I. GEOGRAFIA
Nel paese, tutto pianeggiante o appena ondulato (altezza massima 172 m.), le isole e le regioni orientali dello Jutland, caratterizzate dalla fertilità delle fini argille glaciali che le ammantano, contrastano con il settore aperto verso il Mare del Nord, dove dominano sterili lande sabbiosi. Il clima è temperatoDANIMARCA - 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) Ferrovie.
marittimo, ma con evidenti riflessi continentali (inverni assai rigidi ed estati calde) e scarse precipitazioni. Mancano corsi d'acqua notevoli.
L'economia della D. è fondata su di un'agricoltura specializzata (orzo, avena, frumento, patate, foraggio), ed un allevamento (bovini, suini, animali da cortile) destinato alla esportazione di prodotti (burro, formaggio, carne, lardo, salumi ed uova) richiesti dai mercati vicini (Inghilterra, Germania, Svezia, Norvegia, ecc.). Con questi la D. mantiene un commercio attivissimo, che le garanziose le materie prime di cui manca e che sono necessarie alle sue industrie.
La popolazione, assai più densa nelle isole, conta 4,2 milioni di ab., etnicamente molto omogenei (96,5% Danesi), e per la quasi totalità (98,8%) protestanti. Tre sole città superano i 100 mila ab. La capitale, Copenaghen, nell'isola di Själland (oltre 1 milione di ab.), è uno dei più attivi porti dell'Europa settentrionale; Aarhus (110 mila ab.), la città più importante ed il principale porto dello Jutland. Frederiksberg (115 mila ab.) rientra nell'agglomerato urbano di Copenaghen.
La D. è una monarchia costituzionale ereditaria con rappresentanza bicamerale, eletta a suffragio universale esteso anche alle donne. Possesso danese è la Groenlandia. Fàr Öer, arcipelago di 22 isole con 29.000 ab., era un tempo governato da un prefetto danese. Dal 30 marzo 1948 si reggono in forma autonoma.
vescovato del coraggio di fiesore dei diritti della Chiesa, l'arcivescovo Jakob Erlandson (1254-74), è sotto il suo successore Jens Grand. Fu solo con l'avvento di re Valdemaro Atterdag (1340-75) che la situazione poté dirsi superata. La figlia di quest, la saggia e pia regina Margherita (1375-1412) riunì con l'unione detta di Kalmar (1397) i tre regni del nord, e creò le condizioni al riforme della Chiesa. Nel 1523 la Svezia sotto la guida di Gustavo Vasa si rese indipendente, mentre la Norvegia rimase unita alla D. fino al 1814. Nel 1479 Cristiano I fondò, con l'approvazione del Papa, l'Università di Copenaghen. Durante questo periodo la vita religiosa, malgrado non poche difficoltà esterne, ebbe una nuova, per quanto breve fioritura nella letteratura e nell'arte. La D. aveva nel medioevo ca. 24 monasteri di Benedettini, 15 di Cistercensi, 7 di Premostratensi, 26 di Domenicani, 30 di Francescani, 11 di Carmelitani, 9 di Agostiniani, 2 conventi di Brigidine. Tra i santi danesi meritano speciale menzione: il re Knud (m. nel 1086), il duca Knud (m. nel 1131), Kjeld di Viborg (m. nel 1150) e l'abate Guglielmo (m. nel 1203).

danesi meritano speciale menzione: il re Knud (m. nel 1086), il duca Knud (m. nel 1131), Kjeld di Viborg (m. nel 1150) e l'abate Guglielmo (m. nel 1203).
2. Dalla riforma del 1536 alla legge del 1849. Sotto il regno di Federico I (1523-33) la riforma tedesca cominciò a diffondersi anche in D., acquistandovi sempre più larga influenza. Nel 1527 i luterani ottennero la parità con i cattolici. Il moto di riforma cattolico guidato dal provinciale dei Carmelitani, Paolo Helgesen, non ebbe la forza di contenere la rivoluzione politico-religiosa. Nel 1536 re Cristiano III con un colpo di Stato proclamò il luteranesimo religione nazionale: i vescovi vennero arrestati, i beni della Chiesa confiscati e i monasteri aboliti. Il riformatore tedesco G. Bugenhagen ordinò i primi vescovi protestanti, e la successione apostolica venne interrotta.
Nell'età seguente il cattolicesimo venne interamente sradicato con una serie di misure violente. La legge danese del 1683 proibì sotto pena di morte ai preti cattolici di soggiornare nel paese; contro il passaggio alla religione cattolica venne comminato l'esilio e la confisca dei beni. Solo agli ambasciatori stranieri e al loro personale, ai cattolici stranieri e al loro personale era concesso l'esercizio privato del loro culto. I cattolici stranieri ottennero limitata libertà di culto nella città libera di Fredericia. Sorsero così stazioni missionarie in Copenaghen e in Fredericia, e la loro cura fu tenuta dai Gesuiti. Istituito il vicariato apostolico delle Missioni del nord, esso venne esteso nel 1678 anche alla D. sotto il vescovo danese Niels Stensen, che nel 1667 era passato in Firenze alla fede cattolica.
3. L'età moderna. La legge del 1849 diede ai cattolici intera libertà di culto. Il 7 ag. 1868 venne istituita in D. una prefettura apostolica sotto H. Grunder. Sotto il suo successore, il vescovo Giovanni von Euch, e precisamente il 15 marzo 1892, la prefettura venne trasformata in vicariato apostolico, e da allora la giovane missione prese sviluppo.
Alla morte di von Euch, nel 1922, la D. contava 29 comunità cattoliche, con 19.750 fedeli. Nel 1849 erano non più di 500. Al von Euch successe il vescovo Giuseppe Brems, premotratense, e tra il 1922 e il 1938 vennero costruite ca. 30 tra chiese e cappelle. Nel 1931 venne ripresa la missione nelle Fàr Öer, mentre in Islanda venne istituita, nel 1923, una prefettura apostolica. Dal 1938 il vicariato di D. è tenuto dal vescovo G. Teodoro Suhr, benedettino danese, che, malgrado le difficoltà della guerra, riuscì a mantenere immutata la posizione raggiunta dalla Chiesa. Nel 1942 il vicariato aveva alle sue dipendenze: 37 parrocchie, di cui 9 in Copenaghen, 30 scuole cattoliche e 19 ospedali. Delle parrocchie, 14 erano tenute da clero secolare, e 23 da Ordini religiosi. La Chiesa contava 22.000 anime, di cui 7000 nella capitale. Si calcola che le conversioni procedano con una media di 150-200 l'anno. Le comunità sono quindi in gran parte costituite da convertiti. A. Otto
III. LETTERATURA — Accenni ad un popolo danese, nettamente differenziato dalle altre popolazioni germaniche e scandinave, si trovano sin dal sec. IV, ma nessun'opera di questo periodo sussiste nella sua forma originale. Iscrizioni runiche contengono echi di canti orali in onore di dèi e di eroi, e qualche saggio di questi ultimi rimane nella traduzione latina di Saxo Grammaticus.
I primi documenti letterari, per lo più in latino, risentono degli infissi del cristianesimo, introdotto in D. verso il 1000. Depositaria della cultura sarà, per diversi secoli, la Chiesa, che immette la D. nella cultura europea.
Tra le opere di edificazione religiosa in latino è da ricordare l'Hexaemeron di Anderz Sunneson, racconto della creazione del mondo e 'summa' della dottrina cristiana del tempo; in danese si hanno alcune leggende di santi (v. s. Knud), preghiere, salmi (famoso Den signede Dag) ed inni alla Vergine.
Interesse letterario e storico offrono le raccolte di leggi composte nel sec. XIII: la scienza del diritto tocca il suo vertice nel codice dello Jutland (Jyske Low) redatto dal vescovo Gunners di Vibory. A sacerdoti sono in gran parte dovuti dizionari latino-danesi e opere di divulgazione. La storiografia, in origine cronaca di chiostri (tranne la Cronaca di Roskilde, che va dall'826 al 940) vanta all'inizio del sec. XIII un'opera fondamentale per la conoscenza della più antica storia danese (dal mitico re Dan al 1185 c.) nelle Gesta Danorum dell'ecclesiastico Saxo Grammaticus.
Con l'affermarsi del cristianesimo la nobiltà danese, entrata nell'orbita internazionale del mondo cavalleresco, partecipa alle Crociate, conosce, almeno nella poesia, l'amor cortese e si compiace di racconti cavallereschi e di romanze di origine francese (Eufemia Viserne).
Più originali, nella intonazione e nel contenuto, le numerose canzoni a ballo (Folkeviserne) ugualmente sorte nel mondo dell'aristocrazia e tramandate oralmente per secoli in ogni strato della popolazione; raccolte e pubblicate per la prima volta da Anders Sørensen Vedel nel 1591, formeranno materia di ispirazione per i poeti romantici danesi. Interessante notare che esse sono legate, nella melodia, al ritmo del canto gregoriano.
L'influenza della Chiesa sulla cultura si indebolisce con l'Umanesimo e con il Rinascimento, quando gli studiosi biblici intrapresi dai laici ed una nuova influenza di fronte all'autorità ecclesiastica preparano anche in D. un terreno favorevole alla Riforma, che nel 1536 è un fatto compiuto: ai testi cattolici subentra una nuova letteratura religiosa di intonazione protestante di origine tedesca, ben presto tradotta e assimilata. Ultima voce del cattolicesimo danese è quella del carmelitano Poul Helgesen, accanto difensore della Chiesa di Roma, pur tra censure alla corruzione di alcuni suoi membri.
Da parte protestante si ricordano, oltre gli scritti di teologia di Niels Hemmingsen, le due raccolte di salmi di Hans Tausen e di Claus Mortensen, e la cosiddetta Bibbia di Cristiano III, opera per la maggior parte dell'umanista Christian Pedersen, fondamentale per la storia della lingua danese. Infatti, come in Germania, così anche in D. il moltiplicarsi di traduzioni e di scritti religiosi nei primi anni della Riforma molto contribuì allo sviluppo della lingua. Valido alleato del nuovo assetto religioso fu il teatro, allora agli inizi: basti menzionare i drammi biblici di Hieronymus Justesen Ranch (m. nel 1603).
Tra gli storiografi, meno legati al rigido criterio cronologico dei predecessori, si segnalano Anders Sørensen Vedel e Arild Huitfeldt, autore di una cronaca del regno di D. (Danmarks Riges Kronike).
Dopo l'invenzione della stampa, grande diffusione ebbero tra il popolo avventurose storie (traduzione per la maggior parte di Volksbücher tedeschi) su Carlomagno, Oggeri il danese ed altri eroi popolari.
Il '600 rappresenta per la D. il secolo della erudizione: la poesia tace quasi del tutto; sovrani dominano: l'ortodossia protestante, il più rigido formalismo religioso e gli studi scientifici, svincolatisi ormai dalla teologia e dalla superstizione.
Sia negli scritti scientifici che in quelli storici continua a dominare la lingua latina: in latino viene pubblicata da Erik Pontoppidan la prima grammatica della lingua danese (1658). Unico vero poeta il vescovo Thomas Kingo (1634-1703) i cui salmi, pieni di forza pur nell'esuberante forma barocca, si cantano ancora nelle chiese protestanti danesi. Dimenticate sono invece le altre opere poetiche del secolo, di un freddo gusto classicheggiante o di un falso tono pastorale alla francese. In versi alessandrini è il primo giornale danese (Den danske Mercurius, 1666-77). Al di fuori del mondo della scienza e della letteratura sono le vivaci memorie di prigionia (Jammers Minde) di Leonora Christiana Ulfeldt l'infelice figlia di Cristiano IV.
Nel '700 più forte si fa in D. l'influsso del grand siècle francese. La figura più notevole del secolo è quella di A. Holberg (1684-1754) norvegese di nascita, danese per educazione, cosmopolita sia per la sua formazione spirituale illuministica e settecentesca che per la sua diretta conoscenza dell'Europa contemporanea. Con lui, la D. ha finalmente uno scrittore di significato europeo. Se i suoi scritti storici, filosofici e satirici in prosa e in versi sono oggi noti solo agli studiosi, le sue commedie (Den politiske Kandestøer [«Il calendario politicamente»], Jean de France, Jeppe paa Bjerget ed Erasmus Montanus) vengono tutt'ora rappresentate con successo in Scandinavia; esse associano una rozza e rapida vita comica di tono popolare e un freddo e raffinato razionalismo di tono aristocratico. L'illuminismo settecentesco di Holberg è tutto nel suo romanzo satirico in latino Nicolai Klimii iter subterraneum, ispirato alle Lettere persiane di C. L. di Montesquieu e ai Viaggi di Gulliver di J. Swift.
Come il '600, anche il '700 non è un secolo favorevole alla poesia: si ricordano i salmi di intonazione pietistica di H. A. Brorson (1694-1764) rielaborati in gran parte dal tedesco, e le fresche composizioni poetiche di Ambrosius Stub (1705-58).
Il periodo di pace e di benessere che va dal 1720 al 1801 favorisce il consolidarsi di una borghesia colta, attenta lettrice di giornali e di riviste (diffu-
sissimo Den danske Spectator), interessata ad opere di divulgazione scientifica ed a riforme sociali, più che alla poesia ed alle speculazioni del pensiero, vagamente deista in religione. In un paese che pacificamente ricercava il suo equilibrio sociale, le ideologie della Rivoluzione Francese non potevano trovare che scarsa eco; unica voce favorevole è quella del liberale P. A. Heiberg (1758-1841), autore anche di note canzoni conviviali.
Non pochi giovani tuttavia, insoddisfatti dell'ottimismo illuministico, soffocati dalla rigida ortodossia della Chiesa di Stato ed entusiasmati dalla lettura di Klopstock, di Young e di Ossian, fecero propria la reazione alla letteratura ed al teatro francesi iniziatasi in Germania. Le regole del dramma classicistico furono scalzate soprattutto dalla parodia Karlighed uden strømpfer «Amore senza calze» di J. Wessel (1742-85), norvegese di nascita e morto giovane dopo una vita irrequieta e disordinata, il quale, con J. Ewald (1743-81), poeta sentimentale e drammaturgo di ispirazione «nordica», anticipa il romanticismo danese, che prevarrà nel secolo seguente, nonostante l'opposizione di K. L. Rahbek.
Figura di transizione tra classicismo e romanticismo è J. E. Baggesen (1764-1826), che concilia il gusto settecentesco con la nuova tendenza al sentimento e all'entusiasmo. Della sua numerosa produzione, sia in lingua danese che tedesca e comprendente poesie liriche ed epiche, epistole in versi, descrizioni di viaggio e polemiche letterarie, varrà ricordare specialmente Labyrinthen (1792-93). Attirato e respinto nello stesso tempo dal romanticismo, si oppone ad esso in una feroce e sfortunata polemica di 6 anni contro A. Oehlenschläger (1779-1850), l'iniziatore ed il principale rappresentante del romanticismo danese. Lettore appassionato di Goethe, di Schiller, di Klopstock e di J. Ewald, egli fu convertito alle idee romantiche nel 1802, dopo un colloquio con il norvegese H. Steffens. Nella sua opera si ravvisano la tendenza principale del romanticismo danese ad evadere dalla realtà, sia nel tempo (verso le antichità nordiche: Guldhornene; drammi e racconti ispirati all'Edda, o il medioevo: ballate, romanze, drammi), sia nello spazio (verso l'oriente: Aladdin; o l'Italia: Correggio). Con Jesu Christi gentagne Liv idem aarlige Natur riporta il cristianesimo dal mondo del razionalismo a quello della poesia, mentre in Sct. Hansaften Spil rappresenta magistralmente un idillio romantico nella cornice della Copenaghen contemporanea.
È questa l'età dell'oro per la letteratura danese in cui operano A. W. Schack Staffeld (1769-1826) tedesco di origine ma danese per elezione, D. S. Ingemann (1789-1862) autore di tristi elegie, di lunghi romanzi storici e di delicati salmi pervasi di amore per la natura, e Carsten Hauch (1790-1872) scienziato e poeta.
La figura più significativa del secolo è però forse quella di N. F. S. Grundtvig (1783-1872), risvegliatore della coscienza popolare danese nel campo nazionale e religioso, anima dello scandinavismo, annunciatore di un «cristianesimo lieto», autore di salmi ispirati e di poderose opere storiche. Alle scuole superiori per il popolo, da lui ideate e subito diffusasi anche in Svezia ed in Norvegia, è in gran parte dovuto l'alto livello di educazione politica e sociale dei popoli scandinavi.
Verso il 1824 la letteratura danese giunge ad una nuova svolta: lo stabilizzarsi della situazione politica ed

economica suscita un nuovo interesse per la realtà, sospice il desiderio di evasione. Poul Møller (1794-1838) dichiara menzogna ogni poesia che non venga dalla vita, e S. S. Blicher (1782-1838) non cerca per i suoi racconti romantici altra cornice che quella dello Jutland natale. La forma, trascurata dai primi romantici a vantaggio del contenuto, viene rimessa ora in valore specialmente per opera di J. L. Heiberg (1791-1860) banditore del verbo hegeliano, sottile critico letterario e autore di vaudevilles e di poetiche fantasie. L'aumentato interesse per la forma non pregiudica la ispirazione poetica di C. Vinter (1796-1876) e di E. Aarestrup (1800-56), fondamentalmente romantiche. Nella poesia di L. Bedtcher (1793-1874) l'Italia non è più evasione della fantasia, ma dolce ricordo di una esperienza vissuta.
Ultimo dei romantici H. C. Andersen (1805-75), conosciuto in tutto il mondo per le sue fiabe solo apparentemente candide ed infantili. Lontanissimo dal mondo della fiaba, S. Kierkegaard (1813-55) viveva intanto la sua esperienza religiosa intesa alla ricerca di un cristianesimo che non fosse solo dottrina, ma essenza stessa della vita; ma la sua feroce e acuta polemica contro l'hegelianesimo di Heiberg e la lieta religione di Grundtvig rimase senza eco. Per Kierkegaard tre sono gli stadi della vita umana sulla via di Dio: uno estetico, uno etico ed uno religioso: per Paludan Müller (1809-76) invece, l'autore di Adam Homo, poderoso e ambizioso romanzo di tipo faustiano, il momento che conta è quello etico. Lontana da ogni speculazione filosofica, ma aderente alla realtà quotidiana, è l'opera di
M. A. Goldschmidt (1819-87), giornalista fortunato, autore di racconti di argomento ebraico e di lunghi romanzi. Segue un periodo non particolarmente favorevole alla letteratura; delle sorgenti tendenze liberali e scandinaviste si ha un'eco specialmente nella poesia dei giovani. Da ricordare i quadri di vita studentesca di C. Ploug (1813-94) e di J. C. Hostrup (1818-92). Rimasta per qualche decennio al margine della vita europea, la D., duramente risvegliata dai suoi sogni scandinavistici dalla sconfitta del '64 e dalla perdita dello Schleswig-Holstein, si inserisce nuovamente nella corrente del pensiero europeo da quando, nel 1871, G. Brandes (1842-1927) si fa banditore delle ultime conquiste del positivismo europeo nel campo estetico e letterario. Troppo individualista per fondare una scuola, Brandes esercita tuttavia una grandissima influenza su tutta la gioventù danese. Alle idee da lui professate si ispirano, almeno inizialmente, J. P. Jacobsen (1847-85) e H. Drachmann (1846-1908), autore di primo di racconti e romanzi naturalistici (Mogens, Niels Lyhne e Maria Grubbe), fecondo poeta lirico il secondo, cantore specialmente del mare e della donna. La loro sensibilità per la forma esercitò una grande influenza sulla lingua. Ma l'ottimismo e la fede nel progresso degli scrittori naturalistici cede presto - anche per ragioni politiche - alla stanchezza e alla delusione, e gli scrittori delle nuove generazioni si limitano spesso a constatare e a descrivere i lati negativi della vita, senza fiducia o speranza di poter ovviare ad essi: H. Pontoppidan (1857-1943) presenta così in lunghi romanzi la D. del suo tempo, amaramente consapevole della sua posizione di genio mancato. Minore amarezza nella decadente rassegnazione di H. Bang (1857-1912), il più grande romanziere impressionista danese. In opposizione sia al naturalismo che al minuto realismo degli impressionisti sorge anche in D. alla fine del secolo una corrente simbolista che trova il suo mezzo naturale di comunicazione in una poesia di tono mistico e astratto, di non sempre facile comprensione. Il maggior rappresentante di questa corrente è J. Jørgensen (n. nel 1866): la sua lirica, preziosa e melodica, molto influenzata dal simbolismo francese, è quasi sconosciuta tra noi; molto note sono invece le sue ricostruzioni agiografiche, in cui l'amore della verità storica convive con un profondo afflato poetico (Vita di S. Francesco, di S. Caterina da Siena, di S. Brigida): grande è stata l'influenza da lui esercitata dopo la sua conversione al cattolicesimo (1886) sui circoli cattolici scandinavi. Lontani da una definita fede religiosa sono invece gli altri poeti del circolo simbolista (Viggo Stuckenberg, Sophus Claussen). Lontanissimo dalla realtà, Helge Rode effonde intanto sentimenti e stati d'animo in liriche venate di panteismo. Negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, problemi e interessi sociali divengono nuovamente attuali nel mondo della letteratura, specialmente per opera di autori di più umile origine. Si afferma in questi anni J. Jensen, scrittore fecondo e fortunato, ricco di fantasia e di senso linguistico, interprete del suo tempo e insieme evocatore delle glorie della «rinascenza nordica» in poderosi cicli di romanzi. Problemi sociali ed etici sono sempre presenti in J. Knudsen (1858-1930), H. Kidde (1878-1918), J. Skjoldborg (1861-1936) e J. Aakjaer (1866-1930) imitatore di S. S. Blicher. Dichiarato sostenitore del comunismo sin dai suoi inizi è stato M. Andersen Nexø, autore del fortunato romanzo Ditte Mennes- hebarn.
Scarsi gli echi, nella neutrale D., della guerra del 1914-18: nel dopo guerra, nel campo della lirica più che nella prosa si distingue Valdemar Rørdam per raccolte di poesie (1918) nelle quali è profuso il senso della natura. Contro la civiltà materialistica che comincia a diffondersi, si eleva l'idealismo di J. Paludan; Tom Kristensen è invece il rappresentante del pessimismo corrosivo del tempo. Kaj Munk (1898-1944), pastore protestante e drammaturgo sincero ed efficace, caduto per mano tedesca si rese noto negli anni dell'occupazione nazista e dopo la liberazione, sia come scrittore sia come eroe della resistenza. Tra i suoi drammi è notevole Ordet (Il Verbo) inteso a dimostrare l'attualità del miracolo nel mondo moderno.
IV. ORDINAMENTO SCOLASTICO
L'istruzione è ispirata alle dottrine di M. Montessori, F. G. Fröbel, N. F. S. Grundvig e H. Ravuholt. La frequenza è obbligatoria dai 7 ai 14 anni, ma può essere prolungata fino al 15° anno di età. Particolare importanza, non solo educativa, ma pure politica hanno assunto le altre scuole popolari ideate da Grundvig che ne fondò la prima a Rödding nel 1844, e sono diventate i centri del movimento cooperativo danese con lo scopo di coltivare lo spirito di autogoverno e di solidarietà cristiana. Per incrementare questo movimento è
M. A. Goldschmidt (1819-87), giornalista fortunato, autore di racconti di argomento ebraico e di lunghi romanzi. Segue un periodo non particolarmente favorevole alla letteratura; delle