P. Miscattelli (Firenze 1923) e dal Fantozzi (Lanciano 1925). Per la vita v.: G. Pardi, Della vita e degli scritti di G. C. da Siena, in Bull. sen. di st. patria, 2 (1895), pp. 1-50 e 202-30, e dello stesso: Il b. G. C. da Siena, in Nuova viv. star., 11 (1927), pp. 286-336. Per la vita e per l'arte v.: N. Sapegno, Il Trecento, Milano 1934, pp. 510-55 e 564; A. Levasti, in Mistici del '200 e del '300, ivi 1935, pp. 65-67, 1008-1010 (e le Lettere, pp. 749-81); G. Petrocchi, Le lettere del b. C., in Convictum, 2ª serie, 3 (19-30, 1).
COLOMBO, CRISTOFORO. - Il grande navigatore n. in Genova, come è concordemente attestato da documenti di archivio, da dichiarazioni di C. stesso o di suoi familiari e da autorevolissimi contemporanei, come A. Giustiniani, nel 1451, tra l'ag. e l'Ott., da modesta famiglia dell'artigianato ligure. Il padre si occupava di commercio, specialmente di lanerie, e Cristoforo dapprima lo coadiuvò, poi fu al servizio di importanti ditte commerciali genovesi, soprattutto i Centurione e i Dinegro, che avevano largo giro di affari in molti paesi mediterranei. In tale qualità, che si potrebbe definire di agente commerciale, fece probabilmente un viaggio a Scio, in tale qualità lo si trova nel 1476 a Lisbona, dove quelle ditte avevano una casa di commercio, e nel 1478 a Madera. Dal 1479 è stabilito definitivamente a Lisbona, e qui, o a Madera, si accasa con Filipa Moniz Perestrello, figlia di un Bartolomeo Perestrello di origine italiana, governatore dell'isola di Portosanto. Sembra che tale matrimonio gli procurasse conoscenze negli ambienti della corte portoghese e lo mettesse a contatto col movimento di espansione commerciale-marittima del Portogallo. Questo paese aveva allora, per privilegi sanciti da bolle pontifice, il monopolio delle spedizioni marittime nell'Atlantico; su una nave portoghese C. compì almeno un viaggio in Guinea, dopo il 1482. In quel tempo concepì il suo grande progetto, che consisteva nel raggiungere l'Asia orientale, o le Indie come allora si diceva, navigando verso l'Occidente, attraverso l'aperto Oceano, anziché per la lunga via del periplo africano. Tale navigazione, in base ad idee certo molto errate, ma diffuse largamente al suo tempo, era ritenuta da C. molto più breve che non la circumnavigazione dell'Africa.
C., che non aveva seguito studi regolari, si fece, in questi anni, una preparazione osmografica, leggendo opere assai diffuse al suo tempo (tra esse l'Imago mundi del card. Pietro D'Ailly), nelle quali trovava numerose attestazioni che lo confermavano nella sua convinzione. Di un analogo progetto di navigazione attraverso l'Atlantico, presentato sin dal 1474 al governo portoghese da un dotto fiorentino, Paolo dal Pozzo Toscanelli, C. ebbe probabilmente notizia solo più tardi e se ne avvale per perfezionare e corroborare il suo. Anche C. propose il suo progetto al Portogallo, che lo respinse, e allora C., intorno al 1485, lasciò il Portogallo con un figlio, Diego, trasferendosi nella Spagna meridionale, dove risiedevano i parenti della moglie, già morta a quel tempo, ed altri agenti di ditte commerciali genovesi. Con l'aiuto di suoi conterranei e di alte conoscenze, avvicino presto l'ambiente della corte spagnola, espose il suo progetto, da taluni favorito, soprattutto dalla regina Isabella, da altri ostacolato; ma trascorse lunghi anni di dure prove e di disagi prima di poter ottenere d'essere preso in seria considerazione. Le ultime difficoltà furono vinte per l'intervento del priore del convento della Rabida, P. Pérez, e di altri personaggi di quel monastero, presso il quale C. e il figlio Diego avevano trovato ospitalità in momenti difficili. Una speciale convenzione stipulata a S. Fe presso Granata, il 17 apr. 1492, coronò la costanza di C., cui erano concesse tre piccole navi per effettuare il tentativo di raggiungere l'Asia attraversando l'Atlantico, ed erano assicurati larghissimi compensi e privilegi in caso di successo.
Le tre navi (la Niña, la Pinta e la S. Maria, nave ammiraglia) furono allestite nel porto di Palos col con-

(da P. Rivilli, Cristoforo Colombo e granatos, in Emporium, 2 [1921], p. 5)
Risolute provvisoriamente le contese diplomatiche subito insorte col Portogallo, mediante tre bolle del papa Alessandro VI (3-4 maggio 1493) favorevolissime alla Spagna, fu allestita una seconda spedizione di 17 navi, a carattere coloniale, alla quale partecipò una missione di sacerdoti diretta, in base a istruzioni impartite dallo stesso Pontefice con bolla del 25 giugno, da p. Bernardo Boyl dei Minimi. Questa seconda spedizione, partita il 23 sett. 1493, fruttò la scoperta di parecchie delle Pic-

COLOMBO, CRISTOFORO - Psalterium Octaplum di Agostino Giustiniani, Genova 1516. Inizio dei cenni biografici di C. C., ("patria Genuensis") aggiunti quale glossa marginale al Ps. 18, 5. Esemplare del Pont. ist. Biblico - Roma.
cole Antille e una miglior conoscenza di Cuba e di Haiti, dove fu fondata la città di Isabella; ma nulla o quasi fruttò delle sperate ricchezze, in oro, gemme, prodotti preziosi, di cui si favoleggiavano doviziose le spiagge asiatiche che C. riteneva pur sempre di aver raggiunto. Dalle delusioni pullularono malcontenti fra i coloni ed anche fra taluni maggiorenti della corte, invidiosi della rapida ascesa dello straniero.
In un terzo viaggio (30 maggio 1498-nov. 1500) C. toccò la terraferma dell'attuale Sudamerica presso la foce dell'Orinoco, creduta terraferma asiatica; ma tornato ad Haiti dovette fronteggiare rivolte, degenerate, nella sua assenza, in aperta anarchia.
Fiducioso nella sua missione evangelica (egli è il portatore di Cristo, Christophorus o Christoforens come più spesso si firma) di là dell'Oceano, C. tuttavia si mostrò impari ai gravissimi problemi della sistemazione dei paesi coloniali dei quali egli era viceré e governatore in base alle convenzioni di S. Fe; il partito a lui avverso in Spagna se ne avvalse per ottenere dai sovrani l'invio di un ispettore, Francesco Bobadilla, che, abusando del mandato ricevuto, fece arrestare C. col fratello Bartolomeo e lo rimandò in catene in Spagna.
L'umiliazione subita, e non adeguatamente riparata, le molteplici delusioni, le amarezze derivate da insuccessi, incomprensioni, ostilità, ebbero per effetto di rinforzare il sentimento religioso di C., cosciente, ormai, di essere un perseguitato, e lo guidarono verso un misticismo che dominerà nel resto della sua vita. Ma, irremovibile nella cieca fiducia di aver trovato la diretta via marittima per
l'Asia e di aver toccato questo continente, C. chiese ed ottenne di guidare una quarta spedizione (maggio 1502-nov. 1504), durante la quale, raggiunta la regione istmica dell'attuale America centrale, navigò fino alla costa di Veragua non lungi dall'attuale Panama alla ricerca di un passaggio verso l'India e le foci del Ganges, donde, se la fortuna gli avesse arriso, meditava forse di ritornare per la via dell'Oceano Indiano e del Mar Rosso, tentando perfino la riconquista della Terra Santa! Il viaggio, sequela interminabile di traverso, si conchiuse col ricovero delle navi ormai guaste e logore in un porto della solitaria isola di Giamaica, dove parve a C., ormai straziato nel corpo, fiaccato nelle estreme indomite energie, di dover finire i suoi giorni « tanto lontano dai Santi Sacramenti della Santa Chiesa che si dimenticherà di quest'anima se qui si dipartirà dal corpo », come egli stesso ebbe a scrivere in una lettera celebre, invocando il compianto di « chi tiene carità, verità e giustizia! ». La salvezza venne inaspettata dal disperato, ma riuscito tentativo di due uomini fidati, che, dopo un lunghissimo periodo quasi di lenta agonia, riuscirono a fargli giungere una nave salvatrice. Tornato in Spagna il 7 nov. 1504, C. moriva dimenticato a Valladolid il 20 maggio 1506, vigilia dell'Ascensione, assistito dai figli e da pochissimi familiari. Le ultime sue parole furono: « In manus tuas Domine commendo animam meam ».
I resti mortali di C. furono sepolti dapprima nel chiostro dei Francescani a Valladolid, poi nel 1509 nella

COLOMBO, CRISTOFORO - Psalterium Octaplum di Agostino Giustiniani, Genova 1516. Fine dei cenni biografici di C. C. aggiunti quale glossa marginale al Ps. 18, 5. Esemplare del Pont. ist. Biblico - Roma.