GUERRAZZI, FRANCESCO DOMENICO. - Scrittore e uomo politico, n. a Livorno il 12 ag. 1804, m. a Cecina (Livorno) il 23 nov. 1873. Turbolento e ostinato fin da ragazzo, mentre, a Pisa, attendeva alla giurisprudenza, partecipò a tumulti in parte politici e fu sospeso dagli studi per un anno. Nel 1821 vi conobbe il Byron, che diventò il suo modello, e alla cui memoria s'ispirò per le Stanze, suo esordio letterario (Livorno 1825).
Dopo aver collaborato all'Indicatore livornese e sofferto ripetutamente il carcere per motivi politici, venne eletto deputato e dal Montanelli chiamato a Firenze (1848) come ministro degli Interni. L'8 febbr. 1849, fuggito il granduca, fu triumviro con il Montanelli e il Mazzoni. Prese provvedimenti violenti con l'aiuto di bande livornesi, ch'egli poi disse di non aver potuto dominare, e si oppose all'unione della Toscana con Roma. Dopo il 12 apr. (restaurazione granducale), non volle lasciare Firenze; fu quindi arrestato e condannato a 15 anni di ergastolo, commutati nell'esilio in Corsica (1853). Di qui fuggì nel 1857 a Genova dove rimase fino al '62.
Eletto deputato al Parlamento subalpino fu acceseante anticlericale e repubblicano. Nel 1870, non rieletto, si ritirò a Livorno e poi nella sua villa di Cecina.
Esordì con tragedie di scarso successo: grande rumore invece suscitarono i romanzi storici, di intenti patriottici, in cui romanticamente si mescola il terribile e il grottesco, con stile declamatorio pieno di apostrofi, e con andamento di prosa poetica in evidente dipendenza dai modelli byroniani: La battaglia di Benevento (1827), L'assedio di Firenze (1836), Veronica Cybo (1839), Isabella Orsini (1844), Il Marchese di S. Prassede (1853), Beatrice Cenci (1854), Pasquale Paoli (1860). La storia vi è spesso deformata da intenti pratici, talvolta anche a scopo violentemente anticlericale.
Romanzi di costume, di tono più moderato e umoristico, ma pur gravati di lunghe disquisizioni sono: Il buco nel muro (1862) e Il secolo che muore (pubblicato postumo nel 1885); opere satiriche: La serpicina (1847), I nuovi tartufi (1847), L'asino (1857). Importanti i vari scritti autobiografici e l'epistolario raccolto dal Carducci (Livorno 1880-82). Sono all'indice: L'assedio di Firenze (decr. 14 febbr. 1837), Isabella Orsini (decr. 8 ag. 1844) e Beatrice Cenci (decr. 14 dic. 1854).