COLOMBINI, GIOVANNI, beato. – Senese, n. nel 1304; ricco commerciante e cittadino autorevole, posso a Biagia Cerretani (1342); da lei invitato a leggere la vita di S. Maria Egiziana (1355), fu da Dio ispirato a carità finché (1364 ca.) donò tutto il suo all'ospedale di S. Maria della Scala e alle mosche di S. Bonda in Siena, riserbando per sé l'uso di una casa e una somma per la moglie. Si dette così ad una vita intensa di penitenza e di apostolato, Gesuiti (v.) ma infastidendo i governanti che lo esilarono (1357 o 1363); visitò allora Arezzo, Città di Castello, Pisa, Lucca, Pistoia, Firenze, ma fu presto richiamato dalla patria, pentita e sgomenta per la peste, interpretata come castigo dell'ingiusto esilio. Non gli mancò l'accusa di eresia, ma ebbe l'approvazione di Urbano V (Corneto, 4 giugno 1367). Nel ritornare a Siena fu colto da malore ad Acquapendente e morì a S. Salvatore il 31 luglio 1367. Il suo culto fu in certo qual modo riconosciuto da Gregorio XIII, che lo inserì nel Martirologio romano, e da Paolo V che ne concesse l'Ufficio e la Messa a Siena e ai Gesuiti.
Una sua vita di Pietro Petroni è perduta; incerta attribuzione di laudi, meno una: Dilettos Gesù Cristo chi ben t'ama; sicure 114 lettere piene di compunzione per sé, di comprensione per gli altri, di disprezzo dei beni terreni, di confidenza nell'aiuto divino, e soprattutto ricche di affocato e dolcissimo desiderio di Gesù, che senza posa cerca di comunicare agli altri.
P. Misciattelli (Firenze 1923) e dal Fantozzi (Lanciano 1922). Per la vita v.: G. Pardi, Della vita e degli scritti di G. C. da Siena, in Bull. ten. di II. patria, 2 (1892), pp. 1-50 e 202-30, e dello stesso: Il b. G. C. da Siena, in Nuova etc. stor., 11 (1927), pp. 286-236. Per la vita e per l'arte v.: N. Sapegno, Il Trecento, Milano 1934, pp. 210-25 e 264; A. Levasti, in Mistici del ' 200 e del ' 300 , ivi 1935, pp. 63-67, 1008-1010 (e le Lettere, pp. 740-81); G. Petrocchi, Le lettere del b. C., in Cunvivium, 2° serie, 3 (19-20, I).