Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Arte Artisti

BELLINI

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BELLINI, GENTILE - Ritrovamento della reliquia della Croce nel canale - Venezia, galleria dell'Accademia.
BELLINI, GENTILE - Ritrovamento della reliquia della Croce nel canale - Venezia, galleria dell'Accademia.

BELLINI. - Celebre famiglia di pittori alla quale essenzialmente si deve il rinnovamento della pittura veneziana dall'inizio del Quattrocento ai primi anni del Cinquecento. Ne fu capostipite Jacopo, n., sembra, nei primi anni del sec. XV, già nel 1424 ricordato come pittore, allievo di Gentile da Fabriano. Jacopo fu amico e suocero del Mantegna, al quale nel 1453 diede in moglie la figlia. Viveva ancora il 17 genn. 1470, ma era già morto da qualche tempo il 23 nov. 1471. Le opere sue maggiori sono andate distrutte: tra le rimaste ricordiamo il Cristo in Croce del museo civico di Verona, mal conservato; la Madonna col bambino nella galleria dell'Accademia di Venezia, ancora rigida e con ricordi gotici nell'ornato; la Madonna col Bambino nella galleria Tadini a Lovere ispirata a Gentile da Fabriano; la Madonna col Bambino agli Uffizi, nella quale la solennità ieratica è moderata dal gesto umano di far apprendere al figlio il gesto della benedizione; la Madonna della chiesa di Legnaro presso Padova ora all'Accademia di Venezia, nella quale sembra riscontrarsi un influsso del figlio Giovanni. La Madonnina della galleria di Brera è datata 1448.

Le opere conservate da sé sole non sarebbero sufficienti a farci comprendere l'arte di Jacopo e la sua importanza nello sviluppo della pittura veneziana, se non conoscessimo i suoi due libri di disegni, uno nel British Museum di Londra e l'altro al Louvre, forse preparati da lui per i figli. Questi disegni ci rivelano come Jacopo sia stato veramente l'iniziatore della nuova pittura veneziana: troviamo in essi studi di figure e di movimenti, paesaggi, architetture in parte tratte dal vero, nelle quali si mescolano il gotico e l'antico. L'artista sa rendere specialmente l'atmosfera, preparando la via a quella che fu una delle più notevoli conquiste della grande pittura veneta.

GENTILE, figlio di Jacopo, n. a Venezia, quasi certamente nel 1429, ivi m. il 23 febbr. del 1507. Segui nell'arte il padre e subì l'influsso del Mantegna suo cognato, come si vede specialmente nelle ante d'organo ora nel museo dell'Opera di S. Marco. La sua prima opera, datata 1465 e firmata, è la grande tempera rappresentante il Beato Lorenzo Giustiniani, ora all'Accademia di Venezia. Il Santo è rappresentato di profilo con contorni taglienti. Questa pittura presenta reminiscenze mantegnesche e quelle tendenze realistiche, che si affermeranno nei ritratti, nei quali l'artista fu assai valente. Celebre è il Ritratto di Maometto II (galleria di Londra), che Gentile dipinse per invito avuto da quel sultano nel 1479.

Del 1496 è datato uno dei tre teleri eseguiti per la confraternita di s. Giovanni Evangelista: la Processione della Reliquia della Croce in Piazza S. Marco. In questa pittura si vede l'abilità di Gentile come vedutista di esattezza documentaria: la piazza è scrupolosamente rappresentata con tutte le particolarità dei suoi edifici, tanto che sulla facciata di S. Marco possiamo scorgere al loro posto tutti i musaici originali. Benché l'artista si studi di rendere il movimento e di rompere l'uniformità del corteo variando gli atteggiamenti dei personaggi, come vediamo nei portatori del baldacchino, tuttavia le sue figure, tra cui alcune dipinte con intento ritrattistico, restano impacciate e incerte nei movimenti. Per la stessa confraternita Gentile dipinse nel 1500 il Ritrovamento della reliquia nel canale, anch'esso interessante come veduta, nel quale permangono incertezze prospettiche e qualche arcaismo nelle figure. Del 1501 è la terza tela rappresentante il Miracolo della liberazione di Pietro da Lodovico dalla febbre. Nella Predica di s. Marco della galleria di Brera l'intervento del fratello Giovanni vale a conferire movimento e organicità alla scena. Gentile segna una specie di transizione tra il gotico fiorito e il Rinascimento del Mantegna; cerca di rappresentare la folla, ma non riesce a interpretarla unitariamente per la pedante simmetria e per la rigidezza delle sue immobili rassegne di figure.

GIOVANNI (detto Giambellino) fratello di Gentile, n. a Venezia intorno al 1429; viene ricordato la prima volta nel 1459; m. il 20 nov. 1516. Le date delle sue opere quattrocentesche sono incerte. Già nei suoi primi dipinti, che, come quasi tutti gli altri, furono di soggetto sacro, si rivela la sua predilezione per l'effetto pittorico (ad es., la Madonna che tiene il Bambino addormentato sulle ginocchia dell'Accademia di Venezia). Fu sensibile, nel secondo periodo della sua attività, agli influssi del Mantegna, come provano alcune Madonne e la Trasfigurazione del museo Correr, nella quale le figure sono rudi e denunciano lo sforzo di rendere il rilievo, mentre la caratteristica pittoricità di Giambellino si vede solo nello sfondo. Parimenti mantegnesca è l'Orazione nell'Orto della galleria di Londra, ma il paese ha più ampio respiro, il chiaroscuro è pittorico e i lumi non sono più crudi, gli Apostoli, pur presentando scorci mantegneschi, sono più umani, il paese è arioso e tutto il dipinto presenta maggior varietà e scioltezza. Più aderente all'ispirazione religiosa che non il Mantegna, ci appare l'artista nella Pietà del palazzo Ducale di Venezia, ricca di sentimento tragico, rappresentata su uno sfondo paesistico. La Pietà del museo Poldi Pezzoli a Milano serba ancora resti della squadratura mantegnesca, ma la luce e il chiaroscuro attenuano i contorni; così pure nella Crocifissione del museo Correr, l'originalità del paese luminoso e la luce diffusa fanno dimenticare i non ancora abbandonati manierismi; nella Pietà della stessa collezione, la figura di Cristo rende splendidamente, senza durezze, l'abbandono della morte. La Pietà di Brera segna un ulteriore progresso, anche per la maggiore libertà di composizione e per una più profonda espressività.

Nella Trasfigurazione della pinacoteca di Napoli il Mantegna è quasi dimenticato; il paese predomina e in tutto il quadro è diffusa una luminosità, che si accentua nella figura centrale di Cristo. La Madonna della galleria di Bergamo già anticipa il tipo delle Madonne sue più celebrate.

La serie dei grandi quadri di altare comincia con la pala di s. Giobbe, ora nella galleria di Venezia, in cui la composizione si stende con larghezza e il senso del colore è già quasi tonale. La celebre pala della sacrestia dei Frari, firmata e datata 1488, mostra un ulteriore progresso nella forza del colorito. Tracce mantegnesche si notano ancora nella pala di s. Zeno, ma l'artista vi umanizza sempre più i personaggi divini, tanto che la Vergine appare soprattutto pervasa da sentimento materno. Il colorismo che produrrà il gran secolo della pittura di Venezia, è qui già tutto formato: una luce calda come oro vecchio sorge dall'abside dipinta entro la quale campeggia la Vergine e lascia emergere, con forza ancor più viva, il colore dei santi di cuprea intonazione.

L'Allegoria sacra degli Uffizi è una mistica fantasticheria che nel paesaggio fa presentare Tiziano e nel digradare delle tinte e nella dolcezza delle sfumature inizia la pittura tonale (v. VENEZIA, ARTE di). La stessa morbidezza dei passaggi cromatici, insieme con un colorito unitariamente fuso, si trova nella Madonna con due sante della galleria di Venezia; e si intensifica nella giustamente celebrata Madonna degli alberetti della stessa galleria, specialmente nel volto della Vergine che quasi perde la nettezza dei contorni.

Nella pala di s. Zaccaria, firmata e datata 1505, il pittore si rifà ai modi di quella di s. Giobbe, ma ai lati rappresenta tratti di cielo e alberetti. Nel S. Girolamo con s. Agostino e Cristoforo della chiesa di S. Giovanni Crisostomo a Venezia, firmato e datato 1513, Giambellino rivaleggia con Giorgione, tanto che il S. Cristoforo è già da includere nell'orbita della nuova pittura cinquecentesca.

BELLINI, GIOVANNI - Disegno per un <em>Bambino Gesù</em>. Roma, palazzo Co.sini, Gabinetto naz. dei disegni.
BELLINI, GIOVANNI - Disegno per un Bambino Gesù. Roma, palazzo Co.sini, Gabinetto naz. dei disegni.(per cortesia del dott. B. Degenhart)

Per Giambellino bellezza e pietà si identificano e si uniscono a formare una perfetta opera d'arte. - Vedi Tavv. LXXV-LXXVI.

MADONNA COL BAMBINO di Jacopo Bellini - Lovere, galleria Tadini.
Tav. LXXV MADONNA COL BAMBINO di Jacopo Bellini - Lovere, galleria Tadini.(fot. Anderson)
In alto: PIETÀ di Giovanni Bellini - Milano, Brera. In basso: TRASFIGURAZIONE di Giovanni Bellini. Napoli, museo Nazionale.
Tav. LXXVI In alto: PIETÀ di Giovanni Bellini - Milano, Brera. In basso: TRASFIGURAZIONE di Giovanni Bellini. Napoli, museo Nazionale.(fot. Anderson)
Bibliografia10 opere
BIBL.: G. Gronau, Die Künstlerfamilie B., Lipsia 1909; V. Golubew, Les dessins de Jacopo B. au Louvre et au British Museum, Bruxelles 1908-12; G. Gronau, Giovanni B. Des Meisters Gemälde in 207 Abbildungen, Berlino 1930; L. Venturi, Contributi a Jacopo B., in L'arte, 33 (1930), pp. 180-86; B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, trad. di E. Cecchi, Milano 1936, pp. 59-65; C. Gamba, Giovanni B., ivi 1937; B. Degenhart, Ein Beitrag zu den Zeichnungen Gentile und Giovanni B. und Dürers erstem Aufenthalt in Venedig, in Jahrbuch der preuss. Kunstsamml., 61 (1940), pp. 37-47; G. Fogolari, I restauri del Giambellino della galleria dell'Accademia di Venezia, in Le arti, 2 (1939-40), pp. 251-55; V. Moschini, Giambellino, Bergamo 1943; id., Disegni di Jacopo B., ivi 1943.

Vincenzo Golzio

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 1191–1195.

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Golzio, Vincenzo. “Bellini.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 1191–1195. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/bellini.

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Golzio, Vincenzo. “Bellini.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1191–1195. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/bellini.

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