DANIELE DA VOLTERRA

DANIELE DA VOLTERRA - L'Assunta. Affresco nella Cappella della Rovere nella Chiesa della Trinità dei Monti. L'ultima figura a destra, in atto d'indicare l'Assunta, è Michelangelo - Roma.

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DANIMARCA - 1) Confini di Stato; 2) Confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) Ferrovie.
marittimo, ma con evidenti riflessi continentali (inverni assai rigidi ed estati calde) e scarse precipitazioni. Mancano corsi d'acqua notevoli.

L'economia della D. è fondata su di un'agricoltura specializzata (orzo, avena, frumento, patate, foraggio), ed un allevamento (bovini, suini, animali da cortile) destinato alla esportazione di prodotti (burro, formaggio, carne, lardo, salumi ed uova) richiesti dai mercati vicini (Inghilterra, Germania, Svezia, Norvegia, ecc.). Con questi la D. mantiene un commercio attivissimo, che le garantisce le materie prime di cui manca e che sono necessarie alle sue industrie.

La popolazione, assai più densa nelle isole, conta 4,2 milioni di ab., etnicamente molto omogenei (96,5% Danesi), e per la quasi totalità (98,8%) protestanti. Tre sole città superano i 100 mila ab. La capitale, Copenaghen, nell'isola di Själland (oltre 1 milione di ab.), è uno dei più attivi porti dell'Europa settentrionale; Aarhus (110 mila ab.), la città più importante ed il principale porto dello Jutland. Frederiksberg (115 mila ab.) rientra nell'agglomerato urbano di Copenaghen.

La D. è una monarchia costituzionale ereditaria con rappresentanza bicamerale, eletta a suffragio universale esteso anche alle donne. Possesso danese è la Groenlandia. Fär Öer, arcipelago di 22 isole con 29.000 ab., era un tempo governato da un prefetto danese. Dal 30 marzo 1948 si reggono in forma autonoma.

BIBL.: D. Bruun, Danmark, Land og Folk, Copenaghen 1919-24; J. P. Trap, Kongeriget Danmark, ivi 1920-30; T. Norling, Danmark, Geografi, ivi 1922; C. Holland, Denmark, a modern Guide to the Land and its People, Londra 1927; A. Nielsen, Dänische Wirtschaftsgeschichte, Jena 1933; M. Edelberg, Denmark in Word and Picture, Copenaghen 1935; A. Rothery, Le Danemark dans le monde, Parigi 1938; P. Palmer, Denmark, Londra 1945; Minist. des affaires étrang. et Départm. des statistiques, Le Danemark (annuale). Giuseppe Caraci

II. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA

Il cristianesimo penetrò relativamente tardi in D. La Chiesa cattolica vi toccò il suo fastigio nell'alto medioevo. La riforma luterana con un atto di violenza politica le preparò nel 1536 una rapida fine.

La legge sulla libertà di culto del 1849 creò le condizioni d'una silenziosa e lenta ripresa.

1. La Chiesa nel medioevo (826-1536)

I primi tentativi di evangelizzazione della D. furono fatti da s. Wilibrordo di Utrecht (710) e da Ebbo arcivescovo di Reims (822), ma il merito di aver posto le basi dell'opera missionaria che doveva conquistare il paese, spetta a s. Ansgario, che, venutovi nell'826, fondò le prime due chiese di Hedeby nello Slesvig e di Ribe. La sua opera fu continuata, sebbene con poco successo, dagli arcivescovi di Amburgo-Brema, e fu solo dopo la conversione del re Harald

Blaatad (960) che la missione poté progredire. Nel 948 erano stati intanto istituiti i tre vescovati di Slesvig, Ribe e Aarhus nel Jylland: nel 965 seguì l'istituzione di quello di Odense nell'isola Fyn. Sotto Knud il Grande (1018-35), il cui dominio si estendeva anche all'Inghilterra e alla Norvegia, la vita religiosa prese un potente sviluppo, aiutata dall'opera missionaria di monaci anglosassoni. Così nel 1022 venne istituito il vescovato di Roskilde nello Själland. Sotto Svend Estridsen (1047-74) e l'arcivescovo Adalberto l'organizzazione della Chiesa poté dirsi compiuta. Nel 1048 sorsero nella Svcania (Svezia) i vescovati di Lund e Dalby (riunito a Lund nel 1060), nel 1065 quelli di Viborg e di Vestervig (trasferito più tardi a Borlum). Nel 1104 gli otto vescovati vennero staccati dalla dipendenza metropolitana di Amburgo-Brema e costituiti in provincia autonoma sotto l'arcivescovato di Lund. Sotto il re Valdemaro II, il Vincitore (1202-41), la D., nell'intima collaborazione della Chiesa e dello Stato, giunse al più alto grado del suo sviluppo politico e culturale.

L'arcivescovo Anders Sunneson (1221-23) si distingue nella letteratura, Saxo Grammaticus nella storia, Gunners di Viborg (1222-51) nel diritto (v. sotto). Studenti danesi frequentano in gran numero le Università di Parigi, Bologna, Padova; e gli scritti logici di un Simone, di un Martino, di un Boethius, d'un Giovanni de Dacia acquistano fama nel campo della scolastica. Nel solo sec. XII vennero costruite ca. 2000 chiese in muratura, e a quel secolo e al seguente risalgono tutte le cattedrali romaniche e gotiche del paese. Durante questo periodo i rapporti culturali con la Francia sono ampi e profondi. Questo moto d'ascesa s'arresta nell'età seguente e decade. Gli anni dal 1241 al 1340 sono contrassegnati dall'interna dissoluzione delle forze della Chiesa e dello Stato, agitati da violente discordie e dalla lotta dei due poteri. Essa toccò il suo culmine durante il

vescovato del coraggioso difensore dei diritti della Chiesa, l'arcivescovo Jakob Erlandson (1254-74), e sotto il suo successore Jens Grand. Fu solo con l'avvento di re Valdemaro Atterdag (1340-75) che la situazione poté dirsi superata. La figlia di questi, la saggia e pia regina Margherita (1375-1412) riunì con l'unione detta di Kalmar (1397) i tre regni del nord, e creò le condizioni al rifiorire della Chiesa. Nel 1523 la Svezia sotto la guida di Gustavo Vasa si rese indipendente, mentre la Norvegia rimase unita alla D. fino al 1814. Nel 1479 Cristiano I fondò, con l'approvazione del Papa, l'Università di Copenaghen. Durante questo periodo la vita religiosa, malgrado non poche difficoltà esterne, ebbe una nuova, per quanto breve fioritura nella letteratura e nell'arte. La D. aveva nel medioevo ca. 24 monasteri di Benedettini, 15 di Cistercensi, 7 di Premostratensi, 26 di Domenicani, 30 di Francescani, 11 di Carmelitani, 9 di Agostiniani, 2 conventi di Brigidine. Tra i santi

danesi meritano speciale menzione: il re Knud (m. nel 1086), il duca Knud (m. nel 1131), Kjeld di Viborg (m. nel 1150) e l'abate Guglielmo (m. nel 1203).

2. Dalla riforma del 1536 alla legge del 1849

Sotto il regno di Federico I (1523-33) la riforma tedesca cominciò a diffondersi anche in D., acquistandovi sempre più larga influenza. Nel 1527 i luterani ottennero la parità con i cattolici. Il moto di riforma cattolico guidato dal provinciale dei Carmelitani, Paolo Helgesen, non ebbe la forza di contenere la rivoluzione politico-religiosa. Nel 1536 re Cristiano III con un colpo di Stato proclamò il luteranesimo religione nazionale: i vescovi vennero arrestati, i beni della Chiesa confiscati e i monasteri aboliti. Il riformatore tedesco G. Bugenhagen ordinò i primi vescovi protestanti, e la successione apostolica venne interrotta.

Nell'età seguente il cattolicesimo venne interamente sradicato con una serie di misure violente. La «legge danese» del 1683 proibì sotto pena di morte ai preti cattolici di soggiornare nel paese; contro il passaggio alla religione cattolica venne comminato l'esilio e la confisca dei beni. Solo agli ambasciatori stranieri e al loro personale, ai cattolici stranieri e al loro personale era concesso l'esercizio privato del loro culto. I cattolici stranieri ottennero limitata libertà di culto nella città libera di Fredericia. Sorsero così stazioni missionarie in Copenaghen e in Fredericia, e la loro cura fu tenuta dai Gesuiti. Isti-

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DANIMARCA - Cartina storica ecclesiastica della D.
tuito il vicariato apostolico delle Missioni del nord, esso venne esteso nel 1678 anche alla D. sotto il vescovo danese Niels Stensen, che nel 1667 era passato in Firenze alla fede cattolica.

3. L'età moderna

La legge del 1849 diede ai cattolici intera libertà di culto. Il 7 ag. 1868 venne istituita in D. una prefettura apostolica sotto H. Gruder. Sotto il suo successore, il vescovo Giovanni von Euch, e precisamente il 15 marzo 1892, la prefettura venne trasformata in vicariato apostolico, e da allora la giovane missione prese sviluppo.

Alla morte di von Euch, nel 1922, la D. contava 29 comunità cattoliche, con 19.750 fedeli. Nel 1849 erano non più di 500. Al von Euch successe il vescovo Giuseppe Brems, premostratense, e tra il 1922 e il 1938 vennero costruite ca. 30 tra chiese e cappelle. Nel 1931 venne ripresa la missione nelle Fär Öer, mentre in Islanda venne istituita, nel 1923, una prefettura apostolica. Dal 1938 il vicariato di D. è tenuto dal vescovo G. Teodoro Suhr, benedettino danese, che, malgrado le difficoltà della guerra, riuscì a mantenere immutata la posizione raggiunta dalla Chiesa. Nel 1942 il vicariato aveva alle sue dipendenze: 37 parrocchie, di cui 9 in Copenaghen, 30 scuole cattoliche e 19 ospedali. Delle parrocchie, 14 erano tenute da clero secolare, e 23 da Ordini religiosi. La Chiesa contava 22.000 anime, di cui 7000 nella capitale. Si calcola che le conversioni procedano con una media di 150-200 l'anno. Le comunità sono quindi in gran parte costituite da convertiti. A. Otto

III. LETTERATURA - Accenni ad un popolo danese, nettamente differenziato dalle altre popolazioni germaniche e scandinave, si trovano sin dal sec. IV, ma nessun'opera di questo periodo sussiste nella sua forma originale. Iscrizioni runiche contengono echi di canti orali in onore di dèi e di eroi, e qualche saggio di questi ultimi rimane nella traduzione latina di Saxo Grammaticus.

I primi documenti letterari, per lo più in latino, risentono degli influssi del cristianesimo, introdotto in D. verso il 1000. Depositaria della cultura sarà, per diversi secoli, la Chiesa, che immette la D. nella cultura europea.

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Tra le opere di edificazione religiosa in latino è da ricordare l'Hexaemeron di Anderz Sunneson, racconto della creazione del mondo e «summa» della dottrina cristiana del tempo; in danese si hanno alcune leggende di santi (v. s. Knud), preghiere, salmi (famoso Den signede Dag) ed inni alla Vergine.

Interesse letterario e storico offrono le raccolte di leggi composte nel sec. XIII: la scienza del diritto tocca il suo vertice nel codice dello Jutland (Jyske Low) redatto dal vescovo Gunners di Vibory. A sacerdoti sono in gran parte dovuti dizionari latino-danesi e opere di divulgazione. La storiografia, in origine cronaca di chiostri (tranne la Cronaca di Roskilde, che va dall'826 al 940) vanta all'inizio del sec. XIII un'opera fondamentale per la conoscenza della più antica storia danese (dal mitico re Dan al 1185 ca.) nelle Gesta Danorum dell'ecclesiastico Saxo Grammaticus.

Con l'affermarsi del cristianesimo la nobiltà danese, entrata nell'orbita internazionale del mondo cavalleresco, partecipa alle Crociate, conosce, almeno nella poesia, l'amor cortese e si compiace di racconti cavallereschi e di romanze di origine francese (Eufemia Viserne).

Più originali, nella intonazione e nel contenuto, le numerose canzoni a ballo (Folkeviserne) ugualmente sorte nel mondo dell'aristocrazia e tramandate oralmente per secoli in ogni strato della popolazione; raccolte e pubblicate per la prima volta da Anders Sørensen Vedel nel 1591, formeranno materia di ispirazione per i poeti romantici danesi. Interessante notare che esse sono legate, nella melodia, al ritmo del canto gregoriano.

L'influenza della Chiesa sulla cultura si indebolisce con l'Umanesimo e con il Rinascimento, quando gli studi biblici intrapresi dai laici ed una nuova indifferenza di fronte all'autorità ecclesiastica preparano anche in D. un terreno favorevole alla Riforma, che nel 1536 è un fatto compiuto: ai testi cattolici subentra una nuova letteratura religiosa di intonazione protestante di origine tedesca, ben presto tradotta e assimilata. Ultima voce del cattolicesimo danese è quella del carmelitano Poul Helgesen, accanito difensore della Chiesa di Roma, pur tra censure alla corruzione di alcuni suoi membri.

Da parte protestante si ricordano, oltre gli scritti di teologia di Niels Hemmingsen, le due raccolte di salmi di Hans Tausen e di Claus Mortensen, e la cosiddetta Bibbia di Cristiano III, opera per la maggior parte dell'umanista Christian Pedersen, fondamentale per la

storia della lingua danese. Infatti, come in Germania, così anche in D. il moltiplicarsi di traduzioni e di scritti religiosi nei primi anni della Riforma molto contribuì allo sviluppo della lingua. Valido alleato del nuovo assetto religioso fu il teatro, allora agli inizi: basti menzionare i drammi biblici di Hieronymus Justesen Ranch (m. nel 1603).

Tra gli storiografi, meno legati al rigido criterio cronologico dei predecessori, si segnalano Anders Sørensen Vedel e Arild Huitfeldt, autore di una cronaca del regno di D. (Danmarks Riges Kronike).

Dopo l'invenzione della stampa, grande diffusione ebbero tra il popolo avventurose storico (traduzione per la maggior parte di Volksbücher tedeschi) su Carlomagno, Oggeri il danese ed altri eroi popolari.

Il '600 rappresenta per la D. il secolo della erudizione: la poesia tace quasi del tutto; sovrani dominano: l'ortodossia protestante, il più rigido formalismo religioso e gli studi scientifici, svincolatisi ormai dalla teologia e dalla superstizione.

(per cortesia del p. P. Langsted, redentorate)
DANIMARCA - Veduta aerea dell'attuale stazione missionaria dei pp. Redentoristi con chiesa e scuola - Naestved.

Sia negli scritti scientifici che in quelli storici continua a dominare la lingua latina: in latino viene pubblicata da Erik Pontoppidan la prima grammatica della lingua danese (1658). Unico vero poeta il vescovo Thomas Kingo (1634-1703) i cui salmi, pieni di forza pur nell'esuberante forma barocca, si cantano ancora nelle chiese protestanti danesi. Dimenticate sono invece le altre opere poetiche del secolo, di un freddo gusto clasicheggiante o di un falso tono pastorale alla francese. In versi alessandrini è il primo giornale danese (Den danske Mercurius, 1666-77). Al di fuori del mondo della scienza e della letteratura sono le vivaci memorie di prigionia (Jammers Minde) di Leonora Christina Ulfeldt l'infelice figlia di Cristiano IV.
Nel '700 più forte si fa in D. l'influsso del grand siècle francese. La figura più notevole del secolo è quella di A. Holberg (1684-1754) norvegese di nascita, danese per educazione, cosmopolita sia per la sua formazione spirituale illuministica e settecentesca che per la sua diretta conoscenza dell'Europa contemporanea. Con lui, la D. ha finalmente uno scrittore di significato europeo. Se i suoi scritti storici, filosofici e satirici in prosa e in versi sono oggi noti solo agli studiosi, le sue commedie (Den politiske Kandestøfer [«Il calderario politicante»], Jean de France, Jeppe paa Bjerget ed Erasmus Montanus) vengono tutt'ora rappresentate con successo in Scandinavia; esse associano una rozza e rapida via comica di tono popolare a un freddo e raffinato razionalismo di tono aristocratico. L'illuminismo settecentesco di Holberg è tutto nel suo romanzo satirico in latino Nicolai Klimii iter subterraneum, ispirato alle Lettere persiane di C. L. di Montesquieu e ai Viaggi di Gulliver di J. Swift.

Come il '600, anche il '700 non è un secolo favorevole alla poesia: si ricordano i salmi di intonazione pietistica di H. A. Brorson (1694-1764) rielaborati in gran parte dal tedesco, e le fresche composizioni poetiche di Ambrosius Stub (1705-58).

Il periodo di pace e di benessere che va dal 1720 al 1801 favorisce il consolidarsi di una borghesia colta, attenta lettrice di giornali e di riviste (diffu-

sissimo Den danske Spectator), interessata ad opere di divulgazione scientifica ed a riforme sociali, più che alla poesia ed alle speculazioni del pensiero, vagamente deista in religione. In un paese che pacificamente ricercava il suo equilibrio sociale, le ideologie della Rivoluzione Francese non potevano trovare che scarsa eco; unica voce favorevole è quella del liberale P. A. Heiberg (1758-1841), autore anche di note canzoni conviviali.

Non pochi giovani tuttavia, insoddisfatti dell'ottimismo illuministico, soffocati dalla rigida ortodossia della Chiesa di Stato ed entusiasmati dalla lettura di Klopstock, di Young e di Ossian, fecero propria la reazione alla letteratura ed al teatro francesi iniziatasi in Germania. Le regole del dramma classicistico furono scalzate soprattutto dalla parodia Kærlighed uden strømper «Amore senza calze» di J. Wessel (1742-85), norvegese di nascita e morto giovane dopo una vita irrequieta e disordinata, il quale, con J. Ewald (1743-81), poeta sentimentale e drammaturgo di ispirazione «nordica», anticipa il romanticismo danese, che prevarrà nel secolo seguente, nonostante l'opposizione di K. L. Rahbek.

Figura di transizione tra classicismo e romanticismo è J. E. Baggesen (1764-1826), che concilia il gusto settecentesco con la nuova tendenza al sentimento e all'entusiasmo. Della sua numerosa produzione, sia in lingua danese che tedesca e comprendente poesie liriche ed epiche, epistole in versi, descrizioni di viaggio e polemiche letterarie, varrà ricordare specialmente Labyrinthen (1792-93). Attirato e respinto nello stesso tempo dal romanticismo, si oppone ad esso in una feroce e sfortunata polemica di 6 anni contro A. Oehlenschläger (1779-1850), l'iniziatore ed il principale rappresentante del romanticismo danese. Lettore appassionato di Goethe, di Schiller, di Klopstock e di J. Ewald, egli fu convertito alle idee romantiche nel 1802, dopo un colloquio con il norvegese H. Steffens. Nella sua opera si ravvisano la tendenza principale del romanticismo danese ad evadere dalla realtà, sia nel tempo (verso le antichità nordiche: Guldhornene; drammi e racconti ispirati all'Edda, o il medioevo: ballate, romanze, drammi), sia nello spazio (verso l'utente: Aladdin; o l'Italia: Correggio). Con Jesu Christi gentagne Liv iden aarlige Natur riporta il cristianesimo dal mondo del razionalismo a quello della poesia, mentre in Set. Hans-aften Spil rappresenta magistralmente un idillio romantico nella cornice della Copenaghen contemporanea.

È questa l'età dell'oro per la letteratura danese in cui operano A. W. Schack Staffeld (1769-1826) tedesco di origine ma danese per elezione, D. S. Ingemann (1789-1862) autore di tristi elegie, di lunghi romanzi storici e di delicati salmi pervasi di amore per la natura, e Carsten Hauch (1790-1872) scienziato e poeta.

La figura più significativa del secolo è però forse quella di N. F. S. Grundtvig (1783-1872), risvegliatore della coscienza popolare danese nel campo nazionale e religioso, anima dello scandinavismo, annunciatore di un «cristianesimo lieto», autore di salmi ispirati e di poderose opere storiche. Alle scuole superiori per il popolo, da lui ideate e subito diffusesi anche in Svezia ed in Norvegia, è in gran parte dovuto l'alto livello di educazione politica e sociale dei popoli scandinavi.

Verso il 1824 la letteratura danese giunge ad una nuova svolta: lo stabilizzarsi della situazione politica ed

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(per cortesia del p. P. Langsted, redentorista) DANIMARCA - Facciata della chiesa di S. Albano (sec. XX) - Odense.
economica suscita un nuovo interesse per la realtà, sopisce il desiderio di evasione. Poul Møller (1794-1838) dichiara menzogna ogni poesia che non venga dalla vita, e S. S. Blicher (1782-1838) non cerca per i suoi racconti romantici altra cornice che quella dello Jutland natale. La forma, trascurata dai primi romantici a vantaggio del contenuto, viene rimessa ora in valore specialmente per opera di J. L. Heiberg (1791-1860) banditore del verbo hegeliano, sottile critico letterario e autore di vanderilles e di poetiche fantasie. L'aumento interesse per la forma non pregiudica la ispirazione poetica di C. Vinter (1796-1876) e di E. Aarestrup (1800-56), fondamentalmente romantiche. Nella poesia di L. Bødtcher (1793-1874) l'Italia non è più evasione della fantasia, ma dolce ricordo di una esperienza vissuta.

Ultimo dei romantici H. C. Andersen (1805-75), conosciuto in tutto il mondo per le sue fiabe solo apparentemente candide ed infantili. Lontanissimo dal mondo della fiaba, S. Kierkegaard (1813-55) viveva intanto la sua esperienza religiosa intesa alla ricerca di un cristianesimo che non fosse solo dottrina, ma essenza stessa della vita; ma la sua feroce e acuta polemica contro l'hegelianesimo di Heiberg e la lieta religione di Grundtvig rimase senza eco. Per Kierkegaard tre sono gli stadi della vita umana sulla via di Dio: uno estetico, uno etico ed uno religioso: per Paludan Müller (1809-76) invece, l'autore di Adam Homo, poderoso e ambizioso romanzo di tipo faustiano, il momento che conta è quello etico. Lontana da ogni speculazione filosofica, ma aderente alla realtà quotidiana, è l'opera di

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“DANIELE DA VOLTERRA.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 685. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/daniele-da-volterra.