GUARINI, BATTISTA

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GUARINI, BATTISTA. - Poeta, n. a Ferrara nel 1538, m. a Venezia il 7 ott. 1612. Entrato nel 1567 alla corte di Alfonso II d'Este, ebbe incarichi diplomatici a Venezia, a Torino e nel 1574 una duplice legazione in Polonia. Fu prescelto a oratore per l'omaggio di Ferrara ai pontefici neoeletti: nel 1512 a Gregorio XIII, nel 1605 a Paolo V, e per gli elogi funebri al card. Luigi d'Este e all'imperatore Massimiliano II.
Ebbe rapporti con le corti dei Gonzaga, dei Della Rovere, dei Savoia, dei Medici e, in favore di questi ultimi, scrisse il *Trattato della pubblica libertà* (Venezia 1818). Documento della sua vita di corte è l'opera *Il Segretario* (ivi 1594). Nella sua casa di S. Bellino (Padova), raccolte le «poche reliquie del suo naufragio», si dedicò alle lettere e nel 1590, in emulazione alla *Aminta* stasiana, pubblicò a Venezia il *Pastor fido* (v. ed. a cura di G. Brognoligo, Bari 1744), tragiocamente pastorale, amministrata (nel Seicento e Settecento se ne ebbero ca. 80 edizioni), da lui tenacemente difesa contro i letterati aristotelici nel *Compendio della poesia tragicomica* (1601). Nato nel mezzo di una società cortigiana, il *Pastor fido*, nelle vicende drammatiche, nella molte grazia e nella musicalità della poesia, è morbosamente e raffinatamente sensuale; per l'ideale della donna alla maniera platonica esso riflette il petrarchesimo del Cinquecento (v. anche del G. le *Rime*, Venezia 1598). Mancò al G., scettico nella vita, l'intimo dramma religioso, e la sua opera, che apre la via al melodramma, soggiace all'artificio del puro estetismo.

BIBL.: *Opere*, 4 voll., Verona 1737-38; V. Rossi, *G. B. e il Pastor fido*, Torino 1886; G. Toffanin, *La fine dell'umanesimo*, ivi 1920, pp. 141-58; F. Flora, *Storia della lett. ital.*, II, II, Milano 1948, pp. 771-78.