voti liberamente emessi, si limitò la libertà di associazione, si abolirono le comunità religiose. Di fronte a questo complesso di atti, la gran massa dei fedeli resistette eroicamente finché a poco a poco si appianarono le cose, per l'azione del Cárdenas e per lo spirito moderatore e lungimirante della S. Sede, tra il 1937-38. Oggi nei circoli ufficiali comincia a prevalere l'idea che sia necessario rispettare i sentimenti religiosi del popolo.


VI. ORDINAMENTO SCOLASTICO
Dalla fondazione della Segreteria d'educazione nell'anno 1921 si procede progressivamente alla uniformazione della pubblica istruzione. Mentre l'istruzione primaria dipende dalla Segreteria d'educazione federale, quella secondaria e superiore viene amministrata anche dai singoli dipartimenti. Alla istruzione si associa l'educazione civica e socialista. L'insegnamento della religione è bandito dalla scuola che è stata dichiarata aconfessionale con la legge del 14 dic. 1874. Con la legge Querétaro del 5 febbr. 1917, applicata da Calles solo nel 1926, si vieta al clero di erigere e di dirigere le scuole. La frequenza scolastica è obbligatoria dai 6 ai 16 anni d'età. La lotta contro l'analfabetismo, iniziata nel 1920, si svolge mediante le scuole volanti « Misiones culturales ». L'istruzione è caratterizzata dalla coeducazione e da una larga educazione fisica e premilitare. Nel 1946 è stata riformata l'istruzione agricola.L'istruzione si divide in prescolastica, scolastica e postscolastica. L'istruzione prescolastica viene impartita in 777 giardini d'infanzia. La scolastica comprende quella primaria, secondaria e universitaria. L'istruzione primaria si svolge in 23.244 scuole primarie divise in governative, federali, comunali, aziendali, private, per gli adulti e per gli Indios. L'istruzione secondaria si svolge in 377 scuole secondarie divise in prevocazionali, vocazionali, agricole ed accademiche che comprendono 17 collegi, 57 scuole per maestri e 43 collegi tecnici. L'istruzione superiore o universitaria viene impartita nelle Università di Potosi, di Puebla, di Vera Cruz, di Yucatán, di Nuevo Leo di Jalisco, nella Università socialista di Culiacán, nell'Università per gli operai di M. a Cyocán e nell'Università nazionale (ex Università reale e pontificia) a M. DF fondata nel