SEMINARIO. - E' quel collegio che secondo gli ordinamenti della Chiesa è destinato alla formazione spirituale e letteraria degli aspiranti allo stato ecclesiastico. Un tale compito si presentò sino dai primi tempi, quando l'organizzarsi delle comunità religiose il contributo di persone capaci e sperimentate per l'esercizio dei diversi ministeri. Esso pesava direttamente sui vescovi, ai quali, specie nelle città più popolose e civili, importava crearsi un corpo clericale ben preparato anche a vantaggio delle comunità minori; essi vi provvidero in molti luoghi con il radunare i chierici intorno a sé in vita comune o con il ricorrere ai monaci, appena l'istituto monastico, durante il sec. IV, cominciò ad acquistare credito e diffusione.
Si hanno notizie a tal proposito per Vercelli sotto il vescovo s. Eusebio, per Verona, per Aquileia nel sec. IV, poi per Milano, e nel sec. V per Ippona sotto s. Agostino. Si riprendono speciali sollecitudini durante i sovrani carolingi che si preoccupano nei capitolari del funzionamento regolare delle scuole; finché con il progressivo costituirsi dei Capitoli presso le sedi vescovili, proseguì di pari passo anche l'ordinamento di scuole sotto la direzione di uno *scholasticus* o *magister*, la cui importanza dovette avere particolare rilievo nel tempo e nei luoghi dove fu introdotta o ristabilita la vita comune. Il difetto di pubblici istituti d'istruzione rendeva particolarmente necessari tali ordinamenti; ne fanno fede i ripetuti decreti conciliari in proposito. I monasteri, particolarmente i maggiori, si trovarono dinanzi alla medesima necessità di costituire scuole monastiche per i loro monaci; ma tutto era alla mercé del maggiore o minore zelo dei vescovi e degli abati e procedeva senza determinati programmi, secondo le particolari propensioni e capacità dei maestri e dei discepoli. Il progresso delle attività intellettuali portò a costituire particolari centri di studi che ebbero il maggiore sviluppo a Parigi per la teologia e filosofia ed a Bologna per il diritto. A Parigi in particolare accorsero da ogni parte d'Europa gli ecclesiastici per la loro formazione intellettuale; ma ben presto altre città sorsero a costituire « studi generali » ed i grandi Ordini mendicanti nel loro conventi aprirono scuole per i loro frati e per gli ecclesiastici che volessero profittare. Ciò fu certo a determinato dello sviluppo delle scuole capitolari e monastiche e rimase aperto il problema della formazione di quei chierici che non potevano adire le università e avrebbero esercitato il loro ministero presso le popolazioni rurali o le plebi urbane.
Per costoro non v'erano che le scuole inferiori, quando queste cominciarono a sorgere nelle città o nei borghi, o i maestri occasionali, chierici o laici, dai quali ben poco si poteva pretendere. Le speciali disposizioni emanate per provvedere all'istruzione del clero dai Concili ecumenici lateranensi III (1179, can. 18) e IV (1215, can. 11; Hefele-Leclercq, V, pp. 1101 e 1343) si dimostrarono tosto insufficienti, sia perché non rettamente applicate, sia per il rapido sviluppo del rinnovato incivilimento; mentre il movimento universitario non fu in grado di sopperire in modo adeguato alle crescenti esigenze.
Alla povertà dei chierici studiosi s'era provveduto presso le università con opportune borse di studio o con l'istituire collegi, dov'essi conducessero vita comune e vi avessero anche maestri; ciò s'era fatto a Parigi ed in modo particolare a Cambridge e ad Oxford; così a Bologna fece il card. Albornoz ed a Padova il card. Pileo di Prata
per gli studiosi delle loro nazioni sul finire del '300. Maggior rinomanza si guadagnò il Collegio che il card. Domenico Capranica volle fondato nelle sue stesse case a Roma nel 1457 (v. COLLEGI ECCLESIASTICI); e tentò di emularlo il card. Stefano Nardini che un altro collegio volle istituito nel 1480. Da questi istituti presero molto dello i Gesuiti, allargandone i programmi, nel fondare i loro collegi, destinati a costituire comunità di insegnanti (come il Collegio Romano) o comunità di studenti (come il Collegio Germanico) od anche l'una cosa e l'altra insieme, ponendo come fondamento che l'istruzione fosse per tutti gratuita. Queste esperienze si ebbero presenti per completare secondo le più recenti esigenze, nel Concilio Tridentino: nella sess. XXIII, cap. 18 De Reform. del 15 luglio 1563 si volle che in tutte le diocesi si fondasse un perpetuum Seminarium in cui il vescovo potesse alerire et religioso educare et in sacris disciplinis institutis, un certo numero di giovani destinati ad attendere ai ministeri ecclesiastici. Si dovevano preferire i poveri senza però escludere gli abbienti; tutti dovevano convivere nella medesima casa sotto un rettore nominato dal vescovo: due speciali commissioni dovevano sorvegliare la disciplina e l'amministrazione. Per provvedere finanziamente le nuove fondazioni il Concilio imponeva i contributi di tutti gli enti ecclesiastici anche esenti e concedeva l'unione di benefici ecclesiastici sino a raggiungere i redditi necessari. Per i maestri si doveva ricorrere a coloro che già possedevano benefici con annessi obblighi di insegnamento; per gli altri doveva provvedere il vescovo. Non si pensava allora agli sviluppi che più tardi avrebbero preso i s. sia quanto al numero degli alunni sia quanto all'ordinamento degli studi; infatti le prime fondazioni furono abbastanza modeste, sia perché il contributo pecuniario trovò molte difficoltà, né subito si poterono avere lasciti di importanza, sia perché non si poterono rimuovere opposizioni e contrasti. Il Papa, che ne era stato vivamente sollecitato dal Concilio, aprì il suo S. nel febbr. 1565, affidandolo ai Gesuiti; fu prevenuto a Milano dal nipote s. Carlo Borromeo (1564) e da qualche fondazione più modesta: Rieti, Larino, Camerino, Montepulciano. Le regole redatte per Roma e Milano furono le prime a reggere la vita nei s., che poi sorsero da per tutto dove si applicarono le riforme tridentine. Quelli di Praga, Olmütz, Vienna, Graz, furono affidati ai Gesuiti. In Francia vescovi zelanti si interessarono presto della cosa, le guerre di religione crearono però subito notevoli danni; inoltre si fece sentire l'opposizione della Sorbona e del Parlamento di Parigi; provvide invece durante il sec. XVII lo zelo di privati sacerdoti alla formazione del clero. Tra questi va ricordato il diacono François de Chanzy, fondatore dei Piccoli S. della Provvidenza per gli studenti poveri, opera incominciata a Parigi nel 1667 (cf. H. Trouillet, Le vén. François de Chanzy, fondatore del clero, Le vén. François de Chanzy, fondatore del clero, Le vén. François de Chanzy, fondatore del clere, Le vén. François de Chanzy, fondatore del clere, Le vén. François de Chanzy, fondatore del clero, Le vén. François de Chanzy, fondatore del cler, Le vén. François de Chanzy, fondatore del clere, Le vén. François de Chanzy, fondatore del cler, Le vén. François de Chanzy, fondatore del cler, Le vén. François de Chanzy, fondatore del clero, Le vén. 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Brasile, 1892, 1894 e 1899; Polonia, 1894; Perú, 1894; Scozia, 1898; Isole Filippine, 1902; Isola di Cuba, 1903). Pio X, il Papa dell'interiore restaurazione della Chiesa, lotta per l'ortodossia della fede e dell'insegnamento ecclesiastico e promuove una più intensa spiritualità nella vita dei più istituti. Restaura il canto sacro (motu proprio Inter pastoralis, 22 nov. 1903) e attua la riforma dei s. d'Italia (cf. lett. encicl. Pieni l'animo, 28 luglio 1906) dando, per mezzo della S. Congr. dei Vescovi e Regolari, un Programma generale di studi (10 maggio 1907; Acta Sanctae Sedis, 40 [1907], pp. 336-43) e le Norme per l'ordinamento educativo e disciplinare dei s. (18 genn. 1908: ibid., 41 [1908], pp. 212-42), e, in seguito ai risultati delle visite apostoliche, una serie di nuove disposizioni per mezzo della S. Congr. Concistoriale (lett. circ. 16 luglio 1912: AAS, 4 [1912], pp. 491-98). Detta particolari norme pratiche per lo studio della S. Scrittura (lett. apost. Quoniam in re biblica, 27 marzo 1906) e fonda in Roma l'Istituto Biblico. Emana prescrizioni disciplinari per chierici e giovani sacerdoti che si recano a studiare in Roma (epist. La ristorazione, 5 maggio 1904), erige il nuovo S. Romano Maggiore nell'insigne Patriarchi veteris loco e fonda i s. regionali. Benedetto XV istituisce la S. Congregazione dei S. e delle Università degli Studi (motu proprio Seminaria clericorum, 4 nov. 1915), ed emana, per mezzo della S. Congregazione, l'Ordinamento dei s. (26 apr. 1920), nel quale rivive lo spirito di s. Carlo.
Il primo atto solenne di Pio XI è la programmatica lettera Officiorum omnium (1° ag. 1922: al card. Gaetano Bisleti, prefetto della S. Congr.) sull'importanza dei s. e la dignità degli studi: dichiara l'Opera delle Vocazioni indispensabile, il latino «lingua cattolica» connessa con la causa della religione, il s. minore riservato esclusivamente agli aspiranti al sacerdozio («Haec esto seminariorum omnium, nullo excepto, sanctissima lex») e il regionale come il s. maggiore proprio di ciascuna delle rispettive diocesi. A questo documento fa riscontro l'analoga lettera Unigenitus ai superiori regolari (19 marzo 1924): la ratio studiorum dei s. dev'essere seguita anche nelle case di formazione dei religiosi destinati al sacerdozio. Proclama s. Tommaso studiorum ducem (29 giugno 1923); dà, con la cost. apost. Deus scientiarum Dominus (v.), nuovo assetto agli studi superiori del clero. Istituisce la giornata pro Oriente christiano; ordina la relazione triennale alla S. Congr. dei S. e lo scrutinio degli ordinandi (Istruz. della S. Congr. dei Sacramenti, 27 dic. 1930); dà disposizioni per la retta conservazione degli archivi. A paterno ricordo del suo giubileo sacerdotale dona alla Chiesa l'enciclica sul sacerdozio (Ad catholici Sacerdotii, 20 dic. 1935), ricca di preziose norme per la formazione del clero.
Infine il regnante pontefice Pio XII, seguendo le orme dei suoi predecessori, ha eretto la Pontificia Opera delle Vocazioni sacerdotali (motu proprio Cum Nobis, 4 nov. 1941: AAS, 33 [1941], p. 479) e sancito le relative norme statutarie (8 sett. 1943: AAS, 35 [1943], pp. 369-73); ha segnato le vie della verità nella ricerca scientifica, ammontando gli studiosi di fronte alle deviazioni dottrinali del nostro tempo (encicl. Humani generis, 12 ag. 1950: AAS, 42 [1950], pp. 561-78), e ha formulato i criteri per una sana pedagogia ecclesiastica moderna con l'esortazione apostolica Menti Nostrae (23 sett. 1950; ibid., pp. 657-702), la quale pone il suggello e la corona a tutta la plurisecolare legislazione della Chiesa sui s.
Ordinamento attuale. — I. Per lo sviluppo dei s. il fatto più importante dopo il Concilio di Trento è la promulgazione del CIC. Nel 1. III è ad essi consacrato l'intero titolo XXI (cann. 1352-71). Inoltre molti altri canoni riguardano la vita ecclesiastica e i chierici ordinandi.
a) Rivendicando il diritto «proprio ed esclusivo» della Chiesa nell'educazione dei suoi ministri (cann. 1352), il CIC tratta, anzitutto, della costituzione del s. (cann. 1353-1356), richiamando il dovere dei sacerdoti, specie del parroco, di coltivare nei fanciulli di buona indole il germe della divina vocazione e l'obbligo dei vescovi a dotare la diocesi di un proprio s., possibilemente distinto in minore (per lo studio letterario) e maggiore (per gli studi filosofici e teologici). Se la piccolezza o povertà della diocesi non consentisse un s. proprio, specialmente maggiore, gli alunni saranno inviati ad altro s., a scelta del vescovo, purché dalla S. Sede non sia stato eretto, per la relativa circoscrizione, un s. interdiocesano oppure regionale. Ogni s. deve avere rendite proprie, in difetto delle quali il vescovo dovrà provvedere ai bisogni relativi in diversi modi: con le collette, il tributo (seminaristico [v.]), l'attribuzione al s. di benefici semplici.
b) Le persone addette al funzionamento del s. (cann. 1357-61) sono: il rettore (rector pro disciplina), l'eco-nomo, i professori, il padre spirituale (director spiritus) e almeno due confessori ordinari, ai quali debbono aggiungersi, per la maggiore libertà degli alunni, altri confessori straordinari. È criterio generale la distinzione netta tra il foro interno e l'esterno. Il rettore, detto da s. Carlo omnium primus, ha la responsabilità di tutto l'andamento del s., ma non deve essere economo, né può essere confessore (cann. 1358 e 891); generalmente è coadiuvato da uno o più vicerettori (v. RETTORE).
c) Per ogni s. devono esserci «deputati, sacerdoti scelti dal vescovo dopo avere udito il Capitolo, che vigilano due la disciplina, due l'amministrazione. Il loro ufficio durà sei anni, e possono essere reletti. Ne sono esclusi, oltre il rettore e l'economo, il vicario generale, i familiari del vescovo e i confessori ordinari. Il loro parere ha valore consultivo, che il vescovo però è tenuto a chiedere negli affari di maggiore importanza (cann. 1359).
d) Gli alunni debbono essere figli legittimi ed aspirare al sacerdozio (cann. 1363), entrando in s. fin dall'inizio degli studi medi (cann. 972 e 1370). Si debbono educare alla pietà, allo studio, all'esercizio delle virtù cristiane; debbono osservare le regole di urbanità e d'igiene, la gravità ecclesiastica (cann. 1367-69). Gli incorreggibili, quelli che non riescono negli studi, tutti coloro che non hanno inclinazione alle cose sacre, debbono essere dimessi (cann. 1371). I dimessi da altri s. o da istituti religiosi non si possono accettare senza le debite cautele (cann. 1363 e 1373) e ogni senza il «nulla osta» della S. Congregazione dei S. e gli studi comprendono il corso umanistico o letterario, che generalmente corrisponde a quello delle scuole statali, con particolare preminenza delle lettere classiche, latine e greche; il biennio filosofico e il quadriennio teologico. Materie principali, nel s. maggiore, sono la filosofia scolastica, la teologia dogmatica e morale, la S. Scrittura, la storia ecclesiastica, il diritto canonico, la liturgia, la patrologia. Numerose, poi, le discipline secondarie: archeologia, ascetica e mistica, eloquenza, pastorale, musica sacra, ecc. I professori debbono essere, preferibilmente, laureati. È fatto loro obbligo d'insegnare la filosofia e la teologia secondo il metodo, la dottrina e i principi di s. Tommaso (cann. 1364-66).
e) Per la sua personalità giuridica tutta propria, il s. pur rimanendo soggetto all'autorità del vescovo, è esente dalla giurisdizione parrocchiale: funge da parroco lo stesso rettore (cann. 1368).
Spetta al vescovo assicurare il buon andamento del s., ed è suo dovere rendersene conto personalmente (cann. 1357). Egli ne ha quindi l'alta vigilanza, mentre la rappresentanza giuridica, che già la giurisprudenza, secondo i criteri del Concilio di Trento, riconosceva al vescovo, appartiene al rettore, il quale, in caso di assenza o d'impedimento, è supplito dal vescovo.
2. L'attuazione pratica di tali norme varia alquanto nei diversi paesi. In Italia il biennio filosofico è fuso con il corso liceale di tre anni: è invalso ormai l'uso, però, di aggiungere a tale corso un quarto anno, particolarmente consacrato allo studio della filosofia. Nel Nord e in Sicilia ha per lo più il s. pieno (minore e maggiore riuniti); nelle altre regioni si hanno il diocesano per il ginnasio e il regionale per il corso liceale-filosofico e la teologia.
3. I s. regionali d'Italia debbono la loro istituzione a Pio X, il quale ne redasse, con la cost. apost. Susceptum inde del 25 marzo 1914, la carta costituzionale (AAS, 6 [1914], pp. 213-18), con il fine di venire incontro alle necessità delle numerose piccole diocesi, onde dare ad esse un clero debitamente formato. Dipendono direttamente dalla S. Congregazione dei S. e delle Università degli Studi, che ne nomina il personale e provvede alla loro economia. I vescovi delle rispettive diocesi vi esercitano la loro alta
3. Vocazioni e formazione ecc.: M. Bargillat, De instituzione clericorum in seminariis episcopalibus, Parigi 1908; Card. D. Mercier, De s. seminariis, Malines 1908; J. Bricout, L'éducation du clergé français, Parigi 1922; Fr. Mennini, I Santi Ordini, Torino 1925; P. Ruiz de los Paños, El Reglamento del s. como medio de santificación, Toledo 1927; G. M. Camele, La formazione del clero: teoria e pratica, Bologna 1929 (2a ed., a cura di C. Sarti, Milano 1949); A. Ciarappa, Sacerdos, Todi 1929 (con particolare riguardo all'Opera delle Vocazioni); Card. D. Jorio, Sacerdos alter Christus, Roma 1933 (commento alla Ist. sullo scrutinio degli ordinandi); W. Onclin, De rectoribus seminariorum, in Ius