COREA

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COREA. -

I. GEOGRAFIA

In giapponese Chösen (freschezza del mattino). Penisola dell'Asia orientale che si protende tra la Manciuria e l'arcipelago giapponese, alla latitudine dell'Italia meridionale. Un potente bastione naturale (Chang-paik; 2750 m. nel Paikto-san) la separa al N. dalla Manciuria ed una lunga dorsale montana (Taihaku, massima altezza m. 2473) la percorre in tutta la sua lunghezza. Ad una costa unita, alta e importuosa ad E., si oppone ad E. ed a S. un litorale articolato, frangato d'isole, sul quale sboccano ampie pianure, irrigate da fiumi. Il clima risente in misura relativamente scarsa l'influenza del mare: Keijo (Scoul), alla latitudine di Catania, ha la media temperatura annua di Parigi. Le piogge aumentano da N. a S., dove giungono ad un massimo di 1500 mm. annui.

La C. è paese agricolo (riso, orzo, frumento, cotone). Le foreste occupano quasi 3/4 della superficie territoriale. L'allevamento (bovini, suini, pollame) è cospicuo, e più ancora la bachicoltura e la pesca. Le risorse minerarie (oro, carbone, ferro, grafite, arsenico, piombo, rame, tungsteno, ecc.) non sono adeguatamente sfruttate.

Sopra una superfice di 220.788 kmq. vivono (1940) 24 milioni di ab. (densità: 110 a kmq.) di cui ca. mezzo milione giapponesi e 40 mila stranieri. Keijo, la capitale tradizionale, nel 1946 contava 1,1 milioni di ab.; Fusan, il nodo più importante per le comunicazioni col Giappone, 400 mila; Heijo (Pyeng-yang), la capitale della C. settentrionale, 286 mila; Taikyu, 269 mila; Jinsen (Chemulpo) 216 mila ecc. La grande maggioranza dei Coreani professa lo sciamanesimo (appena 1/7 sono buddhisti e forse non più di 80 mila sconosciuti). C'è una stima ufficiale del 1° marzo 1947 che dà i cristiani in numero di 666.000.

Possesso cinese fino alla guerra cino-giapponese (1895), la C. venne riconosciuta come protettorato giapponese dopo il 18 nov. 1905, e annessa al Giappone il 22 ag. 1910. Con la seconda guerra mondiale avrebbe dovuto riacquistare la propria indipendenza. Intanto la C. settentrionale (a N. del 38° di lat.; 124 mila kmq. con 8,2 milioni di ab.) costituisce una repubblica popolare di tipo sovietico, secondo è stato imposto dall'occupazione russa; il resto (96 mila kmq. con 14,6 milioni di ab.) è sotto controllo statunitense.

BIBL.: L. Nocentini, Materiali per la geografia della C., in Rendic. R. Acc. Lincei, Classe scienze morali stor. e filol., 5a serie, 5 (1896), pp. 111-38, 234-59; A. Hamilton, Korea, Londra 1904; S. Genthe, Korea, Reiseschilderingen, Berlino 1905; A. Ireland, The new Korea, Nuova York 1927; H. B. Drake, Korea of the Japanese, Londra 1930; I. W. Baylor, The Geography of Chosen, in Economic Geography, 7 (1931), pp. 238-51; E. C. Wagner, Korea, the old and the new, Nuova York 1931.

II. EVANGELIZZAZIONE DELLA C

La storia missionaria della C. s'iniziò con il battesimo di Pietro Ri Seung-houn-i a Pechino nel 1784. Durante l'occu-

pazione giapponese dal 1592 al 1599, probabilmente da soldati cristiani, furono battezzati fanciulli moribondi; non si sa nulla però di fondazione di cristianità. Schiavi coreani, trasportati nel Giappone, fatti cristiani furono martirizzati nella grande persecuzione del secc. XVII. Tra i martiri giapponesi beatificati nel 1867 nove erano coreani. Tutti i tentativi di penetrazione del secc. XVII sia dal Giappone, sia dalla Cina e da Manila fallirono dinanzi alla chiusura ermetica del paese, interrotta unicamente dall’annua ambasceria alla corte di Pechino di cui la C. era vassalla. Per tale via libri cristiani pervennero in C. quali primi missionari.

Nel 1777 alcuni letterati coreani, tra cui Piek-i, cominciarono a studiare questi libri. Piek-i incaricò Ri-Seung-houn-i, membro della legazione del 1783, di mettersi in relazione con i missionari. Ri fu battezzato a Pechino dal p. Jean Joseph de Grammont ex-gesuita e, tornato in patria, battezzò Piek-i e Koun Il-sin-i, fervidi propagatori della nuova fede. È vero che Piek-i apostatò nella persecuzione ben presto scoppiata come pure Pietro Ri nel 1789, dopo che il vescovo di Pechino Alessandro de Gouveia (1751-1808) dichiarò invalida la gerarchia introdotta da Ri e illecite talune cerimonie simili a quelle cinesi. Ma il sacerdote cinese Giacomo Tsii, giunto nella C. nel 1795, trovò ca. 4000 cristiani e alla sua morte nel 1801 il numero era salito a 10.000 ca. Nella persecuzione del 1801 Tsii con più di 300 cristiani morirono martiri. Nel 1802 fu emanato un decreto anticristiano che durò fino al 1882. Dal 1801 al 1844 la cristianità coreana rimase di nuovo senza sacerdoti.

Tuttavia essa perdurò e nel 1811 e poi nel 1825 chiese sacerdoti da Pechino e da Roma. Nel 1831 fu eretto il vicariato apostolico di C. e mons. Barthélemy Bruguère della Società per le Missioni estere di Parigi (1792-1835), coadiutore del Siam, fu nominato vicario apostolico. Non riuscì mai a penetrare nel suo vicariato e morì nel 1835. Il sacerdote cinese Pacifico Ryou invece poté penetrarsi nel 1834. Negli 1846 e 1837 i due missionari Pierre-Philibert Maubant (1803-1839) e Jacques-Honoré Chastan (1803-1839) e il nuovo vicario apostolico Laurent-Joseph-Marius Imbert (1796-1839) poterono segretamente entrare e organizzare la missione, morendo martiri tutti e tre nel 1839 (beatificati nel 1925). Di nuovo la cristianità rimase per sei anni senza sacerdoti. Nel 1845 mons. Jean Joseph Ferréol (1808-1833), successore di mons. Imbert, e il missionario Marie Nicolas Antoine Daveluy (1818-1866) aiutati dal primo sacerdote coreano Andrea Kim, educato a Macao, riuscirono ad entrare nella missione. Kim fu martirizzato nel 1846 (beatificato nel 1925). Fortunatamente mons. Ferréol (m. nel 1853) e il suo successore Siméon-François Berneux (1814-1866) con il coadiutore Daveluy e altri missionari, giunti colà segretamente, poterono lavorare fino al 1866 elevando il numero dei cristiani a ca. 23.000. Nel 1866 rincurdi la persecuzione: i due vescovi, 7 missionari e più di 10.000 cristiani ne furono vittime. I 3 superstiti missionari dovettero rifugiarsi fuori del paese. Di nuovo dunque la cristianità rimase senza sacerdoti fino al 1876 ed agli anni seguenti in cui dei missionari del seminario di Parigi vi entrarono di nascosto. Mons. Félix Clair Ridel (1830-1848) e il missionario Victor Marie Deguette (1848-1890) furono presi, e in seguito all’intervento del governo francese non furono uccisi ma espulsi.

Dal 1882 i trattati commerciali con il Giappone, gli Stati Uniti e vari Stati europei aprirono il paese al commercio. Il trattato con la Francia 1886-87 ottenne pure una certa libertà per le missioni. Negli anni successivi il numero dei cristiani salì fino a 77.000 (nel 1910) nonostante le continue difficoltà. L’annessione del paese al Giappone nel 1910 la pose nelle medesime condizioni di quel paese. Nel 1888 le prime suore, Soeurs de St-Paul de Chartres arrivarono in C. per l’educazione degli orfani. La tipografia esistente già prima nel Giappone (nel 1880 e 1881 aveva pubblicata una grammatica coreana e un vocabolario) fu trasportata nella C. Un seminario fu eretto nel 1892 in Ryang-saun presso Seul e

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CORA - Bodhisattva, Rilievo dell’Vui sec., dal tempio della Terra presso Keishn.

templi cinesi; sono anche notevoli le decorazioni pittoriche e scultoree degli interni. Fra i più celebri affreschi si ricordano quelli di Donjō (Tamjūng), nel tempio di Hōryūji presso Nara. I palazzi coreani ripetono invece lo schema tradizionale cinese. Esempi magnifici sono il Kyōng-pok-kung e il Chang-tōk-kung a Ōsul.

Interesse notevole presenta la scultura nella decorazione delle pagode di cui le più antiche risalgono al sec. VII, nelle tombe, e soprattutto nella statuaria buddhistica fra cui emerge la ricchissima serie nel Tempio della Terra, presso Keishū, del sec. VIII.
La ceramica fu esercitata in C. con sobrietà e compostezza di stile, e raggiunse sviluppi altissimi che molto giovarono alla ceramica giapponese.

BIBL.: A. Eckardt, s. V. BENE. Ital., XI (1931), pp. 387-90. Giovanni Carandente