ABRUZZO (ABRUZZI). -
I. GEOGRAFIA
Regione dell'Italia centr. compresa fra le Marche, l'Umbria, il Lazio e il Molise, che si affaccia all'Adriatico tra le foci del Tronto e del Trigno e si spinge ad occid. fino ai M. Simbruini ed Enrici, che dividono la Marsica (Abruzzo occidentale) dalla Ciociaria (Lazio sudorient.). Dalla esile fascia litoranea costituita di modeste colline terziarie (argille, marne, sabbie) si ascende bruscamente su di un'ampia regione di alte terre (80 km. di larghezza su 150 ca. di lunghezza in media), d'ogni parte ricinata da montagne (Monti della Laga, Gran Sasso, Maiella, Meta, Enrici, Simbruini, Sabini) che toccano o superano in più luoghi i 2000 m. (2914 m. nel M. Corno, che è il più alto di tutto l'Appennino). Altre sbarre montane attraversano tutto l'interno in più serie ordinate di regola da NO a SE e pressoché parallele, facendo posto a numerose valli longitudinali (alto Velino, alto Tronto, Aterno, Salto, Turano, Liri, alto Aniene, Sangro), a conche residui di bacini lacustri (Fucino), a cavità carsiche (campi) ed a più o meno estesi lembi di alte superfici di spianamento.Il clima presenta notevoli diversità non solo fra il margine litoraneo e l'interno, ma, in quest'ultimo, fra le conche chiuse o i fondivalle e le aree culminali. In genere l'altopiano ha inverni lunghi e rigidi, con abbondanti precipitazioni nevose; le piogge sono dovunque piuttosto scarse, e diminuiscono di regola da O. verso E. Aridità e continentalità del clima, accentuato e aspro rilievo (e conseguente difficoltà delle comunicazioni), prevalenza dei suoli calcarei spiegano la vocazione pastorale dell'Abruzzo, il modesto sviluppo che vi assume l'agricoltura e ancor più l'in-dustria moderna, ed il carattere conservativo della sua economia. La popolazione è concentrata soprattutto nella regione litoranea e nelle conche intermontane, delle quali le più importanti sono le maggiori: Sul-
scendente, e sempre diminuendola di una lettera in fine, sicché l'insieme viene a forma
ABRUZZO - Chiesa di S. Maria di Collemaggio. Facciata del sec. XIV - L'Aquila.
mona (403 m.), Avezzano (698 m.) ed Aquila (721 m.). Pochi e di modesta entità demografica i centri urbani, soltanto due dei quali (L'Aquila e Pescara) superano i 50.000 ab.
Ecco i dati statistici relativi alle quattro province abruzzesi:
| Province (e abitanti del colonnato) | Numero dei comuni | Area (in Kmq.) | Popolazione (cens. 1936) | Den- sità |
| AQUILA (54.722) | 104 | 5032 | 365.716 | 73 |
| CHIETI (30.266) | 99 | 2582 | 374.727 | 145 |
| PESCARA (51.808) | 43 | 1225 | 211.561 | 173 |
| TERAMO (33.796) | 24 | 1948 | 249.352 | 128 |
| **Totali** | 270 | 10.787 | 1.201.356 | 111 |
Di Molise (v.) in un'unica regione storica.
**
2. STORIA
Al tempo dell'impero romano l'A. comprendeva la IV regione d'Italia, abitata dai popoli Sabini in quel di Rieti, Antrodoco ed Amiterno; dagli Equi e dai Marsi lungo la vallata del Cicoli e gli altipiani del Fucino; dai Vestini, che da Aveia e Forcora, presso l'Aquila, si estendevano sino ad Ofena, Penne, Atri e Teramo, l'antico Praetutium, indi Apru-tium, donde poi nacque il nome di Abruzzo; dai Peligni, abitatori delle vetuste città di Sulmona, Valva, Pentima, Corfinio; dai Marrucini, che ebbero per loro capitali Chieti (Teate) e Pescara (Amiternum); dai Frentani in quel di Ortona, Lanciano ed Istonio, tra la Maiella e l'Adriatico; dai Sanniti, che da Alfedena (Aufidena) e Castel di Sangro si prolungavano per le città del Molise, Isernia, Trivento, Boiano.Data la vicinanza del Lazio con l'A., la propaganda evangelica raggiunse certamente presto i popoli suddetti e specialmente le città fiancheggianti le vie consolari Salaria, Valeria e Claudia Nova. In S. Vittorino d'Amiterno ed in S. Giusta di Bazzano esistono dei cimiteri cristiani, che si fanno risalire al IV sec. Angelo Silvagni ha messo insieme una dicina di epigrafi cristiane, raccolte in A., che vanno dal IV al VI sec. Fantasia popolare e bizzarra di scrittori pretenderebbero che le più antiche sedi episcopali della regione siano state fondate da discepoli degli apostoli; la critica moderna però, con F. Lanzoni (Le diocesi d'Italia, I, pp. 344-80) ed altri, non le crede più antiche del IV sec. Fiorirono anche in A., con l'incipiente medioevo, varie Passiones, ossia leggende agiografiche, come quella di S. Anatolia martire, di S. Massimo levita, di S. Vittorino d'Amiterno, di S. Cetteo di Pescara, dei martiri celanesi Simplicio, Costanzo e Vittoriano, di Rufino e Cesidio in Trasacco, di S. Giustino vescovo di Chieti, di S. Giusta in Bazzano, di S. Eusonio e compagni in Forcora, di S. Pelino in Corfinio: leggende tutte vagliate e giudicate dai Bollandisti nei loro Acta SS. ed elencate nella BHL,

mona ( 403 m .), Avezzano ( 698 m .) ed Aquila ( 721 m .). Pochi e di modesta entità demografica i centri urbani, soltanto due dei quali (L'Aquila e Pescara) superano i 50.000 ab .
sotto i nomi e i natalizi rispettivi. La storia medievale d'A., oltre che dai documenti diplomatici coevi, ci viene trasmessa dalle cronache monastiche di Farfa, di S. Vincenzo al Volturno, di S. Clemente a Casauria, e di S. Bartolomeo a Carpineto. Il polstore abruzzese, l'Antinori, pubblicò quasi tutte le cronache aquilane nelle Antiquitates Italiae del Muratori: ai nostri tempi F. Savini illustrò con moltissimi documenti inediti tutta la Chiesa teramana. Sull'A. Aquilano Santo (Aquila 1849) e i suoi Santuari, scriveva diffusamente il minorita D. Casciola da S. Eusonio, in seguito imitato dal confratello G. Obletter per le diocesi di Chieti e Vasto (Teramo 1924). Nel 1900 uscì in Atri dalla tipografia De Arcangelis la seconda edizione del Calendario dei Santi Abruzzi, ordinato da un laico, secondo il giorno della loro festa.
3. ARTE SACRA
L'arte in Abruzzo ebbe carattere quasi esclusivamente religioso, e l'architettura chiesistica del medioevo ne fu la più alta ed originale espressione. Scarse ed irrilevanti le vestigia di monumenti anteriori al Mille. Il primo risveglio delle attività artistiche nella regione fu promosso durante il sec. XI dall'immigrazione di maestranze monastiche da Montecassino: queste nella chiesa abbaziale di S. Liberatore alla Maiella istituirono, fin dai primi anni del sec. XI, un tipo di costruzione basilicale a tre navate suddivise da piloni a pianta quadrata ed arcate semicircolari, con absidi e copertura a vista, dal quale a lungo l'edilizia sacra abruzzese derivò i suoi caratteri salienti.A questa prima grande corrente architettonica, detta appunto «di S. Liberatore», di impronta solennemente classicheggiate pur con elementi lombardi, si ricollegano l'antico oratorio di S. Alessandro annesso alla cattedrale Valvense, di pianta assai singolare, le chiese di S. Pietro ad Oratorium di Capestrano, di S. Clemente al Vomano e quella di S. Maria di Bominaco (primi del sec. XII), nella cui facciata si comincia a delineare timidamente quello schema a coronamento orizzontale che costituirà una delle più tipiche e costanti caratteristiche delle chiese abruzzesi, seguitando ad aver fortuna fin nel maturo Rinascimento (facciata di S. Bernardino ad Aquila, di Cola dell'Amatrice, 1540). «Frede e continuatrice dei metodi di S. Liberatore» (Gavini) fu la «Scuola valvense», che ebbe il suo monumento capostipite nella cattedrale di S. Pelino ad Valvas presso Pentima, oggi Confino (consacrata nel 1124), con transetto absidato e cupola-torre ottagona all'intercrocìo, sulla quale si modellarono le cattedrali di Sulmona, di Teramo e di Chieti. La sontuosità ornamentale della Scuola valvense fu però superata dalle raffinatezze stilistiche della «Scuola casauriense», che assimilando originalmente forme dell'architettura borgognona (v. BAROCCA, ARTE) quali erano già comparse nella ricostruzione della chiesa abbaziale di S. Giovanni in Venere a Fossacesia (iniz. 1165), creò nel S. Clemente a Casauria (1176-82) il capolavoro dell'architettura romanica della regione. Accanto a queste tre grandi scuole, dirette filiazioni dell'arte benedettina cassinese, ne fiorirono durante il sec. XIII di minori, pure di impronta monastica ma con maggior varietà di accenti locali: ad es. nella Marsica, dove alla metà del secolo precedente i Benedettini avevano costruito con avanzi classici il nobilissimo tempio di S. Pietro ad Alba Fucense. Tanto rigogliò nell'architettura romanica rallentò forse l'affermarsi delle forme gotiche francesi, di cui l'Abruzzo ricevette un precoce apporto nella chiesa cistercense di S. Maria d'Arabona presso Chieti (fondata nel 1208); pure le correnti da esse derivate, variamente componendosi con gli elementi della tradizione, diedero luogo sulla fine del Duecento e per tutto il Trecento ad una splendida fioritura di chiese specialmente nei territori di Lanciano e di Atri e nella città dell'Aquila: la elegantissima facciata

