CROAZIA. -
I. GEOGRAFIA
Regione dell'ex-Impero austro-ungarico e occupante circa gli stessi confini dell'omonimo regno, che ebbe effimera vita, durante la seconda guerra mondiale.Il regno di C. unito alla Corona d'Ungheria misurava, nel 1913, 42.534 kmq. di superficie con

2.261.954 ab.; quello sorto e scomparso durante la seconda guerra mondiale, comprendente oltre il nucleo originario, gran parte della Dalmazia, la Slavonia e l'intera Bosnia e Erzegovina, copriva ca. 106 mila kmq. di superficie con 7 milioni di ab. L'attuare Repubblica popolare croata misura 57.400 kmq. con 3.749.039 ab. (1949). Città importanti sono: Zagabria, Osiek, Varaždin, Karlovac, Brod, Ragusa e Spalato.
La C. è costituita dalla zona dinarica a SO. dei fiumi Culpa e Sava e dalla zona pannonica che consta di due parti; una montagnosa che è un prolungamento della zona alpina e una pianeggiante attorno ai fiumi Sava, Drava e Danubio. Il clima della C. ha carattere continentale con estati calde ed inverni rigidi e violenta «bora» sugli altipiani.
La C. si distingue per la parziale mancanza di unità religiosa. La maggioranza è cattolica (60%), specie in Dalmazia, Slavonia, Bosnia centrale e sudoccidentale; gli «ortodossi» costituiscono ca. il 29%, i musulmani l'11%. Questi ultimi discendono dai «patrèni» infiltrati nel paese verso il 1200, che dopo la conquista turca abbracciarono l'islamismo.
Il. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA. - I Croati, popolo antichissimo (nel sec. VI a. C. vivevano nell'Iran), che si trasferì nell'Europa centrale intorno a Cracovia, secondo l'imperatore Costantino VII Porfirogenito, già nel sec. VII d. C. (a differenza degli altri Slavì) erano retti da una loro salda forma statale. Chiamati da Eraclio, dopo aver sconfitto gli Avari e occupata la Pannonia, scesero poi ad insediarsi lungo tutta la Dalmazia dove l'elemento romano era caduto sotto la soggezione degli Avari (prima metà del sec. VII). Subito dopo il loro arrivo in Dalmazia i Croati ricevettero il Battesimo dai missionari chiamati da Roma ai tempi di Giovanni IV (640-42). Da allora e sino ai nostri giorni, quelli che nel 925 papa Giovanni X chiamerà «specialissimi filii Sanctae Romanae Ecclesiae», secondo la lettera scritta al primo «re Tomislao», colsero nel loro attaccamento alla Sede Romana e alla fede cattolica un elemento di forza e di individuazione nazionale, a petto dei connessi assalti espansivi dell'ortodossia serba e dei Turchi musulmani. Legati a Roma, sotto il papato di Agatone (678-81) da «patti firmati di propria mano e da giuramenti fermi e inviolabili a s. Pietro Apostolo» impegnandosi a non invadere le terre altrui ma a vivere «in pace con tutti coloro che lo volessero» (secondo il racconto del Porfirogenito in De administrando Imperio), questo legame con l'Occidente ebbe ad accentuarsi in conseguenza dell'espansione franca verso l'Europa centrale, quando intorno all'800 le due C., pannonica e dalmatica, riconobbero la sovranità franca. Sul finire del sec. IX si inizia per la C. un periodo oscuro, segnato da lotte intestine fra partito francofilo, raccolto intorno al duca Domagoj (864-76) e partito bizantino che con Sedeslao tentò indurre i Croati allo scisma di Fozio, ma senza successo. Rovesciato questo da Branimiro, lo sfacelo dell'Impero romano germanico e la crisi stessa del papato per la lotta delle investiture indussero la dinastia croata a orientarsi sempre più verso Bisanzio. La liturgia galagolitica fu in uso presso i Croati già intorno al 900: cioè il rito romano poggiante sulla lingua paleoslava
e sulla scrittura glagolitica. Sei diocesi conservano questo privilegio. Con la generale ripresa della Chiesa romana sotto Gregorio VII, la C. dalmatica dopo un lungo periodo di lotte, interventi normanni dalla Puglia, veneti a Spalato (febbr. del 1076), riesce ad inquadrarsi saldamente fra gli Stati che la forte concezione teocratica di Gregorio VII poneva alle dirette dipendenze della Sede di Roma. Zvonimiro, incoronato Rex Chroatae Dalmatiaeque nel 1076, accentua l'orientamento del suo popolo verso occidente. Dopo la morte, nel 1089, di Zvonimiro (penultimo re della dinastia nazionale dei Trpimirović) a seguito di torbidi interni, due anni più tardi, Ladislao d'Ungheria approfittò della situazione di anarchia per estendere il dominio sulla C. pannonica, mentre il suo successore Colombo non ci paccia convenuta del 1102 ebbe per diritto di successione quella dalmatica, unendo a Zaravecchia la Corona di C. a quella di S. Stefano. Da allora si ebbe duplice incoronazione dei re Arpadi, nell'Ungheria e nella C.
Da questo momento la storia di C. si confonde con quella di Ungheria alla quale continua ad essere regnum associatum fino al 1791. Riconosciuti nazionalmente sin dagli inizi in Roma e nel cattolicesimo, i Croati continuano per secoli a difendere insieme la loro individualità nazionale e le posizioni cattoliche nei Balcani, contro gli assalti e poi la penetrazione collegata dei Turchi dal lato politico-militare, dei Serbi, da quello religioso-nazionale. Nel 1242 si vedono i Croati fermare ai propri confini i Mongoli di Kasan, mentre la conquista turca della Bosnia apriva le porte della C. che in breve tempo cadde sotto il dominio delle loro scorrerie. Invano Pio II il 22 ott. 1463 indice una crociata proprio per liberare la Bosnia e alleggerire la pressione turca che dilaga sino in Ungheria, in Carinzia e nel Friuli. L'ultima regina Caterina, beata dell'Ordine francescano, morì a Roma nel 1478, lasciando il regno alla Santa Sede. I Croati rimangono praticamente soli e le necessità di difesa fanno emergere in prima linea il «bano di C.», con alle dipendenze un capitano generale (1477), che, unico vero rappresentante del popolo, aveva un pro
prio esercito quale massimo pegno di libertà nazionale. La secolare lotta dei Croati contro i Turchi meritò loro il titolo di «scudum saldissimum et annunuale Christianitatis» (Leone X, 1519). Corso e devastato dalle scorrerie turche, quello che verrà definito «reliquiae reliquiarum olim inclyti regni Chroatae» diviene oggetto di lenta erosione nazionale oltre che religiosa ad opera dell'«ortodossia», divenuta sotto il dominio ottomano tenace fattore di conservazione dell'individualità nazionale serba. Dal 1527 il territorio, diventato più ristretto, passò per libera decisione del parlamento croato sotto il dominio degli Absburgo, nelle cui mani rimase sino al 1918.

il territorio, diventato più ristretto, passò per libera decisione del parlamento croato sotto il dominio degli Absburgo, nelle cui mani rimase sino al 1918.
I Croati cercarono anche di tener ferma la loro individualità soprattutto all'Ungheria, con cui tendono a raggiungere la parità di diritti. Il movimento si accentua in conseguenza dell'ingresso, in parte, nell'orbita napoleonica come province illiriche (1809-13), dando vita a spunti di rinascita nazionale che sotto il nome di illirismo si rinnoveranno con Gaj e rimarranno in vita per tutto il sec. XIX.
Se la costituzione del 1849 sottolinea la completa separazione della C. dall'Ungheria, si deve a mons. G. Strossmayer, vescovo di Djakovo dal 1848, una spinta di 1848, una spinta
sensibile, soprattutto religioso-culturale, verso il consolidamento delle aspirazioni croate ad una ampia autonomia, riconfermata nel 1868. Il periodo sino al 1918 è caratterizzato dalla lotta per la difesa di questa autonomia e, scoppiata la prima guerra mondiale, il crollo della «duplice monarchia» condusse alla separazione da essa della Slovenia e della C. che insieme alla Serbia andarono a formare la Jugoslavia (10° dìc. 1918).
La convivenza dei Croati in seno al nuovo Stato iugoslavo fu tutt'altro che facile per le contese di stirpe e di religione. Nonostante che la Costituzione affermasse il principio dell'uguaglianza di tutte le religioni, di fatto il governo, in mano, in prevalenza, all'elemento serbo «ortodossio» e portato sempre a identificare Stato e Chiesa nazionale, appoggiava l'espansione dell'«ortodossia» attraverso ostacoli alle scuole cattoliche, costruzione di chiese «orto-
dosse», favorendo i matrimoni misti o il passaggio vero e proprio allo scisma. Così poté avvenire che in venti anni la percentuale di cattolici diminuisse del 4 %, circa un decimo della loro forza numerica. Per le pressioni della gerarchia scismatica serba Belgrado non ratificò il Concordato concluso con la S. Sede il 25 luglio 1935. Contemporaneamente la lotta contro il serbismo si svolgeva anche sul terreno politico, dove i Croati erano divisi fra la corrente più estrema e intransigente degli ustascia di Pavelić, che voleva il distacco dalla Jugoslavia, ed il partito contadino di Vl. Maček, propenso ad una ampia autonomia, da esso raggiunta poi con l'accordo Maček-Cvetković del 25 ag. 1939. Scoppia la seconda guerra mondiale, il 10 apr. 1941 venne protoclamato lo Stato indipendente di C. la cui vita tormentata, sottolineata da violenze e massacri nei vari campi belligeranti, ebbe fine il 6 maggio 1945 in seguito al crollo tedesco. Con la nuova Costituzione jugoslava (30 nov. 1946), la C. è divenuta una delle sei Repubbliche federali e in essa il totalitarismo comunista non ha risparmiato clero e fedeli, insieme a tutti gli oppositori del regime. Clamoroso è stato il processo contro l'arcivescovo di Zagabria, mons. J. Stepinca, condannato a 16 anni di lavori forzati (11 ott. 1946).
Per le circoscrizioni ecclesiastiche, la liturgia, l'arte e la letteratura: V. JUGOSLAVIA.