GUERRA MONDIALE, I

GUERRA MONDIALE, I. - La causa formale dello scoppio della g. m. fu l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, crede al trono degli Asburgo, e della sua consorte avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914. L'attentatore G. Princip, cittadino austriaco, ma di nazionalità slava, attuò il crimine con l'appoggio di una organizzazione terroristica serba. L'Austria-Ungheria, desiderosa di umiliare la Serbia per colpire indirettamente l'irredentismo slavo, assai forte tra le popolazioni soggette alla duplice monarchia, inviò il 23 luglio un ultimatum a Belgrado, contenente condizioni durissime che furono respinte. Il 28 luglio l'Austria dichiarò guerra alla Serbia. In appoggio alla consorella slava del sud accorse la Russia, intervenito che coinvolse nel conflitto la Germania e la Francia e, dopo l'invasione del Belgio da parte delle truppe tedesche, anche l'Inghilterra. A fianco degli Imperi centrali (Germania ed Austria-Ungheria) si schierarono poi la Turchia e la Bulgaria e contro di essi molte altre potenze, tra cui il Giappone (1914), l'Italia (1915), la Romania (1916), gli Stati Uniti d'America (1917). Le cause lontane, per così dire sostanziali, di questo conflitto furono molteplici e, tra esse, la rivalità anglo-tedesca sui mari e sui mercati mondiali e l'austro-russa per l'influenza nei Balcani furono quelle determinanti. Si aggiunge ad esse il desiderio di revanche della Francia dopo il 1871, rivincita predicata anche prima del congedo di Bismarck e dell'avvento di Guglielmo II, ma che apparve realizzabile soprattutto dopo il ritiro del Cancelliere tedesco, quando i suoi successori non vollero più rinnovare nel 1890 il Trattato di contrasciurazione con la Russia. Ne sortì l'alleanza franco-russa del 1893. Anche la «triplice alleanza» (Austria, Germania, Italia) del 1882 aveva perduto molta della sua solidità dopo gli accordi franco-italiani agli inizi del nuovo secolo e la neutralità di Roma, nei primi mesi della guerra, fu conseguenza della linea politica filofrancese italiana, apparsa evidente alla Conferenza di Alpesiras del 1906. Nel 1904 la Francia aveva inoltre eliminato con un accordo gli ostacoli che si frapponevano ad un'intesa con l'Inghilterra. Così parecchio tempo prima dello scoppio di aperte ostilità le Potenze europee si trovarono schierate in due opposti campi: Austria-Ungheria e Germania da una parte, Francia, Gran Bretagna e Russia dall'altra.

Il piano di guerra degli Imperi centrali prevedeva una rapida vittoria sulla Francia. L'invasione del Belgio doveva appunto facilitare il conseguimento di questo risultato, ma l'intento fallì di fronte all'eroica resistenza del popolo belga e dinanzi all'accorta difesa del generale Joffre che con la battaglia della Marna (sett. 1914) stabilizzò il fronte. Principi così sul fronte occidentale una guerra di posizione protrattasi fino al termine del conflitto, malgrado sanguinosi tentativi tedeschi ed alleati di sfondamento (1916, Verdun e Somme; 1917, offensiva sull'Aisne e battaglia delle Fiandre; 1918, offensive tedesche sulla Somme e sulla Lys e battaglia di Piccardia). Sul fronte orientale, dopo la battaglia di Tannenberg (1914), dove i Germanici si opposero con successo all'offensiva russa e l'arrestarono, gli Imperi centrali riconquistarono nell'estate 1915 la Galizia austriaca, conquistata nell'autunno precedente dalle truppe dello Zor, e penetrarono profondamente in territorio nemico, conquistando la Polonia e la Lituania. Sul fronte italiano la sorte delle armi fu dapprima favorevole alle truppe italiane che nel 1916 occuparono Gorizia, ma nel 1917, l'anno del massimo sforzo degli Imperi centrali, la rotta di Caporetto strinse l'esercito italiano a ritirarsi sulla linea del Piave, donde riprese vittoriosamente l'offensiva nell'ott. 1918 e sgominò il nemico costringendolo a chiedere l'armistizio (4 nov.). Il 1917 fu, come già si è detto, l'anno del massimo sforzo da parte degli Imperi centrali. La guerra sottomarina senza discriminazioni decisa dalla Germania nel febbr. 1917, sia per combattere efficacemente il pericolo rappresentato dal rigido blocco navale alleato, sia per impedire il decisivo apporto dei rifornimenti e delle truppe statunitensi alle potenze dell'Intesa, per poco non raggiunse lo scopo prefisso, e solo l'istituzione dei convogli salvò l'Inghilterra e la Francia dalla disfatta. La caduta del regime zarista e l'avvento del bolscevismo in Russia, che firmò con le Potenze centrali l'armistizio di Brest-Litovsk (15 dic. 1917), permise all'alto comando tedesco lo spostamento di ragguardevoli forze sul fronte occidentale, ma dinanzi al progressivo aumento del potenziale bellico alleato anche la Germania, esaurita dalla lunga lotta e ridotta agli estremi dal blocco navale, fu costretta l'11 nov. 1918 a firmare l'armistizio. Alla g. m. posero fine i Trattati di Versailles (18 giugno 1919, con la Germania), di St-Germain (10 sett. 1919, con l'Austria), di Neuilly (27 nov. 1919, con la Bulgaria), di Trianon (4 giugno 1920, con l'Ungheria), di Sèvres (11 ag. 1920, con la Turchia). La nuova Europa differì profondamente da quella dell'anteguerra. La monarchia asburgica si sfasciò e nuovi Stati sorsero dalle sue disperse membra: l'Austria, l'Ungheria, la Cecoslovacchia, la Jugoslavia. La Germania divenne una repubblica. La Russia, pure essa repubblica, perse i suoi territori polacchi che insieme a quelli già detenuti dalla Germania e dall'Austria-Ungheria costituirono la nuova Repubblica di Polonia. Anche la Finlandia, l'Estonia, la Lituania e la Lettonia divennero Stati indipendenti.

Lo scoppio della g. m. influì perniciosamente sull'animo e sul fisico del quasi ottantenne pontefice Pio X si da cagionarne meno di un mese dopo la morte. Il nuovo papa Benedetto XV, fin dalla sua prima enciclica (1° nov. 1914) si rivolse a tutto il mondo, invocando la cessazione delle ostilità ed il ritorno della pace: «la fine dell'attuale disastrossissima guerra» è il primo dei suoi pensieri, fine

necessario « per il bene della società, affinché, ottenuta che sia la pace, progredisca veramente in ogni ramo del progresso » e « per il bene della Chiesa di Gesù Cristo, affinché, non rattenuta da ulteriori impedimenti, continui fin nelle più remote contrade della terra ad apportare agli uomini conforto e salute ». Dal principio alla fine del conflitto il Pontefice si mantenne rigorosamente fedele a questo programma di pace, enunciato poiché settimane dopo la sua elevazione alla tiara. Padre di tutti i cattolici, si tenne sempre al di sopra della mischia non appoggiò né l’una né l’altra delle due parti in conflitto: la prova evidente di questa assoluta imparzialità è data dal fatto di essere stato egli accusato dai due gruppi beligeranti di favorire il nemico; per Clemenceau, Benedetto XV era le Pape bocche, per Ludendorff il Papa francese ». L’attività del Pontefice, limitata nei primi anni del conflitto a manifestazioni morali di deplorazione ed esortazioni, scaturì nel 1917 in un vero e proprio tentativo di mediazione tra le due parti. Il momento era particolarmente adatto, poiché tanto l’Intesa quanto gli Imperi centrali cominciarono ad essere stanchi del conflitto e non erano alieni dal considerare attentamente eventuali proposte di pace. La S. Sede sottoposte pertanto il 24 luglio 1917 all’attenzione del governo tedesco un suo progetto di pace, che poteva servire quale base di discussione per ulteriori trattative tra i belligeranti. Il nunzio a Monaco, Pacelli, recato appositamente a Berlino per comunicare la proposta pontificia e per sollecitare una positiva risposta, non ottenne purtroppo dal cancelliere Michaelis che assicurazioni vaghe di una attenta presa in considerazione. Dopo aver atteso inutilmente la presa di posizione germanica, il Pontefice decise di trasmettere a tutti indistintamente i capi di Stato delle potenze in guerra i punti della mediazione. In questo appello alla pace del 19° ag. 1917, trasmesso in forma di nota diplomatica segreta non prima del 14 dello stesso mese, appunto perché il Pontefice era in attesa della risposta tedesca, si sosteneva in primo luogo la necessità che sottentrasse « alla forza materiale delle armi le forza morale del diritto », che si desse luogo ad una « diminuzione simultanea e reciproca degli armamenti » e si creasse « in sostituzione delle armi, l’istituto dell’arbitraggio con la sua alta funzione pacificatrice ». Seguiva quindi l’affermazione della libertà dei mari e la richiesta di reciproco sgombero dei territori occupati. Questi i capisaldi del messaggio papale. Ma né le Potenze centrali, né l’Intesa approvarono tale base di discussione. La Germania non voleva rinunciare al Belgio; gli alleati accusarono il Papa di favorire i loro nemici con questa « pace bianca » senza vinti né vincitori, senza che venisse inflitta una pena alla Germania che per bocca del suo Cancelliere al momento di invadere il Belgio aveva dichiarato che la necessità non conosce legge e che i trattati erano pezzi di carta. Accanto a questa persistente opera di pacificazione che trovò la sua più alta espressione nell’offerta di mediazione ai belligeranti, Benedetto XV si prodigò senza limiti a favore dei prigionieri di guerra, delle popolazioni dei territori occupati ed in genere di tutti coloro che dell’immagine conflitto furono le vittime più provate. L’attività delle missioni subì un duro colpo d’arresto. Soprattutto nelle colonie tedesche la guerra inflisse danni rilevanti, sia materiali sia spirituali, all’opera di evangelizzazione tra gli indigeni. Anche le missioni situate nei possedimenti delle potenze dell’Intesa risentirono della guerra e molti sacerdoti dovettero abbandonare le loro stazioni, costretti a tornare in patria onde prestare il servizio militare e internati perché di nazionalità nemica. Così la Chiesa, che mai desistette dal deprecare questo delitto commesso contro l’umanità, ne subì le più dure conoscenze: edifici di culto distrutti, clero disperso, missioni abbandonate, questa la triste condizione di buona parte del mondo cattolico al termine della 1 g. m.

BIBL.: Sulla 1 g. m. con abbondante bibl., cf. P. Renovin, La crise européenne et la Grande guerre (Peuples et civilisations, 19). Parigi 1934 e P. Renovin-E. Preclin-G. Hardy, L’époque contemporaine. II. La paix armée et la grande guerre (1871-1919), 2ª ed., ivi 1947, p. 540 sgg. Sulla responsabilità della guerra cf. da parte tedesca B. Schwertfeger, Der Weltkrieg der Dokumente, Berlin 1929. Una storia militare della 1 g. m. in italiano è quella di A. Tosti, Storia della g. m., 2 voll., Milano 1938. Sull’attività della S. Sede, oltre agli AAS degli anni corrispondenti, cf. E. Vercesi, Il Vaticano, l’Italia e la guerra, Milano 1925; F. V. Lama, Die Friedensvermittlung Papst Benedikt XV, und ihre Verteilung durch den deutschen Reichskanzler Michaelis, Monaco 1932; J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, III, ivi 1936, soprattutto p. 193 sgg. ed in genere le opere citate nella bibl. di BENEDETTO XV.